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Fantasmi a Montecitorio

5 Agosto 2010

Sono quelli che hanno cominciato a volteggiare nel corso dell’intervento di Dario Franceschini ieri alla Camera, dove si discuteva sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo, mozione respinta.

Non appena Franceschini ha citato nomi internazionali, grandi capi, che, mi pare abbia detto, si sono dimessi anche per un pacchetto di sigarette, io ho visto i fantasmi entrare in Aula e volteggiare intorno ai parlamentari, probabilmente per far vedere che loro ci sono, e basta evocarli perché rispondano: Presente.

Li ho riconosciuti, non erano uomini, ma erano cose, fluttuanti nell’aria: erano la casa di Montecarlo, il prezzo stracciato della vendita, le due misteriose società off-shore, l’ammontare dell’affitto di Giancarlo Tulliani.

E allora mi chiedevo come Fini interpretasse le parole di Franceschini. Voleva, Franceschini, forse, fare il suo nome, e non ne ha avuto il coraggio? Voleva, forse, far capire che anche lui, il presidente della Camera, avrebbe dovuto fare come quegli altisonanti nomi della politica europea?

Infatti, devo confessare che mi veniva spontaneo pensare al caso Fini, mentre Franceschini parlava. Sicché si può dire che tutti i discorsi rimbombati in Aula sulla legalità, sulla trasparenza e sulla moralità parevano avere per me un destinatario invisibile. Lui, Fini.

Per carità, Fini sarà sicuramente innocente, ma deve rendersi conto che finché non avvertirà la responsabilità di chiarire come stanno le cose, i sospetti su di lui permarranno in molta parte dell’opinione pubblica. Berlusconi ieri ne ha fatto cenno ai pidiellini: “C’è qualcuno che nutre speranze nei confronti di un leader che è al centro di notizie poco chiare…”. E poi, guardate queste foto scandalose: Granata e Bocchino vanno dal presidente della Camera. A che fare? Certamente a prendere ordini. Avrà visto queste immagini Napolitano?

Sono sicuro che Fini ha percepito, come me, la presenza dei fantasmi, e in ogni parola di Franceschini ha capito che il destinatario poteva anche essere lui.

Al contrario, Franceschini, tutto preso dall’antiberlusconismo, forse non se ne sarà nemmeno accorto di fare un discorso che entrava dritto dritto nella sensibilità del presidente della Camera. Ma il presidente della Camera, eccome se non ha percepito quelle fitte!
Avrà pensato: E se qualcuno a quell’elenco di nomi aggiungesse anche il mio? Forse Franceschini non ha finito l’elenco… Forse aggiungerà anche il mio nome.
Solo quando Franceschini ha finito il suo intervento avrà tirato un sospiro di sollievo, ma sono certo che non se ne sono andati i fantasmi che, anzi, gli si sono fatti intorno, appiccicandoglisi addosso e non muovendosi più dal suo scranno.

Intanto i finiani litigavano (e qui) con gli ex finiani. I finiani si sono astenuti ma l’intervento fatto a loro nome da Benedetto Della Vedova ha smascherato incosciamente la strumentalità dell’astensione. Dopo aver detto, infatti, che il caso Caliendo non è come il caso Sorrentino, Della Vedova ha però consigliato a Caliendo di fare un passo indietro e al governo di ritirargli le deleghe. Di fare un passo indietro, non lo si consigliava anche a Cosentino? Che differenza c’è tra questo tipo di astensione e far capire invece, e simultaneamente, che si ritiene in qualche modo Caliendo colpevole? Siamo alla ipocrisia e, come ha confermato Di Pietro, alla pavidità.

Non è vero, dunque, che considerano diversi i due casi. Avrebbero volentieri votato a favore della mozione di sfiducia se però… se però non ci fosse stato il pericolo di tornare a votare.

Per Fini e i finiani, tornare a votare oggi, significherebbe rimanere a casa, a lavare i piatti.

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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 5 Agosto 2010 @ 11:11

    Fino a che farà comodo alla sinistra, Fini non si tocca. Il suo ruolo strategico per la restaurazione della prima repubblica gli garantisce un’inviolabile impunità di fatto che va ben oltre la misura di tutela che Berlusconi vorrebbe assicurare per sé attraverso il lodo Alfano.

    Dopo la riconquistata leadership di Fini, seppure di un modesto raggruppamento, prevedo la proliferazione di tanti aspiranti leader che metteranno in piedi piccoli partitini, in previsione di una vagheggiata riforma elettorale, con un livello di sbarramento minimo, che consentirà anche ad essi di essere presenti in parlamento e poter giocare un vantaggioso ruolo di interdizione.

    Si ritornerà, ahimè, a quel sistema proporzionale che produrrà governi inconcludenti ed instabili, soggetti ai continui ricatti delle oscure manovre di mediazione dei partiti.

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