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Il Corriere della Sera e il bavaglio alla stampa

2 Agosto 2010

Abbiamo ancora nelle orecchie le grida di orrore sollevate dall’opposizione e anche da molti giornali, tra cui il Corriere della Sera, davanti al ddl sulle intercettazioni, che Berlusconi, fra l’altro, farà bene ad abbandonare, anzi a ritirare, visto che ormai è acqua fresca. Che si lasci ai cittadini valutare il comportamento di questi giornali e dell’opposizione allorché torneremo al caos e ai gossip dei mesi scorsi. Sapranno bene a chi darne la colpa.

Si è parlato di tentativo di bavaglio all’informazione, si sono fatte perfino delle manifestazioni.
Ma mi accorgo che il bavaglio all’informazione c’è e non dipende da Berlusconi, ma da certi editori e da certi giornalisti.
Per esempio, sul caso della casa di Montecarlo, su cui stanno facendo un’accurata inchiesta sia Il Giornale che Libero.

Ho letto da un editoriale di Feltri di qualche giorno fa che tanto il Corriere della Sera quanto la Repubblica hanno liquidato l’inchiesta definendola spazzatura. Che spazzatura invece non è, e i documenti prodotti, che altri giornalisti possono consultare, stanno a dimostrarlo. O quei documenti sono falsi o se no rivelano una verità inquietante su un’operazione condotta da An, di cui Fini è stato presidente, quando Fini era già addirittura presidente della Camera.

Vediamo insieme alcuni punti.

 – Aver venduto un immobile di pregio di An ad un cifra ridicola di euro 67.445 può risultare una vera e propria frode, come sostiene Storace?

– Le due società off shore, costituite pochi mesi prima della locazione a Giancarlo Tulliani, possono farsi risalire sempre ad An?

– Se sì, per quale ragione sono state costituite?

– C’è un bilancio consolidato di An nel quale risultino le due società?

– Con quale valore è registrato l’immobile, visto che la prima società, la Printemps Ltd, lo ha acquistato da An per 67.445 euro e l’ha rivenduto alla seconda società, la gemella Timara Ltd, per euro 330.000?

– Qual è il valore reale dell’immobile?

РPerch̩ questi passaggi sono stati fatti nei paradisi fiscali da parte di un associazione politica, An, di cui fa parte il presidente della Camera?

– Per volontà di chi l’appartamento è stato affittato da una Società delle Antille a Giancarlo Tulliani, cognato di Fini?

– A quanto ammonta l’affitto?

– Potrebbe nascondere il tutto un’operazione del tipo di quelle che abbiamo conosciuto sotto il nome di Affittopoli?

– Può dichiararsi Fini fuori da questa storia?

– È vero, come si è letto nell’inchiesta di Gian Marco Chiocci e Stefano Filippi, che, in occasione dei lavori di restauro, lo stesso Fini sia stato visto nella casa di Montecarlo insieme con la moglie Elisabetta Tulliani?

Tutte queste domande, che mi pare meritino un approfondimento e un chiarimento, non interessano al Corriere della Sera? Non interessano ai suoi lettori?

Non mi meraviglio di altri giornali che hanno sollevato una cortina di silenzio intorno alla faccenda. Ad esempio: la Repubblica (perché non rivolge a Fini dieci domande?), il Fatto Quotidiano, Il Foglio, che ha preso in sostanza da qualche tempo le parti di Fini, e La Stampa, a cui preme sponsorizzare un centro dove abbia la leadership Luca Cordero di Montezemolo; ma il Corriere della Sera mi meraviglia, eccome, anche se negli ultimi tempi ha perso un po’ della sua proverbiale equidistanza per assumere qualche coloritura antiberlusconiana.

Non far conoscere gli sviluppi della vicenda montecarlese (che si sta rivelando il vero punto debole di Fini), liquidandola con una parola inappropriata e di comodo, spazzatura, significa aver messo il bavaglio all’informazione. Spero che il direttore Ferruccio De Bortoli e il suo editore si rendano conto del grave torto che stanno facendo ai propri lettori. Fra l’altro, il persistente silenzio di Fini induce a credere nella solidità dei fatti indagati.

Ripeto, i documenti, se qualcuno non li dichiara falsi, parlano chiaro. Ha mandato, il Corriere della Sera, un suo giornalista a verificarne l’autenticità? O se ne è semplicemente lavato le mani. E se li ha verificati, e considerati autentici, perché non convenire che si tratta di una vicenda che merita più di un approfondimento?

Ci sono sospetti di violazioni di legge che potrebbero coinvolgere nientemeno che il presidente della Camera. Non interessa tutto ciò? Interessa di più lo scandaletto della P3 grazie al quale si possono attaccare uomini vicini al Cavaliere?
C’è una inquietante vicenda che potrebbe riguardare la terza carica dello Stato e il Corriere della Sera che fa? Va a passeggio con la storiella della P3 sottobraccio.
Un po’ poco per i suoi lettori.

Dunque, chi mette il bavaglio all’informazione? Non certo Berlusconi. Il Corriere della Sera, la Repubblica, il Fatto Quotidiano, Il Foglio, La Stampa, ed altri, si sono imbavagliati da sé per nascondere la verità ai propri lettori. Possono ancora rimediare, dando ampio spazio, come merita, alla vicenda, e, se li hanno, portino pure altri e nuovi documenti a sostegno di Fini, che continua invece a tacere colpevolmente.

Altrimenti, bisognerà ricordarsene tutti, anche gli elettori di sinistra, quando si tornerà a parlare di libertà di stampa.

Articoli correlati

Saranno coincidenze, sarà telepatia, ma stamani il Corriere della Sera ne parla, qui.

“Casa a Montecarlo, Fini si difende. «Solo falsità, pronte le querele »”.
Qui.

“Casa a Montecarlo, primi lapsus dei tesorieri An” di Gian Marco Chiocci. Qui.

“Stracquadanio: “Il paragone con Boffo? Provocazione”. Qui.

“«Bugiardo e illiberale, ecco il vero Fini »” intervista di Francesco Cramer a Pino Rauti. Qui.

“Casa a Montecarlo? Fini: “Falso” La Bongiorno contro ‘Il Giornale'”. Qui.

“Caso Caliendo, oggi la sfiducia: è caccia ai voti” di Laura Cesaretti. Qui.

“Prime crepe nel muro di omertà” di Massimo De Manzoni. Qui.
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Pubblico con piacere la lettera dell’On. Sandro Bondi apparsa il 2 agosto 2010 sul Corriere della Sera, e la risposta del quotidiano.

Bondi, le inchieste e il «Corriere »

di Sandro Bondi

Egregio direttore, in questi anni e ancor di più in questi ultimi mesi il quotidiano che Ella dirige ha rivendicato un ruolo democratico ed importante nella denuncia di vicende riguardanti la vita privata di esponenti politici e di governo sotto il profilo della moralità, della dignità, della legalità e della coerenza.
Anche il Corriere della Sera, che può giustamente vantare per il passato tanti meriti nella difesa di una libera e obiettiva informa ¬zione al servizio della verità e della libertà, in questo periodo non si è sottratto, sia pure con una propria peculiare autonomia, ad una campagna di stampa unilaterale contro appartenenti ad un determinato schieramento politico. Per circa un anno è stata imbastita ed è proseguita in maniera incessante una campagna di stampa di segno scandalistico, per la verità più confacente ai più diffusi settimanali rosa piuttosto che a grandi quotidiani espressione della borghesia illuminata, diretta principalmente contro il Presidente del Consiglio e la sua vita privata, senza che peraltro vi fosse alcun risvolto di carattere politico e ancor meno di carattere penale.
Per non parlare poi della incessante trascrizione e pubblicazione di verbali di indagini giudiziarie e perfino di intercettazioni telefoniche, spesso riguardanti aspetti della vita privata di esponenti politici, assolutamente prive di qualsiasi rilievo penale, che purtroppo vengono utilizzate per dettare l’agenda delle indagini giudiziarie e della discussione politica del nostro Paese.
Anche il Corriere della Sera, in sostanza, in questi anni ha scandagliato ogni aspetto della vita privata e pubblica del Presidente del Consiglio e di altri uomini politici, con una spiccata preferenza per quelli di centro-destra, onde trarne ragioni per irrobustire e suffragare la campagna di condanna morale prima ancora che politica decretata nei confronti di quella parte politica rea di ottenere il consenso degli italiani senza avere ottenuto una patente di legittimità democratica rilasciata dalla sinistra e da tutti l poteri ad essa alleati.
Ogni sia pur piccola e insignificante notizia è stata illuminata e portata all’attenzione della pubblica opinione allo scopo di rinnovare la classe politica del nostro Paese, anche se â— a mio modesto avviso â— con due pesi e due misure: con somma indulgenza nei confronti delle responsabilità politiche e delle cadute morali della sinistra, e viceversa con particolare durezza e inflessibilità nei confronti degli esponenti della parte opposta.
Perciò desta quantomeno stupore che il Corriere dimostri oggi di essere muto e strabico di fronte a episodi denunciati da altri autorevoli quotidiani che, se confermati, rivelerebbero una singolare concezione della moralità politica da parte di chi si erge a paladino immacolato della legalità e dell’onestà.
E troppo chiedere anche al Corriere, che ha sempre fatto della completezza dell’informazione una propria bandiera, di informare anche i propri lettori di quanto stanno rivelando alcuni quotidiani nazionali? Confermerebbe così di praticare una linea editoriale coerente con la propria storia e con l’ambizione proclamata di contribuire al rinnovamento morale e civile del nostro Paese.
Se non lo farà infliggerebbe, purtroppo, un duro colpo alla propria stessa credibilità e ne deriverebbe «un caso » che non potremmo non additare ai lettori del Suo quotidiano come davvero scandaloso.
Coordinatore del Pdl
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L’on. Bondi ha ragione nel chiedere che sulla vicenda dell’appartamento di Montecarlo ereditato da Alleanza nazionale e venduto ad una società che, secondo quanto ben documentata dal Giornale, sarebbe legata al fratello di Elisabetta Tulliani (campagna del presidente della Camera Gianfranco Fini) sia fatta completa chiarezza. Anche se ancora non si hanno notizie di un’inchiesta della magistratura, riteniamo che l’on. debba spiegare con la massima trasparenza che cosa è accaduto. Il nostro giornale racconterà, come sempre e senza riguardi per alcuno, i fatti di cui verrà a conoscenza. Così carne ha posto ieri, nell’editoriale di Sergio Romano, il tema assai delicato della possibile incompatibilità della carica di presidente della Camera con quella di capo politico di un nuovo schieramento.
Ma, tanto per parlarci chiaro on. Bondi, il Corriere ha sempre raccontato fatti e notizie senza preferenze politiche, (si guardi le raccolte degli anni in cui crani potere il centrosinistra), e non si è mai prestato a campagne acritiche di delegittimazione verso nessuno.


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5 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 2 Agosto 2010 @ 08:36

    Naturalmente anche per Fini vale la presunzione d’innocenza: come per Brancher, Scajola, Caliendo, Bertolaso, Berlusconi eccetera. Giusto?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Agosto 2010 @ 08:43

    Certamente! Qui si tratta di segnalare il silenzio di certa stampa su una vicenda dai risvolti assai sospetti. E che per di più  tocca da vicino  il presidente della Camera.

    Quantomeno dovrebbe spiegarci lui come stanno le cose.

  3. Commento by giuliomozzi — 3 Agosto 2010 @ 07:30

    Quindi: Gianfranco Fini è innocente, finché non sia stato dimostrato colpevole di qualcosa. Ed è tuto da vedere che ciò che “Il Giornale” racconta abbia una qualche rilevanza morale o penale.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2010 @ 10:27

    Le risposte, le trovi qui.
    Ci sono forti indizi sulle responsabilità di Fini, che possono essere fugati se, invece che affidarsi ai tempi lunghi della magistratura, chiarisse subito.
    Lo dice Il Fatto Quotidiano (non il Giornale) e lo dice Frattini, qui:
    «Si tratta di un fatto che scaturisce da giornalismo di inchiesta e questo merita delle risposte. Non si può semplicemente dire “risponderò in sede legale”. Qui non siamo davanti ad una intercettazione ma a un fatto alla luce del sole, come quando l’Espresso fece l’inchiesta sui centri di Lampedusa. In quel caso il ministro dell’Interno dovette dare spiegazioni »

  5. Pingback by Il Corriere della Sera e il bavaglio alla stampa | IlTuoWeb.Net News — 10 Settembre 2010 @ 00:01

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