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La luce si è spenta sul Colle. Il buio sulla Nazione

13 Novembre 2010

Mi domando se ci possa essere ancora qualche fariseo che voglia difendere l’attuale Costituzione. Si faccia avanti, perché vorrei dirgli che in questi mesi essa è stata fatta a pezzi nelle sue parti più importanti un po’ da tutti, a partire da certi magistrati, ma soprattutto è stata ridotta a carta straccia dall’uomo del Colle. Ho già sottolineato più di una volta il suo silenzio. Un silenzio colpevole e partigiano. Un silenzio pesante.

Oggi non può esserci chi non veda il grave conflitto che investe la terza carica dello Stato. Chi avesse voluto tenere le orecchie e gli occhi chiusi, come può reggere ancora e non fermare questo imbarbarimento e questo affronto oltraggioso?

Ci si avvicina ad un momento cruciale della legislatura e Fini, diventato uno dei più accaniti avversari del governo, anzi colui che vuole ad ogni costo la cacciata del premier, siede ancora sullo scranno più alto di Montecitorio, dove dovrebbe star seduto un uomo super partes. Invece vi sta seduto un uomo che è autore di scandali come quello relativo alla casa di Montecarlo e alle pressioni in Rai per favorire i familiari, ed un uomo che ha dichiarato una specie di guerra santa contro il governo, e soprattutto contro Berlusconi.

Se è probabile quanto si legge, ossia che Berlusconi, se ottenesse la fiducia al Senato, potrebbe, ricevuta la sfiducia alla Camera, salire al Colle e chiedere, come prescrive la Costituzione, lo scioglimento di una sola delle camere, quella di Montecitorio, dove si è avuta la sfiducia, mi domando quale ruolo imparziale può svolgere nella crisi il presidente della Camera. Consultato, come di dovere, da Napolitano, egli farebbe di tutto per convincerlo a fare gli interessi del Fli, e non certo quelli del Paese, anche se avrà l’ardire di nascondersi dietro questo paraventoto.

Possibile che Napolitano non avverta un tale imminente pericolo? Possibile che Napolitano continui a perdonare tutte le malefatte istituzionali della terza carica dello Stato?

È possibile. Perché anche Napolitano è uomo di parte e uomo che ha fatto a pezzi la Carta costituzionale. Lui stesso esonda dai suoi limiti. Ogni volta che interviene sui lavori del governo, e addirittura su quelli del Parlamento e delle sue commissioni, dà un calcio alla Costituzione.

Quando riceverà Fini per la consultazione sulla crisi di governo, egli darà un calcio alla Costituzione, perché accoglie non un presidente super partes, ma un presidente schierato. Spero che Schifani, in quell’occasione, voglia sottolineare a Napolitano un tale conflitto.

Ancora: quando Fini è chiamato a calendarizzare il voto di sfiducia alla Camera, in cui è coinvolto, su sua spinta diretta, il Fli, e Napolitano se ne sta zitto, Napolitano, come Fini, dà un calcio alla Costituzione.

Mi domando, e domando alla sinistra, che ci sta a fare a questo punto la Costituzione. Essa è clamorosamente violata in molte sue parti. Essa, poiché le cose stanno continuando per questo verso, si rivela inadeguata a difendere la democrazia.

Si stanno mescolando il fascismo rosso e il fascismo nero. L’ho già scritto. Per chi ancora non lo avesse capito, rifletta sull’invito che è stato fatto a Bersani e a Fini di partecipare lunedì prossimo alla trasmissione di Fabio Fazio, Vieni via con me. Sono i rappresentanti dell’uno e dell’altro. Cosa può fare la Costituzione, visto che Napolitano (nota è la sua provenienza dal fascismo rosso) li lascia scorrere e consolidare?

La Costituzione, a questo punto, è cotta e stracotta; è da riscriversi in molte parti. Altro che difenderla! Si è mostrata un pericoloso colabrodo, e proprio per il comportamento di coloro che farisaicamente si ergevano a suoi difensori. Ora si capisce perché volevano difenderla. Perché essa è stata scritta a maglie larghe, al punto che nessuno alza il dito a criticare i comportamenti di grave violazione tenuti da Napolitano e da Fini.

È caduto il buio sulla Nazione.
Se poi si pensi che si sta facendo di tutto per tornare alla prima Repubblica dove la sovranità popolare era vilipesa e il Parlamento poteva a suo piacimento cambiare maggioranze e programmi, non si può che esigere che si torni alle urne e chiedere al popolo che pensi lui a fare pulizia di tutte le scorie che hanno infettato la nostra democrazia.

In primis, il popolo si ricordi di pretendere che maggioranze, premier e programmi non si possono mutare se non tornando alle urne. Che la sua sovranità è sacra e inviolabile. Che il popolo capisca che oggi Berlusconi è aspramente combattuto giacché è lui che si è eretto a difensore della sovranità popolare, ossia dei diritti dei cittadini, contro i riti della prima Repubblica. Sconfitto Berlusconi, la sovranità popolare sarà vilipesa e derisa come accadeva negli anni della prima Repubblica. Berlusconi è rimasto solo a combattere questa battaglia epocale per il nostro Paese. Ha tutti contro. Ha bisogno del sostegno del popolo, dei suoi elettori, che non devono tirarsi indietro. Ora o mai più. O si vince ora o tutto, ahimè, tornerà come prima

Se nei prossimi giorni si tenterà di fare questo, il ritorno, cioè, agli anni bui della democrazia, il popolo di centrodestra dovrà farsi sentire, e ciò sarà non per l’interesse proprio, ma per l’interesse di tutta la Nazione.

Se alla fine si andrà al voto e il risultato elettorale tornasse a premiare l’attuale governo, sappia Napolitano che si aprirebbe un grosso problema morale e di coerenza anche per lui. Poiché ha cercato di fare in modo, pure lui, di far cadere il governo, calpestando perfino i suoi obblighi istituzionali (ad esempio nei confronti della terza carica dello Stato),   il meno che potrà fare è di dimettersi dalla carica. Il più lo farà la Storia, rinfacciandogli la sua debolezza.

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