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È più facile non governare

1 Settembre 2011

In questi giorni si accusa il governo di non avere le idee chiare. Alcuni ritengono che ritornare così spesso sulle proprie decisioni sia sintomo di debolezza e di impreparazione.

Non è difficile ammettere che se in questo momento in Italia ci fosse un geniale economista (e non c’è) tutto filerebbe, forse (il forse è sempre d’obbligo da noi), per il meglio. Anche se ciò non significherebbe affatto che le bocche dell’opposizione rimarrebbero cucite e ossequienti.

L’opposizione in Italia da qualche anno esiste solo per dire no ad ogni scelta della maggioranza che di volta in volta si trovi a guidare il Paese. Non siamo abituati alle proposte costruttive in grado di rendersi utili al Paese, prima di tutto.

Le proposte sono sempre di segno contrario, così che una maggioranza al governo è messa nella difficoltà di conciliarle in qualche modo con le proprie per una sintesi proficua.

Questa è l’Italia. Chi ha tanti anni come me, lo sa bene. La nostra democrazia è malata sin dalla sua nascita, ossia già dal momento costituente, durante il quale si raggiunse l’intesa su di un compromesso che alla lunga è risultato, come si vede, paralizzante.

Non sto provando alcuna meraviglia, perciò, se il governo ritorna più volte sulle proprie decisioni. Anzi osservo che tutto ciò rappresenta una felice novità.
Quando mai è successo che il governo ha ascoltato la voce dei cittadini nelle varie loro aggregazioni?

Ciò che costituisce una novità da segnalare in positivo è proprio, infatti, la voce che i cittadini sono stati in grado di levare in anticipo sulle decisioni definitive che spetteranno al parlamento. Queste voci stanno intervenendo massicciamente nella fase formativa del disegno di legge.
A volte sono astruse e a difesa di interessi particolari, a volte invece hanno la sapienza che promana da chi sperimenta tutti i giorni le fatiche della vita.

Internet e l’estensione dei media anche attraverso questo strumento moderno sono ormai insostituibili; consentono ad un governo che ambisca a farlo, di ascoltare con immediatezza la voce del popolo e di valutare così concretamente gli eventuali errori commessi e correggerli.

È, dunque, ciò che sta avvenendo; e mentre molti criticano la continua revisione delle proposte messe in campo, io considero una assoluta novità di questi giorni la capacità di ascolto del governo, e soprattutto la sua volontà di mettersi in discussione.
Il governo Berlusconi sta portando nella nostra democrazia quella ventata di salutifera novità, un tempo impensabile.
La prosopopea di chi governa sta forse iniziando una parabola il cui traguardo potrebbe davvero essere la caduta della barriera   che divide il popolo da chi ci governa.

Questa dovrebbe essere la direzione da intraprendere per il futuro, sia se si tratti di governi di destra che di governi di sinistra.
Se così sarà, allora potremo anche ringraziare questa terribile crisi che ha costretto tutti a divenire un po’ più saggi e i politici ad essere un po’ più prossimi ai cittadini.

Altri articoli

“Silenzio stampa su conti e bilancio” di Marcello Veneziani. Qui.

“La Merkel: no alla Guerra contro il Rais, sì alla ricostruzione della Libia”. Qui.

“I guai dei Democratici” di Stefano Zurlo. Qui.

“I segreti Usa sul premier Lui e il Paese ostaggi dei magistrati comunisti” di Alessandro Sallusti. Qui. Da cui estraggo:

“Così come sono convinto che Bersani o chi per lui dovrebbe restitui ­re i fondi neri del Pci e la montagna di denaro percepita illegalmente negli anni da uo ­mini del Pds prima e Pd poi. Soldi sottratti alle imprese, alle casse dello Stato, al fisco. Se gente che appartiene a quella storia bol ­la come evasore il popolo del centrodestra cade nel ridicolo. Hanno rubato,evaso,im ­brogliato e se l’hanno fatta franca quasi sempre è soltanto perché avevano, e han ­no, dalla loro quei pm che gli americani hanno ben individuato: comunisti che si so ­no riparati dentro la magistratura in attesa di essere utili non alla giustizia ma alla loro causa politica.”

“Libia, l’ombra di Al Qaeda sulla Capitale liberata” di Francesca Cicardi. Qui. Da cui estraggo:

“Questa settimana, il Consiglio nazionale transitorio ha fatto conoscere alcuni pilastri fondamentali della Libia post Gheddafi, nella quale la sharia (legge islamica) sarà fonte d’ispirazione per le leggi dello Stato. Questo non è sorprendente in un Paese mussulmano quasi al 100 per cento ed è comune in questa regione del mondo: anche nel teoricamente laico Egitto, la sharia è la base della legislazione, soprattutto le norme che riguardano la famiglia e la proprietà privata. Non deve esser quindi motivo di allarme per la comunità internazionale.
Invece, potrebbe esserlo il nuovo comandante militare di Tripoli: un islamista, sospettato di legami con Al Qaeda e tra i fondatori del Gruppo Islamico di Combattimento Libico (Lifg): Abdelhakim Belhaj, noto anche come Abu Abdullah Al Sadik.”


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Bart