Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Comincia il temporeggiamento

22 Dicembre 2011

Scrivevo giorni fa che quando si sente dire che qualcosa è rimandato ad un secondo tempo, praticamente si ritorna indietro, alla prima repubblica, quando la frase stava a significare molto semplicemente che non se ne sarebbe fatto niente di niente.

Ciò che sta accadendo ci offre già le prime avvisaglie. Leggo su il Riformista, il quotidiano diretto da Emanuele Macaluso, forte sostenitore di Napolitano e del governo Monti:

“E così, quando arriva il niet del segretario del Pd alla cabina di regia, si ricomincia, dal punto di partenza. Il tavolone resta informale, con l’ex premier in versione collaborativa. In verità, però, una agenda minima è stata negoziata da Monti. Che, durante i suoi incontri, ha cominciato a lavorare su un programma condiviso, limando i temi più spinosi. L’elenco delle misure è stato già depositato. E non si parte dall’articolo 18. Perché non solo non c’è accordo, ma è anche troppo rischioso infiammare le piazze a gennaio. La road map prevede prima le liberalizzazioni, poi un confronto sulla politica industriale. Da ultimo il tema del mercato del lavoro. Al netto dell’eventualità, mai esclusa, di una nuova manovra.”

Mi domando come possano trovarsi d’accordo Pd e Pdl che su certi temi la vedono in maniera opposta e fino all’altro giorno si sono fatta una guerra spietata, senza quartiere.
È vero che la politica, quella cattiva che ha trovato dimora da noi, ha la faccia di bronzo e non si vergogna a confutare ciò che qualche ora prima sosteneva come verità assoluta, ma credo che Napolitano, quando ha creduto di tenere in pugno il parlamento, in forza di chi sa quale suo presunto carisma, ha sbagliato a fare i conti.
Il governo Monti, infatti, sta ingranando la retromarcia su alcuni punti, in primis la riforma dell’Art. 18, e sembra che già in ballo ci siano altre retromarce. Non dovremo attendere molto per conoscerle.

La mia sensazione è quella che i prossimi mesi saranno molto guerreggiati, e ne avremo come conseguenza o un nulla di fatto, o provvedimenti scialbi e di nessuna valenza strutturale.
Resto convinto che saranno settimane e mesi sprecati.
I fatti potranno darmi torto, e me lo auguro, ma se il buon giorno si vede dal mattino, ci troviamo vicini allo scoppiare di una tempesta.

Napolitano non ha tenuto in debito conto il fatto che le elezioni, che ha voluto scongiurare, in realtà incombono come una spada di Damocle sulle scelte dei partiti, almeno quelli maggiori. Il 2013 non è poi così lontano, ove si pensi che praticamente siamo già in campagna elettorale, a prescindere dalla data effettiva in cui torneremo a votare: nella primavera del 2012 o in quella del 2013. Non c’è differenza, ed è un altro degli errori di valutazione in cui è caduto il frettoloso e ansioso capo dello Stato. Il quale, come risultato della sua smania di essere incoronato il primo re di una repubblica, ci ha consegnato intanto, e forse per sempre, a suo ricordo, una gragnola di tasse che gridano vendetta.

Qualcuno potrebbe suggerire che, ormai stando così le cose, la politica dovrebbe utilizzare questo tempo per riformare la legge elettorale, visto che con quella vigente è molto probabile che non emergerà quella solida maggioranza necessaria per avviare una stagione vera (quella passata si è rivelata fasulla) di riforme.
Se non che, trovare una soluzione che accontenti Pd, Pdl e Terzo Polo non è cosa facile.

Ci sono due forze fortemente contrapposte: quella che vuol continuare, migliorandola, l’esperienza del bipolarismo (parte del Pd e parte del Pdl) e quella che invece la vuole affossare, a vantaggio di un sistema che richiami quello della prima repubblica.

Ecco perché, per non sprecare tempo, la soluzione che ci causi il danno minore resta quella di andare in primavera al voto anche con la vigente legge elettorale, facendo scegliere agli elettori tanto la maggioranza da mandare al governo del Paese quanto la cura da adottare per uscire dalla crisi.

Molti ricorderanno che prima di ricevere il diktat da Napolitano, il Pd e il Terzo Polo invocavano le elezioni subito, portando ad esempio proprio la Spagna che ad esse si era indirizzata per risolvere la sua crisi. Ciò che infatti, una volta svoltesi le elezioni, sta avvenendo assai meglio che in Italia, e per di più senza aggravio di nuove tasse.

Che cosa uscirebbe dalle nostre elezioni in primavera, con l’attuale legge elettorale?
Si dice che nessuno risulterebbe vincitore, ossia non avremmo una maggioranza adeguata a fronteggiare la crisi.
Sostenendo questo, però, non si tiene conto che gli elettori, assai più savi di quanto i politici immaginano, potrebbero sovvertire il pronostico e, assegnando a ciascuna forza politica la responsabilità, grande o piccola, di ciò che è successo, regalare al Paese una maggioranza forte e coesa.

Come ormai anche i più ostinati hanno compreso, questo governo vale in campo internazionale non più di quanto valeva quello di Berlusconi, mentre in campo nazionale vale molto di meno, come si è visto dalla ottusa e cieca manovra, tutta tasse e niente crescita, varata con la firma entusiastica di Napolitano.
Ieri lo spread è volato fin quasi a toccare la soglia dei 500 punti.
Non è il caso, perciò, e a questo punto, che siano gli elettori a decidere del proprio destino?

Affidare il Paese a persone del tutto estranee alle scelte elettorali, non è forse un insulto al cittadino e al parlamento? Il quale ne esce, anche se non lo ha ancora capito, fortemente umiliato e ridicolizzato.
L’uomo della strada fa presto a concludere: Perché dobbiamo mantenere questi nostri politici che, al momento del bisogno, non sanno governare? A cosa serve il parlamento? Non è forse meglio, allora, anziché eleggere il parlamento, indire un concorso per affidare il Paese ai vincitori?
Non ci costerebbe molto ma molto e molto meno?

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“Il Cav. dà ripetizioni al Prof. e suona la prima campanella (del voto)” di Lucia Bigozzi. Qui.

“Mills: «Ho inventato tutto, mi vergogno. Non ho mai avuto soldi da Berlusconi »”. Qui. E qui. E qui.

“La sfida Monti Berlusconi: “Comando io”. “No, io”. Qui.

“Le borse Ue chiudono in rialzo. Spread a 500 punti base” Qui.


Letto 1328 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart