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MUSICA: Cronaca da un concerto, Franco Battiato ad Ostia Antica

12 Luglio 2009

di cletus

Per chi non lo conosce, il teatro romano di Ostia Antica è un luogo magico. La forma e lo stato di conservazione appena decente (un peccato per quelle gradinate, e sono molte, che si presentano sbeccate come bicchieri del “servizio buono”, posti di malagrazia sulla tavola degli ospiti) consente anche a chi sta in alto, sull’ultima fila, di poter udire distintamente, anche senza amplificazione.

Cornice ideale, quindi, per un artista, come Franco Battiato, che smessi per una sera i panni dell’iconoclasta si è concesso al calore del pubblico, accorso numeroso nonostante il prezzo minimo del biglietto si aggirasse intorno ai 51 euro. A teatro gremito, il concerto è cominciato sotto una luna quasi piena. Sul palco, seduto su una sorta di piedistallo rettangolare ricoperto con un tappeto, seduto, con aggraziati cenni delle braccia, Battiato ha dato il tempo alla “band”, un pianista valentissimo, un quartetto d’archi eccezionale, un tastierista fac-totum che smanettava anche con le basi ritmiche (inesistente, sul palco, la batteria) e uno straordinario chitarrista, che non è stato fermo un minuto per tutte le due ore e mezza di concerto.

Battiato è un animale raro, nel panorama musicale italiano. Carriera lunghissima, luci e ombre, si colloca da subito (ricordo il suo Pollution, che ero pischello) nel novero degli artisti definibili “strani”, ossia difficili da catalogare. Credo che questo sia stato un ottimo viatico per tutta  la sua carriera musicale. E nel contesto di un concerto, prim’ancora che dall’ascolto acritico dei suoi dischi, viene fuori l’uomo, la sua personale visione delle cose, del mondo.

Se ha venduto però, e qui la perfidia del mercato, lo ha fatto nei primi anni ’80 grazie al superbo lavoro chiamato La voce del padrone. Grazie alla collaborazione con un genio musicale dal nome di Giusto Pio, sfodera solo 6,7 pezzi (in tutto il cd conta 37′ di musica) ma che gli valgono la consacrazione universale. Da quel disco, alcune frasi dei suoi brani entrano nello slang comune, e prese a prestito per definire un umore, uno stato d’animo. Battiato ha incassato il successo cosi a lungo inseguito e ha spiccato il volo, con la stessa grazia degli Uccelli (forse il brano più bello del disco).

Ed è riuscito, e riesce ancora, a farlo grazie proprio a questo mix fra ostinata sperimentazione, sudato lavoro sui testi cosi come sulle melodie. Che si vanno facendo sempre più poetiche, meno spigolose, dove al ritmo forsennato degli esordi, quasi una maturazione, cede il passo all’elaborazione, alla ricerca di atmosfere rarefatte, nelle quali il connubio fra poesia dei testi e della musica è perfetto.

E’ un artista che ti fa pensare, non è mai un ascolto facile, passivo. Le sue parole aprono squarci, getta l’occhio nelle pieghe di uno sguardo, di un sorriso, “sui colori dell’autunno che arriva”, forse, arriva a farti stare bene.
.
Incorre in una gustosissima gaffe, e con il suo inconfondibile accento siciliano, quando sta eseguendo Summer in a solitary beach, salta una frase, ripetendola, ma correggendosi subito, in corsa, senza fermare la band… A fine brano attribuirà la colpa a degli strani sandali (molto di moda in questo momento) che dotati di suola concava, lo costringono a tenere d’occhio l’equilibrio della postura (nella seconda parte del concerto, alla fine, si è alzato, e ha danzato tutto il tempo, come ha potuto, lasciandosi portare, divertito, dal clima quasi da stadio ormai imperante).

Uno spettacolo emozionante. Alla fine, dopo numerosi bis, tutti in piedi con la bellissima Centro di gravità permanente. La folla sfila, confondendosi col traffico di rientro dal G8, sulle arterie periferiche di Roma.

Per chi volesse, qui il link con tutte le date del tour e i nomi dell’ensamble col quale si esibisce.


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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 12 Luglio 2009 @ 16:27

    Grandissimo, Battiato! Grazie a Cletus di avercelo qui proposto in una giusta collocazione e ritratto in un momento particolarmente intenso. Condivido pienamente l’affermazione secondo cui “è perfetto il connubio fra poesia dei (suoi) testi e della (sua) musica”, mentre ogni brano di questo eccelso, raffinato, colto cantautore mai risulta banale, ma sempre ricco di implicazioni meditative
    Gian Gabriele Benedetti

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