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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #1/22

11 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #1

 

Spesso sono assalito dal pensiero che nel momento in cui io vivo, in tutti i punti della Terra e vorrei poter dire dell’universo, ogni cosa sta vivendo, mia contemporanea. Ho viaggiato un po’ per l’Europa, ho veduto città,   villaggi, passi di montagna solitari e sbattuti dal vento, ho conosciuto persone, animali. Ritorno con la mente ad essi e un brivido mi scuote nel pensare che, così lontani da me, là in quel luogo dove li ho veduti stanno vivendo: una strana malinconia e uno straordinario carico di amore mi prendono, e il mondo così grande, così cosmopolita, diventa piccolo, racchiuso tutto nella mia mente.

 

Il tempo compone nella memoria gli episodi salienti, cancella le righe fitte dei giorni in cui i gesti e le parole sono fatti per durare da un’alba a un tramonto.”
(Vasco Pratolini: “Cronaca familiare”)
 

Si era già preparato per l’ecografia delle 12,10, sebbene fossero ancora le 11,30, ma ormai aveva preso l’abitudine, visto che il tempo non gli mancava, di fare le cose con largo anticipo. Così, se avesse incontrato un intoppo per strada, che so, il solito camion o i soliti lavori in corso, avrebbe saputo sopportare con pazienza, senza agitarsi. Da giovane faceva quasi sempre tutto all’ultimo momento, e sul più bello ecco che gli capitava proprio un camion o una lunga fila stramaledetta provocata da un automobilista troppo lento. Allora si spazientiva e cercava uno spiraglio per il sorpasso, azzardando spericolate manovre. Tutto ciò non accadeva più. Vita da pensionato, vita da beato, si era detto, anche se non era del tutto vero.
Ma quando andò a prendere il foglio dove era indicata la prenotazione, si accorse che aveva sbagliato giorno. Avrebbe dovuto fare l’ecografia due giorni prima. Si fece prendere dalla rabbia, gettò all’aria le carte e le ecografie precedenti, che avrebbe dovuto portare con sé. Rimediò alla sbadataggine, recandosi al vicino Distretto sanitario, e fissando un nuovo appuntamento. Ma tornando a casa, quello sbaglio imperdonabile, il primo della sua vita, cominciò a perseguitarlo. Come era potuto accadere? Si fece prendere dallo sconforto quando gli balenò l’idea che quello poteva essere il segnale di una incipiente e non certo benevola vecchiaia. Si mise in ascolto di sé. Finiva il secolo, e addirittura il millennio. Erano morti William Burroughs, Allen Ginsberg, Piero Bigongiari, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Madre Teresa di Calcutta; il Papa Giovanni Paolo II mostrava i segni di una decadenza fisica che la forte volontà non riusciva ad arrestare. Giorgio avvertiva che la fine del millennio era entrata anche nelle sue vene e vi tracciava un solco malinconico.
Non si era mai sposato, non aveva una famiglia.
Il campanello suonò. Alessandra veniva per conoscere l’esito dell’ecografia.
«Non ci posso credere! »
«E invece devi crederci. Invecchio, Sandra. »
«Me n’ero accorta da me. »
«Non prendermi in giro. Quando? Dove? Non dire stupidaggini. Non mi era successo prima d’ora di mancare ad un appuntamento. »
«Pensaci. » Alessandra sorrideva.
«Vuoi dire…? »
«Sì, a letto è già un po’ che sei invecchiato. Solo qualche mese fa… »
«Vuoi sfottermi. »
Gli si avvicinò, carezzandolo. Gli diede un bacio sulla guancia.
«Certo che voglio sfotterti, gattone. »
Alessandra veniva a trovarlo spesso. Non si poteva dire che fosse la sua compagna, forse aveva altri amanti; anzi, Giorgio propendeva a credere che li avesse certamente. Non c’erano mai state tra di loro sfuriate di gelosia. Lei non ne parlava, ma qualche volta lasciava intendere che Giorgio non era il solo a cui offriva la sua bellezza. Lui non domandava mai. Si vedevano quando due o tre volte alla settimana, quando tutti i giorni. Alessandra abitava fuori città, aveva trent’anni meno di lui, che ne contava sessanta, era belloccia, occhi e capelli scuri, statura media; disinvolta, furba, simpatica, loquace, al contrario di Giorgio, che era scontroso e di poche parole. Per lui valeva la massima che il silenzio è d’oro ed è meglio ascoltare che dire.
Sandra si era avviata in camera da letto, si spogliava.
«Non mi va » disse Giorgio, restando davanti alla finestra.
«Sono venuta apposta » disse lei, voltandosi. «Va a me, dunque rassegnati. » Si era già sbottonata la camicetta, e si vedeva il seno nudo.
Nella strada transitava qualche raro passante. Stava calando la sera, di quell’ottobre che era stato bello e tiepido, come non accadeva da qualche anno.
Quando si voltò, lei era nuda, ferma sulla porta della camera.
«Allora? » gli disse. «Vuoi farmi prendere freddo? » Quel corpo aveva l’armonia e la seduzione della giovinezza.
«Sei bella » disse Giorgio, e le andò incontro, l’abbracciò. Le sue mani la toccarono, indugiavano sul seno, sulle natiche, sul viso. Lei apriva la bocca e Giorgio la riempiva di baci.
«Sei bella, sei bella. »
Sandra provava lo stesso piacere della prima volta che era stata con un uomo. I suoi sensi le procuravano quel tremore che accompagna la passione di chi anela donarsi fino in fondo. Giorgio la percepiva. Lei, distaccandosi da lui, con le sue caldi mani lo prese e l’accompagnò nella stanza.
«Vieni » gli disse. «Ti amo. »
 

Gigolo #1

I’m often struck by the thought that all over the world and, I’d like to be able to add, the universe, everything is living at the same time as I am. I’ve travelled in Europe a little, I’ve seen cities, villages and lonely, windswept mountain passes, and met people and creatures. I think of them and it gives me a strange feeling to think they are living where I saw them, so far away from me. I’m seized by a strange melancholy and an extraordinary surge of love, and the whole world – so enormous, so cosmopolitan – shrinks, all enclosed in my mind.

“Time writes the salient episodes in the memory and erases the broad lines of the days in which deeds are done and words are said that will last only from dawn to dusk.”
Vasco Pratolini, Family Chronicle

 
It was only half-past eleven but Giorgio was all ready for his scan appointment at ten past twelve. He had time on his hands these days and had fallen into the habit of doing things well in advance. This meant he could be patient and not get agitated if there was an obstacle on the road, if he found himself behind a lorry, say, or encountered some roadworks. When he was young, he’d almost always left everything to the last minute and, sure as fate, there would be a lorry or a long tail of traffic held up by a slow driver. Then he would be impatient and drive dangerously, looking for the smallest opportunity to overtake. None of that happened now. The pensioner’s life was a happy one, he’d say to himself, though it wasn’t entirely true.
But when he went to get his appointment card, he found he’d mistaken the day. He should have gone for the scan two days before. This made him angry and he threw down the notes and previous scans that he had to take with him. He then went to the nearby health centre to sort out his mistake and make a new appointment. When he got home, however, this unforgivable error, the first in his life, began to worry him. How could it have happened? Then it struck him that this was perhaps a sign of incipient, by no means kindly, old age, and he felt uneasy. He began to think about himself. The century was coming to an end, the millennium too. William Burroughs, Allen Ginsberg, Piero Bigongiari, Marcello Mastroianni, Mother Teresa of Calcutta… they were all dead. Pope John Paul II was showing signs of a physical decline that his strong will could not halt. It seemed to Giorgio that the end of the millennium had entered his own blood and was making its melancholy mark there.
The doorbell rang. It was Alessandra who had come to find out how the scan had gone.
“I can’t believe it!” she exclaimed when he told her about his mistake.
“I’m afraid you must. I’m getting old, Sandra.”
“I’d noticed.”
“Don’t make fun of me. When did you notice? Where? And don’t talk nonsense. I’ve never missed an appointment before.”
“Think about it.” Alessandra was smiling.
“You mean…?”
She nodded. “You’ve been getting old in bed recently. Just a few months ago…”
“You’re teasing me.”
She went up to him and stroked him. She kissed his cheek.
“Of course I’m teasing you, sweetheart.”
Alessandra often came to see him. You couldn’t call her his girl friend because she perhaps had other lovers. In fact, Giorgio tended to believe she did. They’d never had jealous rows. She didn’t talk about other men but sometimes she hinted that Giorgio wasn’t the only one that she went to bed with. He never asked. They saw each other two or three times a week, sometimes every day.
Alessandra was thirty years younger than Giorgio who was now sixty. She was very pretty in a fresh, unsophisticated way, with dark eyes and dark hair, of middling height, spontaneous, sly, likeable and talkative, the opposite of him. He was unsociable and spoke little. He believed that silence is golden and that it’s better to listen than to talk.
Sandra had gone into the bedroom and was undressing.
“I don’t feel like it,” said Giorgio, still standing at the window.
“This is what I came for,” she said, turning round. “Come here and resign yourself.” She’d already unbuttoned her blouse and he could see her breasts.
Only a few people were walking in the street. It was October and the evening was drawing in. October had been sunny and mild for the first time in a several years. When he turned, she was standing naked at the bedroom door.
“Well?” she said. “Do you want me to catch cold?” Her body had the harmony and seductiveness of youth.
“You’re lovely,” said Giorgio. He went towards her and put his arms round her. He touched her, exploring her breasts, her buttocks and face. She opened her mouth and he kissed her again and again.
“You’re lovely,” he murmured.
 Sandra felt the same pleasure that she’d had the first time she’d been with a man. Her senses made her tremble with the passion of someone who longs to give to the utmost. Giorgio felt it. She stepped back and led him into the bedroom with her warm hands.
“Come,” she said. “I love you.”
 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart