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Dopo Schmidt, Ciampi

17 Giugno 2012

A Ciampi, nonostante che sia toscano come me, non va la mia simpatia da quando, anche lui, cominciò a mettere i bastoni tra le ruote al governo Berlusconi. Insomma, fu colpito pure lui dal famigerato antiberlusconismo che, gridato da tutta la sinistra, è il vero responsabile dell’ingovernabilità che ci ha condotti alla crisi attuale. Ieri   Monti alla Festa organizzata dal quotidiano la Repubblica  ha pronunciato una frase che andrebbe incorniciata e fatta passare alla storia, come quella delle convergenze parallele di Aldo Moro.

Ha detto: «L’Italia si è spostata dall’orlo del precipizio solo che il cratere si sta allargando e siamo di nuovo in una crisi ».

Caro Presidente, il cratere non si è allargato, è stato sempre così, perché la crisi italiana è strettamente collegata alla crisi della Ue. Quando governava Berlusconi, nessuno voleva ammetterlo, nemmeno lei. Ora con quell’immagine del cratere che si allarga, cerca di arrampicarsi sugli specchi. Come a dire: io ce l’avrei fatta a portare la nave fuori dalle secche, solo che le secche si sono estese.

Sta imparando a parlare il politichese, questa è la verità.
Quando Alfano le dice che per la crescita lei ha a disposizione un solo miliardo, e non gli 80 che va raccontando in   giro, lei si inventa un’altra frase in politichese. Questa: “Le stime quantitative hanno sempre un limite quando si parla di crescita, perché la crescita non è figlia dei soldi”. Che significa? Ci sono o non ci sono 80 miliardi per la crescita? Il Pdl in pratica dice che si tratta di una bufala.

Ancora lei: “Abbiamo avviato un’importante politica di dismissioni del patrimonio pubblico. Ci potreste chiedere perché non l’abbiamo fatto subito: sarebbe stato un messaggio sbagliato al mercato e alla comunità internazionale”. E chi lo dice che sarebbe stato un messaggio sbagliato? E se lo era allora, perché non lo è più oggi che il “cratere si sta allargando”?

Quella della dismissione di parte del nostro patrimonio pubblico era una decisione da prendere subito, al momento del suo insediamento. Il motivo? Che qualunque buon padre di famiglia, in analoghe circostanze (debiti sproporzionati alle entrate) avrebbe agito così. Al contrario di quanto ha fatto lei, che ha pensato bene (forse nemmeno rendendosene conto) di ingrassare ed invogliare la speculazione, togliendo denaro ai cittadini con una tassazione che non ha precedenti.

Dunque, la malattia sta nell’Europa. E lei, caro Presidente, in Europa non è capace di battere il pugno sul tavolo. Di fronte alla Merkel, o ad una qualunque autorità tedesca, lei si genuflette, si mette a tessere le lodi teutoniche, e non ha il coraggio di agire affinché sia presa l’unica soluzione che può fare dell’Europa una potenza tanto economica quanto politica.

Qualche giorno fa lo ha scritto l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt, rivolgendosi alla sua concittadina Merkel; ieri, sempre su “Il Sole 24 Ore”, lo ha scritto con un articolo esemplare l’ex capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi. Il suo articolo è intriso di quella passione ideale per l’unità europea che fu dei padri fondatori. Anche Ciampi, come Schmidt, invoca una sterzata della potente Germania in favore di quella solidarietà che può consentirci di superare l’attuale sfida distruttrice lanciata dai mercati e fare dell’Europa un continente inespugnabile e dominante.

Per questo articolo, ovviamente, non riabilito del tutto Carlo Azeglio Ciampi, anche perché considero che non poteva non sapere, come del resto Scalfaro, della famigerata trattativa in corso tra Stato e Mafia, ma Ciampi con questa sua presa di posizione, chiara, netta e solenne, ha scelto il momento giusto in cui unire la sua voce a quella di altri statisti che stanno battendosi per un’idea di Europa che la Germania della Merkel forse ha smarrito.


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Bart