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Cominciamo a fare due conti

5 Febbraio 2012

L’11 febbraio, così mi è stato detto per telefono, ma ancora non ho ricevuto la comunicazione ufficiale, dovrebbe tenersi a Lucca il congresso del Pdl.

Sono iscritto da poco, poiché aderii alla recente campagna di tesseramento promossa dal partito di Berlusconi; oggi non so dire più se abbia fatto bene o male, dopo che per decenni mi ero astenuto dal prendere una tessera politica, allo scopo di tenermi le mani libere e scegliere secondo il merito.

Ma ho intenzione di non modificare, anche se iscritto, il modello di comportamento tenuto fino ad oggi, e dunque andrò al congresso con questa intenzione: di dire che annullerò la scheda con qualche scritta di circostanza ove trovassi una lista nominata dall’alto, ma anche una lista i cui nomi siano gli stessi che hanno già occupato così indecorosamente le aule parlamentari.

Dirò che mi aspetto che il Pdl proponga una classe politica nuova, composta da cittadini di specchiata e provata onestà e dotati di quello spirito di servizio che è mancato agli attuali politicanti.

Aggiungerò che la resa della politica ai professori non mi è piaciuta, non tanto perché ritenga a priori che essi non sappiano fare meglio (per il momento hanno saputo mostrare solo una capacità decisionale insolita in un Paese bizantino come il nostro), bensì perché alla politica (e con essa ovviamente anche ai partiti) non è consentita mai l’abdicazione.

I partiti che si tirano indietro nel momento del bisogno sottoscrivono di fatto, con le proprie mani (anche se per disavventura non se ne accorgessero), la rinuncia alla successione di se stessi. Occorrono, perciò, forze e sangue nuovo.

Al Pd rimprovero di non aver sentito il dovere, in un momento di così profonda crisi, di collaborare con il governo eletto dal popolo, al quale ha invece ripetutamente negato ciò che ha concesso al nuovo governo.

A Napolitano rimprovero di non essersi adoperato in tal senso e di essersi mosso solo per favorire la sostituzione del governo legittimo con un altro non scelto dal popolo, a cui ha concesso, pure lui, ciò che ha negato a Berlusconi.

Al Pdl rimprovero la mancanza di carattere e di fermezza. Rimprovero soprattutto quel non essersi saputo imporre a Napolitano il giorno in cui, in procinto di emanare il decreto impostogli dall’Ue, accettò il suggerimento, per niente disinteressato, fattogli pervenire dal capo dello Stato, di presentarsi in parlamento con un disegno di legge. Ossia: Berlusconi cadde in quella che io ho chiamato la trappola di Napolitano.

Non so se il tempo darà ragione alla resa di Berlusconi e lo mostrerà stratega più lungimirante del sottoscritto (si legga qui). Ma confesso che a me certe ritirate non piacciono e non piaceranno mai.

Ma torniamo alla necessità del ricambio dell’intera classe politica. Dico intera, ma so che qualche persona onesta c’è ancora. Un esempio su tutti: Antonio Martino. Lui sarei disposto a votarlo, e forse altri due o tre. Ma sono pochi in mezzo ad una immensa palude di fango e di corruzione. Dunque, il resto dovrà essere sangue nuovo, finalmente selezionato nel solo interesse che per un autentico uomo politico deve contare, quello del suo Paese.

Gli esempi negativi non si contano più e, a prescindere dalla presenza o meno della fattispecie di reato, non vi è dubbio che le colpe per esempio di Penati, quelle scoperte recentemente di Lusi, quelle di Scajola, la casa di Montecarlo finita nella disponibilità del cognato di Fini, producendo un danno all’ex An (si veda qui), hanno appannato non soltanto i rispettivi partiti, ma anche i loro leader. Questi esempi sono solo la punta di un iceberg? Il cittadino si domanda, infatti, quale mostro di corruzione potrebbe starsene ancora nascosto da qualche parte, soprattutto ove si rifletta sulle ingenti somme messe in mano ai partiti dal finanziamento pubblico e sulla loro eventuale destinazione in chi sa quali e quante operazioni poco trasparenti.

Le stesse vacanze fatte da Fini, Schifani e Rutelli alle Maldive mentre il popolo era chiamato a versare lacrime e sangue, hanno mostrato che il varco che si è creato tra questa politica di basso cabotaggio e il Paese è enorme e, secondo me, ormai incolmabile.

L’attuale classe politica, dunque, ha fallito, non è più idonea a governarci. Deve solo dimettersi affinché la politica, quella vera, possa risorgere e sopravvivere.
Non credo che lo farà, ma chi può dovrà gridarglielo in faccia. Al più presto.

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Altri articoli

“Berlusconi: “Io in politica per evitare che i comunisti prendessero il potere” di Luca Romano. Qui.

“E’ stato Tremonti a dare il colpo di grazia a Silvio” di Alessandro Sallusti. Qui.

“E’ stato Tremonti a far cadere il Cavaliere Vi mostriamo la prova” di Adalberto Signore. Qui.

“Ho conosciuto più ingrati in politica che negli affari” intervista a Silvio Berlusconi a cura di Philip Delves Broughton. Qui.


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