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Due articoli

7 Giugno 2012

Fed, Bernanke: «Pronti a proteggere l’economia Usa se la crisi europea peggiora »
di redazione
(da”Corriere della Sera”, 7 giugno 2012)

MILANO – La crisi europea del debito pone «significativi rischi » agli Stati Uniti. Parla il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, in un’audizione alla commissione economica congiunta del Congresso. E ovviamente non può non toccare il tasto Ue, prima di passare a parlare dell’economia americana. «Siamo pronti a proteggere l’economia Usa – ha specificato – se la crisi dell’euro peggiora. Una crisi che pesa su export, imprese e sulla fiducia dei consumatori ». Sugli Stati Uniti Bernanke è stato chiaro: «la crescita economica americana prosegue a un tasso moderato – ha puntualizzato – nei primi mesi del 2012 la crescita del Pil reale è stata a un tasso di circa il 2% annuo, rispetto al +3% fatto registrare nel primo trimestre dello scorso anno ».
TITOLI – Poi il presidente della Fed è tornato a ribadire la disponibilità della banca centrale a un terzo round di acquisti di titoli (il cosiddetto QE3). La Federal Reserve «rivede regolarmente le dimensioni e la composizione dei titoli in suo possesso ed è pronta ad aggiustare di conseguenza questo pacchetto per sostenere una ripresa economica più solida in un contesto di stabilità dei prezzi ». A una domanda in proposito Bernanle ha ribadito che «prima dobbiamo determinare la situazione dell’occupazione e dell’inflazione, quindi valuteremo la necessità di ulteriori azioni. Ma la politica monetaria – ha concluso – non è una panacea ».


Verso il rinvio delle ambizioni riformatrici
di Marcello Sorgi
(da “La Stampa”, 7 giugno 2012)

Malgrado gli sforzi fatti dal Pdl, dopo l’accoglienza tiepida alla prima conferenza stampa con Berlusconi, la proposta del semipresidenzialismo, depositata al Senato sotto forma di emendamenti che ridisegnano la figura del Capo dello Stato, non ha del tutto fugato le riserve emerse finora sulla svolta berlusconiana. Diranno i tecnici e i costituzionalisti, che ieri le hanno riservato commenti più o meno critici, se si tratta di una riforma praticabile in meno di un anno, o se i necessari aggiustamenti finiranno a bloccarne il lungo iter parlamentare, che necessita di quattro votazioni a distanza non inferiore di tre mesi del medesimo testo.

Lo stesso segretario del Pdl Angelino Alfano ha ammesso che l’iniziativa del suo partito varrà, sia nel caso in cui si arrivi alla riforma, sia come bandiera della prossima campagna elettorale, nella quale, ha spiegato, di fronte a un «no » pregiudiziale del Pd, il centrodestra avrà buon gioco ad additare agli elettori chi ha avuto un atteggiamento conservatore e contrario alla possibilità di un effettivo cambiamento dell’assetto costituzionale del Paese.

Ma rispetto alla prima presentazione, con accanto un Berlusconi non troppo convinto dell’appeal politico della Grande riforma, Alfano ieri ha introdotto tre novità, mirate a favorire un vero confronto sulla materia: la prima è che anche nel caso in cui il semipresidenzialismo alla francese non passi, il Pdl non ostacolerà le altre proposte di riforma costituzionale su cui era stato raggiunto un accordo in commissione al Senato. Si tratta del potenziamento dei poteri del premier, della differenziazione dei compiti delle Camere e della riduzione del numero dei parlamentari. La seconda è un’offerta diretta al Pd: il Pdl è disposto a prendere in considerazione anche una legge elettorale a due turni per eleggere il Parlamento. La terza è l’impegno che Berlusconi non sarà automaticamente candidato al Quirinale: il Pdl sceglierà con le primarie.

È difficile tuttavia dire che fine faranno le riforme dopo la novità introdotta dal Pdl. A giudicare dalle perplessità espresse dal presidente del Senato Schifani, che s’era impegnato personalmente sulla fase costituente, non molte. E a sentire i commenti a mezza voce dei corridoi di Palazzo Madama, l’esito più probabile della sessione sarà un ennesimo rinvio, e dunque una nuova sepoltura, almeno per questa legislatura, delle ambizioni riformatrici dei ricostituenti della Seconda Repubblica.


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Bart