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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#17/24

13 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #17

Jacopetti, come al solito, fu puntualissimo. Suonò il campanello e Renzi lo pregò al citofono di salire. Gli aprì. Anche Jacopetti, in quanto a mascheratura, non ci sfigurava con il commissario, e nemmeno con Maria. Mancava solo che fosse salito con gli stivaloni ai piedi, già bell’e pronto per tirare su una trota.
«Dia tutto a me. Ci penso io. »
«La canna la porto da me. Avvìati che io ti seguo. »
Maria chiuse la porta, ma prima non mancò di ammonire i figli che, si capiva, facevano di tutto per non mettersi a ridere. Quando vedevano i genitori, ma anche Jacopetti, conciati a quel modo, sembrava loro di trovarsi in pieno carnevale, e ci mancava solo di mettergli un po’ di rossetto sulle gote, a quei tre vecchi rimbambiti.
«Non c’è niente da ridere » esordì Maria, alla quale i figli non potevano tenere nascosto proprio un bel niente, e lei leggeva anche nella loro anima. Poi aggiunse, rafforzando le parole con quello sguardo severo che voleva dire sempre molto di più: «E cercate di comportarvi bene. E tu, Alberto, non ti rompere l’osso del collo. Non ti dimenticare di quella volta che finisti all’ospedale[1]. Noi non ce lo siamo mica scordato. »
«Non fu colpa mia. »
«Colpa o non colpa, se ti risuccede, lo vedi questo dito?, la macchina di babbo te la scordi per sempre. »
«Andate tranquilli » fece Manuela, a cui toccava sempre di dire la frase di congedo, essendo la più grande. Maria solo allora chiuse l’uscio.
Giunti in strada, Esterina scese di macchina per andarli a salutare. Anche lei pareva una marescialla, tale e quale a Maria.
«Siamo fortunati, Maria. Hai visto che splendida giornata. »
«Ah, finalmente ci siamo liberati dei figli. Me la voglio proprio godere questa vacanza. »
Caricate le poche cose, Jacopetti aprì la portiera al commissario, che entrò e si sedette accanto a lui, mentre Maria si accomodò di dietro, dove si era seduta Esterina. Jacopetti girò la chiavetta e mise in moto. Piano piano, con la dolcezza che sapeva imprimere sull’acceleratore, fece muovere la macchina.
«Ed ora comincia la cuccagna » esclamò, quasi senza accorgersene. Guardò il commissario, e si mise a canticchiare.
«Vedo che sei contento, Jacopetti. »
«Alla faccia del lavoro, commissario. Ma chi lo avrà inventato? »
«Che cosa? »
«Il lavoro! È proprio una porcheria. Senza il lavoro, noi s’era dei signori, e allora sì che si poteva ringraziare il Padreterno. Tutti i giorni a pescare, a far feste e baldorie. Ma lei se lo immagina, commissario? »
Esterina da dietro si risentì.
«Bada di non bestemmiare, Sandro. Vede, commissario, quand’è allegro, non sa quel che dice. È un ragazzone, ecco cos’è. »
«Un ragazzone che è tanto felice. » E qui alzò il volume della voce, Jacopetti, e sottolineava, ammiccando al commissario, la briosa arietta che stava cantando.
«Stai attento alla strada, che noi ci vogliamo ritornare sani e salvi a casa » fece invece Renzi, ma accompagnò la raccomandazione con un sorriso d’intesa.
«Indovina, Esterina, quando l’ho saputo da quel simpaticone di mio marito, che si doveva fare questa vacanza insieme. Stamani l’ho saputo! Sul principio, per la rabbia, non ci volevo venire. Poi ho pensato che mi faceva bene fare quattro chiacchiere con te. »
«Son tutti discorsi a vanvera, Esterina, non ci faccia caso. Mia moglie sarebbe venuta anche se glielo avessi detto qui in strada. Si sarebbe buttata dalla finestra per non perdere il posto, buttata vestita com’era, magari ancora col grembiule addosso, e la tazza del caffè in mano. »
«Sì, il caffè. Per servire voi tre, stamani ho saltato la colazione. »
«Allora ci fermeremo a Ponte a Moriano. Mi va anche a me di prendermi un buon caffè. » Era Jacopetti.
«Ma se lo hai già preso! » Era Esterina, tutta imbronciata.
«Non è vero, commissario, che il caffè preso al bar è tutta un’altra cosa? »
«Bel ringraziamento! » Metteva il muso, Esterina.
«Ma non è mica colpa tua, Esterina. Lo sanno tutti che le macchine del bar lo fanno più buono, il caffè. Eppoi non mi fa mica male prenderne un altro. »
«Così, stanotte non dormi. Gli basta poco, sa, commissario, per non dormire. Certe notti, russa come un ghiro, e certe altre non chiude occhio. Ma mica se le tiene per sé le sue insonnie. Quando non dorme, mi sveglia. Sa come fa? Mi dà una piccola gomitata al fianco e mi domanda: “Che fai, dormi, Esterina?” E insiste così finché non mi sono svegliata. E allora io mi arrabbio, perché ho bisogno di dormire. E lui mi spiega che non gli riesce di chiudere gli occhi, si appisola e poi per un nonnulla si risveglia. “E io che c’entro?” gli dico. Qualche volta mi costringe a fargli una camomilla. In piena notte, mi tocca di alzarmi! Lei me lo spiega se è una cosa giusta, approfittare così della moglie? Io scommetto che lei, commissario, quando non dorme, se ha bisogno di qualcosa, se la prende da sé, senza scomodare Maria. Non è vero, Maria, che tuo marito è un santuomo? »
«Ognuno si tiene i guai propri, Esterina. Te lo farei provare mio marito. E anche i miei figlioli, ti farei provare. Tutti e tre messi insieme, mi fanno scontare l’inferno su questa Terra. »
A Ponte a Moriano scesero a bersi il caffè. Lo presero tutti, nonostante le chiacchiere che avevano fatto in macchina.
«La sentirai tua moglie, stanotte, Jacopetti. Ti caccerà fuori dal letto. »
«Credo proprio che stanotte dormirò come un ghiro, invece. Mi succede sempre quando faccio una vacanza come questa. »
«Non mi dirai che la vacanza ti stanca più del lavoro. »
«Sarà perché se ne fanno così poche di vacanze. Ma la verità è che la vacanza riesce a sciogliermi i pensieri, e per tutto il tempo la mia mente naviga libera. Lei non ci crederà, commissario, ma quando sono rilassato accumulo nella mente un sacco di idee, una montagna di immagini, ed io passo dall’una all’altra senza mia volontà, e provo un senso di grande beatitudine. »
«Ecco, vede commissario, mio marito diventa anche filosofo quando siamo in vacanza. Non ti mettere a fare lo stupido, Sandro, che se no ci mettiamo tutti a ridere, qua, subito. » Il barista aveva finito di riempire le tazzine sotto la macchina e ora le serviva sul bancone. Si sentì attorno spandersi il forte aroma. Lasciarono che fossero le donne le prime a servirsi, e Jacopetti fu lesto a domandare a Maria quanto zucchero volesse. Esterina aveva l’abitudine di prenderlo amaro.
«Ma come fai, Esterina, a berlo così. Io non ci riuscirei mai. » Era Maria che stava sorseggiando il suo, e guardava l’amica portarsi alla bocca la tazzina fumante.
«Mi pare di gustare di più il suo aroma, in questo modo. »
«De gustibus… » accennò Jacopetti, che dopo la pausa volle però fare anche la battuta.
«Lo sa perché le piace amaro alla mia Esterina, commissario? Perché è amara anche lei. Non è vero, tesoro? »
«Lascia perdere, Sandruccio bello, è meglio per te, perché sennò glielo racconto io al commissario come sei. Perché vede, commissario, con lei lui è tutto compunto e servizievole, ma sapesse con me come si comporta. Mi tratta come una serva. Esterina qui, Esterina là. Non va a prendersi nemmeno un fazzoletto, quando gli manca, e pretende che sia io ad andarglielo a cercare. E magari mi sono messa a sedere proprio in quel momento. Diciamoci la verità, sono pochi gli uomini che hanno riguardo per noi donne. Non è mica cambiato poi molto dal medioevo. È scomparso fuori delle mura di casa, il medioevo, ma quando siamo dentro, la donna è rimasta quella di sempre. Che abbia ragione la Bibbia, che siamo nati dalla costola di Adamo? Bel servizio che ci ha fatto il Padreterno! » A Jacopetti vennero in mente i discorsi fatti col commissario, a proposito delle donne, che erano, invece, figlie del diavolo, altro che costola di Adamo. Questa baggianata l’avevano inventata i preti, per nascondere la triste verità sulle donne, con le quali si deve convivere per forza.
«La sente, commissario, che lingua. E lei s’immagini che supplizio, quando io la sera torno a casa stanco morto. Glielo dica lei, come sono faticose le nostre giornate. Le donne, pare che abbiano da sgobbare soltanto loro, e pretenderebbero che noi, tornati a casa, ci mettessimo a compatirle. Noi ci dovrebbero compatire! Non è vero? »
«Rimettiamoci in macchina, Jacopetti, sennò qui ci facciamo notte. » Il commissario andò a posare la tazzina sul bancone. Maria tirò giù l’ultimo sorso, e allo stesso modo, uno dopo l’altro, fecero gli altri due.
«Quant’è? » domandò Jacopetti, mettendosi la mano al portafoglio.
«Lascia stare che faccio io. »
«Ma commissario… »
«Lascia, ti dico. Tocca a me, che ti ho disturbato anche con la macchina. »
«Se è per questo, lei lo sa che per me non è stato un disturbo. »
«Fai come dice il commissario, e smettila di piatire. » Era Esterina, che stava avviandosi all’uscita. Il commissario tirò fuori i soldi e li mise sul bancone. Quindi uscì per ultimo, subito dopo la sua Maria, che era restata ad attenderlo.
Anziché andare a diritto verso la Brancoleria, attraversarono il ponte sul Serchio e presero la via Ludovica. Preferivano quel tratto di strada. Ma si deve dire che entrambi i rami, che alla fine si congiungono a Ponte di Campia per salire a Castelnuovo di Garfagnana, offrono panorami di eccezionale bellezza. Jacopetti girava il naso ora a destra e ora a sinistra, per guardare tutto ciò che gli capitava attorno.
«Bada alla strada, tu. » Chi poteva essere? Esterina, naturalmente, che anche mentre parlava con Maria, non perdeva d’occhio il suo Sandruccio.
«La sente, commissario? È una vera piattola. Ma non c’è un modo di liberarsene, commissario? Lei che conosce tutte le leggi di questo mondo. Io li capisco, sa, quelli che alla fine piantano la moglie. »
«Ti ci vedrei proprio a rammendarteli da solo i tuoi calzini. Tu nemmeno sai farti la barba, se non ci sono io al tuo fianco. »
«Questa poi… Stamani le spari proprio grosse, Esterina. Eppoi, se io ti piantassi, mica è detto che me ne starei solo. Stai sicura che un’altra la troverei che mi rammendi i calzini. »
«E allora sarebbe anche lei un’altra moglie. »
«Sì, ma devi ammettere che sul principio… »
«Sul principio che cosa. Che vorresti dire. » Da dietro, si sporse verso di lui, Esterina, e dall’espressione del viso, si capiva che minacciava burrasca.
«Come la prendo un’altra donna, così la posso anche lasciare. Quando non c’è più sugo, voglio dire, ossia quasi subito, e cioè dopo il principio, naturalmente la lascio. »
«Questo qui, commissario, sarebbe capace anche di mettermi le corna. Sembra un santarellino, ma sotto la cenere, ci ha la brace che cova. Son sicura che potrebbe anche trovarla una donna che gli faccia girare la testa. »
«In questo, mia cara Esterina, tutti gli uomini sono uguali. Dei grandi sporcaccioni, sono. Anche il mio Luciano certi giorni, anzi, per dire meglio, certe notti, me ne accorgo che ci pensa alle donne, e che in quel momento mi mette le corna. Non è vero, Lucianino? Tu credi che io non me ne accorga, eh?, quando ci hai le donnine nella testa. Lui il giorno le guarda, quelle sporcaccione che girano per strada mezze nude, e la notte ci fa le porcherie. Anche quelle che vede alla televisione. Sì, anche alla televisione, che mette certe citrullaggini nella testa degli uomini. Non sono che streghe, ecco, quelle donnacce lì, brutte streghe che ci fanno dannare. »
«Lei, le chiami pure streghe, Maria. Ma lo sappiamo noi se sono streghe, o che altro, non è vero, commissario? »
«Guarda che se vengo a saperlo che te la fai con un’altra, te la dovrai vedere con me. Lei, commissario, ci badi a Sandro, perché sarebbe capace di combinare qualche guaio. »
«Sandro è buono solo a far chiacchiere, Esterina. Lei può dormire su due guanciali, perché di donne belle nel nostro lavoro ci capita d’incontrarne quante se ne vuole, ma Sandro è un uomo per il quale si può mettere la mano sul fuoco. »
«Se lo dice lei… »
«E tu ti fidi di quello che dice mio marito? Sei proprio ingenua, Esterina. Quelli filano d’amore e d’accordo! Fai come me, che non gli do più peso a certe cose, e anche se mi ci rodo il fegato, io in conto ce le ho già messe le corna, e chissà che certe volte quando mi viene il mal di testa, non siano proprio i corni di mio marito a farmi star male. »
«Lo senti, Jacopetti, che cosa ci si guadagna ad essere dei fedeli mariti? Si credeva di far bene, e invece si passa per imbecilli. »
«Allora che facciamo, commissario, diamo fuoco alle polveri? » Scoppiò a ridere Jacopetti, che si sentiva come un pesce nell’acqua quando si parlava di queste cose.
«Ed io ti faccio saltare il cervello » disse subito Esterina, dandogli una pacca sulla testa. «Tu dài fuoco alle polveri, ed io ti faccio saltare questa brutta zucca che ti ritrovi. » L’aveva un po’ bislunga, la testa, infatti, Jacopetti.
Sbandò sulla sinistra.
«Oh, ma che ti succede? Fai attenzione alla guida, Jacopetti. » Era il commissario.
In quel momento, li stava sorpassando un’auto, che suonò il clacson in segno di protesta. Erano due giovanotti, e quello che guidava si sporse per mettere fuori il braccio, e fece le corna.
«A te e alla tu’ moglie » brontolò Jacopetti. Che in acqua, a Borgo a Mozzano, poco prima di arrivare alla diga, volle scendere per primo. Si armò di canna e si calò.
«Mi faccia cercare il punto, commissario, poi la chiamo io. »
«Ma lo so cercare anche da me, Jacopetti. Ci siamo già venuti qua, non ti ricordi? Oh, ma non mi credi mica un principiante. »
«Me ne guarderei bene. Allora su, venga. »
Avevano i gambaloni che gli arrivavano fino all’inguine. Sembravano due marziani, per la loro goffaggine. Si credevano pescatori consumati, ma chiunque avesse allungato lo sguardo verso di loro, si sarebbe messo a ridere. “Quei due, prima o poi ci affogano dentro il fiume” avrebbe anche potuto pensare. Il commissario stava un po’ più verso riva, mentre Jacopetti a poco a poco si portava al centro del fiume.
«Bada che là c’è corrente, Jacopetti. Può essere pericoloso. »
«Dove ti credi di andare? » gli gridò Esterina, che si era messa a sedere sopra una pietra, in un punto in cui batteva il sole, e aveva udito il rimprovero di Renzi. Accanto, ancora in piedi con il viso rivolto al cielo, stava Maria. Non si muoveva. Era chiaro che le due donne erano venute anche per prendersi un po’ di abbronzatura. Pure se ci fosse stata una guerra, e se cadevano le bombe intorno, avrebbero preso il sole. Esterina insisteva col marito: «Non fare l’idiota. Non sono venuta qui per prendermi un’arrabbiatura. La corrente ti porta via, se fai lo scemo. »
«Ti porterà via te. E smettila di urlare, che fai scappare i pesci. Era meglio se ti lasciavo a casa. » Invece, qualche anno prima, avevano dato il via alla diga, e due pescatori erano stati travolti dalla piena. Ora anche Maria si era seduta sull’erba.
«Prendetevi le sedie a sdraio nella bauliera » brontolò Jacopetti. «Così starete più comode. »
«È il primo discorso sensato che ti sento fare » commentò Esterina.
I pesci passavano, ma non ce n’era uno che abboccasse. Ogni tanto tiravano su la lenza, e la lanciavano verso un altro punto.
«Stai attento a non agganciare me, Jacopetti » urlò il commissario, ad un tratto, quando si vide minacciato da un lancio del suo fedele collaboratore. La lenza gli era passata a due palmi dal naso. «Non sarai mica venuto fin quassù per prendere me all’amo. » Si misero a ridere. Ma non risero le due donne, poiché si stavano abbandonando al tepore del sole, sedute su due coloratissime sedie a sdraio. Jacopetti, evidentemente, le aveva comprate la sera prima, nuove nuove, per fare bella figura.
Intanto, sulla strada, si erano fermati alcuni curiosi ad osservare.
«Che esca usate? » domandò uno, quando constatò che i pesci passavano, ma quei due non prendevano nulla. Il commissario fece una brontolata. Però la fece anche quel tizio, che risalì in bicicletta: «Mi sembrate proprio due allocchi. A voi, se non ci state attenti, vi pesca il fiume, invece. » Lo disse mentre si allontanava, e nessuno udì le sue parole.

[1]Episodio narrato nel giallo “I coniugi Materazzo”.
