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FUMETTI: Gli anni del Corrierino

23 Aprile 2010

di Gordiano Lupi

Gianni Bono è uno storico del fumetto italiano, autore di una Guida al fumetto, fondatore delle Edizioni “If” , creatore del Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca. Alfredo Castelli è una delle colonne portanti del fumetto italiano, ha creato Martin Mystère, il detective dell’impossibile edito da “Bonelli” e una serie di personaggi che per anni hanno fatto la fortuna del “Corriere dei Ragazzi” di cui era redattore.

Non potevano esserci autori migliori per dare vita a un’operazione nostalgia che riproduce in un volume saggistico – antologico il profumo di quei tempi e far rivivere nella fantasia del lettore avventure che non si possono cancellare. I ragazzi dei primi anni Settanta compravano i super eroi Marvel, Topolino, Alan Ford, ma duecento lire per il Corriere dei Ragazzi non mancavano mai, perché era un settimanale capace di far felici genitori, insegnanti e adolescenti. Erano tempi in cui i fumetti venivano demonizzati, considerati diseducativi, si diceva che toglievano tempo ai libri e alle letture serie.

Il Corriere dei Ragazzi pubblicava personaggi divertenti come Nick Carter, Cocco Bill, Zorry Kid, ma pure informazioni di attualità e cultura, racconti – verità e reportage storici di Mino Milani, persino storie sportive disegnate da Uggeri . Era una sorta di Focus Junior con il vantaggio che pubblicava i fumetti dei migliori sceneggiatori e disegnatori italiani. Autori come Jacovitti, Castelli, Bonvi, Silver e tanti altri hanno mosso i primi passi all’interno di quella redazione. Ecco allora “Gli anni del Corriere dei ragazzi. Quando il Corriere dei piccoli diventò grande” a cura di Gianni Bono e Alfredo Castelli (ed. Rizzoli).

Come nasce il progetto di un volume antologico sul Corriere dei Ragazzi?

«L’idea si perde nella notte nei tempi – racconta Castelli – è da quando il Corriere dei Ragazzi ha chiuso, trenta e passa anni fa, che io o qualche altro suo ex redattore tentiamo di celebrarne il ricordo . A furia di bussare ci è stato aperto, e la Rizzoli si è finalmente decisa ».

Lei ha scritto storie dei più importanti personaggi del fumetto italiano (Diabolik, Topolino, Tiramolla, Cucciolo). A quale si sente maggiormente legato?

«Tra i personaggi “non miei” sicuramente a “Mister No” creato da Sergio Bonelli, una vicenda che si svolge in Sud America. Ne ho scritto parecchie storie, e facendolo mi è parso di respirare l’atmosfera di quei luoghi. A Diabolik sono altrettanto affezionato in quanto è stato uno dei primi personaggi a cui ho collaborato e le sorelle Giussani, sue creatrici, erano delle vere amiche ».

Tra le sue creazioni per il Corriere dei Ragazzi ricordiamo L’Ombra, Otto Kruntz, Zio Boris, Gli Aristocratici… sono personaggi che ritiene ancora attuali? Sarebbe possibile riproporli alla generazione dei ragazzi-playstation?

«Non lo so, sono troppo coinvolto per essere un buon giudice. Pochi anni fa Il Giornalino – il settimanale per ragazzi di Famiglia Cristiana – ha riproposto tutti gli Aristocratici solo un po’ ritoccati per attualizzarli (computer al posto di schedari, telefoni con i tasti anziché il “cerchio”) e hanno funzionato discretamente; ogni tanto qualche racconto viene ristampato, ma si tratta di operazioni speciali ,come quella dei volumi in vendita con Panorama, e non fanno testo. Forse “L’Ombra”, che è un super eroe e che a dire il vero non ho mai amato più di tanto, potrebbe funzionare, opportunamente adattato ai tempi. Il fumetto sta vivendo un momento di transizione in tutto il mondo, ed è sempre più difficile capire a priori cosa potrebbe funzionare e cosa no ».

Perché nel panorama editoriale non esistono più le riviste contenitore di una volta?  

«La risposta imporrebbe un discorso molto lungo: c’entrano i nuovi mezzi di comunicazione, l’avvento di Internet, dei videogames, il crollo delle ideologie (sì: c’entra anche quello), il cambio delle abitudini di lettura… . Sta di fatto che, da una quindicina di anni, le riviste antologiche non esistono più. Tra le mille ragioni, aggiungo l’unica a cui forse sarei in grado di porre un rimedio: negli ultimi tempi della loro esistenza le riviste erano divenute pubblicazioni senz’anima, scatole vuote da riempire con il materiale più disparato. Credo che una rivista debba avere un’anima, un filo che collega tutti i suoi contenuti ».

(Dal “Corriere Nazionale”)


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