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È il tempo dei falchi

17 Giugno 2010

Ci sono momenti in cui le mediazioni sono il sale della democrazia, e momenti in cui sono il virus che la manda in cancrena.

Oggi le mediazioni che si susseguono, senza mai arrivare alla fine, tra il governo Berlusconi, i finiani e l’opposizione sono il virus che sta mandando a gambe all’aria la governabilità del Paese, ossia il suo bene più prezioso.

Contrariamente a quanto pensa Bersani che vuole difendere a tutti i costi questa Costituzione, Berlusconi e la sua maggioranza si sono proposti di modificarla per renderla adeguata ai nostri tempi e alle altre democrazie occidentali. È una scelta giusta, da condividere da chiunque voglia bene all’Italia.

Ora una scelta di questo tipo, per un Paese ingabbiato come il nostro, rappresenta una vera e propria rivoluzione copernicana. Ci volle molto tempo per sconfiggere i ciechi e stolti tolemaici. Oggi di tempo ce n’è poco, e bisogna procedere in fretta. Pensate solo alla necessità di mettere argine ad una giustizia che si è messa a fare politica militante senza passare dal consenso degli elettori. Ad una magistratura che non riesce ad amministrare la giustizia in tempi ragionevoli, ciò che impedisce ai capitali stranieri di venire ad investire in Italia, con danno quindi economico notevole. Si pensi all’eccessivo numero dei parlamentari e degli incarichi politici che ci costano un patrimonio e spesso sono duplicazioni inutili.   Alle leggi che debbono fare un doppio e lungo percorso prima di diventare tali. Con ritardo quindi nella esplicazione della loro utilità. Si pensi al governo che è chiuso in una morsa di lacci e lacciuoli.

Per rimuovere tutta questa massa di vecchie cariatidi, non ci servono più, ormai, estenuanti mediazioni.

Gli schieramenti politici hanno fatto intendere più che a sufficienza le loro intenzioni. Il Pd e l’Idv non vogliono modificare lo stato delle cose. Il dialogo con essi si è rivelato una perdita di tempo. Insistere ancora nel cercare una mediazione è danneggiare il Paese e deludere le attese di quella maggioranza di elettori che hanno votato il governo proprio per modernizzare lo Stato.

Da ciò la necessità che si mettano da parte gli uomini della mediazione, ormai diventati una specie di perdigiorno, ed entrino in campo i falchi, gli uomini contrari, cioè, ai temporeggiamenti e alle mezze misure.

Dal mio punto di vista, occorre dare la prova che la modernizzazione dello Stato è ancora l’obiettivo primario di questo governo, e per farlo si deve uscire dalle sabbie mobile e affrontare lo scontro con il mostro dagli aculei paralizzanti. Convivere con esso non è possibile.

I cittadini devono poter assistere allo scontro, dopo che hanno veduto che il confronto non è più possibile. Lo scontro metterà in luce i favorevoli e i contrari alla modernizzazione del Paese. Separerà in modo evidente i parassiti della prima Repubblica e gli innovatori.

Berlusconi non si mostri indeciso e pauroso. Non si attaglia alla sua personalità. Meglio cadere in battaglia, che vivacchiare all’ombra dei Boiardi.

Belpietro conclude così il suo editoriale intitolato: “Se vuole salvarsi il Cav deve cacciare chi lo logora”: “Vogliamo   essere sinceri con Berlusconi: questa è una partita in cui rischia di rimet ­terci solo lui. Pazientare in attesa che le cose cambino o tirare a campare non sono soluzioni. Il presidente del Consiglio se non vuole farsi legare le mani e logora ­re, non ha che una strada: espellere chi gioca sporco. Scelga lui.”

Sono completamente d’accordo.


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10 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 17 Giugno 2010 @ 13:16

    Mi vengono i brividi solo a pensare a quello che potrebbe succedere se Berlusconi decidesse in questo delicato momento di abbandonare la politica.

    La guida del paese verrebbe affidata ad un gruppo sconclusionato e melmoso di personaggi   designati all’uopo direttamente da partiti, associazioni e fondazioni varie, senza capo ne coda, in modo da rendere impossibile l’attribuzione di qualsivoglia responsabilità  quando si tratterà di dover rispondere ai cittadini dei danni causati al paese da una siffatta  prevedibile gestione fallimentare.

    Si tornerebbe ad un sistema vischioso assai peggiore di quello conosciuto nella Prima Repubblica.

  2. Commento by giuliomozzi — 17 Giugno 2010 @ 18:07

    L’attuale capo del governo sostiene spesso di godere di un vastissimo consenso tra la popolazione.

    L’attuale governo ha un’ampia maggioranza in parlamento.

