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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#13/24

9 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #13

Anna e Francesco rimasero senza fiato, quando il padre raccontò loro ciò che era accaduto. Alfredo voleva che mangiassero almeno un boccone, ma non si sedettero neppure a tavola.
«Ma come è successo? »
«Pensano al suicidio, quelli della polizia. »
«E tu? »
«Che posso dirvi? Io non ci credo che Giulia si sia suicidata, ma non ho niente per provarlo. Forse potrebbe averlo fatto veramente. »
«Non hai mica litigato con lei? » Era Anna a domandare.
«Me lo ha chiesto anche la polizia. Io non ci ho litigato. »
«L’altra notte hai dormito da lei. Era felice? »
«Sì. »
«Di che cosa avete parlato? »
«Lei in testa ci aveva questa nuova società. Non faceva altro che dirmene bene, e rassicurarmi sui miei soldi. »
«Ti ha chiesto se volevi sposarla? »
«No. »
«A me aveva detto che te ne avrebbe parlato. » Era sempre Anna.
«Non me ne ha parlato. »
«Forse ha capito che non l’avresti sposata mai. »
«Non era donna da uccidersi per questo. »
«Chi può saperlo. »
«È un mondo schifoso. Possibile che nessuno di noi riesca a viverci felice? » Francesco sembrava arrabbiato. «Io non ci voglio stare in questo mondo. È peggio dell’inferno. »
«Si è costretti a viverci. »
«Io no. Nessuno potrà costringermi. »
«E che vorresti fare? »
«Andare il più lontano possibile da qui. »
«Ma il mondo è tutto uguale. »
«Ci deve essere un luogo dove si possa vivere felici. »
«Non esiste. Dovunque è arrivato l’uomo, ha portato solo dolore. » Lo diceva Alfredo. Anna ascoltava in silenzio. Solo Francesco dialogava col padre, ora.
«Se c’è un uomo che ha distrutto la Terra, ce ne sarà pure un altro capace di rigenerarla. »
«Tu? »
«Ne avrei la forza, sai. »
«Non ci scherzare su queste cose. Non bisogna lasciarsi confondere dalle illusioni. Si deve stare sempre allerta. »
«Anche Giulia stava allerta, ma qualcosa deve averla sorpresa. » Era intervenuta Anna. Si vedeva che era colpita dalla morte di Giulia.
«Io, babbo, quando avrò dato l’esame di maturità, non so se mi iscrivo a ingegneria. »
«Puoi iscriverti dove vuoi, dove ti senti più portato. »
«Voglio dire che non sono così sicuro di andare all’università. » Continuò. «Ho nella testa altri progetti. La morte di Giulia mi ha convinto che la nostra vita è inutile, se non si fa qualcosa di diverso. »
«E cosa vorresti fare? »
«Ci sono volontari che vanno per il mondo ad aiutare la povera gente. Voglio fare come loro. »
«Non cambierai il mondo, facendo così. »
«Voglio entrare nel dolore della gente. Voglio che quel dolore entri in me. Così, forse, capirò le ragioni della nostra esistenza. »
«Non sei né il primo né l’ultimo a pensarla così, e cosa è cambiato nel mondo? Niente. Anzi, tutto continua a degradarsi ogni giorno di più, alla faccia delle buone azioni, che sono e restano sterili. Dimmi una sola buona azione che abbia contato qualcosa. Includici anche Cristo, e mettici tutti i Santi. È forse migliorato il mondo? » Alfredo era diventato cattivo. La morte di Giulia non gli faceva avere rispetto nemmeno per i suoi figli. Francesco però non demordeva.
«Io devo rifiutarlo questo mondo, se voglio nutrire qualche speranza. E per rifiutarlo devo stare con gli emarginati, i sofferenti, gli ultimi degli ultimi, che sono stati rigettati dal mondo. Sarà questo il mio modo di ribellarmi. »
«Tu non hai il diritto di ricavare tutto questo dalla morte di Giulia. Giulia era contenta della vita. »
«Che cosa può averla uccisa, allora? » Era Anna, che aveva ascoltato sgomenta le parole del fratello. Lei la sentiva la forza della vita nella sua anima. Quale impulso, invece, portava Francesco a rinnegare il mondo? Lei era attratta, al contrario di Francesco, dalla complessità e anche dalle contraddizioni dell’esistenza.
«Dobbiamo rispettare la sua morte. » Lo disse alzando il tono della voce, Alfredo.
«Giulia aveva capito che vivere a quel modo era stato inutile. Ecco perché si è uccisa. »
«Tu non la conoscevi Giulia. » Si risentì contro il fratello, Anna. «Giulia non si pentiva mai di quello che faceva. »
«Eppure, se si è uccisa, qualcosa deve averla sconvolta. Sei tu che non conoscevi Giulia. »
Alfredo aveva in mente la storia sulla morte di Bianca, che gli aveva raccontata il cognato. Davvero Giulia aveva ucciso la sua Bianca? Davvero Bianca aveva avuto un amante, che incontrava a Firenze e chissà in quanti altri posti ancora? E Giulia aveva poi ucciso anche costui, suo ex compagno? Chi conosceva veramente Giulia? I figli non lo sapevano il segreto che racchiudeva nel suo cuore. Giulia si era dimostrata cinica, abietta, figlia di questo mondo. Ecco la verità. Ecco perché ci stava bene nel mondo. Lei non si sentiva a disagio su questa Terra. E allora, perché si era uccisa? Che cosa l’aveva sconvolta fino a quel punto? Lui ci aveva pensato che Giulia avesse letto tra le sue parole, quella sera che avevano fatto all’amore. Cercava di ripercorrerle ad una ad una. Anche quelle adoperate nella telefonata con la quale aveva fissato l’appuntamento. Quelle erano state le più fredde, sicuramente, perché gli uscivano a poca distanza dalle rivelazioni terribili del cognato. Giulia aveva intuito tra quelle parole? E lui aveva fatto qualcosa di sbagliato la sera che erano stati insieme, qualcosa che l’avesse indotta a pensare che lui conosceva la verità sulla morte di Bianca? Ma Giulia era una donna capace di prendersela, fino al punto di uccidersi? Di cosa aveva avuto paura? Di distruggere il loro amore? Lo amava fino a quel punto? Non era possibile, anche se tutto induceva a crederlo.
Alfredo non parlò più. I suoi figli si accorsero che stava altrove coi pensieri. Se ne andarono per conto loro.
Alfredo si ritirò nello studio. Il ritratto di Bianca era ancora voltato verso la parete. Lo girò a sé, e questa volta ci sputò sopra.  

Francesco stava attraversando quella particolare età della vita in cui si ha la sgradevole sensazione che niente funzioni, ma che tutto si possa cambiare nel mondo, a condizione di un impegno personale fatto di amore, di dedizione, di lealtà, di sacrificio.
Un padre non potrà mai sapere quello che accade nel cuore di un giovane di diciotto anni, anche se è stato giovane come lui. Perché ciascuno ha una propria personale maturazione, proprio come ha un’anima che non assomiglia a nessun’altra. Più di Anna, che si sentiva invece attratta dal turbinìo dell’esistenza, Francesco percepiva che nel vivere quotidiano sussistono spazi inerti, caselle da riempire, che stanno accanto a quelle che un ordinario automatismo dell’esistenza colma da sé, ad ogni levare di un giorno nuovo. Una specie di scacchiera, dove il bianco è ciò che sta fuori da questo automatismo e tocca all’uomo imprimerci il proprio sigillo.
Era andato di là, nella sua camerina. Aveva aperto i libri di studio, ma non ci stava con la testa. Sentiva di avere davanti uno di quei quadratini bianchi, che gli si erano svelati, e a cui lui doveva imprimere il sigillo. Una parola inconsueta? Un’azione straordinaria? Un silenzio rivelatore? Qualunque cosa che fosse tuttavia un suo segno, il riflesso luminoso, spontaneo, penetrante della sua anima.
Non era solo la morte così inattesa e misteriosa di Giulia a turbarlo. La sua gioventù non riusciva a prendere il volo, a dispiegarsi, ed egli provava una gioia raffazzonata, posticcia   per la sua età, mentre avvertiva che essa aveva contenuti inappagati, che avrebbero potuto procurargli una grande felicità. C’era dell’orrido nel modo di vivere a cui era pervenuto l’uomo. Le relazioni umane generavano veleni, producevano violenza ed odio, ed anche se del buono era rimasto su questa Terra, esso era stato seppellito da una montagna di putridume, e prima o poi sarebbe rimasto soffocato. Sentiva che un giovane desidera il bene più che il male, e questo bene la società moderna non era più in grado di offrirlo. Non aveva casa un giovane dentro questa società, ma nemmeno riusciva a trovare un altro rifugio nel quale nascondersi e crescere. Si spiegava così l’inquietudine dei coetanei, alcuni dei quali preferivano drogarsi od uccidersi piuttosto che realizzare un tale rapporto, indesiderato e violento, con la realtà. Quando ne parlava con Anna, di queste cose, notava in lei una sensibilità diversa, e in un certo senso la invidiava, perché ella apparteneva ad una categoria di inossidabili, che riuscivano a non essere contagiati da niente, e possedevano corte radici, che si fermavano alla crosta della società, dove qualcosa può essere ancora accettato, sia pure con una buona dose di tolleranza. Il marcio, invece, sta più sotto, e avanza inarrestabile, se non si mette nella vita il proprio personale sigillo. Questa era la convinzione che dava a Francesco la forza di credersi uno dei molti giovani a cui era stata concessa e disvelata una ragione per lottare, anche se non riusciva ancora a scoprire il modo per condurre utilmente una tale battaglia.
Aveva saputo delle chiacchiere sul conto di sua madre. Al momento solo quelle che riguardavano il periodo precedente il matrimonio. Gliele aveva rivelate una compagna di scuola, con la quale era entrato in confidenza.
«Devi scusarmi se ti ho detto queste cose. Ma non mi è parso giusto che proprio tu non conoscessi il passato di tua madre. Del resto, non devi dolertene, perché noi ragazze siamo come lei. Dicono che sono mutati i tempi, ed una volta non c’era tutta questa libertà per noi donne. Io penso che sia stata una giusta conquista di civiltà. Non sei d’accordo? » Quella che parlava era una ragazzina svelta, e forse forse somigliava un po’ a Bianca. Francesco invece non condivideva quel modo di comportarsi a cui si era pervenuti, e al quale ci si era anche abituati, che sembrava riportare l’uomo al livello della bestia, e gli dispiacque scoprire che sua madre aveva avuto, prima di suo padre, molti altri uomini.

GIULIA #13

Anna and Francesco were shocked when their father told them what had happened. Alfredo wanted them to eat something but they wouldn’t even sit down at the table.
“But how?”
“The police think it was suicide.”
“What do you think?”
“What can I say? I don’t believe Giulia committed suicide but I’ve no way of proving that. Maybe she did.”
“You didn’t fall out with her, did you?” Anna asked.
“The police asked me that, too. No, I hadn’t fallen out with her.”
“The other night you stayed at her flat. Was she happy?”
“She was.”
“What did you talk about?”
“She had this new company on the brain. She kept telling me what a good thing it was and reassuring me about the money.”
“Did she ask you if you wanted to marry her?”
“No.”
“She told me she was going to talk to you about it.”
“Well she didn’t.”
“Maybe she knew you’d never marry her.”
“She wasn’t the kind of woman to kill herself for that.”
“Who can tell?”
“The world’s an evil place. Can’t any of us be happy here?” Francesco was angry. “I don’t want to live in it. It’s worse than a hell.”
“This is where you have to live.”
“Not me. No one can make me.”
“So what would you do instead?”
“Go as far away as possible.”
“But the world’s all the same.”
“There must be some place where people are happy.”
“It doesn’t exist. Wherever man’s gone, he’s brought only misery,” said Alfredo while Anna listened in silence. The conversation was now between Francesco and his father.
“If man’s destroyed the world there’ll be another to regenerate it.”
“And that’s you?”
“I’d be strong enough.”
“Don’t joke about such things. We mustn’t let ourselves be led away by dreams. We have to be on the qui vive.”
“Giulia was, but something must have taken her by surprise,” Anna broke in. She was obviously deeply affected by Giulia’s death.
“Dad,” said Francesco abruptly, “I don’t know if I’m going to do engineering when I leave school.”
“You can study what you want, whatever you feel you’d be best at.”
“I mean I’m not sure I want to go to university. I’ve got other plans. Giulia’s death has convinced me that life is pointless if you don’t do something different.”
“What would you like to do?”
“There are volunteers that go round the world helping people. I want to do that.”
“You won’t change the world that way.”
“I want to enter into people’s pain. I want that pain to enter into me. Maybe that way I’ll understand the reasons for our existence.”
“Other people have had the same idea but what’s changed in the world? Nothing. On the contrary, with every day that passes, everything gets worse despite all the good deeds. Good deeds are sterile and always will be. Name me one good deed that’s counted for something. You can include Christ and all the saints. Is the world a better place?”
Alfredo was being unkind. Giulia’s death was making him behave badly towards his own children.
Francesco, however, persisted. “I have to reject this world if I want to have any hope. And to reject it, I have to live with the marginalised, the suffering and the lowest of the low, people who’ve been rejected by the world. It’ll be my way of rebelling.”
“You can’t use Giulia’s death to justify that. Giulia was happy with life.”
“What can have killed her then?” said Anna who had listened in dismay to what her brother had said. She could feel her own life force within her. What compulsion was leading Francesco to deny the world? Unlike her brother, Anna was attracted by the complexity and contradictions of existence.
“We must respect her death,” said Alfredo raising his voice.
“Giulia had seen that her way of life was futile. That’s why she killed herself.”
Anna was angry. “You didn’t know Giulia. She never regretted what she did.”
“But she killed herself so something must have really upset her. It’s you that didn’t know her.”
Alfredo was thinking of what his brother-in-law had told him of how Bianca had died. Had Giulia really killed his wife? Had Bianca really had a lover that she used to meet in Florence and maybe other places besides? And had Giulia also killed that man who’d once been her own lover? Who’d really known Giulia? His children didn’t know the secret in his heart. She’d turned out to be a cynical, despicable, worldly woman. That was the truth of it. That was why she’d been at her ease in the world. The world hadn’t been an uncomfortable place for her. So why had she killed herself? What had so overwhelmed her that it had come to that? It had occurred to him that Giulia had realised there was something behind what he’d said that last evening when they’d made love. He tried to remember his words, one by one, including those he’d used when he’d phoned to arrange to see her. Certainly he’d spoken coldly then because it was just after his brother-in-law’s terrible revelations. Had Giulia understood what lay behind those words? Had he done something wrong that evening they’d been together, something that had told her he knew the truth about Bianca’s death? But had Giulia been the sort of woman who’d worry about something so much she’d commit suicide? What had she been afraid of? Of losing his love? Had she loved him that much? It might look that way but no, it wasn’t possible.
Alfredo was silent. His children saw he was lost in thought and left the room to do other things. Alfredo went into his study. Bianca’s photo was still turned to the wall. He turned it towards him and this time he spat on it.  

Francesco was going through that stage when young people have the unpleasant feeling that nothing works but that everything in the world might be changed through personal commitment based on love, dedication, loyalty and sacrifice.
Every father was once a boy but he can never know what goes through the mind of his eighteen-year-old son. Everyone is different and everyone reaches his own personal maturity. Anna was attracted by the whirl of existence but Francesco could see that everyday life has empty spaces, boxes to be filled in a different way, not in ordinary mechanical way of filling them up at the start of each new day. A kind of chessboard where the white squares are those that can’t be filled automatically, where it’s up to each individual to make his own mark.
He’d gone up to his bedroom. He’d opened his books but his mind was elsewhere. He felt as if he was in front of one of those white squares on which he had to put his mark. An unusual word? An extraordinary action? A revealing silence? Whatever it was, it was his sign, the bright, spontaneous, penetrating reflection of his soul.
It wasn’t just Giulia’s death, so unexpected and mysterious, that had unsettled him. He was young but he hadn’t taken flight yet, hadn’t spread his wings. He felt a kind of confused, fleeting joy that came from being young and aware of what was yet to come with the possibility of great happiness. But there must be something horrible in man’s way of living, if human relationships generated poison and violence and hate. There was still some good left in the world but it was buried under a mountain of moral corruption and in danger of suffocating. Young people wanted good more than they want evil, he thought, but modern society was no longer capable of offering them that good. They had no place in society nor could they find a refuge where they could hide and grow. This explained the unease amongst people of his age, some of whom preferred to take drugs or commit suicide rather than make an unwanted, violent connection with reality.
When he talked to Anna about these things, he could see she felt differently and, in a sense, he envied her because was she was one of those people who don’t change, who are tainted by nothing and put down their shallow roots in the surface of society where something can still be accepted, albeit with a good deal of tolerance. The rottenness lies further down and spreads inexorably unless you put your own personal mark on life. This was the conviction that gave Francesco the courage to believe that he was one of many young people who’d been given or shown a reason to struggle, even though he hadn’t yet discovered the best way of fighting such a battle.
He’d heard the gossip about his mother but, only in connection with the time before she was married. It was a girl in his class at school who’d told him. They’d been close friends.
“Forgive me for telling you these things but it didn’t seem right to me that you didn’t know about your mother’s past. You mustn’t be upset about it, though, because nowadays girls are like her. Times have changed. Once upon a time, women didn’t have the freedom they have now and I think it was the right way forward for civilisation. Don’t you agree?”
The girl was slim and petite and perhaps she looked a little like Bianca. Francesco, however, didn’t agree with her about the kind of behaviour she’d inherited and become accustomed to. It seemed to him to reduce men to the level of animals and he didn’t like knowing that his mother had had other men before his father.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart