Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Due ostacoli per un’ambizione

8 Ottobre 2013

di Angelo Panebianco
(dal “Corriere della Sera”, 8 ottobre 2013)

Forse la domanda che oggi bisogna porsi per ragionare sul futuro della politica italiana è la seguente: quanto grande è l’ambizione di Angelino Alfano e del suo gruppo? Hanno davvero la volontà di guidare il centrodestra nel suo insieme nella fase post berlusconiana? Oppure hanno ambizioni molto più modeste: dare vita a una formazione neo-centrista – separando il proprio destino dai «lealisti » (come hanno scelto di chiamarsi coloro che non hanno condiviso lo strappo di Alfano)? Insomma, saranno i leader che rivitalizzeranno un centrodestra alternativo alla sinistra oppure, come li definisce perfidamente Giuliano Ferrara, sono solo un pugno di «ministeriali » interessati a tenere in piedi il governo, qualunque cosa esso faccia, con l’obiettivo di creare un partitino neo-democristiano per forza di cose obbligato a cercare punti di incontro con la sinistra?

Per capire, al di là delle dichiarazioni di facciata, quale sarà la strada che Alfano, Lupi, Quagliariello e gli altri imboccheranno, bisognerà osservarli in azione su certi temi. Ad esempio, ammorbidiranno la battaglia per la riduzione delle tasse? Come ha sostenuto Raffaele Fitto, i lealisti berlusconiani intendono condurre la lotta dentro il partito contro Alfano e i suoi, accusandoli di cedimento e subalternità alla sinistra. Se Alfano darà l’impressione che l’accusa sia fondata, le sue chance di guidare il centrodestra tutto in competizione con la sinistra si ridurranno drasticamente. Per un leader di destra la benevolenza o gli applausi della sinistra sono come il bacio della morte. Come testimonia la parabola di Gianfranco Fini. La dura replica di Alfano al premier Letta mostra che egli ne ha consapevolezza.

Un altro aspetto che bisognerà considerare riguarderà le scelte del gruppo Alfano in materia di riforma elettorale. Se l’ambizione del gruppo è limitata, esso finirà per lavorare sotto traccia (senza dichiararlo) per il ritorno della proporzionale. Perché la proporzionale è il sistema elettorale più adatto per favorire la formazione di un partito neo-centrista distinto da, e contrapposto a, i berlusconiani. Si consideri, per di più, che la proporzionale può fare gioco a molti: per esempio, a sinistra, favorirebbe il drastico ridimensionamento delle ambizioni di Matteo Renzi (con la proporzionale è più facile separare i ruoli di segretario e di premier).

Le mosse del gruppo Alfano sulla legge elettorale ne chiariranno la vera ambizione. Perché se il gruppo punterà su una riforma maggioritaria ciò significherà che l’ambizione è davvero grande: Alfano e i suoi dovranno giocarsi la partita del potere dentro il Pdl, e né loro né i lealisti avranno la tentazione di fare una scissione. Le scissioni pagano in regime di proporzionale, non di maggioritario. D’altra parte, in tutti i grandi partiti europei, di destra e di sinistra, coesistono correnti più centriste, pragmatiche, e correnti più estremiste o intransigenti. Perché il Pdl dovrebbe fare eccezione?
Fino a poco tempo fa Alfano era il delfino, era stato designato dal capo. Ciò non gli dava grandi chance elettorali. Ma adesso si è conquistato sul campo i galloni da leader mettendo in minoranza il capo. Il quale ultimo, peraltro, essendo un realista, difficilmente avrà voglia di rompere definitivamente con lui. Se non commetterà troppi errori, Alfano avrà la possibilità di giocarsi la futura partita elettorale con qualche possibilità di vittoria. Persino contro un Matteo Renzi. Ma, appunto, è una questione di ambizioni.


Fitto, Gelmini, Carfagna, Rotondi, tutti i “no” ad Alfano per la poltrona di Brunetta
di Redazione
(da “Libero”, 8 ottobre 2013)

L’operazione era partita col vento in poppa. Angelino Alfano dopo il voto di fiducia a Letta sembra aver avuto una battuta d’arresto. Il “parricidio” è impensabile e Angelino, sondaggi alla mano, sa bene che deve restare sulla barca del Pdl e del Cav. Il rischio di naufragare come il centrino di Monti è altissimo. Così il segretario del Pdl riparte quasi da zero e prepara una manovra più ragionata che prevede un’apertura di un tavolo di discussione dentro il partito. Da un lato ci sono i soliti falchi. In mezzo ci sono i lealisti guidati da Raffaele Fitto e poi gli “alfaniani”.

Fitto al posto di Brunetta – L’obiettivo del segretario è quello di spegnere i malumori e portare almeno i lealisti dalla sua parte. Come fare? Bisogna offrire qualche posto di potere a chi non ti segue “senza se e senza ma”. Alfano dunque avrebbe offerto a Fitto la poltrona di capogruppo alla Camera per sostituire Renato Brunetta. L’ex ministro ha però risposto picche. “Raffaele il posto di capogruppo è tuo”, avrebbe detto Angelino. Ma Fitto ha risposto “no, grazie”. Il problema dunque non è di poltrone, ma politico.

Il “no” della Gelmini – Questo Alfano non l’aveva considerato. Incassato il “no” di Fitto, Alfano ha bussato alla porta della Gelmini con la stessa proposta: il posto di capogruppo alla Camera. L’ex ministro dell’istruzione ha risposto allo stesso modo: “Agelino, ti dico di no sia per motivi di lealtà nei rapporti col mio capogruppo sia per una questione politica generale. Non sono le poltrone quello che cerchiamo”. Così Alfano scopre dopo sette giorni che i malumori azzurri sono ben più strutturati. E non tutti, dato da non sottovalutare, sono pronti a seguire il segretario ad occhi chiusi. La richiesta politica è una sola: facciamo il congresso. Teso, preoccupato, “Angelino” ha toccato con mano che non controlla più buona parte del Pdl.

“Vogliamo il congresso” – Con Fitto sono scesi in campo tutti i ministri del governo Berlusconi. Una raffica impressionante. Al grido di “congresso subito”. Matteoli, Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo, Rotondi, Bernini, Romano, Nitto Palma: i ministri del governo Berlusconi vogliono la conta, in un congresso straordinario. Con Alfano ci sono i ministri pidiellini del governo Letta. In tutte queste beghe c’è di mezzo il Cav. Silvio si muove con prudenza per tenere unito il partito. Ma la sua non è un’impresa semplice. “Berlusconi – dice un alfaniano all’Huffingtonpost– nei faccia a faccia non impone nulla, fa una mozione degli affetti e dà ragione a tutti, ma non si impone perché si tiene aperta la possibilità di usare sia gli uni che gli altri, sia i falchi sia le colombe”. Ora dunque il Pdl è a un bivio. Da un lato il congresso, dall’altro lo strappo degli alfaniani che chiedono a gran voce ad Angelino la scissione. Lui tentenna. In gioco c’è il suo futuro. E quello del Pdl. E lui l’ha già detto mille volte “non vuole fare la fine di Fini”. E col mercato delle poltrone non si va da nessuna parte. Angelino deve fare politica. Dentro il partito.


Riecco l’Imu, una grana per Alfano
di Sarina Biraghi
(da “Il Tempo”, 8 ottobre 2013)

La sinistra ci riprova. Ed è subito scontro con il Pdl. Il Pd non vuole abolire l’Imu sulla prima casa per i ricchi. E oggi l’emendamento al decreto che propone di esentare dalla prima rata dell’imposta solo le case con una rendita catastale inferiore a 750 euro dapprima dichiarato inammissibile “per estraneità di materia” dalle commissioni Bilancio e Finanze alla Camera, è stato poi riammesso. La proposta di modifica al decreto è stata infatti riammessa dai presidenti delle due commissioni, Francesco Boccia (Pd) e Daniele Capezzone (Pdl), dopo che il Pd ha eliminato la parte in cui chiedeva che le entrate derivanti dal ritorno della prima rata (circa 1,2 miliardi di euro) per una parte della popolazione servissero a riportare l’Iva al 21% dal primo novembre al 31 dicembre 2013. Domani le commissioni Finanze e Bilancio della Camera cominceranno ad esaminare i 500 emendamenti al decreto Imu-Cig e votare 145 proposte di modifica tra cui quella di Scelta Civica che esenta dal pagamento dell’Imu il 70% dei proprietari di immobili e che prevede sconti da 200 a 300 euro per il restante 30%, grazie alla rimodulazione delle detrazioni. E’ chiaro che ancora una volta sull’Imu si concentra lo scontro politico tra gli alleati delle larghe intese e, dopo che la tassa sulla casa è stato il cavallo di battaglia del Pdl, oggi sarà proprio Alfano a dover puntare i piedi. Stupisce intanto che a firmare l’emendamento insieme a Boccia sia Capezzone, un falco del Pdl che non ignora di mettere così in difficoltà Alfano. Il vice premier, del resto, non può rinnegare la linea programmatica sulle tasse impostata dal suo partito e base dell’accordo di governo né tantomeno rendersi subalterno alla sinistra accettando che passi l’emendamento. Le modalità dell’abolizione dell’Imu possono essere discusse, secondo il Pdl, ma non può essere rirpistinata la tassa. Ancora una volta, le larghe intese sono a rischio naufragio…


