di Bartolomeo Di Monaco
Da qualche tempo i miei pochi lettori di Facebook avranno notato la mia attenzione per gli articoli che sul suo quotidiano on line In Lucca Veritas pubblica Aldo Grandi, il suo direttore (ir)responsabile. C’è più di una ragione. In primo luogo perché le mie idee divenute nel tempo di centrodestra (forse a partire dal mio lungo romanzo “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”) a causa soprattutto delle incoerenze, delle contraddizioni, delle ipocrisie, delle intolleranze, dei due pesi e delle due misure, nonché delle violenze non solo verbali in cui la sinistra è caduta dal dopo Berlinguer in poi (oggi abbiamo raggiunto il livello massimo) sono molto vicine alle sue; in secondo luogo perché tra gli articoli che ogni mattina leggo sui quotidiani on line sono pochi quelli che sanno farsi leggere e Aldo Grandi sa attrarre il lettore grazie ad uno stile diretto e sanguigno, privo di qualsiasi accomodamento linguistico, in cui le parole sanno graffiare e anche accarezzare come fossero vive.
Posso dire (vantandomi della mia lunga esperienza con testi letterari) che per trovare uno stile esplicito e grintoso come il suo bisogna risalire a Maestri del giornalismo italiano come Indro Montanelli e Vittorio Feltri.
Oggi scrive un articolo che fa il paio con un suo precedente in cui dichiarava il grande amore che nutre per la città di Lucca. Si legge: “Camminare la notte per Lucca è come farsi cullare da una Storia che se ne frega delle miserie degli uomini, del loro affannarsi, del loro correre in su e giù come criceti impazziti.”.
È la notte che io ho immaginato nella mia leggenda su Lucida Mansi ): “Sprofondarono i suoi sentimenti in quello sguardo tanto dolce e riconobbe la donna della leggenda, inghiottita dalla terra, non del demonio ma della sua città prigioniera, regina, custode.
Stava seduta accanto a lui come se fossero stati cancellati i secoli che li dividevano: neri i capelli, gli occhi grandi, smaniosi; il corpo stracolmo di giovinezza.
Lo condusse con sé per la città. Gli parlò dei segreti che conosceva, di ciò che lei sola riusciva a vedere nelle sue passeggiate notturne, degli angoli della città carichi di storia.
Via Fillungo si apriva davanti a loro, poco illuminata, stretta e dritta; i palazzi vicini, quasi congiunti i tetti. Appena si intravedeva il cielo stellato.
«Adorata mia città!» ripeteva, e la sua bocca si apriva a respirarne l’aria, si gonfiava il petto di piacere.
La donna si era fatta dolcissima.
Quanto e quale orgoglio provava Mattia a starle accanto, misurare la sua Lucca, percepirne i segreti attraverso quella donna! Era tale la tenerezza che ne sprigionava che anche Mattia si struggeva al pensiero che tutto quell’affetto, tutta quella bellezza sfuggissero all’attenzione degli uomini; che nessuno sapesse delle innumerevoli notti d’amore trascorse tra Lucida e la sua città.”.