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Di che cosa dobbiamo avere paura?

27 Settembre 2012

Di niente, se la nostra coscienza è pulita e siamo convinti di fare il nostro dovere.   È il caso Sallusti a suggerirmi questa riflessione. Un uomo di carattere che ha preferito subire una condanna annunciata piuttosto che piegarsi al compromesso di un’intesa, per lui poco dignitosa, non solo con il suo querelante, ma soprattutto   con se stesso e la sua dignità.

Non credo che nella sua vita Sallusti abbia commesso reati da codice penale, e ho appreso che se qualche volta è incappato nelle maglie della giustizia, è stato per il suo lavoro di giornalista. Quando ha dovuto pagare, credo che abbia pagato. Oggi una sentenza lo ha dichiarato persona socialmente pericolosa, e questo per un giornalista che nella sua vita non ha mai nascosto le proprie idee, tutte nell’ambito della nostra democrazia repubblicana, è un insulto irreparabile, da respingersi ed umiliare con la fermezza e la sicurezza che offre sempre la propria dignità, quando essa è stata il faro di una vita.
La compagna Daniela Santanchè ha mostrato di avere altrettanto forte carattere ed altrettanta forte dignità. Nessun lamento, nessuna implorazione, ma solo la richiesta che la democrazia faccia la sua parte quando una ferita rischia di mandarla in cancrena.

Di ferite la nostra democrazia ne ha un’infinità. L’ho scritto ormai molte volte. Essa è gravemente malata. L’altro giorno, non a caso, ho scritto che la sua malattia colpisce tutti i gangli vitali dello Stato, al punto che un cittadino – uno qualunque come me – sta perdendo ogni speranza.

Oggi si legge che Mario Monti, dopo avere più volte dichiarato di voler chiudere la sua esperienza politica alla scadenza del suo mandato, si rimangia la parola e afferma il contrario, come si legge qui. Ciò potrebbe significare che le manovre già in atto per averlo alla guida del prossimo governo stanno avendo un qualche ampio consenso, ancora occulto, tra i maggiori partiti, e ciò solleva la domanda: Ma noi cittadini contiamo ancora qualcosa?

Come pure sono già in atto le manovre per convincere Napolitano ad accettare un secondo mandato (ma Napolitano smentisce di volersi candidare), sia pure per un tempo più ridotto rispetto al settennato. Ho scritto ieri il mio forte dissenso su questo punto, apparendomi l’attuale inquilino del colle assediato ormai da forti dubbi che egli abbia in qualche modo cercato di favorire Nicola Mancino nel processo che lo riguarda, dubbi   rafforzati dal suo perdurante silenzio.

Da questi due casi, si può dedurre che viviamo in uno Stato che si rifiuta deliberatamente di essere trasparente e tratta i cittadini come sudditi da emarginare con ipocrisie e inganni? Credo di sì.
E l’attacco alle libertà, in questa situazione oscura e tenebrosa, è il meno che ci possa capitare. Esso può venire da ogni parte, anche la più insospettabile, visto che pochi possiedono le virtù della coerenza e della onestà tanto materiale (ci si vende anche per 30 denari) quanto intellettuale.

Che si deve fare? Ci si deve nascondere? Ci si deve adeguare? Ci si deve ammorbidire? Questo dell’ammorbidimento, lo stanno già facendo firme illustri, e con quale danno progressivo è sotto gli occhi di tutti.
Si vendono i propri principi per mantenere status e privilegi, soprattutto economici. Le ruberie non sono soltanto quelle dei tesorieri e degli amministratori di certi partiti e di certe regioni. Le ruberie sono anche quelle che gli intellettuali e gli uomini del potere fanno alla democrazia. Sono le peggiori, poiché lasciano le cicatrici più profonde.

Non vendersi, dunque. Mai. Una diceria vuole che ciascuno di noi abbia il suo prezzo, e quindi che basti trovarlo per trasformare la sua dignità in vassallaggio. Ma è solo una diceria, nata da una parte drammatica della nostra esperienza che ha visto molti uomini illustri soccombere. Ma resistere si può. Si può conservare la propria dignità e non accettare alcun prezzo di vassallaggio. Basta non aver paura. Questo è il segreto. Basta essere disposti a sacrificare finanche la propria libertà personale   e perfino la propria vita per difenderla.

Solo da questi uomini temerari e coraggiosi l’Italia potrà essere salvata.
Ma ce ne sono? Io credo di sì.


Sulla famosa agenda rossa di Paolo Borsellino, qui.


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Bart