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Due articoli

5 Aprile 2012

Monti perde gli sponsor. E sul lavoro si cala le braghe
di Maurizio Belpietro
(da ‚ÄúLibero‚ÄĚ, 5 aprile 2012)

La luna di miele, anzi di melassa, √® fi ¬≠nita. Dopo quattro mesi di elogi a tut ¬≠ta pagina, la stampa specializzata √® tornata a far di conto, scoprendo che quelli di Monti non tornano. Cos√¨, all’unisono il Financial Times e il Wall Street Journal, le fonti cui si abbeverano investitori e ban ¬≠chieri di tutto il mondo, hanno espresso dubbi sull’efficacia dell’azione messa a punto dal bocconiano. Gli argomenti sono pi√Ļ o meno quelli che Libero va ripetendo da diverse settimane: senza un piano per la crescita la cura imposta dal governo dei tecnici rischia di ag ¬≠gravare la malattia dell’Italia. In as ¬≠senza di tagli per recuperare risorse che rifacciano partire l’economia, l’aumento delle tasse finir√† per stran ¬≠golare ancor di pi√Ļ i consumi e, di conseguenza, il prodotto interno lor ¬≠do con l’inevitabile calo delle entrate.

Niente di nuovo, insomma. Solo che ora a dirlo non siamo solo noi, nei confronti dei quali l’esecutivo fa spal ¬≠lucce, ma anche i quotidiani che prima incensavano il professore. La stampa di settore adesso √® preoccupata che l’au ¬≠sterity impostaci da Palazzo Chigi, dietro insistenza del duo Merkel-Sarkozy, ci faccia fare la fine della Grecia. I segnali del resto non sono incoraggianti. Stan ¬≠dard and Poor’s, la solita agenzia specializzata in previsioni eco ¬≠nomiche, stima che l’anno pros ¬≠simo molti Paesi dell’Europa tor ¬≠neranno a crescere, ma tra questi purtroppo non include il nostro. Nel frattempo lo spread, quello che aveva recentemente indotto Mario Monti a invitare gli investi ¬≠tori asiatici a rilassarsi perch√© in Italia le cose andavano a gonfie vele, √® tornato a salire. Non siamo ancora ai livelli dello scorso anno, ma l’indice non scende sotto i 350 punti e non si tratta di un buon segno.

Come se non bastasse, mentre traballa uno dei successi pi√Ļ pro ¬≠pagandati dall’ufficio stampa governativo, cio√® la discesa dei punti nei confronti del bund te ¬≠desco, ecco vacillare un’altra del ¬≠le riforme che il presidente del Consiglio ha annunciato con una certa fierezza in Oriente. La legge per cambiare il lavoro a forza di ritocchini si √® infatti trasformata in un mostro e adesso tutti la ri ¬≠pudiano. Non la vuole il sindaca ¬≠to, cui piacerebbe conservare quella esistente, ma neanche le associazioni degli imprenditori, dei banchieri e perfino delle coo ¬≠perative. Dopo l’ultimo vertice segreto tra il premierei leader dei partiti che lo sostengono, in cui si √® deciso di rimettere nelle mani del giudice i reintegri per licen ¬≠ziamento con motivi economici, le organizzazioni di categoria hanno invitato Monti a buttare nel cestino le nuove norme. Me ¬≠glio lasciar le cose come stanno piuttosto di partorire una specie di Frankenstein che non piace a nessuno. Con le modifiche intro ¬≠dotte nella notte, invece di sem ¬≠plificare la vita alle imprese, si ri ¬≠schia infatti di complicargliela. Per ogni lavoratore allontanato si finirebbe inevitabilmente di fronte ai giudici, i quali si sa, oltre a essere poco propensi a dar ra ¬≠gione alle aziende, per pronun ¬≠ciarsi usano tempi biblici. Altro che maggior flessibilit√†, come anche ieri chiedeva il governato ¬≠re della Banca centrale europea Mario Draghi: qui si va verso una maggior rigidit√†.

Dunque, a quattro mesi dal suo insediamento, il bilancio del governo di sapientoni √® piuttosto scarso. Le liberalizzazioni sono poca cosa, non certo quella rifor ¬≠ma epocale che era stata annun ¬≠ciata: alla fine ci si √® limitati ai farmacisti, salvando le banche. La riforma delle pensioni, che sem ¬≠brava ben impostata, in realt√† √® stata scritta senza tener conto delle 350 mila persone che avreb ¬≠bero dovuto lasciare il lavoro per effetto di accordi gi√† presi. Risul ¬≠tato: adesso questi non hanno n√© posto n√© pensione e nessuno sa come potranno tirare a campare nei prossimi anni. Le semplifica ¬≠zioni, invece di disboscare il gro ¬≠viglio di leggi che strangola le im ¬≠prese, hanno lasciato pratica ¬≠mente tutto come prima, ag ¬≠giungendo anzi qualche cappio in pi√Ļ, come per esempio il ritor ¬≠no al vecchio registro clienti. Neanche le tasse sembrano esse ¬≠re riuscite alla perfezione, tanto che in tutta fretta il governo ha dovuto disporre il pagamento del 50 per cento dell’Imu sull’ali ¬≠quota minima, perch√© quella massima non era ancora stata fissata. Per concludere l’opera, ora si prepara il naufragio della riforma del mercato del lavoro: dopo aver mostrato i muscoli, Monti ha piegato la testa. bifron ¬≠te a Bersani.

Insomma, pi√Ļ che il governo dei tecnici questo sembra il go ¬≠verno dei pasticcioni. Il guaio √® che negli ultimi giorni se ne sono accorti anche all’estero. Chiss√† dunque cosa risponderebbero ora i giornalisti di Time, che al nostro premier dedicarono una co ¬≠pertina dal titolo: ¬ęPu√≤ questo uomo salvare l’Europa? ¬Ľ. Da sal ¬≠vatore a oppressore il passo pu√≤ essere breve.


Guardandosi allo specchio
di Ferruccio De Bortoli
(dal “Corriere della Sera”, 5 aprile 2012)

L’antipolitica √® una pratica deteriore che mina le fondamenta delle istituzioni. L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti √® terreno fertile per svolte autoritarie. Le inchieste di Rizzo e Stella, pubblicate dal Corriere , sui costi (scandalosi) della politica sono state lette da pi√Ļ parti con fastidio e disprezzo. Eppure non erano e non sono animate da un pernicioso qualunquismo, ma da una seria preoccupazione per l’immagine pubblica degli organi dello Stato e per la dignit√† dei rappresentanti della volont√† popolare.

Il bene costituzionale della cittadinanza si riflette nell’orgoglio per i simboli repubblicani, nella rispettabilit√† degli organi elettivi, nel prestigio delle istituzioni e nella seriet√† e dirittura personale di coloro che temporaneamente ne reggono le sorti. Una buona legge sui partiti avrebbe fatto scoprire prima, o addirittura evitato, sia il caso Belsito, ex sottosegretario leghista alla Semplificazione ( sic ), sia l’ affaire del senatore Lusi, ex della Margherita, che dimostra come i partiti, a differenza dei cittadini, incassino anche da morti. Se i parlamentari avessero affrontato con maggiore seriet√†, e non con sacrifici episodici, il tema dei loro emolumenti e del costo complessivo di funzionamento delle istituzioni, la loro popolarit√† non avrebbe raggiunto livelli cos√¨ bassi. Se il referendum del 1993, che vietava il finanziamento dei partiti, non fosse stato aggirato con una legge truffa sui rimborsi elettorali, il discredito non sarebbe stato cos√¨ devastante.

Difficile dimostrare a famiglie alle prese con tasse crescenti e salari magri che sia vitale per la democrazia una leggina del 2006 che, oltre a consentire l’anonimato dei contributi ai partiti sotto i 50 mila euro, non ha risolto il problema dei controlli sui rendiconti delle spese. I cittadini tirano la cinghia, soffrono, ma il finanziamento pubblico ai partiti in dieci anni √® lievitato del 1.110 per cento. Se tutte le voci di spesa pubblica avessero seguito la stessa dinamica saremmo gi√† in bancarotta. I rimborsi sono dieci volte pi√Ļ alti delle spese, ma nessuno si √® mai sentito in dovere di restituire ai cittadini quanto incassato in pi√Ļ grazie a una legge troppo generosa. Sarebbe stata una forma di immediato rispetto per i molti che vengono pagati in ritardo, o non pagati affatto, per i tanti che si vedono ritirare i fidi dalle banche e non hanno la fortuna di ottenere rimborsi superiori alle loro spese. Nella vita reale, fuori dal Palazzo, se qualcuno incassa di pi√Ļ di quanto gli spetta, generalmente restituisce. Ha promesso di farlo Rutelli, ma solo dopo l’esplosione del caso Lusi. Non prima.

A parole tutti vogliono cambiare la legge sui rimborsi elettorali. Sono una quarantina le proposte di riforma. Nessuna delle quali √® all’ordine del giorno dei due rami del Parlamento. Non √® un caso che ieri Enrico Giovannini, capo dell’Istat, si sia dimesso dall’incarico di presidente della commissione incaricata di studiare come ridurre i costi della politica e allinearli alla media europea. Regole scritte male, missione impossibile. Il capo dello Stato √® intervenuto, ancora una volta e autorevolmente, per sollecitare decisioni immediate. Forse sarebbe opportuno che i presidenti del Senato e della Camera chiedessero al governo di concordare un decreto legge da approvare in fretta. Per dimostrare che i partiti sanno guardarsi allo specchio. Conservano il senso della responsabilit√† nazionale e sapranno contrastare al meglio la deriva dell’antipolitica che si nutre di scandali e di microinteressi. E che conosce un solo antidoto: il buon esempio.



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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart