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Dalla statuetta a Staino e viceversa

12 Aprile 2010

È il classico serpente che si morde la coda. Ormai la sinistra non ne esce più. Si è avvinghiata su se stessa. L’antiberlusconismo si è rivelato privo di antidoto. Non ci resta che aprire un Lazzaretto e sperare nei miracoli del Padreterno.

Sono sicuro che se una vignetta come quella pubblicata dall’Unità fosse stata pubblicata sui giornali vicini al centrodestra e avesse avuto come destinatario, che so?, Bersani, oggi noi avremmo le piazze d’Italia invase dalle bandiere rosse e assordate dalla richiesta di dimissioni del governo.
Avremmo visto una piazza incarognita.

Invece Concita De Gregorio fa la parte del sepolcro imbiancato e si giustifica dicendo che quello era un modo di stemperare la tragedia polacca e un sorrisetto non fa mai male a nessuno («Un sorriso anche nella tragedia: si può. Anzi si deve: trovare ovunque un sorriso, un respiro »). Staino, l’autore della esecrabile vignetta, si giustifica al modo che fanno gli irresponsabili. Prima lanciano il sasso e poi ritirano la mano.

Mi domando quando gli elettori della sinistra si renderanno conto del macabro e del violento che si nascondono dietro l’antiberlusconismo.

Ne sono state tentate di tutte, senza alcun pudore e senza alcuna vergogna. Perfino si è voluto ostacolare nel Lazio e in Lombardia il voto degli elettori del centrodestra, un’azione indegna da non dimenticare. Mi ha fatto piacere che anche Marcello Veneziani (ottima la sua presa di posizione sul premierato) lasci intendere che l’attacco alla Chiesa rientri dentro questo schema scellerato: “Hanno cercato di farlo deragliare con le inchieste, con i pentiti del Pdl, con il voto. Ma non ci sono riusciti. Allora le soluzioni sono due: una, drastica e criminale, è quella di eliminarlo fisicamente, lanciandogli non la statuina del Duomo ma l’originale addosso, così magari si prendono due piccioni con una fava, colpendo pure la Chiesa.”

È da chiedersi quanto fossero sincere le espressioni di solidarietà venute da certa sinistra a riguardo dell’attentato di Milano. La mia è ovviamente una domanda retorica, perché la vignetta di Staino è più che sufficiente a dare la risposta. Erano espressioni false e ipocrite. Qualcuno ci sperava nelle conseguenze più serie di quel lancio folle.

Molta parte della sinistra è intrisa di violenza. Ad essa si deve il clima politico esasperato degli ultimi tempi. Per abbattere Berlusconi per vie non democratiche questa sinistra belligerante e velleitaria ha scosso dalle fondamenta il nostro sistema democratico. Lo ha messo sossopra, infischiandosene delle conseguenze. Si è rivelata un covo di avvoltoi della democrazia.

Oggi abbiamo sul tappeto il tema delle riforme, alcune di rango costituzionale. Come è possibile parlare di democrazia con questa opposizione, che della democrazia fa carne da macello?

Non sprechiamoci molto tempo con il dialogo. Dobbiamo provarci, questo sì, ma avendo ben presente che l’interlocutore le riforme, almeno quelle che contano, non le vuole. Cercherà di mandare alla lunga tutte quelle indirizzate a migliorare lo Stato.

Si avvarrà del cavallo di Troia introdotto da Fini all’interno del Pdl, di ogni sofisma possibile, di sproloqui, vaneggiamenti e perfino contraddizioni e incongruenze, pur di fermare il tutto.

Se davvero vogliamo riformare lo Stato dobbiamo essere pronti a sconfiggerla e   a metterla da parte senza alcun rimpianto.

Se il merito di un’Italia migliore sarà tutto nostro, che male c’è?

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2 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 12 Aprile 2010 @ 12:26

    La politica d’interdizione dei vecchi bacucchi dell’opposizione sta mostrando la corda. La discussione in atto sulle riforme istituzionali, ed in particolare quella riguardante la governabilità, ha inferto un duro colpo ai tentativi di tenere ancora in piedi la traballante impalcatura ideologica del vecchio PC.

    Nell’attuale fase di valutazione delle varie proposte e delle loro possibili convergenze, l’opposizione brilla per la sua assenza. L’unico vero interlocutore della maggioranza resta Napolitano, che assolve il suo ruolo di gattopardo in modo eccellente.

    Gli interventi di ieri di   Scalfari, sui dissidi  fra il capo dello Stato e Berlusconi riguardo agli eccessivi poteri di veto dello staff giuridico del Quirinale, e di Staino con quella penosa vignetta sull’unità, dimostrano che anche per gli attempati profeti è arrivato il momento di gettare la spugna. La loro influenza sulle nuove generazioni  si è ridotta pressochè a zero tanto che i giovani   chiedono sempre più insistentemente di fare tabula rasa dei vecchi apparati.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 12 Aprile 2010 @ 13:19

    Cari amici, è un momento terribile.

    Per rimanere nel campo della boxe, l’arbitro non ha altra autorevolezza che il titolo e il pugile perdente ha in sé tanta rabbia che si lascia andare ai colpi proibiti per colpire in quasiasi modo l’avversario.

    A chi tocca un broncioli, si dice noi, ma le botte fanno male e arrivano anche dove non dovrebbero arrivare: ci siamo tutti nel mezzo, Papa compreso.

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