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Fini e la favola della rana e del bue

23 Marzo 2010

Credevate che si fosse presa una vacanza dallo stress che gli procura, pure a lui, l’antiberlusconismo?
No, il nostro, spaparanzato in poltrona, si è vista in tv la grande manifestazione del Pdl e ha ingollato bile ed invidia come tutti gli altri oppositori, Bersani e Di Pietro in testa, poi subito a ruota il democristiano Casini.

Questi ultimi tre stanno accendendo candele alla Madonna affinché l’odiato Berlusconi si degni di conferire con loro in un confronto televisivo. I soliti giornali danno manforte e fra poco vedrete che Repubblica suonerà le trombe per raccogliere le firme a sostegno del confronto. Caleranno a sciami i soliti firmaioli, che si tengono sempre pronti da qualche parte, con penna a mo’ di sesto dito della mano. Ha fatto bene Berlusconi a sdegnargli. Passano il loro tempo a seminare odio e a raccogliere calunnie per spargere fango sul premier, e poi implorano di sedersi di fronte a lui per avere un po’ di ribalta. Che è ciò a cui ambiscono, visto che non ne hanno.

Sono leader noiosi e opachi, ai quali piacerebbe darsi un po’ di notorietà con una bella litigata in tv contro l’odiato nemico pubblico n. 1.   A questo si ridurrebbe, infatti, il confronto, che darebbe agli elettori ancora una volta un’immagine nauseante della politica, alimentando l’astensionismo. Ciò che fa molto comodo agli uomini della sinistra, che a votare ci vanno perfino in barella (ricordo – non potrò mai dimenticarlo – la Levi Montalcini che, malata, si fece strascicare in Senato per evitare che cadesse il governo Prodi. A questo giunse la sinistra: scomodare una senatrice malata per paura di perdere lo scranno).

Fini non può ambire a tanto. La sua carica istituzionale non prevede un confronto con il premier in un dibattito televisivo in campagna elettorale.

Non vi è dubbio che sabato scorso, con la manifestazione di Roma, Berlusconi ha mostrato i lustrini di una popolarità che non ha precedenti tra i politici della Repubblica. Popolarità, del resto, sconosciuta da sempre a Fini in tali proporzioni.
Ma può il nostro restare indietro? No che non può.

Ricordate la bella favola di Jean de La Fontaine “La rana e il bue”? È breve, permettetemi di riprodurla qui:

Una piccola Rana vide, dalla riva del suo stagno limaccioso, un grosso Bue e, tanto si stupì della sua prestanza fisica che desiderò intensamente diventare come lui. Cominciò così a gonfiarsi a più non posso; infine, soddisfatta, si mostrò al Bue:
– Guardami un po’, – lo apostrofò con aria di sfida – sono ben grossa?
РNon ̬ sufficiente, vecchia mia, ci vuol altro!
 La Rana, invidiosa, si gonfiò di più e poi, si gonfiò ancora, ma la sua pelle fragile, ahimè, si lacerò per lo sforzo e la minuscola Rana vanitosa si trovò ridotta come un sacco vuoto, senza vita, simile a quei tali intriganti, tutta apparenza e niente sostanza, che non contenti di quello che hanno, fanno il passo più lungo della gamba per eguagliare modelli inimitabili.

Non vi sembra che Fini stia facendo proprio come la rana della favola?
Siccome Berlusconi in piazza ha parlato dell’elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica, Fini risponde (anche qui  e qui), gonfiandosi il petto: No, questa riforma non s’ha da fare in questa legislatura! (e forse per lui non s’ha da fare mai).

E perché mi domando io? Che cosa lo impedisce?

Se per esempio ci limitiamo, seguendo lo spirito della legge elettorale vigente, ad eleggere direttamente, anziché il capo dello Stato, il capo del governo, quali difficoltà sussistono per non fare una tale riforma dentro questa legislatura?

La legge elettorale già consente di mandare al governo lo schieramento e il leader che vincono le elezioni. Se non che attualmente, siccome non c’è una norma costituzionale a tutela, qualcuno potrebbe, al modo di Oscar Luigi Scalfaro, permettere i famosi ribaltoni.

Quindi quella legge si deve semplicemente tradurre in una norma costituzionale, in modo che la maggioranza e il premier che escono vincitori dalle urne rispondano al popolo del loro operato e nessuna manovra di palazzo possa mandarli a casa prima della scadenza della legislatura, se non per tornare a votare.

Questo dovrà essere in futuro il fulcro della nostra democrazia, e chi vi si oppone è inutile che si nasconda dietro il dito: significa che preferisce privare della sovranità il popolo per venderla ai boiardi.


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3 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 23 Marzo 2010 @ 20:02

    Ho problemi di tempo, ma guarda i commenti sul Legno.

  2. Commento by Ferruccio Landau — 23 Aprile 2010 @ 21:31

    Guardavo la trasmissione di giovedì sulla nota   diatriba e francamente vedevo in Fini la fragile rana della novella di Fedro. Sempre restando in campo animale ho anche pensato che una formica non sarà mai un leone…. ma non voglio offendere le formiche con simili paragoni!!!

    Speriamoche faccia la fini che merita. Scoppia!!!!

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Aprile 2010 @ 21:34

    Lo spero anch’io. Troppo ambizioso e fa politica all’antica: solo chiacchiere e comizi. Non è uomo del fare.

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