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Dov’erano questi signori quando la gogna la subivano gli altri?

10 Settembre 2012

Il nome è italiano: Pier Giuseppe Monateri, ma si fregia di un titolo in inglese: President Italian Association of Comparative Low. Non lo conoscevo e sono andato a cercarlo in internet e leggo che è professore di diritto privato presso l’università di Torino. Dunque è un cittadino italiano che vive e insegna in Italia. Perché faccio questa precisazione? Perché stamani leggo un suo articolo su “Il Sole 24 Ore” in cui, a riguardo delle famigerate intercettazioni Mancino-Napolitano, invoca a tutela delle segretezza di esse il diritto alla privacy corredando il tutto con citazioni di norme a sostegno.

Confesso che è la prima volta che leggo Monateri e quindi non so se in altre occasioni analoghe sia mai intervenuto a sostegno di coloro che ingiustamente finivano sulla gogna mediatica, e dunque si sia speso con articoli in loro difesa.
Se sì, chiedo venia per questa mia breve replica. Se invece è no, allora gli chiedo perché solo ora, quando in mezzo c’è la figura del presidente Napolitano, sente il dovere di dire la sua.

I nomi di coloro che sono finiti sulla gogna mediatica sono numerosi, ma il più importante – ormai lo sanno tutti, anche a Torino suppongo – è quello di Silvio Berlusconi.
Solo pochissimi sono intervenuti a sanzionare l’illeicità di quelle pubblicazioni che lo frugavano perfino in camera da letto, o sulla terrazza a prendere il sole in compagnia di donne e amici.

Da quando è nato il caso Napolitano mi sento disgustato dall’odore nauseabondo dei tanti che fanno a gara per essere iscritti nella lunga (e, ahimè, pietosa) lista di coloro che lo hanno difeso e lo difendono da quello che qualche ipocrita ha definito il complotto per destabilizzare le Istituzioni.

Quanta ipocrisia! E tutta a danno della verità! Possibile che i difensori a tutta birra di Napolitano non si rendano conto che così facendo diventano complici del tentativo mostruoso di sottrarre alla Storia e a coloro che dovranno analizzare questo infame periodo, materiale che potrebbe rivelarsi importante ai fini della verità sulle stragi e sulla resa dello Stato alla mafia?

Le intercettazioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano, anche se contenessero quisquilie (ma sono sicuro che contengono ben altro) sono ormai indisponibili per tutte le parti in causa, giacché appartengono alla Storia d’Italia, e non più alla sola magistratura.

Da esse – faccio solo un esempio – potrebbe anche dedursi che l’attuale capo di Stato si sia mosso con l’intenzione di favorire (i sospetti su questo punto sono molto forti) un teste (poi finito tra gli indagati per aver mentito agli inquirenti) e quindi di sviare il regolare svolgimento del processo.
Probabilmente queste nefandezze non ci sono nei nastri secretati, ma se ci fossero?

Non hanno gli storici il diritto di conoscerle? Non hanno il diritto di scrivere sui libri di storia che la trattativa tra lo Stato e la mafia ebbe uno strascico istituzionale tra la fine del 2011 e la primavera del 2012 quando in una serie di intercettazioni di telefonate fatte dall’ex presidente del Senato Nicola Mancino, furono raccolti colloqui tra lo stesso e il segretario giuridico di Napolitano, Loris D’Ambrosio,  e poi tra lo stesso e Napolitano, nei quali si ravvisava un tentativo di interferire nel processo in corso a Palermo nel quale Mancino era coinvolto? E interferire come? Per esempio: invitando il procuratore nazionale dell’antimafia Pietro Grasso, attraverso il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani, ad avocare a sé l’indagine? E perché si chiedeva questa avocazione, quando già Napolitano era a conoscenza, per una delibera già assunta dal Csm di cui era presidente, che una decisione di coordinamento era già stata messa in atto?

Perché – un altro esempio – Loris D’Ambrosio – in uno dei suoi colloqui con Mancino – gli aveva rivelato che Napolitano suggeriva che si mettesse d’accordo con Claudio Martelli per concordare una testimonianza meno dissonante tra i due?
Gli storici potrebbero dare risposte a tutte queste domande, senza sperticarsi in illazioni basate sulla sola fantasia, solo che oggi si conservassero, proprio per servire la verità, i nastri delle conversazioni tanto di D’Ambrosio quanto di Napolitano con Mancino.

Che vorremmo fare, invece? Complicare il lavoro degli storici? Sottrarre loro del materiale utile alla ricostruzione di uno dei periodi più bui della nostra democrazia? Non vi pare questo un reato, anche se forse non è previsto dai codici? Non è un gesto barbarico, non è sottrazione di prove alla storia del nostro Paese?

Coloro che ne fossero responsabili potrebbero davvero farla franca o non meriterebbero il pubblico risentimento e la pubblica accusa?
Riflettiamo prima di dare ragione ad occhi chiusi a Napolitano. In ballo ci sono cose più grandi di noi, se è vero che la Storia è maestra.

L’ho già scritto. Napolitano sta sbagliando. Farebbe bene a parlare. Il suo silenzio sta ormai diventando un boomerang contro di lui, ma soprattutto contro l’Istituzione che rappresenta. Toccherebbe in primis a lui difenderla. Se non lo fa, tocca farlo a noi cittadini, giacché gli uomini passano ma le Istituzioni restano.
I cittadini devono essere liberati subito dal sospetto che la trattativa infame tra Stato e mafia sia riuscita ad allungare le mani sulla Istituzione più alta della Repubblica ancora oggi.

P. S.  Si domandino i lettori perché oggi i grandi giornali tacciono o minimizzano sulla Festa de “il Fatto Quotidiano”, in cui sono state levate accuse precise da Travaglio e Padellaro sui silenzi del Colle.  Un esempio qui. Qui il video della terza giornata della Festa de “il Fatto Quotidiano”, del 9 settembre 2012.L’intervento ineccepibile di Travaglio è a 1h e 15m. Anche su Youtube, qui E qui Marco Travaglio canta con Franco Battiato.


Qui la testimonianza di Giuliano Amato davanti alla Commissione antimafia. E qui quella di Claudio Martelli, che dice che Amato mente.


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2 Comments

  1. Commento by Franco Cattaneo — 10 Settembre 2012 @ 16:09

    Egr. dr. Di Monaco,

    Le segnalo una pubblicazione accademica che documenta il clima in cui si viveva all’Università di Napoli nel secondo dopoguerra:

    http://193.205.101.169/magazine/Katyn/Katynridotto.pdf

    Cordialità,

    Franco Cattaneo
     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Settembre 2012 @ 23:53

    La leggerò, grazie.

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