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E ora le elezioni subito, entro dicembre

6 Settembre 2010

Non perdiamo tempo. Diamo la parola agli elettori. I fatti sono ormai triti e ritriti. I giochi di palazzo anche. La sostanza è che si vogliono saltare gli elettori, ignorare la loro valutazione di ciò che è successo e di che cosa sta succedendo. E la loro decisione.

L’arroganza che Fini ha mostrato a Mirabello, le sue ipocrisie propinate ai creduloni con tanta sfacciataggine, mostrano una cosa sola. Che Fini ha le coperture per permetterselo. A cominciare da quella di Napolitano, che ancora, sull’affaire Montecarlo e su tanto altro, non sente, non vede e non parla. Come pure non sente, non vede e non parla sul fatto che un capopartito si senta ancora in diritto di ricoprire una carica istituzionale super partes.

Il Pdl quindi deve sapere che ha innanzi a sé una battaglia dura. Se accetta la terza gamba, come l’hanno definita i finiani, offerta dal presidente della Camera, tanto il Pdl che la Lega Nord sono spacciati. Accettano in pratica la politica del logoramento. Il suicidio.

È dunque è necessario esigere subito chiarezza.
Fini ha già fatto intendere che voterà i titoli dei cinque punti annunciati da Berlusconi, ma che sul loro contenuto si riserverà il diritto di esprimere il proprio dissenso. Sappiamo che questo dissenso ci sarà e perciò quei cinque punti dovranno non limitarsi al solo titolo, bensì articolarsi specialmente su quei temi sui quali il dissenso di Fini è prevedibile.

A quel punto si apra la crisi e si faccia in fretta per votare entro la fine dell’anno. Qui: “Maroni diceva che il ministero dell’Interno è pronto ad organizzare nuove elezioni in due giorni, se necessario.” Si faccia, cioè, subito ciò che doveva essere fatto un mese fa. Non c’è più tempo da perdere. Se n’è perso abbastanza per colpa delle deficienti colombe.

A mio avviso, addirittura, dopo il discorso di ieri a Mirabello, da tutti i commentatori interpretato come una rottura con il Pdl, Berlusconi non dovrebbe neppure attendere e salire subito al Colle con la lettera di dimissioni e la richiesta esplicita di elezioni anticipate. Una volta tanto sono d’accordo almeno con l’incipit dell’articolo di Francesco Bei su Repubblica:

“È il voto anticipato lo sbocco inevitabile dello scontro in corso nel Pdl. Ormai anche Berlusconi se ne è convinto e questa sera ad Arcore, nel vertice che è stato convocato con lo stato maggiore leghista, sarà siglato il patto di ferro che dovrebbe portare alle urne. Anche a dicembre, se necessario. Accelerando al massimo i tempi con l’aiuto del ministro Roberto Maroni. E   sventando qualsiasi tentativo di formare un governo tecnico. È in corso tuttavia in queste ore un estremo tentativo di Gianni Letta di recuperare la situazione, convincendo Berlusconi della necessità di aprire una trattativa “vera” con il presidente della Camera.”

Come vedete ancora Gianni Letta si intrufola a incancrenire una situazione che di per sé è fin troppo chiara. Sono persone come queste che feriscono la dignità di un Paese, facendolo passare per il solito coniglio pauroso di tutto.

Anche un altro non berlusconiano, Marcello Sorgi, scrive:

“Diciamo la verità, è arduo credere che, dopo il discorso di Fini, il «patto di legislatura » che il presidente della Camera ha proposto ieri a Berlusconi, parlando ormai da leader del nuovo partito «Futuro e libertà », possa davvero realizzarsi. Anche se nei prossimi giorni, quando il presidente del Consiglio si presenterà alla Camera a chiedere la fiducia, i finiani gliela daranno, la pietra tombale posta a Mirabello, su un’alleanza che durava da sedici anni, difficilmente potrà essere rimossa.”

Il confronto con gli elettori è improcrastinabile. L’alternativa è il non governo: in tutti i casi, sia che si vada avanti con la terza gamba finiana, sia che Napolitano dia il La ad un governo tecnico, di cui gli italiani hanno pessimi ricordi.

Il Paese non può ritrovarsi in una situazione immobilista, dove liti e chiacchiere saranno viste dagli speculatori internazionali come terreno fertile per le loro manovre.

Nessuno, nemmeno Napolitano, ha il diritto di mettere in crisi il Paese.
Soltanto gli elettori dovranno esprimersi e dare il loro giudizio. Solo ad essi dovrà essere chiesta la rotta.

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Bart