Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Come reagire

7 Marzo 2012

Ieri anche Angelo Panebianco nel suo editoriale ha dato ormai per scontato il ritorno al proporzionale e quindi ai riti della prima repubblica. Noi voteremo, ma i programmi, i governi e i presidenti del consiglio li decideranno i partiti, dopo il voto.

Un’umiliazione per la sovranità popolare, che aveva visto in questi anni avvicinarsi concretamente la possibilità di contare qualcosa.
La mia rabbia è a un livello tale che rimpiango di non possedere più le energie necessarie per oppormi efficacemente a questo infausto ritorno.

Il Pdl, dopo aver promesso di adoperarsi per il mantenimento del bipolarismo e della scelta del governo e del presidente del consiglio affidata agli elettori, sta facendo vistosamente marcia indietro, così come l’ha fatta, gravemente, sull’Ici che è ritornata a gravare anche sulla prima casa.

Ci sentiamo impotenti di fronte a così tanti voltafaccia. Difficile credere ormai alle promesse dei politici se un uomo come Berlusconi, suscitatore di molte speranze, e che aveva fatto dell’esenzione Ici sulla prima casa la sua bandiera, si è tirato indietro su tutto senza nemmeno opporre un minimo di resistenza. E così sta avvenendo a riguardo del prossimo sistema elettorale. Ci domandiamo come sia possibile venir meno ad una esigenza primaria di democrazia che quasi tutti i partiti (salvo l’Udc e pochi altri minori) sembravano aver recepito nei mesi passati?

Il popolo, tanto falsamente accarezzato, tornerà ad essere un inerme trastullo nelle mani di chi (i partiti) ambisce unicamente a non cedere il potere.

In questi giorni di rabbia crescente, mi sono tornate alla memoria le grandi rivoluzioni che hanno mutato la Storia del mondo. Mi sono chiesto se ancora oggi sia questo il solo mezzo per cambiare un Paese.
In quelle rivoluzioni si è fatto (ahimè lasciando scorrere molto sangue) tabula rasa della classe dirigente al potere. La si è cancellata, e si è ricominciato da capo.

Metodi che oggi non possono essere condivisi e accettati.
Si può, tuttavia, raggiungere lo stesso scopo con una rivoluzione pacifica?
Si può cancellare una classe politica, fallimentare, ambiziosa e cieca, rispettando le regole democratiche?

Tra un anno avremo le elezioni politiche. Ossia, avremo l’occasione, se lo vogliamo veramente, di mettere in atto una rivoluzione pacifica, e di cambiare l’intera classe dirigente.
Quali strumenti adoperare?

Non fare nulla significherebbe arrendersi, dichiararsi vinti. E probabilmente vinti per sempre. Significherebbe perdere definitivamente la sfida spregiudicata e spavalda che i partiti stanno per lanciare alla sovranità del popolo.

Questo è il mio pensiero: se ci sarà la possibilità di scegliere candidati giovani, che abbiano dimostrato serietà, onestà, e spirito di servizio, io andrò al voto per incoraggiare questa nuova esperienza.
Altrimenti, dovrò riflettere se non sia proprio la diserzione dalle urne quella rivoluzione pacifica  auspicata, urgente e necessaria. Una diserzione in percentuale talmente massiccia da rappresentare una rivolta non equivoca contro il sistema.

Come stanno andando le cose, a me non va giù. Questa democrazia non mi piace. La macchina dello Stato è corrotta e il suo motore arrugginito. Nulla potrà mai migliorare se non aggrediremo questi mali. Mi sento irriso, umiliato e offeso.
Che qualcuno, giovane, combattivo e coraggioso, cominci ad alzare il vessillo della protesta.

www.i-miei-libri


Letto 992 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart