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Napolitano tra Scalfaro e Ponzio Pilato

8 Settembre 2010

Quando Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano, dichiara al Tg4 di ieri sera che non vede il nesso tra il discorso di Mirabello e la richiesta del Pdl e della Lega Nord di dimissioni del presidente della Camera, abbiamo detto tutto, per usare un’espressione celebre di Totò.

Non vede e non capisce chi non vuol vedere e non vuol capire.
Ditemi voi come può l’attuale maggioranza avere fiducia in un uomo che il 5 settembre ne ha dette contro il premier e contro la maggioranza di tutti i colori, imbestialito come un toro infilzato dalle banderillas.

Questo forte risentimento, in un uomo poi come Fini, ambizioso e voltagabbana, non può che insospettire sempre e comunque coloro che da lui sono stati ingiuriati.

Non da ora, Fini avrebbe dovuto dimettersi da quella carica. Ma come dicono Feltri e Belpietro (sempre al tg4 di ieri sera) a Fini mancano la sensibilità politica e il senso dello Stato (qui e qui le arroganti dichiarazioni di Fini).

Come potrebbero, del resto, mancare anche a Napolitano, se liquiderà Berlusconi e Bossi dicendo che la materia non è di sua competenza. Lo ha fatto già intendere, novello Ponzio Pilato, nel comunicato del Quirinale reso noto dal Tg2 di ieri sera.

Egli ha, invece, un forte potere di persuasione nei confronti della terza carica dello Stato e dovrebbe esercitarlo per il bene del Paese. O del bene del Paese non gliene importa nulla, nascondendosi dietro delle formalità? Del resto, se vogliamo andare fino in fondo, qualcosa vorrà pur dire quando lo si proclama garante delle Istituzioni. Significa, e non potrebbe essere altrimenti, che egli ha un potere in più rispetto alle altre cariche dello Stato, e questo potere non è altro che quello di garantire che tutte le Istituzioni si comportino correttamente. Se il presidente della Camera non lo fa, e dichiara sfrontatamente che nessuno può richiamarlo in forza della indipendenza dei poteri, egli in realtà attacca la funzione di garante del presidente della Repubblica. Un altro vulnus gravissimo messo in atto dall’arroganza e dalla superficialità della terza carica dello Stato.

Con Fini a ricoprire quella carica, è facilmente prevedibile che i conflitti tra lui e la maggioranza si rincrudiranno sempre di più.

Fini è ormai più un capopartito che una carica istituzionale e la sua ambizione lo ha portato e lo porterà a valersene pro domo sua. Riporto qui quanto ha dichiarato Osvaldo Napoli del Pdl:

“Il presidente della Camera fa l’arruffapopolo la domenica, a Mirabello, e poi si presenta da Enrico Mentana, 48 ore dopo, per leggere il Regolamento della Camera agitato come il ‘libretto rosso’ di Mao Zedong. Fini è come il dr. Jekyill e Mr Hyde se ritiene di poter essere un presidente della Camera super partes di giorno, e un aggressivo capo partito di notte”. Lo afferma in una nota il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, aggiungendo che “la vicenda di Fini sta spolpando le istituzioni svuotandone il ruolo di terzietà rispetto agli attori politici”. “L’illusione di essere insieme arbitro e giocatore è una tragica illusione: Fini – osserva – ha frantumato in pochi mesi gli equilibri e la prassi costituzionale sulla neutralità delle istituzioni che durava dal 1946. I danni che il suo comportamento sta provocando al Paese sono inestimabili e stupisce come il PD e le opposizioni, sempre pronti a invocare il rispetto delle istituzioni, siano muti di fronte al saccheggio che ne fa il presidente della Camera”.

Se Napolitano faticasse, come fatica Padellaro, a vedere il nesso che c’è tra il discorso di Mirabello e le necessarie dimissioni di Fini dalla sua carica istituzionale, significherebbe che le nostre Istituzioni sono alla frutta.

Non c’è più il senso del dovere né il senso dello Stato. Mi auguro che l’insensibilità di Fini non trovi corrispondenza in una malaugurata insensibilità di Napolitano. Guai se Napolitano fuggisse, lavandosene la mani come Ponzio Pilato, dall’esercitare i suoi poteri di garante delle Istituzioni, e quindi di garante della correttezza dei comportamenti di Fini, che debbono essere super partes e non ingenerare, come sta succedendo, diffidenza e sospetti nei gruppi parlamentari della maggioranza.

Questo per quanto riguarda le dimissioni di Fini, che devono essere, dunque, immediate e irrevocabili.

Per quanto concerne invece la crisi di governo essa c’è già; è nei fatti. Futuro e Libertà, nonostante le interessate dichiarazioni, è ormai un partito di opposizione, del tipo Udc e Api. La sua fedeltà al governo è tutta da verificare, ed anzi, già si possono immaginare le trappole.

Dunque, non si perda tempo. Si salga al Colle anche per rassegnare le dimissioni del governo. Se Napolitano chiederà che Berlusconi ritorni da lui con il documento di sfiducia approvato dal Parlamento, glielo fornisca subito il giorno dopo. Come? Utilizzi una cinquantina e più di franchi tiratori, tanto del Pdl che della Lega Nord, e costruisca la sfiducia. Poi con quella in mano salga al Quirinale.

Staneremo Napolitano in questo modo. Egli dovrà avere il coraggio di mettersi contro gli elettori e calpestare la Costituzione materiale, vigente dal momento che è stata approvata la legge elettorale maggioritaria con l’indicazione sulla scheda del capo della coalizione, ossia – come è avvenuto nei fatti – del premier.

Ripetere la grave offesa   arrecata alla volontà popolare da Scalfaro, è un passo che, se fossi Napolitano, ci penserei   non una ma due tre volte prima di compierlo, decidendo poi di rispettare la volontà del popolo e di indire nuove elezioni.

Il Paese ha patito molto con la presidenza Scalfaro e con il governo Dini. Non è il caso di fargli sopportare un bis. L’accozzaglia che prenderebbe il posto dell’attuale governo è talmente disunita e inconcludente che perfino uno scolaro di scuola media è in grado di prevedere che essa non sarà mai in grado di concludere nulla, facendo trascorrere invano mesi che potrebbero essere utilizzati per il bene del Paese.

Invece l’accozzaglia – sentite! sentite! – si formerebbe per varare una legge elettorale punitiva dell’attuale maggioranza. Di essa farebbe parte anche il Fli di Fini come ha già fatto intendere a Mirabello e nella intervista al Corriere della Sera già sopra citata, dalla quale estraggo:

“Se si arrivasse comunque a una crisi di governo? «La Costituzione la conoscono tutti. La parola passa al Capo dello Stato. Futuro e Libertà vuole che la legislatura vada avanti, per rispettare il programma di governo ». E in caso di elezioni? «Non ci andremmo a cuor leggero, ma saremmo pronti ».

È mai possibile che Napolitano possa autorizzare, dall’alto dell’imparzialità a cui lo obbliga la Costituzione, la nascita di un governo che ha come scopo quello di costruire un sistema punitivo di una parte consistente dello schieramento politico?
Voglio proprio vedere se questo succederà. Allora saremo allo Scalfaro bis, se non peggio.

I governi si fanno, non per varare leggi elettorali punitive, bensì per realizzare dei programmi concreti. Ma questa accozzaglia non ha programmi concreti. Ne ha uno solo, conclamato: quello di affogare il caimano, come ha detto Enrico Letta a Torino, con un linguaggio quantomeno irriguardoso e violento, e varare una legge elettorale che punisca Berlusconi.

Non si possono fare governi con tali obiettivi fasulli. Perché l’accozzaglia non sarà in grado neppure di varare una nuova legge elettorale. Questo è già certo, e lo deve essere anche per Napolitano, se ha ascoltato le proposte così diverse dei vari gruppi politici dell’opposizione.

Dunque, Napolitano costituirebbe un nuovo governo al solo scopo di penalizzare nei fatti la governabilità del Paese. Non gli è consentito. E sarebbe di una gravità estrema.

Ma se disgraziatamente lo facesse, sono d’accordo che Pdl e Lega Nord dovranno mettere in atto le clamorose proteste annunciate: diserzione dal Parlamento. In tutti e due i casi in discussione: ossia:

1- se Fini non si dimetterà da presidente della Camera;
2 – se Napolitano, in presenza della crisi di governo, varerà il mostro del governicchio.

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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 8 Settembre 2010 @ 10:37

    Bossi e Berlusconi hanno annunciato di voler salire al colle per chiedere a Napolitano di intervenire per ottenere le dimissioni di Fini dalla carica di Presidente della Camera.

    Non essendo degli sprovveduti, sanno benissimo che il Capo dello Stato è intenzionato a  non fare assolutamente nulla per  risolvere il problema, sia perché non avrebbe alcun titolo formale per farlo e sia ,soprattutto, perché non ne ha alcuna intenzione.

    Se lo faranno, e voglio sperare che lo faranno, dovrà essere per preannunciargli che, nel caso Fini intendesse insistere nel voler mantenere tale carica, anche dopo lo sconvolgimento da lui provocato con la nascita di un nuovo partito che si pone in palese contrasto con la maggioranza che lo ha designato, saranno costretti ad assumere nelle aule parlamentari delle iniziative per costringerlo alle dimissioni.

    A quel punto, Napolitano non potrà più rifugiarsi nell’omertosa saggezza delle tre note scimmiette giapponesi e se deciderà di persistere nella sua inerzia dovrà assumersi la responsabilità per le conseguenze di ciò che potrà accadere in Parlamento.

    Per quanto riguarda la sorte del governo, credo anch’io che sia più opportuno andare a rapide elezioni. Le dichiarazioni di Fini a Mirabello, che prima smontano punto per punto il progamma di governo e  poi annunciano il voto favorevole sui progetti oggetto della imminente verifica, sono un evidente controsenso che dimostrano la sua totale inaffidabilità.

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