    Facciano dunque le leggi costituzionali, infischiandosene dell’opposizone; e facciano e i relativi referendum confermativi.

    Qui si parrà la lor virtute.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Giugno 2010 @ 18:16

    Vorrei anch’io che si procedesse così, Giulio. E non capisco l’impantanamento.
    Fini ha molta responsabilità nel frenare l’azione della maggioranza.
    Ecco perché si devono togliere di scena i mediatori e mandare avanti i falchi. Tutto marcisce, sennò.

  4. Commento by giuliomozzi — 18 Giugno 2010 @ 09:24

    Fini non “frena” la maggioranza. Semplicemente, non vuole che la legge in questione nasca già morta. Vuole rende più efficace e più durevole l’azione della maggioranza.

    Quanto al resto, se una parte politica

    1. ha tutto il potere e il consenso che le serve per fare ciò che vuole,

    2. dichiara di voler fare certe cose,

    3. non le fa (e intanto passano gli anni),

    4. dà sistematicamente ad altri la colpa della propria inazione,

    io mi permetto di pensare che quella parte politica dichiari delle intenzioni, ma agisca in realtà secondo altre intenzioni non dichiarate. In altre parole: mente al popolo italiano.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Giugno 2010 @ 10:34

    Le difficoltà di governare per modernizzare lo Stato, Giulio, ci sono, eccome. Ho definito quella di Berlusconi una rivoluzione copernicana. Da qui gli ostruzionismi.
    Leggi qui che cosa scriveva Di Pietro (sic!) sulle intercettazioni qualche tempo fa.

    Fini ha altre ambizioni. Una delle tante è quella di prendere il posto di Berlusconi, e per fare questo non rinuncia a fargli lo sgambetto.

  6. Commento by Mario Di Monaco — 18 Giugno 2010 @ 11:04

    Il male endemico del nostro disgraziato paese sta proprio nell’intangibilità della sua Carta costituzionale. E’ vero che le norme prevedono una particolare procedura per apportare modifiche, ma esse sono di fatto inattuabili in un panorama politico così frastagliato come quello italiano dove è impossibile raggiungere una semplice maggioranza perfino su una legge non fondamentale come quella sulle intercettazioni.

    La realtà è che i Costituenti hanno messo alla Carta dei catenacci ben serrati dimenticandosi però di lasciare ai posteri una chiave in grado di aprirli.
    Salvo eventi eccezionali, prevedo quindi che ci dovremo tenere ancora per molto tempo  il sistema istituzionale della Prima Repubblica perchè fare appello al senso di responsabilità degli attuali politici mi sembra un’utopia.

  7. Commento by giuliomozzi — 18 Giugno 2010 @ 11:28

    Bart, Di Pietro può scrivere, dire, fare quello che vuole. Ma non ha né i voti in parlamento né il consenso nel paese sufficienti a opporsi realmente all’attuale maggioranza. Quindi, se l’attuale maggioranza non fa le leggi che dice di voler fare, non è per l’opposizione di Di Pietro.

    Nell’articolo che citi, Di Pietro se la prende con la pubblicazione delle intercettazioni. E dice cose sacrosante. La legge in discussione, oltre a punire (secondo me in misura esagerata: ma ne faccio una questione di misura) la pubblicazione, ne rende difficilissima l’esecuzione.

    Ammetterai che è tutt’altra cosa.

    Non so quali siano le ambizioni di Fini (se tu leggi nella sua mente, complimenti; io non sono capace). Quello che vedo è che cerca di fare in modo che la legge in questione non sia, una volta approvata, immediatamente cassata per incostituzionalità. E questo, conviene o non conviene al signor Berlusconi? Ma gli conviene, perbacco!

    Scusa, Bart, ma cerca di prendere in considerazione il mondo reale.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Giugno 2010 @ 11:44

    L’esempio di Di Pietro era per farti un esempio delle contraddizioni dell’opposizione. Sulle intercettazioni ci sono stati precedenti assai più severi durante il governo Prodi.

    Ciò significa che non c’è un confronto sulla qualità del ddl. Esso è pretestuoso.
    Su Fini staremo a vedere.
    Credo che sono io a tenere i piedi per terra, Giulio.

  9. Commento by giuliomozzi — 18 Giugno 2010 @ 12:05

    Ripeto. Un conto è punire la pubblicazione di certi documenti. Un conto è togliere alla magistratura uno strumento d’indagine.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Giugno 2010 @ 12:42

    Se il ddl sarà approvato, vedremo nei fatti se alla magistratura saranno stati tolti gli strumenti di indagine. Io non credo. Gli saranno stati tolti gli eccessi.

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