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Fini: dimissioni obbligate

15 Dicembre 2010

Se leggiamo le dichiarazioni e i propositi del giorno dopo espressi dal presidente della Camera, non possiamo non domandarci se non siano diventate obbligatorie le sue dimissioni.

Riconosciuta la sconfitta (e come poteva negarla?), il suo impegno dichiarato sarà quello di mettere in difficoltà il governo Berlusconi, al fine di dimostrare che quella di ieri è stata una vittoria di Pirro.
Ancora una volta problemi personali si sovrappongono a quelli del Paese ed anzi prevalgono.

Come le violenze di Roma hanno dimostrato che cosa si nasconde dietro la maschera fintamente legalitaria dell’opposizione, così le dichiarazioni del giorno dopo di Gianfranco Fini disvelano la vera natura dello scontro. Che non è affatto sui programmi al fine di migliorarli nell’interesse del Paese, ma è uno scontro personale. Fini ambisce da tempo a prendere il posto di Berlusconi. È cosa risaputa. Non accorgendosi, però, che quell’eredità l’ha persa da un pezzo, e vieppiù l’ha persa dopo la sconfitta di ieri.

Nessun Casini, nessun Di Pietro e nessun Bersani o Vendola da ieri pensano più a Fini come un leader che possa guidare una coalizione che sostituisca quella che fa capo al premier. Fini ha mostrato di non sapere giocare alcuna partita politica e quella personale non sa vincerla.

Il bruciore della sconfitta gli procurerà ulteriori sbandamenti, la sua smisurata ambizione lo indurrà a costruire impacci e trappole che nulla hanno più a che vedere con la politica. Il bene del Paese non esiste più nella mente ferita e febbricitante dello sconfitto.
La sua unica preoccupazione sarà quella di mostrare che il veleno della vipera non si è ancora esaurito e può ancora far male.

Può un uomo cosiffatto tenere ancora la presidenza della Camera? No. Già da tempo è indegno di quella carica, ma la sconfitta di ieri rende pericoloso il permanervi nell’interesse del Paese.
Non può occuparla un uomo che ha cuore e mente rivolti alla vendetta.

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“Fini nel fortino: vedrete, ora ci divertiremo” di Fabio Martini. Qui. Da cui estraggo:

“Risalito nel suo studio al primo piano di Montecitorio, Fini fa capire ai fedelissimi che il programma non cambia e a caldo scolpisce una frase che potrebbe diventare proverbiale: «Ora? Ora ci divertiremo… ». Certo, è un modo per esorcizzare la batosta ma anche un messaggio ai suoi: d’ora in poi a Berlusconi non gliene passeremo una.”

“Intervista a Berlusconi di Maurizio Belpietro”. Qui. Da cui estraggo:

“Già ieri sera i deputati che si sono detti con noi erano già molti di più di quelli che hanno votato contro la fiducia. Molti vedendo che l’attacco è andato male hanno offerto la loro collaborazione.”

“Pdl e Lega al presidente della Camera: “Dimettiti”. Qui.

“E adesso caro Fini devi andare a casa” di Salvatore Tramontano. Qui. Da cui estraggo:

“Tutti, a destra e sinistra, si aspettano che Fini si dimetta da presidente della Camera. Lo chiede la maggioranza con insolita chiarezza. E diversi ministri sono intervenuti perché faccia un passo indietro. C’è imbarazzo anche nell’opposizione. Follini con cortesia gli fa notare che quando lui lasciò la maggioranza si dimise da tutte le cariche: «Ma sono scelte personali ». Niente da fare. Fini non è Follini. Ha scelto che lo scranno più alto di Montecitorio sarà il suo fortino. E ci si aggrappa come un naufrago, disperato.”

“Berlusconi: caccia ai delusi di Fli-Udc Fini resta solo, i suoi preparano la fuga” di Adalberto Signore. Qui. Da cui estraggo:

“Il premier, infatti, dice chiaro e tondo di essere pronto ad allargare a Casini e non esclude una crisi pilotata aprendo a quelle dimissioni lampo che a Fini non ha voluto concedere. In verità, piuttosto un’ovvietà perché non s’è mai visto l’ingresso di un partito d’opposizione nella maggioranza di governo senza un formale reincarico. Ipotesi che però non sembra convincere né Denis Verdini – l’uomo che da oltre un mese è alle prese con il pallottoliere della Camera – né Ignazio La Russa, convinti che il premier non debba cedere alla richiesta di dimissioni in alcun caso.”

“La disfatta del Bocchino furioso” di Giancarlo Perna. Qui.

“Casini scarica Fini e aspetta offerte del Cavaliere” di Antonio Signorini. Qui.

“Fini ha perso; torni a fare politica” di Alessandro Campi. Qui.

“Un voto che cambia tutto” di Giancarlo Loquenzi. Qui. Da cui estraggo:

“Un prezzo alto per tutto questo lo pagherà anche la sinistra che per opportunismo ha taciuto su tale scempio, anzi ha incalzato e fomentato Fini a dare il suo peggio. Se e quando la degenerazione della politica porterà altri ad inquinare la terza carica dello Stato allo stesso modo con cui l’ha fatto l’attuale presidente, la sinistra sarà senza voce e senza credito e non potrà che piangere se stessa.
Ora sono tutti a dire che un voto in meno o un voto in più non cambia nulla. Se avessero preso un voto in più non lo direbbero: ne hanno preso tre in meno e lo dicono. Cambia tutto invece. Pensate solo a come sarebbero statate diverse le prime pagine dei giornali del giorno dopo se il Cav. fosse stato battuto.Cambia tutto per Gianfranco Fini e per Silvio Berlusconi che erano in singolar tenzone. L’accelerazione impressa a Bastia Umbra con la richiesta delle dimissioni e la minaccia della sfiducia si è rivelata perdente. Il cerino ha bruciato le dita di Fini.
Berlusconi ha condotto una battaglia monocorde ma chiara: “o fiducia o voto”, è rimasto su questa posizione senza tentennamenti per tutta la durata della crisi, si è fatto capire, ha giocato a carte scoperte e ha avuto la fiducia. Ora può fare ciò che gli riesce meglio: il vincitore magnanimo che apre, perdona, coinvolge, premia, dura se può, vota se vuole. E lo può fare grazie al voto di oggi. Che cambia tutto.”

“Berlusconi: non penso a Udc ma a singoli”. Qui. Da cui estraggo:

Berlusconi: “Ribadisce però che il suo partito non è una caserma «come lo era Alleanza nazionale » e che «nessuno è mai stato espulso »: «Noi abbiamo solo detto che il partito non si sentiva più rappresentato dalle sue posizioni, Fini avrebbe potuto ravvedersi e restare tranquillamente nel nostro partito ».”

Rassegna stampa del 15 dicembre 2010. Qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart