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Prendiamo i sondaggi di Repubblica

17 Giugno 2010

Converrete con me che se uno si mette a leggere i sondaggi commissionati da Repubblica è sicuro, se non proprio al 100%, almeno al 99,99%, che questi sono i peggiori disponibili sul mercato per il governo.

Ebbene nell’articolo di Repubblica si legge: “il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it, vede il Cavaliere confermare quel 41% di fiducia su cui si era attestato un mese fa. Un dato ben lontano da quel 62% fatto segnare nell’ottobre 2008, ma anche dal 48% registrato allo scadere del 2009.”

Poi: “Se l’esame si sposta dal premier all’esecutivo le cose vanno meglio per la maggioranza. Se un mese fa coloro che avevano fiducia nel governo erano il 35%, oggi sono il 37%. In calo di 4 punti percentuali quelli che rivelano di non gradire le mosse dell’esecutivo: dal 65 al 58%.”

E riguardo all’opposizione: “Il Pd, in particolare, vede i consensi scendere dal 40%, registrato a marzo, al 34% odierno. Costante anche il calo dei centristi di Casini, mentre Di Pietro, nonostante la flessione, tiene meglio.”

Qui sono spiegati i criteri dell’indagine.

Dunque, la stessa Repubblica, obtorto collo, lascia intendere che il governo sta assai meglio dell’opposizione nel gradimento dei cittadini. In una situazione di crisi come l’attuale e vicini al varo di una manovra economica severa, il risultato deve considerarsi soddisfacente. E Berlusconi, anche dal sondaggio di Repubblica, esce a testa alta.

Però. Però. Il sondaggio ci dice anche che: “In calo di 4 punti percentuali quelli che rivelano di non gradire le mosse dell’esecutivo: dal 65 al 58%.” (65 meno 58, fa però 7 punti).
Ciò significa che ai cittadini non piace che cosa? A mio avviso non piacciono le insicurezze di Berlusconi. Da questa insicurezza, il premier deve liberarsi.
I suoi elettori in modo speciale lo vogliono determinato. Ho scritto più volte che il suo governo deve andare avanti come un ariete. Non mi sbagliavo. Lo vogliono anche i suoi elettori.

Sulle intercettazioni sbaglia, perciò, ad aprire a nuovi emendamenti. Il ddl è già annacquato abbastanza. La posizione giusta è quella di arrivare a concludere subito l’iter legislativo e trasformarlo in legge.

Sfondare la barricata innalzata da Fini e dalle opposizioni era una scelta che molti elettori si aspettavano. Berlusconi non può deluderli.
Non si deve aver paura dello scontro. Qualcuno resterà a terra. Se sarà il governo, si andrà alle elezioni anticipate; se saranno Fini e l’opposizione, ci saremo liberati della zavorra. Perché, quella che stanno facendo Fini e l’opposizione non è affatto un’opposizione democratica, ma una opposizione antiberlusconiana. L’interesse del Paese è andato a farsi friggere.

Se si pensi che sulle intercettazioni il ddl originale era assai meno severo di quello preparato dal governo Prodi, ci si rende conto che qui siamo in presenza di malafede da parte delle opposizioni. E della malafede bisogna sbarazzarcene.

Dunque, Berlusconi sappia, anche da questi sondaggi di Repubblica, che i suoi elettori non gradiscono un premier che si muove nell’incertezza. Lo gradiscono determinato. Vogliono che i ddl, dopo il tempo giusto delle discussioni, diventino legge dello Stato. Non vogliono che si ceda alla malafede e all’ostruzionismo.

Se il governo diventerà una specie di signor Tentenna, il gradimento scenderà ancora. Provi, Berlusconi, ad essere determinato. Poi torni ad esaminare i nuovi sondaggi, anche quelli di Repubblica, e vedrà che il gradimento per l’esecutivo sarà salito. Capirà che è quella la strada da percorrere.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart