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Come Fini sta ostacolando la giustizia

21 Settembre 2010

È vero che spesso con le parole ci si sciacqua la bocca. Mi pare proprio il caso di Gianfranco Fini, il quale assiste agli intoppi e ai rallentamenti causati dalle incomplete rogatorie senza sforzarsi di dare una mano alla magistratura.

La maggior parte dei documenti che occorrono a definire tutti i contorni della scandalosa vicenda monegasca o è nelle mani dei tesorieri di An (e quindi di Fini) o è nella disponibilità di Giancarlo Tulliani.

Fini, oltre ad essere ex presidente di An e colui che ha delegato il tesoriere Pontone a firmare il contratto di vendita per conto di An, è pure un membro della famiglia Tulliani, non solo perché la sua compagna è Elisabetta Tulliani dalla quale ha avuto due figli, ma è pure nello stato di famiglia dei Tulliani, in cui era iscritto anche Giancarlo, fino a che quest’ultimo non ha preso il volo per Montecarlo.

Dunque, Fini si trova nella privilegiata posizione di essere un cittadino a conoscenza dei fatti, forse anche meglio del cognato Giancarlo (anzi: io ne sono convinto).

Sembra che la magistratura sudi le fatidiche sette camicie per venire a capo della faccenda, e Fini, terza carica dello Stato, a cui dovrebbero stare a cuore efficienza e rapidità nell’amministrazione della giustizia, latita e si guarda bene dal mettersi a disposizione dei pm spontaneamente, come hanno fatto nel passato alcuni politici indagati.

Oppure potrebbe indurre il cognato ad uscire dall’ombra in cui si è nascosto, e offrirsi pure lui ai magistrati.

In quattro e quattr’otto le indagini sarebbero concluse e i cittadini potrebbe avere per lo meno un’idea di ciò che è accaduto.

Perché – sia subito chiaro – non è detto che la magistratura sia animata dalle buone intenzioni, visto che questa strada più celere potrebbe essere lei stessa a prenderla, invitando sia Fini che Giancarlo Tulliani a presentarsi per raccontare la verità. Ma non la prende, e quindi dovremo stare accorti e confrontare ciò che emergerà dalle stanze della giustizia con quanto continuerà ad emergere dalle inchieste giornalistiche.

Intanto nessuno ha ancora precisato, salvo il Giornale, che se è vero che il contratto d’affitto porta due firme diverse per quanto riguarda locatore e locatorio (circostanza subito sbandierata dai giornali pro Fini), è vero anche che il documento pubblicato dal quotidiano di Vittorio Feltri è la trascrizione di una variazione del contratto principale. Scrivono Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica:

“Tra le altre carte, c’è anche il documento del contratto di affitto tra Timara e Tulliani, pubblicato nei giorni scorsi dal Giornale, quello in cui le firme di locatario e affittuario sono identiche. La procura lo ha definito «nota di trascrizione sul pubblico registro del contratto », ma in realtà è qualcosa di più: un «avenant », ossia un accordo che modifica un elemento del contratto di locazione originario. È l’atto ufficiale a disposizione delle preposte sedi monegasche (Ufficio del registro, il comando di polizia della Sûreté Publique, l’associazione delle agenzie immobiliari). Detto questo, in Procura è arrivato anche il contratto iniziale al quale l’avenant fa riferimento. E anche se ovviamente non c’è stato il tempo per procedere con perizie calligrafiche, sulla prima scrittura le firme dei contraenti (che dovrebbero essere Tulliani e la Timara) sarebbero diverse. Sarà necessario capire il motivo di questa vistosa discrepanza tra i due documenti, ma d’altra parte gli elementi di «confusione » tra affittuario e locatario, in questa storia, sono molteplici.”

Stamani, quasi ci avessero letto, si sono svegliati pure quelli del Fatto Quotidiano, con un articolo di Marco Lillo, intitolato “Il casino di Montecarlo – Come i silenzi di Giancarlo Tulliani possono accreditare la campagna del Giornale”, nel quale sono elencati i punti oscuri della vicenda.

Ho l’impressione che anche la stampa pro Fini cominci a capire che mantenere il silenzio può costarle in futuro credibilità e lettori. Specialmente se Fini risultasse gravemente coinvolto nella vicenda. Come lasciano supporre il suo silenzio e quello del cognato.

Per gli stessi motivi, dovrebbe uscire dall’ombra anche Napolitano, il quale continua a non sentire, a non vedere e a non parlare.

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“Santo Domingo, scoop: Montecarlo, di Tulliani le due società off shore”. Qui. E qui.

Da Santo Domingo un siluro per i Tulliani. Qui e qui.

Giancarlo Tulliani fantasma. Qui.


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7 Comments

  1. Pingback by Come Fini sta ostacolando la giustizia | Politica Italiana — 21 Settembre 2010 @ 17:45

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=14062 AKPC_IDS += “18819,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on settembre 21st, 2010 Tags: Fini-Tulliani Share | […]

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Come Fini sta ostacolando la giustizia — 21 Settembre 2010 @ 19:04

    […] Link articolo originale: Bartolomeo Di Monaco » Come Fini sta ostacolando la giustizia […]

  3. Commento by Edoardo — 22 Settembre 2010 @ 00:15

    Quando parlate de ‘Il Fatto Quotidiano’ sciacquatevi la bocca. Perché e’ l’unico giornale che pubblica notizie scomode alla destra e alla sinistra e che a differenza di voi da il giusto peso alle notizie. Ci sara’ pure una differenza tra tra l’assegnazione di un immobile e la collusione con la mafia, reati dissolti con leggi ad personam, ecc. Ovviamente vi guardate bene a chiedere spiegazione al vostro padrone.

  4. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Come Fini sta ostacolando la giustizia : Vacanze Santo Domingo — 22 Settembre 2010 @ 04:37

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  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Settembre 2010 @ 08:14

    Edoardo, quando Berlusconi sarà condannato per collusioni con la mafia, ci ragioneremo su.

    Sul caso Fini, abbiamo appurato che egli ha mentito agli italiani. Basta e avanza per la terza carica dello Stato. Poi, se Pontone si deciderà a dire tutto, ne vedremo delle belle.

  6. Commento by Edoardo — 22 Settembre 2010 @ 11:16

    Sig. Di Monaco, il mio intervento aveva il solo scopo di evidenziare la parzialità con cui la stampa vicina al premier affronta le notizie.

    Un esempio? Nessuno parla della copia dell’assegno bancario che Epifania Scardino, vedova di Don Vito Ciancimino, ha consegnato alla procura di Palermo. Un assegno che Berlusconi tanti anni fa ha dato al boss mafioso, quello definito eroe da Marcello Dell’Utri.

    Ebbene nessun organo d’informazione ne ha dato notizia tranne Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano

    Le sembra una notizia rilevante o forse no? E’ più grave la casa di montecarlo di Fini?

    Per quanto riguarda le frequentazioni del nostro premier con esponenti mafiosi o collusi con la mafia. Per trarre dei giudizi in merito, non ho bisogno delle sentenze della magistratura, che tra l’altro nel corso degli anni, si è trovata costretta ad emettere sentenze di assoluzione o archiviazione per leggi ad hoc emanate dai governi Berlusconi, per asserire che un simile personaggio non debba ricoprire cariche istituzionali.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Settembre 2010 @ 12:37

    C’è una differenza sostanziale tra Fini e Berlusconi. Pur sapendo delle sue colpe, vere o false che siano,  precedenti la sua entrata in politica, gli elettori hanno deciso che debba essere lui e il suo governo a guidare il Paese.
    Fini è stato eletto presidente della Camera da una maggioranza parlamentare, e non dal popolo.

    Egli ricopre una carica istituzionale super partes (a differenza di Berlusconi), di cui è garante il capo dello Stato.
    Per la casa di Montecarlo (fattaccio imbastito, e non solo quello,  mentre rivestiva l’importante incarico) egli ha mentito e preso in giro i cittadini. Non ha altra scelta che quella di lasciare lo scranno più alto di Montecitorio. Almeno quello, visto che, a mio avviso, per le bugie che ha dette dovrebbe essere cacciato anche dal Fli.

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