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Dove sta andando Giuliano Ferrara?

13 Gennaio 2013

Di Mario Sechi sappiamo che è salito sul carro di Monti. Le avvisaglie si palpavano da settimane, ma si stentava a trarre le conclusioni. Possibile, ci si domandava, che un giornalista di vasta esperienza e attento osservatore della politica non si accorgesse dell’inceneritore che l’azione del governo Monti aveva costruito al solo scopo di gettarvi quanto ancora di produttivo e di buono restava nel nostro Paese? Così da rendere appetibile l’Italia agli investitori stranieri, che potranno acquistare a buon mercato il diritto di ricostruire, qui o altrove, con propri capitali e a loro esclusivo beneficio.

Eppure Mario Sechi non se n’è accorto, e nel momento in cui da tutto il mondo iniziavano a farsi avanti forti critiche all’azione del cosiddetto governo del presidente, Mario Sechi ha abbandonato tutta la sua storia di giornalista per salire sul carro che molto probabilmente gli aprirà le porte del castello dorato dove, lontana dal popolo, vive la sua vita grassa e spensierata quella che ormai è conosciuta come la casta, ossia la enorme e mostruosa sanguisuga che, per mantenere potere e privilegi, si alimenta con il sangue dei cittadini.

Da qualche mese anche Ferrara stava suonando il doppio con Sechi, e si pensava che un futuro simile a quello dell’ex direttore de Il Tempo lo stesse aspettando. Ma almeno fino ad oggi non si conoscono nuovi destini per colui che era considerato una volta uno dei falchi che ruotavano intorno a Berlusconi. La prima avvisaglia di un mutamento di orizzonte si ebbe al tempo della diaspora di Fini. Fu Giuliano Ferrara, infatti, che si spese affinché Berlusconi si riconciliasse con lui, mentre la strada maestra che si sarebbe dovuta seguire era quella di tornare alle urne, dove Berlusconi avrebbe fatto il pieno dei voti e Fini sarebbe stato cancellato dalla scena politica a causa del suo tradimento.

Se così avesse deciso Berlusconi, oggi Fini non starebbe lì a tentare di accaparrarsi un posto in parlamento, grazie alla compiacenza di Monti, ma sarebbe tornato a vita privata, liberando i cittadini dalla presenza di un politico che in tanti anni di vita parlamentare non è riuscito a combinare niente di buono, ma solo pasticci.

Ferrara in questi mesi è stato un sostenitore (accanito quasi quanto Eugenio Scalfari) di Napolitano e di Monti. Pure lui convinto che grazie al governo del presidente le condizioni dell’Italia sono migliorate e continuano a migliorare.  Pare addirittura che ce l’abbia con Berlusconi, di cui continua a dirsi amico (lo farà anche il 14 gennaio, qui), come del resto usa fare Gianni Letta, ma i comportamenti tanto dell’uno quanto dell’altro e i risultati indurrebbero a pensare a ben altra cosa.

Questa posizione di Ferrara, così sorprendente, pare più ispirata dall’esterno che genuina farina del suo sacco, quasi che il giornale, nella cui proprietà era e forse è ancora Veronica Lario, la ricchissima ex di Berlusconi munificata da una recente sentenza del tribunale, stesse ricercando un nuovo posizionamento nell’agone politico.

Una spia sensibile proviene dalle parole che Ferrara ha pronunciato a commento dell’intervento di Berlusconi a Servizio Pubblico tanto ieri mattina in tv quanto sul suo giornale (anche qui). Mentre quasi tutti i commentatori hanno riconosciuto la straordinaria performance dell’ex premier a danno di Santoro e di Travaglio, Ferrara se ne esce con un giudizio invece assai negativo, forse anche più duro del giudizio partigiano espresso da Francesco Merlo su Repubblica.
Infatti, subito dopo le lodi allo showman, arriva la carezza alla governance di Monti e la botta contro il Berlusconi politico che è stato, a suo dire, deludente.

A che pro questa precisazione che porta acqua al mulino degli antiberlusconiani, proprio ad un mese dalle elezioni, quando un Pdl che era ridotto agli stracci, sotto l’impegno battagliero del suo fondatore sta ritrovando l’unità e rimontando lo svantaggio nei confronti del centrosinistra, pronosticato sicuro vincente?
Mette le mani avanti, Ferrara? Vuole conquistarsi qualche merito, pure lui, nei confronti di coloro che molto probabilmente saranno i vincitori dello scontro elettorale con il Cavaliere?

Sono dubbi legittimi, allorquando in tv Ferrara si permette di insinuare che lo spread sceso a 260 punti è merito di Monti, a cui perciò si deve il risparmio di un sacco di miliardi di interessi.
Ormai nemmeno l’opposizione dice più queste fesserie, essendosi dimostrato che lo spread sale e scende non per i fatti di casa nostra (abbiamo una crisi di governo ed elezioni anticipate e lo spread dovrebbe essere salito alle stelle), ma per circostanze e concomitanze internazionali.

In questa mancanza di lucidità (sia essa vera o finta) Sechi e Ferrara stanno insieme come il gatto e la volpe.
Abbiamo capito Sechi, e non ci vorrà molto che scioglieremo anche gli enigmi che si addensano su Ferrara. Questione di tempo.


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Bart