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Dite voi se quella di D’Alema non è un’altra sciocchezza

11 Marzo 2011

Si legge:

“D’Alema chiede le dimissioni del premier. Categorico il presidente del Copasir Massimo D’Alema che commenta: “È difficile aprire qualsiasi discussione seria sulla giustizia se non è preceduta dalle dimissioni di Berlusconi. Al premier manca la condizione di terzietà che è il fondamento dell’autorevolezza della politica   senza la quale è impossibile qualsiasi riforma”.

Siamo ancora una volta all’antiberlusconismo più vieto.

Sono già trascorsi un paio di anni da quando scrivevo che l’antiberlusconismo avrebbe dissestato il comprendonio di molti politici dell’opposizione.
Ma non immaginavo che oltre alla conseguenza di far perdere lucidità, l’antiberlusconismo spianasse la strada ad una vera e propria idiozia politica, che sta contaminando anche persone che la politica la praticano da molti anni.

Eppure una lezione era stata già data da Berlusconi il 14 dicembre. Chi non ricorda le ostentazioni delle opposizioni (Fini in testa) che chiedevano al presidente del Consiglio di fare un passo indietro prima del voto di fiducia? Bersani si sgolava. È arrivato perfino a dire a Bossi che avrebbe approvato l’odiato federalismo se avesse fatto cadere Berlusconi. Bersani, per sovrappiù, ha raccolto in queste settimane, esponendosi al ridicolo, le firme (molte delle quali risultate fasulle) per far dimettere il premier con metodo extraparlamentare. Ancora: ricorderete che si è cercato di lusingare i punti deboli del centrodestra quando si proponeva che, caduto Berlusconi, si sarebbe fatto un governo di salute pubblica (e qui le varianti sono state infinite) con a capo, quando Tremonti, quando Letta, quando Maroni, quando l’ex ministro degli interni, Giuseppe Pisanu.

Ora ci prova D’Alema. Senza alcuna fantasia, ingessato pure lui e coi paraocchi. Fa sapere che il Pd è disposto a trattare la riforma della giustizia solo se Berlusconi si farà da parte. La motivazione? È troppo interessato e non può essere obiettivo.

Stupidaggini di cattivo conio. La lezione non gli è bastata. La riforma della giustizia, è stato dichiarato dal governo, non contiene nulla che possa riguardare Berlusconi. Ma anche se fosse scoperta una infiltrazione pro Berlusconi, cosa crede D’Alema, che in parlamento nessuno la scoprirebbe, armati come sono di tutto punto gli antiberlusconiani?

Dunque la riforma che uscirà dal parlamento, dopo il lunghissimo iter e il lunghissimo dibattito a cui sarà sottoposta, risulterà per forza di cose una legge che  prescinderà dai casi personali del presidente del Consiglio.
Ossia la dichiarazione di ieri del governo non potrà che ricevere una stringente verifica (e, se del caso, una rapida emendazione) in parlamento.

Appare così banale e strumentale l’uscita di D’Alema che, sono sicuro, sta pagando (pure lui) il prezzo altissimo del lungo logorio a cui l’ha sottoposto la confusa situazione in cui si è impaludato il Pd.

Senza contare che mentre l’opposizione richiede al premier di fare un passo indietro (quante volte Berlusconi dovrà ripetere ancora che non farà mai alcun passo indietro!), la maggioranza che sostiene il governo si va di giorno in giorno rafforzando.
Ciò dovrebbe insegnare all’opposizione che l’antiberlusconismo non paga. Anzi.

Non sono pochi a sinistra che cercano di farle cambiare rotta, per esempio Stefano Cappellini nell’editoriale di ieri, dal titolo esplicito: “Quella sinistra non garantista con l’alibi del Cavaliere”.

Ma sembra che tutta l’opposizione, e in specie il suo maggior partito, il Pd, il cervello l’abbia portato all’ammasso. Non ricordo che il Pd si fosse mai ridotto in questo stato dall’inizio della nostra storia repubblicana.

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“Boato: la giustizia di B un po’ mia” di Flavia Amabile. Qui. Da cui estraggo:

“I magistrati minacciano scioperi e sostengono che si tratti di una riforma punitiva e che risulti minata la loro autonomia e indipendenza.
«E’ un errore. Non sono entusiasta della reazione dei magistrati. Questa riforma non è scandalosa, non stravolge i poteri, né implica una subordinazione dei pm. Hanno il diritto di essere ascoltati nelle commissioni competenti e di intervenire per modificarla in sede parlamentare oltre che con i decreti attuativi ma non è giusto sparare come stanno facendo in queste ore ».

Anche il Pd ha bocciato la riforma. Eppure non è molto diversa da quella approvata nel ‘97.
«Le rivelo una cosa che finora non è mai stata raccontata. Il responsabile giustizia di quello che allora era il Pds era Pietro Folena. Ci fu un forte scontro sulla composizione del Csm. Ad un certo punto Folena mi disse: se sosterrai un innalzamento della quota dei laici rispetto ai togati, a nome del partito dovrò dire che sono in disaccordo ma in realtà siamo favorevoli a che tu vada avanti ».”

“Io, magistrato, accuso: “Molti miei colleghi cercano solo lo show” di Luigi Domenico Cerqua. Qui. Da cui estraggo:

“Da una recente indagine condotta da Morris L. Ghezzi e Marco A. Quiroz Vitale è emerso che non è affatto soddisfacente l’immagine pubblica della magistratura in Italia. Tante le ragioni del giudizio negativo: soprattutto la politicizzazione, il protagonismo, la scarsa laboriosità dei giudici. Fondate alcune critiche: basti pensare alla talvolta esasperata divisione della magistratura in «correnti » e ai benefici che ne derivano per i magistrati in esse più «attivi »; divisione certo non giustificata dalla necessità di garantire la pluralità delle opinioni e di assicurare un fecondo dibattito tra le varie componenti nelle quali si articola la magistratura. Criticabile anche il protagonismo di taluni magistrati, sia quando, esorbitando dalle loro funzioni, si pongono in contrapposizione con chi sta facendo le leggi: sia quando davanti ai riflettori dei mezzi di comunicazione di massa raccontano le proprie vicende personali, esibite e ridotte a spettacolo.”

“Abbiamo resistito alle Br: Bocchino ci fa ridere” di Paolo Granzotto. Qui.

“Bocchino il paranoico, ma dove vive? Falco finiano ci accusa di stalking” di Giampaolo Pansa. Qui.

“Ennesima uscita nel Fli: la Cosenza ritorna da Berlusconi” di Andrea Cuomo. Qui.

“Giustizia, così finisce l’era degli intoccabili” di Alessandro Sallusti. Qui.


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Bart