Due note su Carlomagno

di Bartolomeo Di Monaco

Le traggo da “La Storia d’Italia” di Montanelli e Gervaso.

“Ma da giovane – racconta Eginardo, suo biografo ufficiale – era un bel ragazzo, bruno, robusto, e di statura superiore alla media. I suoi unici difetti erano la voce un po’ stridula, il collo taurino e una certa tendenza alla pinguedine, che propiziava anche un appetito gagliardo, ma scevro di ghiottoneria. Carlo mangiava sodo, ma semplice. Come carne, preferiva quella di porco; ma i suoi gusti erano piuttosto vegetariani. I suoi pasti consistevano soprattutto di aglio, cipolla, cavoli e fave. Questi piatti contadini però se li faceva servire, al tocco e al vespro, da Duchi e Conti in funzione di camerieri, e su piatti d’argento. Non per amore di etichetta, di cui anzi era impaziente; ma per ribadire, anche a tavola, che il padrone era lui.”.

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“La salma fu lavata, vestita e trasportata nella basilica d’Aquisgrana, dove lo stesso giorno fu tumulata in un antico sarcofago, sul quale il figlio Luigi fece scolpire questo epitaffio: ‘Sotto questa edicola riposa il corpo di Carlo, grande e ortodosso Imperatore che estese nobilmente il regno dei Franchi e governò con fortuna per 47 anni. Morì a 72 anni, l’anno del Signore 814, cinque giorni prima delle calende di febbraio’”.

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