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Difficile che Gheddafi lasci il potere

11 Aprile 2011

Berlusconi lo disse all’inizio della guerra, ma tutti gli dettero contro. Il vantaggio di Berlusconi stava nel fatto che lui Gheddafi lo conosceva e lo conosce meglio degli altri, e soprattutto meglio dei guerrafondai francesi e inglesi.

Lessi che i Tuareg, il popolo leggendario del deserto, combattono al suo fianco. Se è così vedo una somiglianza stretta tra l’orgoglio di questi guerrieri indomiti e il rais libico.
Lui stesso lo fece capire sin dall’inizio. Non avrebbe mai accettato l’esilio e nella guerra avrebbe giocato la sua vita.

Oggi Giampaolo Pansa, con condivisibile franchezza, scrive che Gheddafi ha vinto. Non solo, ma la sua resistenza ha messo in risalto tutta la drammatica fragilità dell’Europa: la sua inconsistenza.

Un articolo del Corriere della Sera, sempre di oggi, a firma di Stefano Montefiori, ci fa sapere che anche Sarkozy ha rinunciato a sbalzare di sella il rais, dimostratosi ben più forte dei missili e degli aerei francesi, inglesi, statunitensi e della Nato.

Il cambio di posizione di Sarkozy probabilmente dipende dai risultati della delegazione africana che, dopo l’incontro con Gheddafi, è stata possibilista sulla trattativa tra il rais e gli insorti, ma non ha detto nulla di nulla rispetto al suo esilio. L’Unione africana non è poi così nemica di Gheddafi.

Se Berlusconi avesse ascoltato il suo istinto e respinto le trappole della sinistra forcaiola, che cerca in ogni circostanza l’occasione per metterlo al muro, e si fosse limitato ad una assistenza umanitaria, come la Germania, forse oggi   non ci troveremmo ad affrontare un futuro pieno di incognite nei rapporti con il nostro ex-maggiore fornitore di petrolio.

La prima conseguenza immediata della nostra presa di posizione guerraiola l’abbiamo sotto gli occhi. Gheddafi ha dato il via, come aveva promesso, ai barconi carichi di disperati di ogni risma, compresi i delinquenti.

L’Europa se ne frega dei nostri problemi e trova in Italia degli alleati, come per esempio il solito Gad Lerner, visceralmente antiberlusconiano, che ne fa sfoggio nel suo articolo di oggi su Repubblica intitolato: “Il Paese dei camaleonti”. Per lui varrebbe il noto proverbio di quel tale che se li tagliò per far dispetto alla moglie.

Nel momento in cui perfino Napolitano interviene a sostenere le richieste del governo, Gad Lerner sceglie di fare il cavallo di Troia.   Dovremmo ricordarcene.


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Bart