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Feltri, un simbolo?

13 Novembre 2010

Credo proprio di sì.
Il fascistissimo ordine dei giornalisti l’altro giorno ha sospeso Vittorio Feltri dalla sua attività di giornalista per un periodo di tre mesi. A nulla vale che si tratta della riduzione della sanzione di sei mesi comminata a suo tempo dalla sede lombarda dell’ordine. Feltri non doveva essere condannato. Punto.

Il caso Boffo (Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani) è stato solo un pretesto per condannare una delle migliori penne del giornalismo italiano. Un giornalista libero e indipendente. Che lo si vuol far passare per servo di Silvio Berlusconi, per il solo fatto che le sue sono idee di centrodestra e all’ordine dei giornalisti sembra impossibile che le idee di un uomo di centrodestra qualche volta coincidano con quelle del nostro presidente del Consiglio.

È come se mi si accusasse di essere servo di Feltri o di Belpietro poiché spesso condivido le loro idee e le loro reazioni alla situazione attuale. È quello che il fascistissimo ordine dei giornalisti non è in grado di capire. O meglio: non vuol capire, giacché è proprio l’ordine ad essere servo di una ideologia.

Che cosa fu il caso Boffo?
L’ex direttore di Avvenire iniziò una campagna contro Silvio Berlusconi tacciandolo di amoralità, accodandosi ad una campagna scandalistica fatta di spiate dal buco della serratura in camera da letto del premier.

Che cosa fece Feltri? Una cosa che avrei fatto anch’io. Quando si sale in cattedra ci si espone. È sempre stato così. Qualcun altro vuol vedere le carte, vuol capire se tu ci fai o ci sei, se tu hai le carte in regola per fare il pistolotto agli altri. Non c’è niente di male. Quante volte ciascuno di noi si è trovato a sentire pistolotti e si è detto: Ma guarda da che pulpito viene la predica.

Allo stesso modo ha pensato Feltri. Che, oltre che un cittadino come noi, è anche un giornalista.
Così, messosi in moto con la collaborazione dei suoi amici del Giornale, ecco che salta fuori una sentenza del Tribunale di Terni del 2004 che condanna Boffo per molestie telefoniche ad una signora. Insieme con la copia della sentenza, gli viene portato un documento anonimo in cui si accusa Boffo di essere un omosessuale. La fonte di questo documento è definita autorevole, come ha ricordato in un suo editoriale di questi giorni Alessandro Sallusti, dichiarando che fu lui a portare il documento a Feltri e a rassicurarlo circa la fonte.

Avute tali assicurazioni, Feltri autorizza la pubblicazione anche del documento anonimo, che poi si rivelerà una patacca. Avutane certezza dopo qualche mese, Feltri con un apposito articolo, chiede scusa a Boffo e i due s’incontreranno a Milano per riconciliarsi.

Ora ditemi voi dove sta il reato. Un errore si può fare nel lavoro di giornalista. Importante è riconoscerlo e scusarsi. Feltri lo ha fatto, e Boffo si è guardato bene dal querelarlo.
Inoltre, si deve ricordare che una parte della notizia era vera, quella relativa alla sentenza di condanna per molestie sessuali. Dunque, perché lo si è sospeso per tre mesi? Anche fosse stato per un giorno soltanto, la condanna è inaccettabile. Quanti giornalisti sbagliano e non chiedono nemmeno scusa. Quante se ne sono dette su Berlusconi. Quante volte le insinuazioni di Giuseppe D’Avanzo o di Massimo Giannini sono state assai più pesanti del documento anonimo capitato tra le mani di Feltri. Quando si dice che Berlusconi è malato, insinuando la sua incapacità fisico-mentale, non è una fattispecie ancora più grave del documento anonimo? O quando si insinua che Bertolaso è andato a letto con la sua massaggiatrice, o Noemi a letto con Berlusconi, e così via? Non sono fattispecie gravi almeno quanto l’insinuazione presente nel documento anonimo secondo la quale Boffo era considerato un omosessuale. L’elenco sarebbe lungo.

Ci si domanda perciò perché sia arrivata la condanna a Feltri. Non ci vogliono molti sforzi mentali. Feltri è un giornalista scomodo alla sinistra e dargli una lezione che gli mettesse il bavaglio e fosse di ammonimento anche per il futuro era un’occasione da non perdere, soprattutto in un momento in cui la sua voce libera, ma dissonante da quelle di una stampa asservita all’opposizione, sarebbe stata assai scomoda e pericolosa.

Per questo Feltri diventa il simbolo di un periodo buio della nostra storia in cui gli attacchi alla libertà, nelle sue molteplici sfaccettature, si sono fatti massicci e arroganti. Guardate solo come si sono incattiviti e sono diventati sfrontati i programmi di sinistra come Ballarò, Annozero e Vieni via con me. Programmi ormai di segno fascista.

Agli inizi del fascismo si pensò bene di far tacere la voce dissidente del socialista Giacomo Matteotti, assassinandolo. Non siamo ancora giunti a questo punto, ma la sanzione comminata a Feltri sta già segnando questa strada forcaiola. Come ho scritto, si sta avviando nel Paese una congiunzione nefasta tra fascismo rosso e fascismo nero. I cittadini devono svegliarsi, riflettere e fare attenzione, se si tornerà alle urne, a chi dare il voto. Non è come le altre volte. Qui si giocherà, e forse una volta per tutte, la democrazia.

Ottimamente ha fatto stamani Marcello Veneziani a scriverne.

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Letto 1943 volte.


3 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 13 Novembre 2010 @ 10:21

    Suvvia, Bart. “Il Giornale” ha pubblicato come documento autentico un foglio senza intestazione, senza firma, senza data, senza destinatario, di ignota provenienza. Su questo foglio ha costruito un attacco a una persona.

    Adesso, guarda: mando in giro una bella lettera anonima nella quale dico che tu hai commesso un reato. Voglio vedere che faccia fai, se un quotidiano di Lucca la pubblica in prima pagina (scusandosi sei mesi dopo per l’errore, magari).

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Novembre 2010 @ 13:12

    C’è anche chi non chiede scusa. Siamo sempre lì, ai due pesi e alle due misure.

  3. Commento by D'Asdia Norma — 13 Novembre 2010 @ 13:54

    Feltri è solamente un buon giornalista, vittima della pedagogia dell’oltranza.  Resta che: le parole volano, ma gli scritti restano, quindi ai posteri l’ardua sentenza. Ma tutto cio’  sta diventando  una lama a doppio taglio, il troppo stroppia e la gente comincia ad avere paura di questo strapotere, in fondo senza nemmeno un’etichetta. Non si tratta certo più nè di destra  nè  sinistra, ma bensi di un bailamme pieno d’incertezze, dove la sola certezza   è l’abbarbaricarsi di taluni alle poltrone,

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