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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #10/22

20 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #10

Dalla strada giungono forti rumori. Fiorello e Lucia parlano con la piccola Valeria, che sta facendo i compiti. Fiorello è a casa da qualche giorno, in Cassa integrazione. Si è ridotto il lavoro e l’azienda ha estratto a sorte. Purtroppo è toccata a lui. Lucia ha trovato un servizio ad ore presso una ricca famiglia. Fa le pulizie e sorveglia la casa quando i padroni vanno in vacanza. Il salario è modesto, ma tutto serve quando non si hanno alternative.
È un corteo di scioperanti, quello che sta passando. Fiorello dà uno sguardo alla sposa.
«Scendo » dice. «Mi unisco a loro. »
«È pericoloso. Se ti vedono, ti schedano e non troverai mai più lavoro. »
«E come si può vincere l’ingiustizia sociale, se ciascuno pensa soltanto a sé. Scendo. » Lucia tace, perché Fiorello è deciso e lo lascia capire dalla durezza delle sue parole.
Ci sono bandiere di tutti i colori. Santino scorge Fiorello, poiché entra nel corteo proprio vicino a lui.
«Sono un cassintegrato » gli dice Fiorello. «Lotto con voi. »
«E fai bene. Gliela faremo vedere noi ai padroni! »
«E tu ci credi? »
«Credere in che cosa? »
«Che vinceremo noi. »
«E allora perché sei venuto? »
«Per non lasciarvi soli. »
«Non ti pare abbastanza? »
«Per vincere? »
«Certo. Se tutti facessero come te, allora sì che la vittoria sarebbe sicura! »
«Anche la nostra lotta ingrasserà il padrone. »
«Questa volta no. »
«È sempre accaduto. Non lo vedi? Qui in Italia, con qualunque governo, sono sempre i padroni a comandare. »
«Ha ragione lui » interviene Marcello.
«No, che non ha ragione. »
«Ce l’ha, ce l’ha. E soprattutto se c’è un governo che dice di essere amico degli operai. Allora sì che sono fregature! Guarda la Fiat. S’è ingrassata a più non posso grazie a questo governo che si dice amico degli operai. »
«Ma ora la tregua è finita. »
«E chi lo dice? »
«Non vedi quanti siamo? »
«Noi si sciopera per nulla, te lo dice Marcello, caro mio. Non hai visto chi c’è alla testa del corteo? Qui c’è il sindaco, e a Roma c’è il governo. Dunque, dimmi contro chi si protesta. Ormai è tutto un imbroglio. »
Fiorello non ci credeva. Guarda in faccia Marcello.
«Sei un disfattista » gli dice.
«Bada a come parli. Dico solo la verità, e se non ci credi, sei un illuso. »
«E allora perché non sei rimasto in fabbrica? »
Prima di giungere in piazza San Michele, incontrano un gruppo di leghisti.
«Abbasso l’Italia, viva la Padania! » gridano e lanciano contro i manifestanti arance e uova marce.
Ne nasce una baruffa. La polizia interviene e distribuisce manganellate a destra e a manca senza distinzione.
Anche Fiorello è colpito. Sanguina dal sopracciglio. Santino lo soccorre. Gli fascia la testa con un fazzoletto.
«La prossima volta, porto una rivoltella » dice Fiorello.
«Così finisci in galera. »
«È un sopruso. »
«E allora? È un sopruso per te, mica per chi comanda. La legge è sempre contro i poveracci, non l’hai ancora capito? »
Marcello intanto ha afferrato una bandiera e con quella si difende dai poliziotti. Ne colpisce uno. Subito ne piombano altri tre o quattro e lo circondano.
«Marcello scappa! » grida Santino. Ma un poliziotto l’ha sentito. Gli salta addosso. Fiorello si mette in mezzo e cerca di aiutare il compagno. Un nugolo di poliziotti è su di loro e vengono colpiti ripetutamente.

Rosy ora lavora nel negozio del padre di William, che si trova nella strada principale del paese. Quando qualche volta sosta sulla soglia vede il mare.
Gli affari vanno bene. D’estate ci sono molti turisti. William ha trovato un impiego proprio lì davanti, in un’agenzia turistica. Quasi si vedono, e Rosy, quando le riesce, passa davanti e gli fa un sorriso. A volte deve sostare per un po’ prima che lui la veda, nei giorni che c’è molto lavoro. Il padre di William non dice nulla quando la nuora si allontana. Le vuole bene più di prima.

Il commissario Luciano Renzi brancolava ancora nel buio. Verrebbe voglia di dire: come al solito. Ma Jacopetti la pensava diversamente.
«Dobbiamo insistere con quella Giulia, non è così commissario? »
«È molto probabile che sia stata lei. Non sopportava che quel ragazzo la tradisse con un’altra. »
«Eppure lo sapeva che era un gigolò. »
«Se n’era invaghita. »
«Brutta bestia la gelosia. »
Di sotto alla finestra videro sfilare un gruppo di manifestanti che si erano sganciati dal corteo principale. Gridavano slogan contro il governo.
«Da quanti anni facciamo questo lavoro, Jacopetti? »
«Lei da più anni di me, e fra poco va in pensione. »
«È sempre la stessa storia. Ci saranno sempre due classi a questo mondo: gli fruttati e gli sfruttatori. »
«In politica ci vorrebbe uno come lei, con le idee chiare e la voglia di fare del bene. »
«Ma chi te le mette in testa queste cose: Esterina? »
«Lei è un Dio per la mia Esterina, non faccio in tempo ad aprire bocca che si mette subito ad elencare i suoi meriti, e poi, tutti i miei difetti. Non ne posso più. »
«Lo fa per il tuo bene. »
«Per farmi arrabbiare, lo fa. »
 

Gigolo #10

Loud noises were coming from the street. Fiorello and Lucia were talking to little Valeria who was doing her homework. Fiorello had been paid off and had been at home for some days. The volume of work in the factory had fallen, the company had drawn lots for those who were to be made redundant and, unfortunately, he’d been one of them. Lucia had found some hours’ work with a rich family, doing the cleaning and keeping an eye on the house when they went on holiday. The pay was modest but every little counts when there are no alternatives.
Strikers were demonstrating outside. Fiorello looked at his wife.
“I’m going out,” he said. “I’m going to join them.”
“It’s dangerous. If they see you, they’ll blacklist you and you’ll never find work again.”
“But how can we defeat social injustice if everyone just thinks of themselves? I’m going.”
Lucia said no more because Fiorello has made up his mind. She understood that from the harshness of his words.
There were flags of all colours. Santino caught sight of Fiorello who’d joined the march near him.
“I’ve been made redundant,” Fiorello told him. “I’m joining the struggle with you.”
“You’re doing the right thing. We’ll show the bosses where they get off.”
“You really believe that?”
“Believe what?”
“That we’ll win.”
“Well, why are you here?”
“So as to join in with you all.”
“Doesn’t that seem enough to you?”
“Enough to win?”
“Of course. If everyone was like you, victory would be a sure thing!”
“But our struggle will only make the boss richer.”
“Not this time.”
“That’s the way it always is. Can’t you see? It doesn’t matter what government we have here in Italy, the bosses are always in charge.”
Marcello interrupted. “He’s right,” he said.
“No he’s not.”
“He is, he is. Especially when it’s a government that talks about being the workers’ friend. That’s when we’re really screwed. Look at Fiat. With this government that calls itself the workers’ friend, they’ve got richer than ever.”
“But the truce is over now.”
“Who says?”
“See how many people are here.”
“We’re on strike for nothing, my friend,” said Marcello. “Haven’t you seen who’s at the head of this march? Here there’s the mayor and in Rome there’s the government. So tell me, who are we protesting against? It’s all a trick.”
Fiorello didn’t believe this. He looked Marcello in the eye. “You’re a defeatist,” he said.
“Watch what you say. I’m only speaking the truth and if you don’t believe me, you’re a dreamer.”
“So why aren’t you at work?”
Before they got to Piazza San Michele, they met a group of Lega Nord supporters.
“Down with Italy! Long live Padania!” they were shouting while throwing rotten oranges and bad eggs at the strikers.
A fight broke out. The police intervened with their batons, striking indiscriminately to left and right. Fiorello was one of those who were hit and blood started pouring from his forehead. Santino came to help him and tied a handkerchief round his head.
“Next time I’m bringing a gun,” said Fiorello.
“That way you’ll end up in prison.”
“It’s unjust.”
“So what? It’s unjust for us but not for those in charge. The law is always against the poor. Haven’t you understood that yet?”
Marcello, meanwhile, had got hold of a banner and was defending himself against the police with it. He struck one of them and immediately three or four others surrounded him.
“Run, Marcello!” yelled Santino.
One of the policemen heard him and jumped on him. Fiorello moved in and tried to help his friend. Officers crowded round them and struck them over and over again.

Rosie was now working in William’s father’s shop which was on the main street in the village. When she stood at the door, she could see the sea. In summer there were lots of tourists and business was good. William had got a job in a tourist agency on the other side of the street. They could almost see each other and, when she had a moment, Rosie would stop at his window and give him a smile. If it was a busy day for him, she sometimes had to wait a little before he saw her. William’s father said nothing when she went out of the shop. He loved her even more than before.

Detective-Superintendent Luciano Renzi still had no clear ideas about the case. He felt like saying, “As usual.” Jacopetti thought differently.
“We have to concentrate on this Giulia. Isn’t that right, sir?”
“Very likely it was her. She couldn’t stand the thought of the young man betraying her with another woman.”
“But she knew he was a gigolo.”
“She was crazy about him.”
“Jealousy’s a terrible thing.”
Through the window they could see a group of demonstrators that had become detached from the main march. They were shouting slogans against the government.
“How long have we been doing this job, Jacopetti?”
“You’ve been doing it longer than me. You’ll be retiring soon.”
“It’s the same old story. There are two classes in the world – the exploited and the exploiters.”
“They need someone like you in politics, sir. Someone with clear ideas and the will to do good.”
“Who puts these things into your head? Esterina?”
“You’re a god as far as Esterina is concerned. Before I can open my mouth, she starts listing your merits and then she goes on to my defects. I’ve had enough of it.”
“She does it for your own good.”
“She does it to wind me up.”

 


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1 commento

  1. Pingback by Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #10/22 | autocarsinsurance — 20 Agosto 2008 @ 08:03

    […] Original post by Bartolomeo Di Monaco […]

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart