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Dalla politica una melina sconcertante

9 Marzo 2013

di Luigi La Spina
(da “La Stampa”, 9 marzo 2013)

Solo una «commedia dell’assurdo » alla Ionesco potrebbe ben rappresentare la situazione che l’Italia sta vivendo.
Ogni giorno si moltiplicano i segnali di una crisi economica che, in molte regioni del nostro Paese, si sta trasformando in un vero dramma sociale.

In Piemonte, i ritardati o addirittura mancati pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche stanno costringendo alla chiusura o al fallimento molte aziende, proprio mentre le risorse per gli ammortizzatori ai dipendenti licenziati si stanno esaurendo. Dall’altra parte della pianura padana, il sistema veneto delle piccole aziende, una volta esportatrici, si sta disgregando, senza che appaiano praticabili altre forme produttive in grado di reggere la concorrenza internazionale. Nel nostro Mezzogiorno, in difficoltà i già pochi poli industriali esistenti, la sopravvivenza è affidata a una modesta economia familiare legata all’impiego pubblico e all’assistenzialismo statale. E proprio ieri sera, l’agenzia Fitch ha sanzionato questa condizione dell’Italia declassando il nostro rating.

Di fronte a questa emergenza drammatica, ci sarebbe bisogno di un governo autorevole, forte nel consenso popolare e, soprattutto, capace di rappresentare in sede europea una voce ascoltata e influente. Le scelte di politica economica per stimolare la crescita che si dovrebbero attuare, infatti, dipendono, almeno per l’80 %, da decisioni che si possono approvare solo in sede comunitaria. Ebbene, dopo elezioni che hanno clamorosamente dimostrato l’insofferenza e la protesta di molti italiani, la nostra classe politica sta attuando una «melina » tattica davvero sconcertante.

La direzione del Pd ha votato compattamente in direzione una proposta di governo, guidato dal suo segretario Bersani, con l’unanime consapevolezza che sarà impraticabile. Il leader del «Movimento 5 stelle », infatti, ha già respinto sprezzantemente la richiesta di un voto di fiducia senza il quale la maggioranza al Senato non esiste. D’altra parte, nessuna persona di buon senso e con un minimo di esperienza politica potrebbe immaginare una rivolta di quei parlamentari contro il diktat di Grillo. Non solo per il costume, diciamo così, in vigore in quel movimento, ma perchè è davvero impossibile pensare a un’ipotesi del genere proprio all’inizio della legislatura e con la forte probabilità di imminenti nuove elezioni. È evidente perchè il partito democratico vorrebbe sottoporre Napolitano e il Paese a una così inutile perdita di tempo: il solenne «no » espresso in Parlamento dai grillini addosserebbe solo a loro la responsabilità di portare l’Italia a un nuovo scontro elettorale, all’ombra di una situazione economica e finanziaria che potrebbe davvero diventare tragica.

Sull’altro versante, quello del centro destra, i comportamenti sono altrettanto grotteschi. L’ indirizzo politico di quello schieramento appare determinato unicamente dalla sorte giudiziaria del suo leader, Silvio Berlusconi. La disponibilità a un governo di larga coalizione è ben vista perchè potrebbe offrire uno scudo istituzionale, politico e aziendale al Cavaliere nei confronti delle possibili sentenze di condanna che potrebbero essere pronunciate nelle aule di giustizia. Ma già è pronto un «piano B », se questa offerta venisse respinta: l’appello al popolo contro il «cancro » della magistratura, che sarà, prima, lanciato nella manifestazione romana del prossimo 23 marzo e, poi, costituirà il tema fondamentale di una ancor più pirotecnica campagna elettorale estiva.

Il terzo polo di questa inedita evoluzione della nostra cosiddetta «seconda Repubblica », quello del movimento di Grillo, intanto, aspetta l’auspicata catastrofe del sistema, tra le goffe ingenuità dei suoi neoparlamentari e gli insulti a raffica del leader. Corteggiato penosamente da chi dovrebbe contestarne, invece, le improbabili ricette per affrontare la nostra crisi economica, dall’impossibile referendum sull’euro a quel reddito di cittadinanza che, nella misura indicata, affosserebbe definitivamente i conti dello Stato.

È vero che le forme e le liturgie della Repubblica vanno rispettate perché sono anche sostanza di una democrazia che non si deve arrendere alla demagogia. Ma non si capisce perchè si debba imporre al presidente della Repubblica, e soprattutto a tutti i cittadini, un allungamento di tempi che, a questo punto, umilierebbe, nell’ipocrisia e nel tatticismo, proprio quella democrazia che, a parole, viene tanto esaltata. Un forte richiamo alla responsabilità di una classe politica che non sembra ancora aver capito la gravità del disagio sociale che sta investendo il Paese, è arrivato ieri dal capo dello Stato, con parole di una inequivocabile chiarezza e severità. Parole che hanno raccolto lo stupore e l’ allarme degli italiani per tempi di attesa che non preludono a soluzioni, ma solo a uno scontato fallimento.

Non è più il momento di inutili giri di valzer intorno a Napolitano (o forse al suo successore?), con l’unico scopo di ribaltare sugli altri la colpa della mancata costituzione del governo. Il rischio è quello di un maremoto che travolgerà tutti, anche il pifferaio Grillo che l’ha evocato.


L’Anm: “L’attacco ai pm è una sfida alla Costituzione”
di Luca Romano
(da “il Giornale”, 9 marzo 2013)

Come se non bastasse l’assalto giudiziario, ormai quasi quotidiano, a Silvio Berlusconi, ora il Pdl non può neanche scendere in piazza per difendere la democrazia.
Mentre il centrodestra si prepara alla grande manifestazione prevista per il 23 marzo, l’Anm si scaglia contro chi critica le toghe: “Qualsiasi generalizzazione, qualsiasi attacco alla magistratura, idea di manifestazioni dirette contro di essa costituiscono una sfida a principi che sono fondamento della nostra Costituzione e delle democrazie mature”, ha tuonato il presidente del sindacato, Rodolfo Maria Sabelli, sottolineando che “il principio di autonomia e di indipendenza della magistratura è non soltanto uno dei principi fondamentali ai quali si ispira l’azione dell’Anm, ma è uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione e, aggiungerei, di qualsiasi sistema democratico maturo”.

Dichiarazioni che hanno suscitato l’immediata reazione del coordinatrore Pdl, Sandro Bondi: “È di una gravità senza precedenti. In qualsiasi altro Paese democratico dichiarazioni come quelle rilasciate oggi da un magistrato come Sabelli sarebbero considerate lesive dell’autonomia e dell’indipendenza delle istituzioni democratiche e di conseguenza censurate con forza”, ha detto, mentre il segretario Angelino Alfano ha assicurato che non ci sarà nessuna presa della Bastiglia del Csm: “Andiamo in piazza e faremo con tutte le nostre forze ogni rimostranza per evitare che la magisratura politicizzata vada contro la sovranità popolare. La nostra è una democrazia matura, che non può accettare che una parte di magistratura politicizzata intenda eliminare il leader politico più votato negli ultimi vent’anni”.


Bersani lavora per il re di Prussia grillino
di Arturo Diaconale
(da “L’Opinione”, 9 marzo 2013)

Le consultazioni formali debbono essere ancora celebrate. Ma quelle reali si sono già concluse. Ed hanno dimostrato l’assoluta impossibilità di mettere in piedi un governo guidato da Pier Luigi Bersani e sostenuto dal voto dei parlamentari grillini. Neppure il diretto interessato, cioè il segretario del Pd, sembra disposto a puntare mezzo euro sulla possibilità di successo della sua futura esplorazione. E dietro Bersani, che rivendica l’incarico da parte del capo dello Stato più per rimarcare il ruolo del proprio partito nel nuovo Parlamento che manifestare una qualche speranza di riuscita, c’è l’intero Partito Democratico a lasciare intendere di considerare l’”operazione esplorazione” una missione totalmente impossibile. Gli stessi fedelissimi di Bersani, i cosiddetti “giovani turchi”, proprio con la loro insistenza nell’escludere ogni altra formula di governo oltre quella dell’alleanza tra Pd e grillini ostentatamente bocciata con aggiunta di offese ed insulti da Grillo, danno l’impressione di non credere affatto alle loro parole.

Al punto da far pensare che in realtà la loro posizione e quella di Bersani non siano altro che l’avvio di una nuova campagna elettorale diretta a scaricare su Grillo la responsabilità di un immediato ricorso alle urne per recuperare una parte dell’elettorato di sinistra finito nelle braccia del comico genovese. Ma se nessuno crede all’esplorazione bersaniana e già si discute su quale potrebbe essere il tentativo successivo, per quale ragione deve essere celebrato il rito ozioso di un incarico esplorativo destinato inevitabilmente a portare l’”esploratore” nelle sabbie mobili del fallimento? Si dice che Giorgio Napolitano non possa fare a meno di assegnare l’incarico a Bersani visto che il Pd ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. E l’osservazione è giusta. La prassi costituzionale vuole questo ed il Presidente della Repubblica non può che rispettarla.

Ma se il Capo dello Stato è obbligato a rispettare la ritualità imposta al Quirinale, il segretario del Pd non ha alcun obbligo del genere. Perché, allora, non prende atto della conclusione univoca delle consultazioni reali e non evita al paese la perdita di tempo e di credibilità internazionale di una settimana o dieci giorni di inutile sceneggiata dal finale scontato? Perché, in sostanza, Bersani non compie il bel gesto di una rinuncia preventiva annunciando di non avere alcuna possibilità di poter formare il nuovo governo e fornendo a Napolitano un primo squarcio di luce tra la nebbia che lo avvolge? La risposta che viene data all’interrogativo è che l’inutile esplorazione serve per dimostrare all’opinione pubblica italiana ed agli elettori di Grillo che la colpa dell’instabilità è tutta del Movimento Cinque Stelle che respinge l’offerta del Pd e rifiuta di assumere la responsabilità di contribuire a dare un governo al paese. La risposta, in sostanza, sembra essere la conferma che Bersani ed i suoi collaboratori siano convinti che si andrà a votare a giugno e vogliano usare il passaggio dell’esplorazione solo a fini elettorali .

Ma i dirigenti del Pd sono proprio certi che in questo modo possono recuperare la parte del proprio elettorato passato a Grillo ? E non prendono neppure in considerazione la possibilità che proprio questi calcoli elettoralistici ed i balletti inutili che ne derivano finiscano con il rafforzare l’ondata antipolitica e creare le condizioni per una ennesima perdita di voti della sinistra in favore di Grillo? Basterebbe un dubbio del genere per spingere Bersani a fare un passo indietro, a rinunciare all’incarico, a liberare Napolitano dall’imbarazzo ed il paese da un ridicolo balletto. Ma i dubbi, si sa , non fanno parte del bagaglio culturale di un comunista di rito emiliano!


Processo Mediaset, visita fiscale per Berlusconi: Non c’è legittimo impedimento
di Redazione
(“il Fatto Quotidiano”, 9 marzo 2013)

Non c’è legittimo impedimento, va avanti  il processo Mediaset che vede imputato Silvio Berlusconi, ricoverato ieri per una infiammazione agli occhi. Lo ha stabilito il medico fiscale al termine della visita  disposta dalla corte d’appello di Milano.  Non si è fatta attendere  la reazione dell’avvocato Niccolò Ghedini, uno dei difensori dell’ex premier, che ha chiesto di sentire in aula i consulenti nominati dai giudici.  Ma i  giudici della corte d’appello di Milano hanno respinto la richiesta della difesa del Cavaliere  di sentire i consulenti medici. Il processo va quindi avanti,  con l’inizio dell’arringa dei legali di Berlusconi.

Alla decisione della corte d’appello, che ha seguito  l’istanza di rinvio del processo per legittimo impedimento dovuto a motivi di salute del leader del Pdl, Ghedini  l’aveva definito un “provvedimento al di fuori di ogni logica”, spiegando di non avere “alcuna preoccupazione”. “Che vadano a fare gli accertamenti”,  aveva detto, “noi abbiamo una certificazione medica che attesta l’assoluta necessità del ricovero”. E  aveva poi aggiunto: “Non riusciamo a capire tutta questa fretta, anzi la capiamo benissimo: si vuole arrivare in tempi brevi a una sentenza”, anche se “la prescrizione è nel 2014″.

I giudici della corte d’appello nel disporre la visita fiscale con urgenza hanno accolto la richiesta dell’avvocato generale di Milano, Laura Bertolè Viale, per stabilire se l’impossibilità di Berlusconi a presentarsi sia “assoluta e totale”. Infatti sono stati incaricati un medico legale, Carlo Goj, e uno specialista del Policlinico, il professor Pasquale Troiano, docente anche all’università degli studi di Milano. A  differenza di quanto accaduto ieri al processo Ruby, i giudici d’appello in camera di consiglio hanno quindi deciso di concedere la visita fiscale per il Cavaliere ricoverato al San Raffaele. Il p.g. non solo ha domandato la visita fiscale ma ha anche fatto rilevare, tra l’altro, che l’imputato può venire in Aula ed esporsi alle luci del Tribunale che “non sono poi così forti”. Per Silvio Berlusconi il p.g. aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado a quattro anni di carcere per frode fiscale.

La difesa dell’ex premier ha presentato un certificato medico firmato dal primario dell’ospedale, che afferma la persistenza dei sintomi e l’impossibilità di Berlusconi a presentarsi in Aula. Berlusconi, dicono i medici del San Raffaele, è affetto da uveite bilaterale, un disturbo oftalmologico. E l’avvocato Niccolò Ghedini ha spiegato in Aula che l’ex premier resterà ricoverato “fino a lunedì”. L’ex premier ha comunque passato una “notte tranquilla” all’ospedale San Raffaele, nonostante l’infiammazione a entrambi gli occhi. Ieri in serata è arrivato da Parigi, dove si trovava per un congresso, anche il direttore della clinica oculistica dell’ospedale di via Olgettina, Francesco Bandello, che lo ha visitato già due volte, ieri sera e stamattina, e alle 12.30 darà un aggiornamento sulle condizioni di Berlusconi e comunicherà se si è deciso di dimetterlo o di prolungare ancora il ricovero.

Ieri al processo Ruby è stato accolto il legittimo impedimento per motivi di salute. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassiniaveva chiesto la visita fiscale per l’ex premier ricoverato per accertamenti all’ospedale San Raffaele per una infiammazione agli occhi, spiegando che si tratta di “una strategia per evitare la conclusione del processo”. La decisione della corte d’appello ha scatenato una pioggia di critiche tra i fedelissimi del Cavaliere, da Angelino Alfano a Sandro Bondi. “Oggi con la richiesta della visita fiscale hanno sfondato il muro del ridicolo, qualcosa di comico che si dica al leader di una forza politica, che ha preso milioni di voti, che occorra controllare che fisicamente si trovi al San Raffaele”, ha detto il segretario del Pdl, “e se, a fronte di varie certificazioni mediche, si trovi davvero in condizioni di difficoltà di salute agli occhi”.

Dure, dall’altra parte, anche le parole dell’Associazione nazionale magistrati riguardo le posizioni espresse da Berlusconi sulla giustizia. ”Qualsiasi generalizzazione, qualsiasi attacco alla magistratura, idea di manifestazioni dirette contro di essa costituiscono una sfida a principi che sono fondamento della nostra Costituzione e delle democrazie mature”, ha avvertito il presidente Rodolfo Sabelli a margine di un incontro a Catania, sottolineando che “il principio di autonomia e di indipendenza della magistratura non è soltanto uno dei principi fondamentali ai quali si ispira l’azione dell’Anm, ma è uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione e di qualsiasi sistema democratico maturo”.


Il malato è la giustizia
di Salvatore Tramontano
(da “il Giornale”, 9 marzo 2013)

Malati di giustizia e giustizia malata. Cosa succede quando la giustizia si presenta con la maschera del giustiziere? Perde credibilità e senso della pietà. Qui raccontiamo due casi, diversi tra loro, ma che svelano ossessione, eccesso, mancanza di buon senso. Ilda Boccassini ieri mattina si è molto irritata per una notizia che riguarda il cosiddetto «processo Ruby ». Berlusconi, imputato, manda un certificato medico perché ricoverato al San Raffaele di Milano per un problema agli occhi. Non può presentarsi in tribunale e l’udienza viene rinviata. Il pm non la prende bene. È, secondo lei, una presa in giro. È tutta una manfrina per perdere tempo. Berlusconi non ha chiuso neppure la campagna elettorale a Napoli per lo stesso problema di salute. Ha rifiutato alcuni inviti televisivi. Ma si sa che è difficile far cambiare idea a un pubblico ministero. Il risultato è che Ilda Boccassini chiede una visita fiscale per valutare le reali condizioni del malato. Fa il medico o il datore di lavoro diffidente. Convinta che di quell’uomo non ci si può fidare neppure se fosse moribondo. Ora è chiaro che se questo fosse stato un processo qualunque il pm avrebbe letto il certificato medico e preso atto che l’udienza era da rinviare. Ma il caso Ruby è un processo particolare, che potrebbe aiutare i nemici politici del Cav a metterlo definitivamente fuori gioco. È per questo che la giustizia, notoriamente lenta, con il Cavaliere accende il turbo e diventa una questione personale da risolvere in fretta.

Più grave e drammatico il caso di Angelo Rizzoli. L’ex proprietario della Rcs, accusato di bancarotta fraudolenta, è ricoverato all’ospedale Pertini di Roma. Sta male, parecchio male, gran parte del giorno la passa a letto. Ha la creatinina oltre i 5,6 punti che è l’anticamera della dialisi, ha una sclerosi multipla dall’età di 19 anni, due stent coronarici, non è in condizioni di muoversi se non molto precariamente e con un bastone. Soprattutto nessun tribunale lo ha mai condannato. Qui si sta parlando di carcerazione preventiva, quella che nella stessa Costituzione viene considerata un caso eccezionale, un’eccezione da usare con cautela visto che va a cozzare contro la presunzione di innocenza. Sappiamo che non è così. Sappiamo che il carcere preventivo in Italia serve non solo a prevenire pericoli di fuga o inquinamento delle prove, ma anche come forma di pressione per l’imputato. Eppure i giudici hanno deciso che a 69 anni Rizzoli può e deve andare in carcere. Ripetiamo: senza sentenza e senza processo. In Sud Africa Pistorius, accusato di omicidio, aspetta libero di essere giudicato. Qui da noi no. Qui prima ti arresto e poi si vede. Se sei innocente, pazienza. Se sei malato? Puoi sempre morire in carcere.


Processo Mediaset, Berlusconi verso la condanna: perché i pm hanno fretta
di Redazione
(da “Libero”, 9 marzo 2013)

Una “condanna certa” per Silvio Berlusconi. A sostenerlo è Niccolò Ghedini, avvocato difensore del Cavaliere nel processo sui diritti tv Mediaset, secondo cui i giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano condanneranno l’ex premier. E se così sarà, il leader del Pdl arriverà alle prossime elezioni che potrebbero essere programmate già il prossimo giugno con una condanna quasi definitiva. Una mazzata politica, oltre che giudiziaria.

Corsa contro il tempo – Oltre all’esito del processo, la questione riguarda i tempi della sentenza. E la battaglia sul legittimo impedimento di Berlusconi, ricoverato per una congiuntivite al San Raffaele, tra difesa e accusa naturalmente è legata proprio a questo punto. “Una ricusazione ci farebbe rallentare e noi non vogliamo, vogliamo solo andare in Cassazione dove speriamo in una assoluzione”, ha concluso Ghedini. Già, ma quando? In Appello sarà questione di settimane. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di marzo, forse già il 23, giorno della grande manifestazione di piazza a Roma contro la giustizia politicizzata indetta dal Pdl. Tempi da record, in ogni caso, visto che la condanna di primo grado a 4 anni di carcere è stata pronunciata il 26 ottobre 2012 e la prima udienza in Appello sia stata fissata il 18 gennaio scorso. “Nella mia lunga carriera non ho mai avuto una fissazione così celere neanche nei processi con detenuti o quando incombeva la prescrizione”, ha commentato ancora Ghedini, ricordando che oggi “è sabato e siamo in un tribunale deserto” nonostante la prescrizione intervenga solo a luglio 2014.

“Crocifisso un innocente” – Il 23 aprile prossimo, tra l’altro, la Corte Costituzionale si pronuncerà sul confillo di attribuzione sul legittimo impedimento sollevato dalla difesa, mentre tra poche settimane dovrebbero arrivare le motivazioni della Cassazione sul processo Mediatrade in cui Berlusconi è stato prosciolto. Movitazioni che potrebbero influire e non poco anche sul processo sui diritti tv collegato a quello Mediatrade. Eppure, la Corte vuole arrivare a sentenza nel più breve tempo possibile. Tempi brevissimi frutto per sgomberare il campo da ogni dubbio, sostengono i fiduciosi. Trappolone politico, sostiene invece il Pdl. L’onorevole azzurra Micaela Biancofiore, per esempio, parla di Berlusconi come un “innocente crocifisso”, mentre Anna Maria Bernini vede giudica la visita fiscale disposta dai giudici al San Raffaele, per valutare le reali condizioni del Cav, come una “umiliazione per 9 milioni di elettori”. In ogni caso, saremmo davanti a un “accanimento persecutorio e tenaglia”, perché oltre al processo Mediaset c’è quello più pruriginoso (ma forse meno pesante giudiziariamente) sul caso Ruby, con il pm Ilda Boccassini scatenato.

I dubbi di Silvio – Nel centrodestra sono tutti con Silvio, almeno a parole. La verità, che Berlusconi ha fatto emergere anche con i suoi fedelissimi, è però che il Cavaliere teme la fronda interna e i possibili inciuci. “Sono accerchiato e loro non mi difendono abbastanza”, aveva tuonato, amareggiato, dopo la notizia delle indagini su De Gregorio, Razzi e Scilipoti. Chi sono “loro”? Alcune frange del Pdl, che potrebbero vedere in un Berlusconi fuori dai giochi la possibilità di ridisegnare gli scenari politici del centrodestra, magari dicendo addio al Pdl e unendosi ai moderati montiani. Tentazioni già emerse lo scorso novembre, quando Berlusconi non era ancora tornato ufficialmente alla guida della coalizione e quando tutto sembrava possibile.


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Bart