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Fini plagiato dai Tulliani? A Napolitano va bene così?

11 Agosto 2010

Lo pensa in sostanza   Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni: Domanda. “Le pare possibile che un politico come Fini possa essere così influenzato dalle dinamiche familiari?”
Risposta: “Io vivo a casa mia e non so come siano i loro rapporti. Ma in questa vicenda non è difficile riconoscere le dinamiche di un forte condizionamento. Spero che questo condizionamento non agisca anche su altro.”

Diciamoci la verità: è ciò che pensano da tempo gli italiani. Il nuovo rapporto con Elisabetta e con la famiglia Tulliani ha mutato Fini, al punto che il suo “tradimento” delle idee da sempre professate, le sue giravolte, i cittadini li attribuiscono all’influenza della sua nuova famiglia.

Il dubbio sollevato da Landolfi, che interpreta quello degli italiani, solleva una grande questione. L’autonomia di giudizio di Fini. Una specie di plagio di cui potrebbe essere vittima inconsapevole. Stordito dall’amore per l’avvenente ragazzina (succede di frequente ad una certa età), ha perduto letteralmente la testa, e si muove a comando come una marionetta.

È una ipotesi che Napolitano deve prendere in considerazione, insieme alle altre malefatte che emergono dall’affaire Montecarlo e dalle raccomandazioni in Rai dove i Tulliani hanno fatto incetta di contratti, consegnando, fra l’altro, produzioni, a quel che si dice, abbastanza scadenti.

È diventata talmente grottesca la posizione di Fini, che ormai taluni editorialisti ci fanno dell’humor (qui, qui e qui). Come pure è ridicolizzata quella parte della sua dichiarazione in cui afferma di non essere stato a conoscenza che il cognato fosse andato ad abitare nella casa di Montecarlo, molto ben confutata da Franco Bechis su Libero (qui e qui). Ormai la terza carica dello Stato è diventata oggetto di sfottò e di barzellette.

Avere come terza carica dello Stato una persona che non è più padrone di se stessa e che è messa alla berlina per le sciocchezze con le quali ha cercato di giustificarsi, dovrebbe mettere in allarme Napolitano e sollecitarlo ad interrompere una collaborazione, o meglio una intesa politica, che mette a repentaglio la credibilità delle Istituzioni.
È un abbraccio, quello tra i due, che può generare sfiducia tra i cittadini nei confronti dei vertici dello Stato.
Quanti in questi giorni si stanno domandando perché Fini resti al suo posto, quando altri, con meno responsabilità di lui, hanno dovuto lasciare l’incarico?

Cominciano a nascere sospetti su Napolitano. Mi dispiace, ma un Fini così nettamente coinvolto nell’affaire, così fortemente condizionato da una famiglia nei suoi comportamenti politici, al punto da smanaccare a destra e a manca per sistemare riccamente i suoi componenti, è l’espressione palese di una Nazione che non ha più nei suoi vertici nessuno in grado di proteggerla dalla corruzione. Il caso Fini, che riguarda sue azioni moralmente e forse anche penalmente scorrette, compiute durante e nell’esercizio del suo mandato, è lo scandalo più grave che sia accaduto dalla nascita della nostra Repubblica. Non ricordo che una carica così elevata dello Stato (la terza) si sia mai compromessa a tal punto. Fini è una tenia attaccata all’intestino Italia.

Napolitano non può temporeggiare. Si decida, e faccia dimettere subito, con un suo risoluto intervento, il presidente della Camera. È da qualche giorno che glielo chiedo. Quando Fini si dimetterà (perché, dopo la sua dichiarazione alla stampa, la sua posizione è addirittura precipitata), gli italiani gli dovranno chiedere conto di questo suo tentennamento e di questo suo colpevole silenzio.

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“Il dovere della chiarezza” di Ezio Mauro. Qui.

“Ora anche la politica chiede le dimissioni”. Qui.

“Assunta Almirante”. Qui.

“Fini vuole sfasciare il Pdl con un’armata di pulci”. Qui.

“Il Cavaliere tentato dal “colpo di grazia” di Ugo Magri. Qui.

“La difesa di Fini non tiene Firmate per mandarlo”. Qui. Da cui estraggo:

“Fini sostiene di non aver saputo del “trasloco” monegasco di Giancarlo Tulliani. Difficile, dal momento che Giancarlo per il futuro presidente della Camera non era un lontano parente. Fini è andato ad abitare prima ancora di avere figli con Elisabetta a Valcannuta, in via Ruggero Conforti. Nello stato di famiglia risulta residente anche con i suoceri. Nella stessa casa abitava Giancarlo. Fini e suo cognato in pratica vivevano insieme.”

“Fini, che abitava con Giancarlo Tulliani, non poteva non sapere che il cognato dalla primavera 2009 si era trasferito a Montecarlo proprio in quella casa.”

“Il lodo Gianfranco imbavaglia i pm?” di Maurizio Belpietro. Qui.

Casa di Montecarlo. Rassegna stampa dell’11 agosto 2010. Qui.


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Bart