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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #11/22

21 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #11

In quel quartiere popolare della città di Lucca, uno dei pochi rimasti intatti nella loro struttura antica, Via Pelleria, Giorgio era nato e cresciuto, e ora vi era ritornato per un percorso della vita che lo riconduceva alle sue origini.
Nella piazzetta che scorgeva dalla sua finestra vedeva la fontana, che sembrava ferita, quasi diversa dalle volte che vi andava a bere a garganella da ragazzo, con l’acqua che gli traboccava dalla bocca e i compagni che attendevano dietro di lui il loro turno, dopo aver corso e sudato nei molti giochi di quell’età.
Rannicchiato in quel minuscolo segmento della Terra, Giorgio avrebbe voluto che nel suo cervello penetrassero tutte le esistenze presenti in ogni luogo, e financo quelle trascorse da che l’uomo esiste. Che cos’era mai questo istinto di universalità che lo invadeva certi giorni, e accendeva in lui la piccola fiammella dell’onnipotenza, che nei più sta nascosta come un bacillo che non si svela?
Ada, poco distante da lui, stava seduta al bar, attendeva i clienti. C’era Pino e c’erano gli altri. Giorgio desiderava ardentemente possedere le loro vite, tenerle chiuse nella sua mente, analizzarle, seguirne gli sviluppi, farle diventare carne della sua carne. Era normale tutto ciò? Di Adele, di Alessandra, e anche di Ada, aveva posseduto il corpo; nell’istante del piacere si erano fusi, erano diventati un essere solo. È il piacere, è la gioia, che ispirano il sentimento dell’universalità?
E come riuscire a possedere il passato di tutti, come impadronirsi degli spiriti che hanno percorso la Terra? Gli sembrava di impazzire. Aveva letto in quei giorni Zola, Il ventre di Parigi; Zola era entrato dentro di lui, nel momento che descriveva quell’affresco meraviglioso delle Halles di Parigi; e la venditrice di zuppa di cavoli, in silenzio era scivolata in un cantuccio della sua anima; vi continuava a preparare la zuppa alla fila di ortolani, di facchini, di operai, di affamati che in quell’alba grigia di Parigi cominciavano la loro giornata di fatica.
Vide passare Ada sotto la sua finestra. La chiamò, Ada salì. Ci fece all’amore.

Qualche giorno dopo, Renzi bussò alla sua porta. Lo interrogò sul giovane ucciso.
«L’ho incontrato qualche volta sulle scale. Non lo conoscevo. »
Usciti dal portone, Renzi e Jacopetti si ritrovarono nella piazzetta San Tommaso.
«È Giulia che l’ha ucciso » disse Jacopetti.
«Come fai ad esserne così sicuro. Era un gigolò. Non potrebbe essere stata un’altra donna? »
«Un’altra donna ci sarebbe passata sopra, e invece quella Giulia mi è parsa una donna orgogliosa. Per questo l’ha ucciso, perché non sopportava che dopo essere stata con lei, frequentasse ancora altre donne. Ce ne sono, sa commissario, di donne di questa fatta. »
«Vuoi dare una lezione a me, Jacopetti? »
«Per carità, è lei che ogni giorno insegna a me. »
«E tienine di conto quando sarai commissario. »
«Ne deve ancora passare di acqua sotto i ponti. Quando lei sarà Questore, forse… »
«Allora non sarai mai commissario. »
«O quando lei andrà in pensione… »
«Campa cavallo. Prima o poi in pensione non ci andrà più nessuno, e si dovrà lavorare almeno fino a settant’anni. »
Giorgio stava alla finestra. Si ritirò per paura che, sorprendendolo a spiare, sospettassero di lui per l’omicidio di Alberto. Aveva avuto conferma dal commissario che era stato un gigolò, e campava approfittando delle debolezze delle donne. Quel suo vizio, però, gli era costato caro.
Presero via Pelleria, nel tratto che conduce verso le Mura. Le vecchie case, pur mantenendo la struttura antica, erano state restaurate e in alcune abitavano persone benestanti, che avevano la villa in campagna, e si trasferivano in città per l’inverno e per sbrigare gli affari. Anche la casa di Giorgio era stata restaurata, ed era abbastanza confortevole. Dalla finestra che dava sul sagrato della chiesa scorgeva i platani delle Mura.
Renzi e Jacopetti presero la piccola salita che porta al baluardo di Santa Croce. Avevano intenzione di ritornare al commissariato passando dalle Mura, in direzione del baluardo di San Paolino. Andavano lentamente, e Renzi si ricordava che il medico gli aveva consigliato più di una volta di camminare a piedi per smaltire l’abbondanza dei trigliceridi. Con quei piedi larghi, d’altronde, non poteva andare più veloce di così. Diverso, molto più agile, era il passo di Jacopetti, che aveva una salute di ferro ed era rimasto lungo e magro, asciutto come lo era stato a vent’anni.
La gente frequentava le Mura per il passeggio, a piedi e in bicicletta. Era bello vedere quei volti distesi nell’occupare quel poco tempo libero che gli destinava la vita. Vi erano di tutte le età, e passavano perfino delle belle ragazze, che facevano girare la testa agli uomini. Alla loro sinistra, Renzi e Jacopetti avevano la città turrita con le strette viuzze lastricate e i tetti rossi antichi; a destra i prati e il fossato che un tempo proteggeva la città, alle cui porte erano fissati i ponti levatoi.
«E va bene, Jacopetti, domani torneremo dalla signora Giulia. »
 

Gigolo #11

 Giorgio was born and had grown up in Via Pelleria, one of the few working-class districts in Lucca with their ancient structure unchanged. Now he had gone on a journey through his life which was taking him back to his roots.
From his window, in the little piazza, he could see the fountain where he’d often drunk as a boy, the water dripping from his mouth and his friends waiting for their turn, after they’d been playing and running and getting hot and sweaty. It looked different now, almost as it had been wounded. Crouching there in that tiny part of the Earth, he wished his brain could penetrate every life in every place, wherever man existed. What was this feeling of universality that came over him on certain days and lit a tiny flame of omnipotence in him which on most other days was hidden like some kind of bacillus?
Not far away, Ada was sitting in the bar waiting for customers. Pino and the others were there. Giorgio longed passionately to possess their lives, hold them in his mind, analyse them, watch them develop and make them flesh of his flesh. Was all this normal? He’d possessed Adele, Alessandra and Ada too, possessed their bodies and at the moment of pleasure, they’d become a single being. Was it pleasure, joy, that gave him the feeling of universality?
How could he possess everyone’s past and make himself master of the spirits that walked on Earth? He felt he was going mad. Recently he’d read Zola’s The Belly of Paris. Zola had entered into him when he’d described that wonderful panorama of Les Halles, and the woman selling cabbage soup had slipped into a corner of his soul and there she continued to make soup for the queue of greengrocers, porters, workmen and all the hungry people beginning their long working day in the grey dawn of the city.
He saw Ada passing below his window. He called to her and she came up. They made love.

A few days later, Renzi came to Giorgio’s door to ask him questions about the boy who’d been murdered.
“I sometimes met him on the stairs,” Giorgio told him. “I didn’t know him.”
Renzi and Jacopetti went out the main door and into the little piazza called San Tommaso.
“It was Giulia who killed him,” said Jacopetti.
“How can you be sure? He was a gigolo. Couldn’t it have been another woman?”
“Another woman might have thought nothing more of him but that Giulia seemed a jealous one to me. That’s why she killed him. She couldn’t bear to think of him going with other women after he’d been with her. There are women like that, you know, sir.”
“Are you trying to teach me something I don’t know, Jacopetti?”
“Of course not. It’s you that teaches me something every day.”
“Well, bear that in mind when you’re a Detective-Inspector.”
“A lot of water has to flow under the bridge before then. Maybe when you’re Chief Constable…”
“That means you’ll never be a Detective-Inspector, I’m afraid.”
“Or when you retire…”
“That’ll be the day. Sooner or later, no one’ll be retiring. We’ll have to work until we’re seventy.”
Giorgio was standing at the window but he drew back, afraid that they’d suspect him of murdering Alberto if they saw him spying on them. The Detective-Inspector had confirmed that Alberto had been a gigolo and lived by exploiting women’s weaknesses. That had cost him dear.
The officers turned into Via Pelleria at the part where it leads to the Walls. The old houses still looked old but they’d been renovated. In some of them lived wealthy people who had a villa in the countryside and moved into Lucca for the winter or when they wanted to look after their business affairs. The house where Giorgio lived had been renovated as well and was quite comfortable. From the window that overlooked the church steps, you could see the plane trees on the Walls.
Renzi and Jacopetti climbed the little slope that led to Baluardo Santa Croce. Their intention was to return to the police station by walking along the Walls as far as Baluardo San Paolino. They went slowly and Renzi reminded himself that his doctor had often told him to walk in order to reduce his triglyceride levels, but with his big feet he couldn’t go any faster. Jacopetti, however, walked easily. He had an iron constitution and was still as tall and slim as he’d been when he was twenty.
People went up on the Walls to walk or cycle for pleasure. It was good to see them looking relaxed as they enjoyed such little spare time as they had in their lives. They were of all ages, including some lovely girls who made their heads turn. Renzi and Jacopetti had Lucca and its towers, its narrow paved streets and old red roofs on their left. On their right, below, they saw the grass and the old moat that had once protected the city whose gates had had drawbridges.
“O.K., Jacopetti, tomorrow we’ll go and see the signora Giulia.

 


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Bart