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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Fini ha già ottenuto

22 Aprile 2010

Spero di poter presto distogliermi dalla politica e tornare a dedicare la mia attenzione alla letteratura. Proprio ieri mi è stata annunciata l’uscita, a partire da lunedì prossimo, della mia nuova raccolta di saggi letterari Letture sparse tra vecchio e nuovo. Vol. I. È con la letteratura che voglio trascorrere gli ultimi anni della mia vita. Con quiete, senza gli spasimi che la politica mi provoca. Fra qualche giorno festeggerò (lasciatemelo dire) i 10 anni di una corrispondenza fitta fitta con l’illustre studioso di letteratura italiana contemporanea Giorgio Bárberi Squarotti, prodigo con me di molti consigli e maestro.

Ma in questo tormentato periodo mi sono dato un obiettivo: contribuire per quel poco che posso a chiudere definitivamente con la Costituzione dei ribaltoni e nello stesso tempo a dare vita a una Costituzione più rispettosa della volontà popolare.

Da quando la Costituzione è nata, infatti, la volontà popolare, per il tornaconto di politici arruffoni e ipocriti, è stata continuamente irrisa e calpestata.

Ci sono molte riforme da condurre in porto. Sono tante le cose che non vanno in Italia e che l’attuale Costituzione non riesce a tutelare adeguatamente, ma quella a cui tengo in modo speciale è la riforma che assicuri al nostro Paese la governabilità. Ossia, chi governa sia scelto dal popolo e solo il popolo possa cacciarlo. Si dica e si argomenti quanto si vuole, ma l’esperienza italiana su questo punto è tanto mai fallimentare che una riforma che preveda l’elezione diretta di chi ci governa (io sono per il premierato) non può che essere la benvenuta e la migliore.  

Per lo meno ci sia concesso di sperimentarla. Saremo in tempo a correggerne i difetti. Ciò che deve incoraggiarci a tentare è la speranza che, grazie a questa riforma, ci lasceremo alle spalle la Costituzione dei ribaltoni, che ha ridotto il popolo a zimbello delle Istituzioni.

Ebbene, Fini, con il suo comportamento, con le sue ipocrisie, con il sostegno a volte occulto a volte palese dell’opposizione (per ciò che sta facendo dovrebbe dimettersi da presidente della Camera, e l’opposizione tace, come pure è assordante il silenzio di Napolitano) ha già sottratto al governo e alla maggioranza più di venti giorni che potevano essere dedicati alle riforme.

Non è un caso che astutamente oggi l’opposizione (ho ascoltato in tv l’altro ieri sera Enrico Letta) denunci, per farsi bella con i cittadini, che queste diatribe interne al Pdl ritardano le riforme. In realtà, poiché non le ha mai volute, e soprattutto non ha mai voluto quelle che contano, spera che l’azione disturbatrice di Fini le impedisca.
Più di venti giorni non sono pochi, e forse ne scorreranno degli altri.

Berlusconi nell’attesissima direzione di oggi del Pdl tenga presente che se entro la legislatura le riforme non saranno fatte, il conto sarà presentato, non a Fini, ma a lui.
Che sia pronto a risponderne, perché, in assenza di riforme, gli elettori che hanno avuto tanta fiducia in lui (come il sottoscritto) lo manderanno a casa.

Fini e l’opposizione lavorano per questo.
Che non cada nella trappola.


Letto 1705 volte.


2 Comments

  1. Commento by sgrz — 22 Aprile 2010 @ 01:46

    Fini ha avuto il merito di portare allo scoperto la questione del dissenso interno al PDL. Ma la vedo dura perchè con lui sono in pochi. Una condizione di isolamento che lui stesso ha contribuito a crearsi nel momento in cui ha acconsentito a consegnare An al Cavaliere

    La scelta di Fini: costruire una minoranza interna al PDL

  2. Commento by Ambra Biagioni — 22 Aprile 2010 @ 09:38

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