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Domani, dopodomani e poi tutti a votare

25 Marzo 2010

Ieri mi sono interessato di Italo Bocchino perché non riesco a comprendere l’umiliazione di quest’uomo che milita nel Pdl e difende a spada tratta gli interventi del suo capoccia, Gianfranco Fini, contro il Pdl.   Una contraddizione al limite della schizofrenia, e se fosse vivo da qualche parte un nuovo Robert Louis Stevenson, l’autore del “Lo strano caso del Dr. Jekill e di Mr. Hyde”, ci sarebbe da scriverci su un altro bel capolavoro.

Fa bene Berlusconi a chiedere al popolo di scegliere tra elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica (io sono per il premierato). Gli amanti delle dittature e dell’autoritarismo (non dimenticate mai il “centralismo democratico” del vecchio Pci, oggi Pd) lo chiamano populismo, giacché ad essi fa sdegno restituire la sovranità al popolo. Ad essi piace prenderne i voti e poi giocarli alla roulette attraverso le capriole dei parlamentari. Questo gioco sporco ormai è alla fine. Il popolo ha capito che una volta che gli è stato carpito il voto, nessuno lo ricorda più. Invece vuole essere ricordato, eccome. Vuole avere finalmente l’ultima parola, quella che conta.

Andare a votare il 28 e 29 marzo e scegliere il Pdl significa rafforzare questa linea assolutamente innovatrice (sembra un’assurdità) nella nostra storia repubblicana. Sarebbe la prima volta che il popolo riavrebbe nelle sue mani la sovranità costituzionale e nessuno potrebbe più carpirgliela con l’astuzia e con l’inganno.

La vittoria del Pdl, infatti, consentirà di avviare la stagione delle riforme. Attenzione, guai a credere che le riforme le voglia anche il Pd. Il Pd dichiara di volerle perché costretto dalla decisa volontà del Pdl a perseguirle. Fosse per lui, le cose così come stanno andrebbero benissimo e da perpetuare. Una democrazia vacillante consente tante manovre e manovrine nelle quali  la sua lunga esperienza politica, nonostante i tanti nomi mutati, l’ha reso e lo rende maestro indiscusso. Per il Pd la riforma del   premierato si ridurrebbe a rafforzare i poteri del premier (e immaginatevi voi che razza di potenziamento ne sortirebbe) escludendone così la sua elezione diretta. Con l’elezione diretta, il Pd non avrebbe infatti più alcun margine di manovra nel fare e disfare i governi, giacché la decisione di sceglierli sarebbe soltanto nelle mani del popolo.

Il Pd e il Pdl mirano a due democrazie diverse. La prima fasulla e ingannevole. La seconda più vicina alla realtà: anche se non perfetta, indubbiamente la migliore.

Guardate cosa il Pd è arrivato a fare in Lombardia e nel Lazio per non far votare agli elettori del centrodestra il partito di Berlusconi, e come abbia agito attraverso la propria Regione Lazio (speriamo per pochi giorni ancora) affinché questo risultato fosse definitivo.

Chi crede in una democrazia in cui possono scegliere solo gli elettori di sinistra, mentre gli altri sono tenuti fuori, è semplicemente fuori dalla democrazia.

Questa vergogna, che mi auguro sia stata una significativa spia per coloro che ancora non erano riusciti a vedere e a capire il gioco sporco di questi mesi finalizzato a impedire la governabilità del Paese, non potrà mai essere cancellata dalla mente degli autentici democratici.

Una delle riforme attese è quella che riguarda la magistratura e la giustizia.
C’è una parte della magistratura che è politicizzata. Ormai lo capiscono anche i bambini. Ma ai più ostinati a capire, necessita una prova?

La trovate sul quotidiano online Il legno storto. Pensate, Pier Camillo Davigo, che fu magistrato di punta nella stagione di Mani Pulite, non è uno qualunque, ma giudice di Cassazione. È arrivato ai vertici della magistratura. E non si risparmia di ironizzare e ridicolizzare Berlusconi, come ciascuno può ascoltare e vedere.

Della stessa pasta è la maggioranza dei componenti del Csm che aprono fascicoli su ogni parola che Berlusconi pronuncia contro certi magistrati. Non so se Berlusconi ne abbia detta qualcuna anche contro le parole usate da Pier Camillo Davigo, ma se non le ha ancora pronunciate, dovrebbe farlo. E parole pesanti, mi raccomando! Un giudice di Cassazione che va a presentare un libro di Marco Travaglio! Se non è politicizzazione questa, cos’altro lo deve essere? Una presa della Bastiglia con forche e bastoni impugnati da Anm?

Perché il Csm, invece che aprire fascicoli su Berlusconi, non ne apre uno su Pier Camillo Davigo? E perché non li apre sui magistrati politicizzati che intervengono ad ogni piè sospinto in politica?

C’è del marcio in Danimarca, come si legge nell’Amleto di Shakespeare, e per toglierlo, se non tutto, almeno una gran parte, il 28 e il 29 marzo si eviti di stare alla finestra.

Per queste regionali il voto, più che un diritto, è un dovere.


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Bart