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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Gigolò/A detective story: Gigolo (Trad. Helen Askham) #7/22

17 Agosto 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Gigolò #7

Rio de Janeiro. Maria prega Dio. Sta lì, inginocchiata sul pavimento, davanti ad un modesta croce di legno appesa alla parete. La sfiora il dubbio che Dio non esista. Intorno ha le sue compagne. La incoraggiano. Soffrono per lei.
«Mio Dio, dammi un segno. Perché io possa ritrovare me stessa, dammi un segno. »
Bussano alla porta. Una delle compagne va ad aprire.
«Maria, vogliono te. »
Si volta. Sulla soglia stanno i suoi bambini, sorridenti.
«Maria, Maria. »
Ha piovuto fino a poco prima e la strada è piena di fango. Hanno schizzi di fango dappertutto, perfino sul viso. Maria esce con loro.

A Utsjoki cade la neve. Into attende che sua moglie abbia preparato il pranzo. Alzatosi molto presto, l’ha aiutata finché ne ha avuto voglia, poi un’irrequietudine lo ha assalito. Si è fermato d’un tratto. Che hai? gli ha domandato la giovane sposa. Niente, bada a te. La stanza foderata di legno è piccola; là in fondo, una scala conduce alla camera. È sufficiente per vivere felici, e sua moglie lo è. Into è tutto per lei.

Come Into in quel momento sta coi suoi pensieri dietro i vetri della finestra e stende lo sguardo sulla distesa di ghiaccio senza fine davanti alla sua casa, così Giorgio dalla finestra osserva il cielo grigio, carico di nubi nere, che tra poco rovesceranno giù tanta acqua da gonfiare il fiume della sua città.
«Se avessi una moglie, non mi sentirei così solo. »
Davanti ai suoi occhi corrono le immagini delle donne che ha incontrato nella sua vita, tutte belle: le ha lasciate andare, e ritornano ancora più seducenti. Si affollano giù nella strada e lo chiamano.
«Professore, professore! » È Ada che bussa alla porta.
Apre.
«Che vuoi? »
«Seduta al bar, c’è Sandra. Sta male. »

William ha litigato un’altra volta con suo padre.
«Non ti permetterò di sposare Rosy. Bada a te, figliolo, guai a disubbidirmi. »
«Io amo Rosy, non sposerò nessun’altra all’infuori di lei. »
«Tu sposerai la ragazza che dirò io. O dovrai fare i conti con me. »
Il padre sta seduto al tavolino, e grida la sua collera. Non si sa perché ce l’abbia tanto con Rosy, una ragazza così dolce.

Giorgio scese lentamente le scale, senza farsi prendere dalla fretta. Il bar era a due passi. Alessandra lo attendeva seduta al tavolo.
«Stavo venendo da te, quando all’improvviso mi sono sentita mancare le forze. Mi sono rifugiata qua dentro. Sono stati tutti buoni con me. »
«È entrata che sembrava una morta » disse Pino.
«Sono stata io a metterla a sedere, altrimenti cadeva a terra, poverina. » Era Ada.
«Come stai ora? »
«Bene, posso muovermi. »
«Allora andiamo. »
Fuori il cielo minacciava pioggia, o neve, se fosse calata la temperatura. Alessandra si teneva chiuso il bavero sollevato del cappotto.
«Vieni da me o vuoi tornare a casa? »
«Salgo da te, Giorgio. »
Per le scale incontrarono Adele.
«Uhm, signorina Alessandra, che brutta cera. Sta poco bene? Vuole che le prepari qualcosa, professore, un tè molto caldo? »
«Mi creda, signora Adele, non è niente. »
Quando furono entrati nell’appartamento di Giorgio, Alessandra si fece accompagnare in salotto e si sedette sulla poltrona accanto alla finestra.
«Ora apro appena appena la finestra. Un po’ d’aria ti farà bene. »
«Tu non mi ami, Giorgio. »
«Che c’entra l’amore, ora. »
«Per una donna è tutto. »
«Ma tu non sei una donna come le altre. Così mi è parso, almeno fino a ieri. »
«E come sarei? »
«Pensavo che non ti interessassero i sentimenti, che fossi superiore a queste frivolezze. Sei sempre stata una donna forte tu. »
«Perché non riesci ad amarmi? »
«È una storia troppo lunga. »
«Stasera ho tutto il tempo per ascoltarla. »
«Ma non io. Non mi va di parlarne, ecco tutto. Eppoi non stai bene. »
Bussano alla porta.
Giorgio va ad aprire e si trova davanti Adele.
«Mi deve scusare tanto, professore, ma Cornelia ha insistito perché venissi a dirglielo. »
«Dirmi che cosa? »
«Posso entrare un momento? »
«Certo che può. Mi scusi. » Spalancò la porta quel tanto per lasciarla entrare. Adele scorse in salotto Alessandra e si diresse verso di lei.
«Sta meglio, ora, signorina? »
«Meglio, grazie. »
«C’è troppa umidità nell’aria. Si soffoca. Di questo passo, con tutto che inquina, chissà come finiremo. » Si mise a sedere sul divano. Giorgio si accomodò sull’altra poltrona di fronte alle due donne.
«Di che cosa voleva parlarmi, signora? »
«Mi chiami semplicemente Adele, professore. Ormai ci conosciamo da molto tempo. Lo sa, che dicendomi signora mi fa sentire troppo importante per una donna semplice come me. Eppoi, detesto le complicazioni, le formule, insomma mi chiami semplicemente Adele una volta per tutte. »
«Di che si tratta allora? »
«Sotto di me, lei forse non se n’è mai accorto, ci abita un giovane, un certo Alberto. Anzi ci abitava, perché… ma non lo conosceva davvero, professore? »
«Uno alto, biondo, un bel ragazzo. Robusto… »
«Proprio lui. »
«E allora? »
«Stanotte l’hanno trovato ammazzato. Poco fa, mentre lei non c’era è tornata la polizia. Pochi minuti, e se ne sono andati. »
«Che mestiere faceva? »
«Quello che fanno oggigiorno i ragazzi belli come Alberto. Si faceva mantenere dalle donne. In mancanza di un lavoro normale, oggi succede che i giovani si prestino anche a questo, visto che ci sono delle donnacce che li cercano, certi giovani… »
«Era un tipo molto riservato. L’avrò incontrato tre o quattro volte in tutto. E tu, Alessandra? »
«Io che cosa? »
«Salendo da me, ti è mai capitato di incontrarlo? »
«Mi pare. Qualche volta. Ma non ci ho mai fatto caso. »
«Eppure era un tipo molto vistoso, di quelli che piacciono alle donne. »
«E con ciò? Mica sono obbligata ad accorgermi di tutti i bei ragazzi che mi passano accanto. »
«Ha sempre così fretta, lei, Alessandra, quando viene a trovare il professore… Non se lo lasci scappare, dia retta a me. È un brav’uomo, il meglio che può toccare a una donna. Se si ha la disgrazia di sposare l’uomo sbagliato, per una donna la vita diventa un inferno. Glielo dico per esperienza personale. Mio marito non era cattivo, ad un’altra forse poteva anche andar bene, ma per me era vuoto, completamente vuoto dentro. Con un uomo ci si deve poter parlare, ragionare, e invece lui con me non parlava mai di niente. Eppoi, abbiamo avuto anche la sfortuna di avere una figlia come Cornelia. Ah, un tesoro di bambina, ma, ahimè, con quella disgrazia addosso. La poliomielite me l’ha ridotta così, un’anima pura, senza colpa, così sensibile e intelligente. Ma ora devo andare. Cornelia mi aspetta. Vuol sapere se gliel’ho detto al professore del giovane ammazzato. Lei stravede per il professore, e quando può fare qualcosa per lui, è la bambina più felice del mondo. »

Gigolo #7

Rio de Janeiro. Maria was praying. She was kneeling on the floor before a simple wooden cross hanging on the wall. A doubt that God did not exist had touched her. Her sister missionaries were standing round her, trying to help her. They suffered for her.
“Lord,” she murmured, “send me a sign. Send me a sign so that I can find myself again.”
There was a knocking at the door. One of the women went to open it.
“Maria,” she said, “they’ve come to see you.”
She turned round. Her little pupils were standing in the doorway, smiling, calling her name.
It had just stopped raining and the street was muddy. The children were splashed all over, even their faces. Maria went out with them.

Snow was falling in Utsjoki. Into was waiting for his wife to finish making lunch. He’d been up very early, helping her for as long as he’d felt the wish to, but then he’d been assailed by a sense of disquiet. He stopped suddenly. What’s the matter? his young wife had asked. Nothing, mind your own business. The wood-lined room was small. At one end was the stairway that led to the bedroom. It was big enough for living happily and his wife was happy. Into was everything to her.

While Into was standing at the window with his thoughts and looking out over the endless ice, so Giorgio was looking out of his window at the grey sky, heavy with dark clouds. Soon there would be rain to swell the nearby canal.
“If I had a wife, I wouldn’t feel so lonely,” he thought.
In his mind’s eye he saw the women that he’d known in his life, all of them beautiful. He’d let them go and now they were coming back to him, more seductive than ever, crowding the street below and calling to him.
“Giorgio, Giorgio!”
It was Ada at the door. He opened it. “What is it?”
“Sandra’s in the bar. She’s not well.”

William was quarrelling with his father again.
“I will not allow you to marry Rosie. Watch out, son, don’t disobey me.”
“I love Rosie. I won’t marry anyone except her.”
“You’ll marry the girl I tell you to. If not, there’ll be trouble.”
His father was sitting at the little table, his anger making him shout. No one knew what it was that he had against such a sweet girl as Rosie.

Giorgio went downstairs slowly, without hurrying. The bar was nearby. Alessandra was sitting at a table waiting for him.
“I was on my way to see you when I suddenly felt all weak so I came in here. They’ve been very kind.”
“She was white as a sheet when she came in,” said Pino.
“I was the one to make her sit down,” said Ada. “Otherwise she’d have collapsed, poor thing.”
“How do feel now?”
“Fine. I can walk.”
“Let’s go then.”
Outside the sky was threatening rain. It would snow if the temperature dropped. Alessandra had her collar turned up.
“Do you want to come to my place or would you rather go home?”
“I’ll come with you, Giorgio.”
They met Adele on the stairs.
“You look very pale, signorina. Aren’t you well? Would you like me to get her something, Giorgio? A nice hot cup of tea?”
“Believe me, signora Adele, it’s nothing.”
Once they were in Giorgio’s flat, Alessandra went into the sitting room with him and sat down in an armchair beside the window.
“I’ll open the window a little. Some fresh air will do you good.”
“You don’t love me, Giorgio.”
“What makes you mention love now?”
“Love is everything for a woman.”
“But you’re not just any woman. At least, that’s what I thought.”
“So what am I then?”
“I thought you weren’t interested in feelings, that you were above such nonsense. You’ve always been strong.”
“Why can’t you love me?”
“It’s long story. Too long.”
“I’ve all evening to listen.”
“But not me. I don’t feel like talking about it, that’s all. In any case, you’re not well.”
There was a knock at the door. Giorgio went to answer it and found Adele there.
“You must forgive me,” she said, “but Cornelia said I had to come and tell you.”
“Tell me what?”
“Can I come in for a minute?”
“Of course. I’m sorry.” He opened the door wider to let her in. Adele saw Alessandra in the sitting room and went in.
“Are you feeling better now?”
“Yes, thank you, I’m better.”
“There’s too much damp in the air. It’s stifling. Who knows how we’ll all end up with all this pollution?”
“What was it you wanted to tell me about?” asked Giorgio. “What’s on your mind?”
“I don’t know if you’ve ever noticed, but underneath me there lives a young man called Alberto. At least he did but… Did you really not know him?”
“A tall young man, blonde, good-looking? Well-built…?”
“That’s him.”
“What about him?”
“He was found dead last night. Murdered. A little while ago, when you were out, the police came back. Just for a few minutes and then they left again.”
“What did he do for a living?”
“What handsome young men like Alberto do these days. He got women to pay him. Young men can do this nowadays instead of getting a normal job because there are loose women who’re on the lookout for a certain kind of young man…”
“He kept himself to himself. I must have met him only three or four times altogether. What about you, Alessandra?”
“What about me?”
“Did you ever meet him on the stairs?”
“I think so. A few times. I didn’t take much notice of him.”
“But he was very good-looking in a flashy sort of way. The type women like.”
“So what? I don’t have to take note of all the handsome young men that walk past me.”
“You’re always in a hurry when you come to see Giorgio, Alessandra. Take my advice and don’t let him slip through your fingers. He’s a good man. The best that can happen to a woman. Life becomes hell for a woman who has the bad luck to marry the wrong man. I speak from personal experience. My husband wasn’t a bad man. Maybe he’d have been better with another woman but for me he was empty, completely empty inside. You have to be able to talk to a man and reason with him but he never talked about anything with me. And then, of course, we had the misfortune to have a daughter like Cornelia. She’s a wonderful girl, but oh dear, what a dreadful thing to happen. It was polio did this to her, a pure, blameless creature, so sensitive and clever. But I must go now. Cornelia will be wondering where I am. She’ll want to know what Giorgio had to say about the young man being murdered. She’s crazy about the Giorgio. When she can do something for him, she’s the happiest girl in the world.”

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart