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LETTERATURA: Il romanzo gotico di Michele Mari ispirato alla luna

22 Novembre 2012

di Seia Montanelli
(dal “Corriere Nazionale”)

Un saggio romanzato sulla licantropia, una riflessione sul doppio nascosto in ciascuno di noi, il ritratto originale e fantasioso di un giovane Giacomo Leopardi, una dichiarazione d’amore alla luna, musa e istigatrice, un raffinato esercizio di stile e mimèsi letteraria: tutto questo e molto di più è “Io venìa pien d’angoscia a rimirarti” di Michele Mari (Cavallo di Ferro, pp.128, € 12.90), finora introvabile, tornato in libreria a distanza di oltre dodici anni dalla prima edizione Longanesi (e a sei dalla seconda per Marsilio). Il libro, un vero e proprio romanzo gotico in versi ottocenteschi che falsificandolo riproducono lo stile leopardiano, è ambientato tra il 9 febbraio e il 9 maggio del 1813,ed è in pratica il diario del fratello minore di quello che diventerà il grande poeta Giacomo Leopardi; ma Mari che gioca con la letteratura e con le parole, presenta la famiglia Leopardi dissimulandone i nomi: Orazio per Carlo, il fratello minore, Tardegardo per Giacomo (che in realtà si chiama Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi) e Pilla per Paolina, la sorellina più piccola. Con loro il reazionario padre Monaldo, la manesca madre Adelaide e una pletora di personaggi più o meno strani: preti, fattori, cacciatori, antenati dal passato misterioso. Orazio annota sul suo diario la crescente ansia per il comportamento dell’ amato fratello, un autentico genio in erba, divenuto sempre più schivo e assorto, spesso in contemplazione della luna, sorpreso a fare ginnastica come un forsennato e influenzato da improvvise sparizioni e sanguinosi sgozzamenti di pecore dal podere e macabri delitti, lentamente comincia a convincersi della licantropia del fratello. Mentre lo segue passo passo, l’autore, fedele all’idea di un falso apocrifo, riesce a inserire nel testo anche alcune tesi leopardiane spiegate dallo stesso Tardegardo e la rivisitazione delle opere maggiori, insieme all’affascinante teoria dell’influenza lunare sul giovane poeta. “Io venìa pien d’angoscia a rimirarti” è un’opera originale e sorprendente, ricca di humor, in cui un bravissimo Mari sancisce senza retorica il primato salvifico della letteratura sul male e l’abiezione.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart