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Elezioni. Perché aspettare a primavera?

7 Settembre 2010

Non ha senso. Che farà il governo da qui a primavera? Passerà il tempo alla buvette a fare quattro chiacchiere?

Il tempo è prezioso per tutti, per la politica e per molti cittadini comuni, che aspettano da troppo tempo che l’Italia sia cambiata.
Se c’è la crisi di governo, ormai in atto e solo formalmente ancora non dichiarata, nessuno può avanzare la tesi, se non colpevolmente, che è meglio votare a primavera piuttosto che entro dicembre.

Sugli aspetti tecnici ha già garantito il ministro degli Interni Maroni. Il ministro è in grado di organizzare le elezioni entro la fine dell’anno. Nell’incontro di Arcore di ieri sera, addirittura la Lega garantisce la possibilità di organizzare le elezioni per le giornate del 27 e 28 novembre.
Dunque, perché lasciare il Paese in galleggiamento?

Siamo tutti d’accordo che nel mondo si agita una crisi economica rilevante, e siamo anche d’accordo in molti che l’Italia ha ben operato per contrastarla. Alcuni mesi di inoperatività possono mandare in fumo il buon lavoro sin qui svolto.

A Fini tutto ciò non interessa affatto. Il suo obiettivo non è il bene del Paese, ma lo sfascio del governo, allineandosi con ciò al becere obiettivo dell’opposizione.

Ma il governo no: deve essere responsabile, e gli elettori capiranno bene tanto da che parte stanno le responsabilità della rottura quanto l’esigenza di ricorrere alle urne in tempi rapidi, così da restituire integri al governo tutti i poteri oggi intaccati dalla irresponsabilità di Fini.

Non capisco, dunque, le incertezze di Berlusconi, probabilmente ancora sotto l’influenza delle nefaste colombe, che andrebbero prima cotte al forno e poi, immangiabili come sono, gettate nella spazzatura. È ad esse che dobbiamo il languire di una crisi che poteva essere risolta già qualche mese fa con il ricorso alle elezioni.

Per quanto mi riguarda è da tempo che ne scrivo, e la mia rabbia è di sentirmi impotente a far capire al premier che deve abbandonare i consigli delle colombe. Siamo in guerra e nella guerra non sono mai le colombe a portare gli attacchi finali, ma i falchi. È tempo dei falchi. Ma dove sono finiti?

È il momento di concludere.

Gli elettori non hanno bisogno di ulteriori prove. Sanno bene come sono andate e come stanno le cose. Vogliono dire la loro. Vogliono la governabilità, il bene più prezioso, e la governabilità la si può dare in un solo modo: andare entro l’anno ad elezioni.

Napolitano non può non concederle, come non può non concedere che Fini si dimetta da presidente della Camera. Ove non lo facesse, egli si renderebbe responsabile di una colpa che io già sospetto da tempo. Quella di essere coinvolto nel disegno antiberlusconiano, per realizzare il quale l’interesse reale del Paese è stato messo sotto i tacchi.

Bisogna far uscire allo scoperto, a questo punto, anche il capo dello Stato. Se egli non vede, non sente e non parla, è arrivato il momento che qualcuno lo faccia sentire, vedere e parlare. Scoperte così le sue carte, lo giudicheremo. Giudicheremo se l’Italia avrà avuto la sventura di incontrare un nuovo Scalfaro.

Leggo su Repubblica:

“Sappiamo bene che il presidente della Repubblica   –   osserva Ignazio La Russa a notte fonda   –   non ha poteri per sfiduciare il presidente della Camera. Non di meno, Berlusconi e Bossi andranno a rappresentargli una situazione gravissima che pone problemi al funzionamento delle istituzioni”. Il Cavaliere sembra quasi adombrare una sorta di Aventino della maggioranza nel caso il presidente della Camera non voglia lasciare il suo scranno. Ci si potrebbe spingere fino a boicottare la conferenza dei capigruppo o disertare i lavori parlamentari. “Con Fini che ha abbandonato il suo ruolo super partes e una maggioranza posticcia   –   è il ragionamento del premier   –   non c’è la possibilità di governare, è impossibile proseguire”. Delle due l’una: o Fini si dimette, oppure si va alle elezioni.”

Sono d’accordo sul tipo di protesta nel caso di resistenza da parte di Napolitano. Del resto, ne avevo già scritto tempo fa.

Mentre Berlusconi deve escludere, perché inutile, questa seconda ipotesi, che leggo nello stesso articolo di Francesco Bei:

“C’è anche un’altra richiesta che emerge dall’asse Pdl-Lega: alla ripresa i finiani dovranno garantire, se intendono evitare le elezioni anticipate, l’esistenza di una maggioranza “non solo numerica ma politica”. Vale a dire che Berlusconi, che ha perso ogni fiducia “nella parola di Fini”, pretende un vero patto di sottomissione alla sua leadership, non intende negoziare giorno per giorno una precaria sopravvivenza con la componente di Futuro e libertà.”

Berlusconi probabilmente pensa che andare subito alle elezioni, gli costerà qualche parlamentare in meno a vantaggio della Lega. Può essere, anche se non va escluso che gli elettori potrebbero capire le ragioni delle difficoltà incontrate nel governo del Paese ed in qualche modo assolvere il premier.

Ma Berlusconi deve anche rendersi conto che andare al voto a primavera, rosicherà ancora di più il Pdl, giacché l’elettorato non vuole perdere tempo, non capisce questi inutili tentennamenti. Vuole dare, lui, la rotta alla politica. E giudicare, lui, chi merita il consenso e chi deve essere punito.

Rimettiamoci al giudizio dell’elettorato: subito. Altrimenti sarà ancora una volta il teatrino della politica.

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