Concita, Santa subito

Si racconta che San Paolo si convertì al cristianesimo sulla via di Damasco. Era un soldato romano e perseguitava i cristiani. Poi d’un colpo divenne cristiano lui stesso e sapete tutti che cosa ha fatto per la Chiesa e che cosa è diventato.
La via di Damasco l’ha incontrata anche Concita De Gregorio.

Ieri a Annozero ha mostrato un certo disgusto per le ragazze che hanno frequentato la villa di Arcore del presidente Berlusconi.
Quelle ragazze, che avrebbe qualche anno fa difeso a spada tratta pronta al martirio, oggi le fanno senso, le fanno pena. Hanno perso la loro dignità. Quasi delle bestie al servizio di un padrone.
Vi confesso che quando ho finito di ascoltarla, mi è venuto spontaneo balzare dalla poltrona e gridare, con un entusiasmo ed un calore che non mi riconoscevo più da molto tempo: Santa subito!
L’aveva gridato il popolo lucchese per Santa Zita nel XIII secolo, e più recentemente l’aveva gridato il popolo cristiano per Madre Teresa di Calcutta, e da ultimo per papa Giovanni Paolo II.

Ma da ieri sera anche Concita De Gregorio si merita gli onori degli altari. Ovviamente questo è solo il mio pensiero, e non so se alla Chiesa possano bastare le parole pronunciate ieri sera da quella che per me è già Santa Concita. Si sa, la Chiesa chiede che ci sia anche un miracolo, ma vedrete che con un po’ di pazienza arriverà pure quello.

Ieri in un articolo, apparso sul Giornale, di Pier Francesco Borgia intitolato: “Quando Napolitano ministro dell’Interno esaltava le squillo da appartamento” ci siamo resi conto di quanto lo Spirito Santo sia sempre al lavoro, un vero e proprio stakanovista. Avrete letto tutti che, per i fatti di Arcore (tutti da verificare nella realtà e non con la fantasia), Napolitano si sente turbato. E così tutta la sinistra. Un osmosi incredibile e fulminante, che non può essere frutto se non di un intervento soprannaturale.
Vedrete che presto i baciapile più famosi d’Italia, diventeranno D’Alema, Bersani, Fassino, Veltroni, mentre veri e propri apostati saranno Berlusconi, Alfano, Gasparri, La Russa, Quagliariello, Bondi, Cicchitto e via di questo passo.
Vedremo addirittura la Concita recarsi alla Messa ogni mattina e subito dopo far visita ed assistere il senatore a vita Giulio Andreotti.

Ha fatto bene la Santanchè (la Sgarbi in gonnella) a far notare questo dietro front della sinistra, ed anche, con riguardo alla concussione, di non averla sentita agitarsi in questi messi a riguardo di una concussione vera, che è quella compiuta dal presidente della Camera Fini quando ha chiamato a Montecitorio il dirigente Rai Paglia e gli ha ordinato, in presenza del cognato, di trovare dei lucrosi contratti per i Tulliani.

In particolare il rimprovero era rivolto a Pier Luigi Battista, che stava pontificando sulla famosa telefonata di Berlusconi. Al giornalista del Corriere della Sera ha fatto rilevare, tacitandolo, che si era ben guardato dallo scrivere della concussione di Fini, come stava invece facendo per Berlusconi, aggiungendo che nessuna procura si è permessa finora di aprire un’indagine a carico del presidente della Camera.

Oltre a questa penosa gaffe, Pier luigi Battista ha costruito un teorema che è un’altra corbelleria. In verità, poiché l’ho già sentita in casa della sinistra, non è farina del suo sacco. Riguarda la distinzione tra pubblico e privato. Il giornalista ammette questa distinzione (c’è un muro che li divide), ma questa distinzione (questo muro) è crollato nel momento in cui Berlusconi nella sua veste di presidente del consiglio ha telefonato alla Questura di Milano. A nulla vale la testimonianza di Ostuni, il quale dice che il presidente si è limitato a chiedere informazioni sulla ragazza e a suggerire che fosse data in custodia a Nicole Minetti. No, a tutti i costi si deve pensare che Berlusconi abbia imposto questa soluzione approfittando della sua carica.

Belpietro lo ha ammutolito (è così fanno due) quando gli ha spiegato che se Berlusconi avesse voluto fare qualcosa di illecito, avrebbe incaricato qualcun altro ad agire. Come pure ha spiegato, a riguardo di tutti quei pagamenti fatti attraverso bonifici bancari, che, poiché di essi resta traccia, è molto più probabile che non si tratti di pagamenti per fatti illeciti.

Ora qui interessa approfondire, sia pur velocemente, il teorema di Pier Luigi Battista circa la distinzione tra pubblico e privato.Nel momento in cui Berlusconi ha telefonato alla Questura, il muro del suo privato – sostiene Battista – si è infranto e Berlusconi ha agito come uomo pubblico.

Intanto, se si ammette il ragionamento, hanno ragione gli avvocati del premier quando sostengono che proprio per questo la competenza è del tribunale dei Ministri.
Ma il ragionamento di Battista va confutato poiché porterebbe molto più in là, e pericolosamente più in là, ove fosse accettato senza i necessari distinguo. Significherebbe che non solo il presidente del Consiglio, ma qualsiasi uomo pubblico, nel momento che da casa sua si mette in contatto con il mondo, per esempio attraverso telefonate e similia, egli brucerebbe la sua privacy per consegnare se stesso all’esterno.
Una tesi mostruosa, come vedete, che bisognerebbe maneggiare con molta cura, poiché condurrebbe dritti dritti al paradosso che un uomo pubblico è prigioniero in casa sua più ancora di un condannato agli arresti domiciliari.

Andiamoci dunque molto piano nel fare certe affermazioni.
La telefonata di Berlusconi è stata, a mio avviso, una telefonata fatta nell’ambito della sua sfera privata, anche se l’ha fatta fuori dalle pareti domestiche.
Non possiamo condannare un uomo pubblico a vedersi costretto a rinunciare alla sua privacy, che non può essere rinchiusa entro le quattro pareti di casa sua. Essa ha il diritto di espletarsi, secondo le regole della vita sociale, anche fuori delle pareti domestiche.
Bisogna imparare a distinguere quando è l’uomo pubblico che agisce e quando è l’uomo privato.
E per me non vi è dubbio che a parlare alla Questura di Milano è stato il Berlusconi privato. Come è sempre il Berlusconi privato quello che si ferma al bar e chiede un caffè.

Qualcuno insinua che egli si sia mosso per impedire che Ruby svelasse qualche retroscena compromettente. Dove sono le prove? Sono solo congetture. Fino a che qualcuno non mi dimostrerà che è questa la verità, io ho il dovere morale di credere che Berlusconi, avendo conosciuto quella ragazza e avendone appreso la tormentata vita, abbia voluto darle una mano per uscire da una situazione imbarazzante. Del resto, la generosità di Berlusconi è più che nota, e il suo gesto non deve meravigliarci.

Riguardo alle festicciole ad Arcore, descritte come discinte, vorrei chiedere a qualche parlamentare, magari di sinistra, se non sia andato in qualche night (intorno alle sedi parlamentari, chi sa perché, se ne trovano) e non abbia assistito a spettacoli dello stesso tipo, e magari fra le ragazze attorcigliate e seminude c’era pure qualche minorenne sfuggita al controllo dei gestori. E se qualche volta qualcuno non si sia appartato con una di queste ballerine.

Insomma, stiamo attenti a non dichiararci tutti Santi. Non basterebbero gli altari.
Intanto, uno è già stato prenotato per la nostra Concita. Prima che si liberi un altro posto devono passare molti anni.
C’è tempo ancora per qualche altro bagordo.

P.S. Ho appreso ieri sera che le ragazze di Via Olgettina sono state tutte sfrattate dal proprietario degli appartamenti (che non è Berlusconi, sembra). Questa è un’altra conseguenza della gogna mediatica. Chi ringraziare?

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Commenti

Una risposta a “Concita, Santa subito”

  1. Avatar Mario Di Monaco
    Mario Di Monaco

    Ho  intravisto anch’io  nel volto della  Concita  quell’espressione angelica  che si ritrova solitamente nelle immagini sacre  e mi aspettavo che da un momento all’altro  implorasse Berlusconi  di rivolgersi al suo confessore piuttosto che al Tribunale di Milano.