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Ditemi se Fini non fa politica di partito

2 Agosto 2010

Leggo: «Gianfranco Fini ha le idee chiarissime su Caliendo », fa sapere il portavoce del presidente della Camera, Fabrizio Alfano. Quali siano queste idee, non è però ancora dato saperlo ufficialmente, anche se il presidente della Camera non ha mai nascosto il suo pensiero rispetto all’opportunità che gli indagati continuino a mantenere incarichi politici e pubblici: «Le discuterà con il suo gruppo – si limita a dire Alfano – un attimo prima dell’eventuale voto sulla mozione di sfiducia ».

Napolitano, immagino, avrà letto pure lui.

Allora la domanda è: Può un presidente della Camera fare politica di partito in questo modo? Non è egli uscito dal suo ruolo, come molti del centrodestra sostengono da tempo? Quali prove in più occorrono perché Fini si dimetta dalla carica e si metta a fare il capopartito a tempo pieno?

Non si può andare avanti così, senza che nessuno dei vertici dello Stato prenda posizione contro una violazione così netta e sfrontata delle funzioni di presidente della Camera.

Fini non ha più pudore. Si comporta come se le regole da rispettare non valessero per lui, ma solo per gli altri.  Crede di poter svolgere, nella carica che ricopre, il ruolo di monarca assoluto e prepotente che lo caratterizzò al tempo in cui era segretario del Msi e poi presidente di An.

Ha portato nell’incarico che riveste tutti i vizi che lo hanno accompagnato nella sua storia di leader della destra italiana.

Lucida e condivisibile è l’analisi che Marcello Veneziani ha fatto di Fini ieri sul Giornale. Personaggio pieno di sé e inaffidabile, capace di fare mille capriole, e di pretendere che a sbagliare siano solo gli altri.

Predica la legalità e la morale, e intanto non dice nulla sull’operazione casa di Montecarlo, che ha molti lati oscuri, e che potrebbe anche coinvolgerlo. Dov’è la trasparenza che va salmodiando?

Il Pdl, l’ho già scritto, non faccia l’errore, di ammorbidire la propria posizione nei riguardi di Fini. Legga bene l’articolo di Marcello Veneziani, che conosce il presidente della Camera da moltissimi anni e ne ha seguito i sempre tortuosi e catastrofici passaggi.

Fini deve essere messo nelle condizioni di non nuocere. E per riuscirci ci sono due sole e precise cose da fare:

1 – non riconoscere più la sua autorità di presidente della Camera, essendo ormai impegnato attivamente nella vita di partito.

2 – Esigere con una interrogazione parlamentare che egli chiarisca la sua posizione nell’affaire Montecarlo.


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6 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 2 Agosto 2010 @ 08:33

    Questo “Gianfranco Fini ha le idee chiarissime su Caliendo” mi ricorda quegli accusati di corruzione e appropriazione indebita e quant’altro che dichiarano: “Chiariremo tutto”, e siamo tutti ancora lì ad aspettare che chiariscano qualcosa.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Agosto 2010 @ 08:48

    Già oggi, se non sbaglio, se ne parlerà nella calendarizzazione della mozione di sfiducia.

    Qui mi premeva dare un’ulteriore prova della deviazione da parte di Fini dai doveri richiesti dal suo ruolo istituzionale. Dovrebbe avere la sensibilità di dimettersi. Sta di fatto che senza quella carica Fini si squaglierebbe. Ecco perché non si dimette.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Agosto 2010 @ 08:51

    Bocchino lo ritiene gà un partito distinto dal Pdl (lo estraggo dal secondo link che ti ho dato):

    In caso di voto quali saranno le vostre alleanze?

    “Il problema oggi non ce lo poniamo. Di certo, l’area finiana ha consistenza, identità e radicamento sul territorio. È determinante. Potremmo rinegoziare un’intesa di centrodestra. Ma la figura di Fini, più di ogni altra, è spendibile per un esperimento innovativo. Non parlo di terzo polo, ma di una diversa area moderata simile a quella francese, insieme ad autonomisti, centristi del Pd, esponenti di una destra moderna. In contrapposizione a un’area integralista e populista, quella di Berlisconi e Bossi. Ma ragioniamo solo di ipotesi. Per ora”.

  4. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Ditemi se Fini non fa politica di partito — 2 Agosto 2010 @ 10:27

    […] Link fonte: Bartolomeo Di Monaco » Ditemi se Fini non fa politica di partito […]

  5. Commento by giuliomozzi — 3 Agosto 2010 @ 07:31

    Potrebbe decidere, il Fini, di dimettersi non appena coloro che hanno promesso di “chiarire tutto” avranno effettivamente “chiarito tutto”…

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2010 @ 08:42

    Prima leva le tende meglio è.
    Mi ha fatto piacere trovare sul Il Fatto Quotidiano (non sul Giornale) un articolo in cui, fra l’altro, si dicono queste cose:

     Nell’articolo di Marco Lillo si legge:

    “Se fossimo inGran Bretagna Fini dovrebbe dimettersi da presidente della Camera non per la sua cacciata dalPdl ma per la scarsa trasparenza sull’affaire monegasco a cavallo tra partito e famiglia. In mancanza di risposte convincenti sulla traettoria che ha portato il lascito della contessa dalla “giusta battaglia” all’uso personale del fratello della sua compagna, Fini sarebbe un politico finito.
    Il suo ruolo impone al presidente della Camera di chiarire tutto e subito. Fini non si limita a suonare il campanello per sedare gli animi dei parlamentari più scalmanati ma guida un’istituzione che gestisce tra contratti e forniture un bilancio miliardario.”

    E prosegue:

    “Ciò posto, l’articolo di Gian Marco Chiocci rivela un fatto che interessa non solo all’uomo più potente d’Italia che è anche il fratello del suo editore ma anche al pubblico. E sbagliano i grandi quotidiani che non approfondiscono i profili oscuri della vicenda monegasca liquidando lo scoop del collega come “fango” lanciato da Berlusconi su Fini.”

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