di Arturo Diaconale
(da “L’Opinione”, 8 ottobre 2013)

Cara Beatrice,

in nome di una stima e una amicizia che risalgono ai tempi in cui hai incominciato a distinguerti per capacità e attivismo nella Forza Italia di Roma, mi permetto di chiederti di riflettere attentamente sulle tue più recenti affermazioni. Non su quella che ti è stata strumentalmente attribuita secondo cui Berlusconi ha tentato di far cadere il governo e non ci è riuscito perché battuto. Solo qualche mestatore può pensare che tu possa aver mai detto una frase del genere. Non fosse altro perché denoterebbe una insipienza politica che tu non hai.

Mi riferisco alla tua netta opposizione alla richiesta di un congresso del Pdl motivata dalla necessità di garantire la stabilità di governo fino al 2015 evitando che il partito entri in uno stato di fibrillazione costante destinata a far saltare il difficile equilibrio raggiunto nei giorni scorsi. Se tu non facessi parte dell’esecutivo guidato da Enrico Letta il “no” alla richiesta di una verifica congressuale sarebbe assolutamente normale. Ma tu sei ministro della Sanità di una compagine governativa che, a detta del Presidente del Consiglio, non si regge più sul vecchio equilibrio delle larghe intese stabilito quando il leader del Pdl era Silvio Berlusconi, ma si fonda su un nuovo rapporto politico stabilito dal vicepremier e segretario del Pdl, Angelino Alfano, dopo aver sconfitto il tentativo di Berlusconi di aprire la crisi.

Di fatto, quindi, a detta non di un osservatore qualunque ma dello stesso Presidente del Consiglio, la tua presenza nel governo non è più in rappresentanza di Berlusconi, che avrebbe perso la partita interna del Pdl, ma di Alfano che l’avrebbe vinta. Logica vorrebbe che, essendo cambiata la natura politica del governo, un Pdl impegnato nella ricostruzione della propria unità interna, discutesse dell’argomento insieme con la propria base elettorale. Tanto più che il titolo di legittimazione del segretario e vicepresidente del Consiglio, dei componenti della delegazione ministeriale e, in generale, di tutti i massimi dirigenti del partito, non è il frutto di una qualche investitura dal basso ma solo della designazione dall’alto di Silvio Berlusconi.

Ma se, come dice Enrico Letta, questa legittimazione è saltata, a che titolo il segretario e vicepremier continua a svolgere le sue funzioni, i ministri le loro e i dirigenti rappresentativi solo di se stessi a contendersi un patrimonio di idee e di valori che in parte è del leader storico ma in gran parte del popolo del centrodestra? Si dirà che l’esigenza di stabilità deve necessariamente prevalere su queste considerazioni. Anche su quella che ad azzerare le cariche del Pdl ci ha già pensato Enrico Letta prima di quanti chiedono il congresso. Ma tra qualche mese ci sarà un turno importante di elezioni amministrative e, subito dopo, la celebrazione di elezioni europee destinata a diventare un test di fondamentale importanza non tanto per la tenuta del governo quanto per la sorte del centrodestra.

Le elezioni, in sostanza, diventeranno un congresso di fatto. A cui, cara Beatrice, arriverete tutti, colombe e falchi, governativi e lealisti, totalmente delegittimati agli occhi di quel popolo di moderati di cui ostinatamente non si vuole ascoltare la voce. Certo, rimettersi in gioco rinunciando alla designazione dall’alto di Berlusconi e cercando l’investitura dal basso dei cittadini non è un’impresa facile. Ma è il metodo democratico. Che, presto o tardi, impone la sua regola. Non sarebbe il caso, prima che questa regola diventi devastante, che la nomenklatura dei miracolati trovasse il modo, con le primarie, con un congresso, con un’assemblea nazionale, con una effettiva apertura alla società civile, di ascoltare le voci di chi ha permesso con il proprio consenso che i miracoli avvenissero? Con la stima e l’amicizia di sempre.


Letta, Epifani e il governo monocolore
di Arturo Diaconale
(da “L’Opinione”, 8 ottobre 2013)

La convinzione di Enrico Letta è di aver superato la fase del governo di larghe intese caratterizzato dalla necessità di trovare un compromesso continuo tra i due partiti maggiori. E di essere invece finalmente arrivato a guidare un governo molto simile a quelli centristi della Prima Repubblica in cui il partito maggiore (allora la Dc oggi il Pd) svolgeva la parte del sole ed ai partiti minori ( allora il Pri, il Pli ed il Psdi ed oggi Scelta Civica e la parte del Pdl fedele ad Angelino Alfano ) toccava la parte dei satelliti. Quella di Letta non è una convinzione isolata.

Il segretario del Pd Guglielmo Epifani la condivide a tal punto che non ha esitato un solo istante ad intimare alla componente governativa del Pdl di affrettarsi a rompere con il resto del partito formando al più presto gruppi autonomi alla Camera ed al Senato. Di fronte a questa convinzione, che non è solo frutto di tracotanza ma anche di sincera convinzione di aver vinto la partita della vita contro l’aborrito berlusconismo, tutti hanno rivolto l’attenzione sulla reazione di Angelino Alfano, dei suoi sostenitori e del resto del Pdl rilevando che la posizione di Letta ed Epifani può servire al vice presidente del consiglio per consolidarsi alla guida del Pdl.

Il ché può essere sicuramente vero a patto che il Pd si convinca che il governo continua ad essere di larghe intese e che il Pdl non si è trasformato in un satellite destinato a ruotare senza pretese attorno all’astro Pd. Ma è possibile che i dirigenti del Partito Democratico accettino di restare nella logica delle grandi intese dopo che ai loro occhi Berlusconi è stato liquidato, il berlusconismo è morto ed il governo può finalmente comportarsi come se fosse un monocolore a guida Pd? Il futuro del governo si gioca sulla risposta a questo interrogativo.

Perché il popolo della sinistra, convinto dai suoi dirigenti di aver ottenuto la vittoria storica che attendeva da vent’anni, pretende ora che il successo epocale abbia le sue normali conseguenze con l’attuazione di una politica di sinistra senza compromessi di sorta con il centro destra diviso ed umiliato. Non a caso nel Pd si torna a parlare della necessità di rimodulare l’Imu facendola pagare ai ricchi per finanziare la riduzione del cuneo fiscale, si chiede con il Ministro Kyenge l’abolizione della Bossi-Fini ed in generale, si pretende quella ridistribuzione del reddito chiesta a gran voce dalla segretaria della Cgil Susanna Camusso che da sempre è il segno inequivocabile di una politica di sinistra.

E’ in grado Enrico Letta di trovare un punto di equilibrio tra la spinta a sinistra di un Pd convinto di essere diventato la forma egemone del governo e la necessità di non umiliare fino al punto di rottura il suo vicepresidente del Consiglio? Nessuno, a questo proposito, mette in dubbio l’abilità tutta democristiana di Letta di trovare compromessi. Ma questa abilità si scontra con l’imminenza del congresso del Pd. E con la scontata considerazione che il tema della svolta a sinistra del governo diventerà la questione dominante delle assise nazionali del Partito Democratico. L’ipotesi di elezioni anticipate in primavera, dunque, non è affatto tramontata!


Vediamo che cos’è il bosone di Higgs (e qui), la cui scoperta ha meritato l’assegnazione del premio Nobel al suo teorizzatore, lo scozzese Peter Higgs, 84 anni, e il belga Francois Englert, 81 anni (il terzo, Robert Brout, è scomparso nel 2011).


Letto 1655 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart