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Elezioni anticipate? Perché no?

6 Agosto 2010

“A settembre ne vedremo delle belle”. Parrebbero parole di Berlusconi ma sono del finiano di ferro, Fabio Granata, riportate dal quotidiano la Repubblica (qui).

Ora, se questa non è già una dichiarazione di guerra, ditemi voi che cosa è. Se poi si prova ad approfondire, non si può che ricavarne che la bellicosa espressione dell’ex rautino è frutto di una strategia autunnale dei finiani di Futuro e Libertà per l’Italia. Ossia, a Granata è scappata di bocca la verità sulle reali intenzioni di Fini. Non so se Fini lo abbia richiamato, ma le cose ormai sono chiare. A settembre ci sarà guerra contro il governo, e probabilmente la miccia incendiaria sarà accesa dai finiani.

Comincio  a credere che Belpietro abbia ragione ad invocare elezioni anticipate subito. Lo ha scritto nell’editoriale di ieri su Libero, intitolato significativamente: “Votare, votare, votare”. Anche Bossi ci sta pensando.

A tal fine, sgombriamo intanto il campo da una preoccupazione, che accampano strumentalmente coloro che temono le elezioni. I mercati reagiranno allo stesso modo sia nel caso di costituzione di un governicchio, che quasi certamente troverà il modo di tirare a campare, come fece il governo Dini, che doveva durare lo spazio di un mattino e invece durò un anno e mezzo combinandone di tutti i colori (al di là delle dichiarazioni ascoltate, che promettono tempi brevi e plaudono al ritorno al proporzionale, ossia alla prima Repubblica, con i cittadini di nuovo ridotti a gregge di pecoroni), sia in caso di prosecuzione dell’attuale governo, che sarà sottoposto quasi certamente a partire da settembre (ossia a partire dalla riforma della giustizia) ai molti trabocchetti soprattutto degli uomini di Fini. Per i mercati le due situazioni sono equipollenti. Anzi, credo che tra le due preferirebbero senz’altro la seconda, conoscendo già le buone capacità dimostrate dall’attuale governo.

Le elezioni anticipate, specie se programmate in tempi rapidi, ad esempio per l’autunno, consentirebbero invece un recupero rapido dei mercati e la riconferma di una buona valutazione del nostro Paese.

Non vi è dubbio che un governo che risulti in tempi rapidi consolidato dalla volontà popolare, avrebbe tutte le potenzialità per qualificare di nuovo l’Italia. Del resto, se il vincitore fosse ancora una volta una coalizione guidata da Berlusconi, l’Europa e i mercati saprebbero già che esso è in grado di tenere la rotta di una buona navigazione.

Poi, a dimostrare la validità dell’eventuale scelta di Berlusconi per le elezioni anticipate, gioca anche la considerazione che tutti i partiti dell’opposizione, ora anche l’Idv, non desiderano le elezioni anticipate. E come vuole una antica sapienza popolare, se il nemico vuole portarti su di una strada, tu prendine un’altra. Già per questo Berlusconi dovrebbe respingere le colombe.

Ma non solo per questo.
Gli elettori del centrodestra non hanno dubbi sulle responsabilità della crisi. Essa è dovuta al tradimento di Fini. Lo sanno e gliela faranno pagare. Con l’attuale legge elettorale è molto probabile che Fini e i suoi non saranno rieletti. Fini dovrà tornare a casa a lavare i piatti alla giovane Elisabetta Tulliani, che i piatti sicuramente non è intenzionata a lavarli.

Ci si domanda se questi suoi compagnucci vorranno anch’essi tornare a casa a lavare i piatti. Ossia, in caso di crisi vorranno ancora seguire Fini, o non vorranno cambiare casacca, tornando sotto la protezione rassicurante del Pdl? Nel caso, sarebbe consigliabile a Berlusconi di prenderli a calci nel sedere.

Inoltre, in una campagna elettorale molte cose andrebbero a vantaggio del Pdl e di Berlusconi: il buon governo, confermato dalle stime europee e internazionali, e la volontà di riformare questo Stato, solo in parte conseguita, ma per la quale, per colpa dell’ostracismo di Fini, molta strada resta da fare.

Ancora. L’arma della legalità, della trasparenza e della moralità è ormai spuntata sulla bocca di Fini e dei suoi a motivo dell’affaire Montecarlo, sempre più inquietante. Probabilmente, prima ancora che la campagna sarà avviata, Fini avrà già rassegnato le dimissioni, se non sarà in grado in tempi brevi di chiarire alcune aspetti che, secondo i resoconti della stampa, parrebbero coinvolgerlo. Gli elettori mica vivono sulla luna, come pare faccia Casini, il quale sull’affaire di Montecarlo parla di squadrismo (attuale convenienza politica?), mentre si dimentica (coscientemente?) del nugolo di reati che accompagna l’operazione. Si legge:  “Poi, Casini ha denunciato “lo squadrismo intimidatorio che sta emergendo attorno al presidente della Camera. Un conto è la questione morale e la necessità di approfondire ma che tutto questo venga agitato come parte della contesa politica tra Berlusconi e Fini è una cosa degradante; se io sono un bandito lo sono sia che mi allei con Berlusconi, con Fini o con Vendola. Se invece divento un delinquente se faccio una scelta, e un santo se ne faccio un’altra, allora questo sì che è doppiopesismo e non fa onore a chi lo alimenta”.

Dimenticando che, come accadde per Boffo, qualche giornalista ha voluto frugare negli armadi di coloro che si fanno paladini della legalità e fustigatori degli altri. Ricordando, come predica il vangelo, che non c’è nessuno che possa scagliare la prima pietra, e che certe scombinate campagne moralistiche non possono essere condotte al solo fine di abbattere l’avversario (anche questo non è squadrismo?), come ha inteso fare Fini, e come cercò di fare Boffo.

La campagna elettorale del Pdl sarebbe in grado, sul tema, di rispondere per le rime a   Fini e non vi è dubbio che a quel punto Fini resterebbe travolto dallo scandalo, e difficilmente gli elettori lo assolverebbero. Già sono in molti, visto il persistente silenzio di Fini, a non credere ad una sua totale estraneità alla vicenda, che vede beneficiario Giancarlo Tulliani, fratello della sua compagna. Mantovano, un ex aennino che conosce bene Fini, nell’intervista al Giornale di ieri, raccolta da Andrea Cuomo, dice:

«Fini è arrivato a mettere in discussione il suo rapporto con il premier Berlusconi e si è fatto scudo per violare il mandato popolare proprio con motivazioni morali. A maggior ragione ora che è coinvolto in una vicenda nella quale è sospettato di aver favorito affari privati, il gesto che ne consegue dovrebbero essere le dimissioni ».

Non basterebbe chiarire quel che c’è da chiarire?

«Certo, sarebbe opportuno che Fini rispondesse alle dieci domande da voi poste.
Ma dovrebbero essere spiegazioni urgenti e inequivocabili. E poi, quella storia della vincita all’Enalotto… Ma il presidente della Camera pensa davvero che gli italiani siano tutti stupidi? Ho una notizia per lui: gli italiani non accetteranno né la violazione del patto elettorale né di essere presi in giro ».

Sono sicuro che, come ha dichiarato Granata, “A settembre ne vedremo delle belle”. Porto sempre come esempio  di rottura quello della riforma della giustizia, che divide i due come il cane dal gatto.
Allora se a settembre la guerra continuerà, perché aspettare, come si chiede Belpietro?

Può essere che se la crisi si aprirà a settembre non ci siano i tempi per andare ad elezioni entro l’autunno. Perciò, visto che Granata ha già lasciato capire le intenzioni di sbarramento dei finiani, non sarebbe meglio approfittare di questa dichiarazione di guerra per anticipare le mosse dell’avversario e sorprenderlo?

Si richiamino i parlamentari partiti per le vacanze. In caso di crisi di governo un Parlamento può essere convocato immediatamente e i parlamentari hanno l’obbligo di rispondere puntualmente alla convocazione. I momenti, come tutti sappiamo, sono delicati.

E se Berlusconi potesse ascoltarmi, gli direi: Non indugi. La crisi ci sarà sicuramente a settembre o comunque in autunno, sempre per intercessione di Fini. Dunque la faccia e la risolva subito, prenda tutti in contropiede. L’ha sentito il barricadiero Granata? Salga su di un elicottero e si rechi a Stromboli da Napolitano e gli rassegni sotto il bel sole dell’isola le dimissioni.

Napolitano sa bene che pure lui dovrà fare i conti con i mercati. Non può temporeggiare. Mettere in piedi un governicchio che poi non avrebbe l’approvazione del Senato, oppure anche se l’avesse, perderebbe il suo tempo in scaramucce e ossessioni di ogni tipo, come accadde al governo Dini, significherebbe assumersi la responsabilità e la colpa di alimentare nei mercati una sfiducia nei confronti del nostro Paese. È un lusso che non può permettersi. Deve agire in fretta, e l’unica risposta che può produrre sui mercati i danni minori è quella di tornare a votare, e votare, se possibile, subito, in autunno.

Si darebbe un segnale migliore ai mercati, che preferiscono certamente le elezioni ad un periodo di sicura instabilità.

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“«Ma non era un rudere. C’era stata due mesi prima di morire. Tutt’al più avrà lasciato in disordine, sperando di tornarci per l’estate, non immaginava che sarebbe morta ».”

“Spillo”. Qui. L’articolo è breve:

“«Is Gianfranco Fini unfit? ». Sembra quasi di sentirli, quelli del settimanale Economist mentre vergavano alcune domandine al presidente della Camera, ai loro occhi «astuto ed efficace ma poco convincente sulla moralità ». Ma la vera chicca è sulla casa di Montecarlo: «Querela il Giornale ma non ha ancora offerto risposte al quotidiano ». E ora chi glielo dice a Gianfry?”

“Gaucci: ‘All’Enalotto ho vinto io, non lady Fini'”. Qui.”

“La rissa tra finiani e i cori per Silvio” di Fabrizio d’Esposito. Qui.

“Domande all’inglese per Mister Fini ” di Mario Sechi. Qui.

Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 6 agosto 2010. Qui.


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6 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 6 Agosto 2010 @ 09:50

    Bart, dietro quella pattuglia di 75 astenuti c’è un Commendatore, che non è De Benedetti.

    Emergerà tra lampi e fiamme e punirà Don Giovanni.

  2. Commento by Mario Di Monaco — 6 Agosto 2010 @ 10:46

    Ogni volta che si manifestano segnali di crisi di governo c’è sempre chi invoca come   rimedio la modifica della legge elettorale.

    In questo caso la provocazione scaturisce  dall’ossessione del PD di mandare a casa Berlusconi e, al tempo stesso, dall’esigenza di rinviare il più possibile il momento della difficile verifica elettorale non avendo ancora risolto i gravi problemi organizzativi interni.  

    Sull’annosa questione di riuscire a concordare una comune soluzione per l’adozione di un sistema elettorale rispondente alle esigenze del nostro paese, esistono, purtroppo, molteplici varietà di inconciliabili proposte che in anni di accese discussioni non hanno mai consentito di pervenire ad un’intesa.

    Un sistema elettorale è costituito da una complessa combinazione di regole e procedure varie che non è possibile conciliare in tempi brevi soprattutto nell’attuale fase di turbolenza politica.

    Del resto, nello stesso PD esistono forti contrapposizioni su questa materia.

    I mercati internazionali non ci permetterebbero governicchi balneari che perdono tempo in litigiose ed inconcludenti discussioni.

    Se dovessero concretizzarsi intralci all’azione di governo non resterebbe quindi che andare speditamente alle urne ed eleggere un nuovo parlamento.

    La responsabilità delle negative conseguenze economiche di eventuali ritardi nell’iter necessario ad attuare la soluzione elettorale ricadrebbe soprattutto sul Capo dello Stato.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Agosto 2010 @ 10:56

    Carlo, immagino sia Caltagirone. Siamo alla vecchia politica.

  4. Commento by Carlo Capone — 6 Agosto 2010 @ 12:09

    Bart, non è Caltagirone, per carità,siamo a una politica nuovissima.

    Ti lascio in sospeso…..:-)

  5. Commento by Carlo Capone — 6 Agosto 2010 @ 13:22

    In un’intervista rilasciata a Repubblica di oggi l’ex ministro degli Interni Pisanu si dichiara contrario alle elezioni anticipate.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Agosto 2010 @ 15:01

    La ragione è che il Pdl non lo ricandiderà. Tutto qui. Probabilmente andrà con Fini (anche lui contrario alle elezioni), nei giorni scorsi sono corse voci in tal senso.

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