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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Enrico slitta

1 Luglio 2013

Ce lo dice la lucida vignetta che compare stamani sul “Corriere della Sera”, disegnata, come al solito, dal senese Emilio Giannelli, classe 1936, il quale ha evidentemente trovato   nella appena nata legislatura, e con il governo Letta, più di una succosa motivazione per riuscire magistralmente nella sua arte.

Accostando questa vignetta all’articolo di Antonio Padellaro, dal titolo eloquente “Ha stravinto la casta”, apparso su “il Fatto Quotidiano”, direi che possiamo compilare una sintesi perfetta della situazione assurda in cui si trova l’Italia.
Persino un Monti che di disastri ne ha combinati tanti, si è lamentato dell’inettitudine del governo.

In realtà, qualcosa il governo la sta facendo, ma così minimale che non si riesce a vederne i risultati.
I disoccupati, infatti, sono arrivati ad una percentuale scandalosa, oltre che drammatica, superando il 12%, le aziende, gravate da una tassazione iniqua, continuano a chiudere, ed è difficile che le misure decise dal governo per facilitare le assunzioni di giovani, trovino riscontro in nuovi posti di lavoro, che invece, per effetto di queste chiusure, diminuiscono vertiginosamente.

Della commissione dei 40 messa in piedi per organizzare le riforme costituzionali, si sa poco o nulla, e, anche su questo avvenimento, fu l’esilarante vignetta di Giannelli a darcene il senso.
Osservatore silenzioso, ma acuto e mordace, Giannelli ricorda il Giorgio Forattini che sfotteva Bettino Craxi.

Letta, il temporeggiatore, dunque, viziato forse dallo zio Gianni, che in quest’arte non ha l’eguali, almeno in Italia. Si mormora che Napolitano voglia farlo senatore a vita, per meriti – immagino – resi tutte le volte che i falchi del Pdl premevano per andare alle urne, al fine di ricostruire, soprattutto dopo l’uscita di Fini e prima del governo Monti, una nuova maggioranza ripulita dai traditori, e assecondata da un largo consenso degli elettori.

È a questo signore, alla colomba delle colombe Gianni Letta, infatti, che si deve il lento declino del Pdl e del Cavaliere.
Nominare senatore a vita, Gianni Letta, sarebbe, così, come certificare agli italiani i favori che costui avrebbe reso ai disegni di Napolitano, tutti avversi al Cavaliere.

Si aggiunga, in sovrappiù, che i senatori a vita della seconda repubblica hanno dimostrato di non meritare un tale onore, e di utilizzare la loro nomina per finalità di parte, a favore quando della maggioranza quando dell’opposizione.
Ritengo perciò che sia arrivato il momento di abolire l’istituto, e ho sottoscritto una petizione in tal senso.

Quando poi restasse difficile eliminarla, un’altra soluzione sarebbe possibile: non si conceda al senatore a vita né lo stipendio né il diritto di voto. La sua presenza in aula e il laticlavio di cui è stato investito avranno solo il significato (del resto prestigiosissimo) che ci troviamo in presenza di un cittadino che ha saputo onorare il proprio Paese.

Leggendo i giornali e guardando in tv i vari Talk-show, si respira quest’aria di una politica inconcludente, soporifera, il cui obiettivo è di tirare a campare fino alle elezioni europee, alle quali – sappiamo già -si uniranno quelle politiche di casa nostra.

Non sarà improbabile perciò che – viste le misere prospettive – riascolteremo i soliti gattopardi (sia vecchi che di nuovo pelo) riproporci gli stessi obiettivi di risanamento e di riforme promessi da tanti anni all’elettorato che, ormai stanco e deluso, non ci crederà più.
La domanda: Saremo ancora in una democrazia?


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