di Giampiero Catone
(da “la Discussione”, 22 novembre 2012)
Una Camera sempre più frustra ta, demotivata, impaurita per l’ap prossimarsi di elezioni politiche dense di incognite, ha per tre volte votato la fiducia ad una legge di stabilità che corrisponde in mini ma parte alle reali attese del Paese, e che invece è destinata a produrre ulteriori effetti recessivi e ad accre scere il disagio delle famiglie, spe cialmente di quelle già provate da una crescente deprivazione di ri sorse e delle realtà sociali e territo riali più deboli e sull’orlo di una crisi devastante. Questo, il giudi zio che può serenamente darsi, e che mi ha indotto a non votare la fiducia, come gesto di ribellione e di rifiuto ad una politica di auste rità non bilanciata da serie e vere iniziative per lo sviluppo, e che ri schia di produrre un lascito avve lenato, quello di un’Italia prostrata e malata, alla prossima legislatura. Rifiuto anche di una logica e di una giustificazione mediatica in gannevole, quella che enfatizza, quale segno di novità, modeste misure di sgravi per le famiglie, che saranno annullate e sovrastate dall’impatto, sui bilanci domestici, della crescente pressione fiscale, dell’aumento dell’Iva, del taglio ulteriore di fondi agli enti locali, che produrranno il crescente col lasso dei servizi alla comunità e al la persona e del progressivo con trarsi del potere di acquisto dei sa lari. L’austerità – ci era stato detto agli esordi del governo Monti – sa rebbe stata equa e ispirata a prin cipi di solidarietà; così non è stato e non è, con una società sempre più sofferente, senza che si sia al meno conseguita la riduzione del debito pubblico, che è invece au mentato. Non è perciò compren sibile che, nei partiti che vivono una loro credibilità sempre più opaca, ci siano tanti che auspica no il perpetuarsi dell’esperienza, se non della struttura, di questo governo. Un governo che piace ai poteri finanziari, alle banche, ai ceti del nostro Paese mai sfiorati dalle crisi economiche, ma che non piace, o piace sempre meno, ai cittadini e ai piccoli imprendi tori, strangolati dalle tasse e da un credito tanto avaro ed esoso, en trambi causa principale e stimolo al diffondersi del turpe fenomeno dell’usura. In questo contesto, con l’approssimarsi della chiusura delle Camere che rafforzerà il ca rattere regio di questo governo, la politica continua ad impantanarsi nella sagra delle primarie e a con fermare confusione ed afasia, con il protrarsi del balbettio su una legge elettorale che tutti vogliono cambiare a parole ma che si dispe ra possa vedere la luce.