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Fini fa la chioccia, come Huriah Heep

29 Luglio 2010

Me lo sentivo. Scrivevo ieri:

“Si ricordi Berlusconi che Fini ha perso qualsiasi credibilità di alleato. Non faccia l’errore di pattuire una tregua con lui. Se ne pentirebbe amaramente. Qualsiasi ammorbidimento di Fini, sarebbe sempre sospetto. Fini non rinuncerebbe mai al suo obiettivo di far cadere Berlusconi. Va smascherato come fu smascherato Uriah Heep nel romanzo di Dickens, David Copperfield.”

Leggo sul Corriere della Sera che Fini ha dismesso i panni del provocatore e cerca una riconciliazione con Berlusconi.

La verità è che ha sentito odore di guerra e se la sta facendo sotto. Corrono le voci che il Pdl sia in procinto di prendere decisioni importanti contro di lui e i suoi accoliti. Berlusconi ieri sera ha fatto sapere che in Parlamento avrà i numeri sufficienti per non cadere, e potrà fare a meno dei voti dei finiani.

Fini fiuta il pericolo: forse sa che i numeri daranno ragione al Cavaliere, e corre subito ai ripari, trovando pronto Il Foglio di Ferrara ad ospitare la sua invocazione di tregua:

«Vuol dire che Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie ». «Quando dico che si deve chiudere una pagina conflittuale e aprirne una nuova – ha detto ancora – non faccio appello ai sentimenti, di cui non nego l’esistenza e che hanno la loro importanza per molti di noi; non esibisco né chiedo ipocrisie, faccio invece appello alla ragione, ai fatti, all’analisi politica e alle basi pubbliche e discorsive, intessute di dialogo e di capacità di riflessione comune, di qualunque possibile fiducia tra diverse leadership ».

Sembra un discorso di buonsenso. Se non che è fatto alla vigilia di una riunione del Pdl che ha all’ordine del giorno provvedimenti contro di lui. Puzza di marcio, di trappola, lontano un miglio.

Si ricordi, Berlusconi, di Uriah Heep il mellifluo personaggio di Charles Dickens, che portò alla rovina il suo padrone, finché non venne scoperto e cacciato.
Fini è come Uriah Heep. Va smascherato e cacciato. Che Berlusconi non si faccia intenerire, né apra le porte alle colombe.

Come ho dimostrato con l’articolo di ieri, le mosse di Fini sono prevedibili, e tutte ispirate dalla volontà di restare a fare il guastatore dentro il Pdl. Una posizione comoda e fruttuosa. Tenere Fini un solo giorno di più, significherebbe rotolare verso la paralisi definitiva dell’azione di governo. Ossia: decretare la fine di Berlusconi.

La mossa di Fini potrebbe essergli stata perfino suggerita: non v’è dubbio che è stata fatta per accaparrarsi le simpatie degli incerti. Qualcuno di costoro, infatti, dirà che Fini ha teso la mano per una riconciliazione. Perché dunque non fare altrettanto?
Chi sa quanti giornalisti pontieri prenderanno la palla al balzo nel tentativo di neutralizzare l’offensiva del Pdl contro Fini.
Fini ha scaltramente mosso la pedina per dare di nuovo spazio a tutti i pontieri, dentro e fuori del Pdl.

A Fini gli rispondano i falchi venerdì, e non ci deludano. Guai a cadere nella trappola! Guai a tornare indietro! Fini non può più stare nel Pdl.

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“Berlusconi di fronte alla tregua di Fini: «Troppo tardi per resettare tutto »”. Qui.

“Una strada obbligata” di Sergio Romano. Qui.

“«Dopo un anno parole senza senso ». Il vertice Pdl tiene la linea dura” di Francesco Verderami. Qui. Da cui estraggo:

“L’intervista concessa al Foglio dal presidente della Camera ha dapprima colto di sorpresa lo stato maggiore del Pdl, a partire dal Cavaliere, che leggendo il testo ha commentato: «Queste non sono parole di Fini, questa è farina del sacco di Giuliano Ferrara ».”

“Gianfranco si arrende e depone le armi Ma non c’è da fidarsi” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Fini: “Resto nel Pdl, azzeriamo tutto” E Berlusconi: è fuori, se serve si rivota” di Massimiliano Scafi. Qui.

“”Lascio la casa ad An”. E Fini ci mette il cognato” di Gian Marco Chiocci. Qui.

“Storace: “Uno scippo ad An. Ora faremo causa” di Antonio Signorini. Qui.

“Le due mosse che hanno messo i finiani all’angolo” di Fabio Martini. Qui. Da cui estraggo:

“Alle sei della sera Fini, ancor prima delle dietrologie, ha capito il gioco visibile ad occhio nudo: l’altro gli stava facendo terra bruciata attorno. In due mosse era pronto lo scacco matto del Cavaliere. La prima mossa, esiziale per i finiani, si è consumata durante tutta la giornata: Berlusconi – con una accurata “campagna acquisti” – si è garantito l’autosufficienza, si è “costruito” una maggioranza parlamentare che potesse andare avanti anche senza i finiani, che da settimane vantavano questa arma di ricatto: senza di noi, che siamo 33 alla Camera e 14 al Senato, il governo cade. Seconda mossa: ieri mattina Berlusconi ha finito di preparare i congegni per misurarsi ed espellere i finiani più esposti.”

“Un calcolo plausibile, ma solo a bocce ferme. Fino a ieri mattina il centrodestra poteva vantare alla Camera sul voto favorevole di 342 voti, dunque 26 in più della della maggioranza, 316. Gli amici di Fini hanno sempre detto di essere in 33 alla Camera, una stima che non ha mai convinto i berlusconiani. Ma per tagliare ogni incertezza ieri mattina Berlusconi ha convocato a palazzo Grazioli due deputati eletti col Pdl e che avevano lasciato la maggioranza (Italo Tanoni e Daniela Melchiorre) e altri tentennanti sono stati contattati in modo più riservato. Fatti e rifatti i conti, Berlusconi e Fini hanno capito la stessa cosa: il governo aveva una maggioranza, non solida ma sicura.”

“Non è cosa da Probiviri” di Marcello Sorgi. Qui, pag. 27. Da cui estraggo:

“Proprio perché è chiamato a garantire con la sua imparzialità tutti i componenti della Camera che presiede, il presidente, appena eletto, smette di appartenere alla maggioranza che l’ha votato e al partito di cui fa parte (non a caso molti hanno voluto riconsegnare platealmente la tessera il giorno stesso dell’elezione).”

“Il re delle giravolte stavolta non riesce a girare la frittata” di Maurizio Belpietro. Qui, pag. 29.

“Il paladino della legalità. Adesso Fini spieghi il mistero di quella casa a Montecarlo” di Vittorio Feltri. Qui, pag. 37.

“Fini non spiega la casa dei misteri” di Franco Bechis e Gianluca Roselli. Qui, pag. 38.

“Dal calcio alla tv, tutti gli affari del signor Tulliani” di Massimo Malpica. Qui, pag. 29

“L’appartamento dei misteri che faceva gola a tutta Monaco” di Gian Marco Chiocci. Qui, pag. 40.

“I finiani si organizzano per formare un nuovo gruppo parlamentare”. Qui.

“Pdl, il documento dell’Ufficio di Presidenza”. Qui. Da cui estraggo:

“Per queste ragioni questo ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della Libertà”.

“Di conseguenza viene meno anche la fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio”.”

“Il premier: “Mi piange il cuore, ma basta con Fini” Donna Assunta: “Bravo Silvio, hai fatto bene”. Qui. Da cui estraggo:

“Nel giardino di Villa Aurelia il Cavaliere si intrattiene anche con donna Assunta Almirante, che gli dà il suo appoggio. La vedova del leader storico dell’Msi regala al premier un libro dedicato a suo marito e poi gli dice la sua sulla rottura con il presidente della Camera: “Presidente hai fatto bene a mandarlo a casa – dice la signora -, anzi mandalo in una delle tante case che ha, magari a quella di Montecarlo”.


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4 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 29 Luglio 2010 @ 01:25

    Bart, scrivi: “Berlusconi ieri sera ha fatto sapere che in Parlamento avrà i numeri sufficienti per non cadere, e potrà fare a meno dei voti dei finiani. […] Fini fiuta il pericolo: forse sa che i numeri daranno ragione al Cavaliere”.

    Veramente, che anche in caso di secessione dei “finiani” il Pdl abbia comunque la maggioranza in Parlamento, non è una scoperta di “ieri sera”. Lo si sa da quando è stata fatta la conta.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 29 Luglio 2010 @ 09:00

    Bocchino non mi pareva della stessa tua idea.

  3. Commento by Mario Di Monaco — 29 Luglio 2010 @ 14:49

    Non vorrei che si trattasse del classico temporale estivo a cui segue un cielo sereno e poi ancora un temporale e poi ancora sereno e così via.

  4. Commento by Felice Muolo — 29 Luglio 2010 @ 17:52

    In questa disputa all’ultimo sangue,  il termine ‘annientare’,  che avevo usato qualche giorno fa, non era stato gradito…

    Forse Mario Di Monaco ha visto giusto.  Gli uomini politici…

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