 

GIULIA #17

As usual, Jacopetti was on time. He rang the door bell. Renzi asked him through the intercom to come up and opened the door for him. Jacopetti cut as strange a figure as either his boss or Maria. He was all ready to reel in a trout except for his waders.
“Give everything to me,” he said. “I’ll see to it all.”
“I’ll carry the rod. Go ahead. I’ll follow you.”
Before Maria went out, she scolded the children who were clearly trying not to burst out laughing. The sight of their parents, and then Jacopetti as well, dressed so absurdly, made them feel as if they were at the Carnival. All that was missing was a dab of lipstick on the cheeks of these three overgrown children.
“There’s nothing to laugh about,” she began. Her children couldn’t hide anything from her and she could read their thoughts. “And try to behave,” she added, with that severe look that always meant much more than her words. “And you, Alberto, don’t go breaking your neck. Remember the time you finished up in hospital.[1] We’ve not forgotten.”
“It wasn’t my fault.”
“Fault or not, if it happens again you can forget about your father’s car forever.”
“Off you go and don’t worry,” Manuela said.
When Maria got down on to the street, Esterina got out of the car to greet her. She too looked like a warrant officer.
“We’re lucky, Maria. Do you see what a lovely day it is?”
“And at last we’re away from the children. I mean to enjoy this day off.”
Once their few things had been put in the boot, Renzi got in the front with Jacopetti, while Maria sat in the back with Esterina. Jacopetti turned the key and started the engine. Gently pressing the accelerator, he began to drive off.
“The party begins!” he exclaimed, almost without noticing. He looked at Renzi and began to hum.  
“You’re happy I see, Jacopetti.”
“Down with work, sir. Who invented it, I wonder.”
“Invented what?”
“Work. It’s rubbish. With no work, we’d be living like lords and praising the Almighty. Fishing, parties and orgies every day. Can you imagine, sir?”
Behind him, Esterina disapproved. “Watch what you say, Sandro. Really, superintendent, when he’s happy, he doesn’t know what he’s saying. He’s just a big boy, that’s what he is.”
“A big boy who’s very happy.” And here he winked at his boss and sang his cheerful little song out loud.
“We want to get home safe and sound so keep your eye on the road,” said Renzi, giving this advice with a friendly smile, however.
“Just guess, Esterina,” said Maria,” when I found out from that ridiculous husband of mine that we were going on this outing together. This morning! He told me this morning! At first I was so angry I didn’t want to come. Then I thought it would do me good to have a nice chat with you.”
“It’s all nonsense, Esterina,” said Renzi. “Take no notice. She would’ve come even if I’d told her in the street. She’d have jumped out of the window so as not to miss it, dressed just as she was, with her apron on and a cup of coffee in her hand.”
“Coffee. That’s a good one. I skipped breakfast this morning to get you three yours.”
“Let’s stop in Ponte a Moriano then,” said Jacopetti. “I wouldn’t mind a nice cup of coffee myself.”
“But you’ve already had some,” grumbled Esterina.
“Now, sir, isn’t a coffee in a bar something else altogether?”
“There’s gratitude for you,” said Esterina huffily.
“But it’s not your fault, Esterina. Everyone knows the machines in bars make better coffee. Anyway, I fancy another.”
“So you won’t sleep tonight. It takes almost nothing, superintendent, to make him not sleep. Some nights he snores like a pig and other nights he doesn’t sleep a wink. And he doesn’t keep it to himself. Oh no. When he can’t sleep he wakes me up. Do you know what he does? He pokes me in the side with his elbow and says, ‘What are you doing, Esterina? Are you asleep?’ And he carries on like that till I’m wide awake. Then I get angry because I need my sleep. So he tells me he can’t get to sleep, just dozes and then wakes up for nothing. ‘What’s that got to do with me?’ I ask him. Sometimes he makes me go and make him some camomile tea. In the middle of the night! I ask you, is it right to take advantage of your wife like that? I’m sure when you can’t sleep and you need something, you get it yourself without waking Maria. Your husband’s a good man, Maria, isn’t that right?”
“They all have their little ways, Esterina. You should try my Luciano some time. And my children, you should try them too. What with all three of them, I’m serving my time in Hell here on earth.”
At Ponte a Moriano, they stopped and had coffee. They all ordered one despite the talk in the car.
“Your wife’ll have something to say to you tonight, Jacopetti,” said Renzi. “She’ll kick you out of bed.”
“No, no. I think I’ll sleep like a log tonight.”
“You don’t mean to tell me a day out is more tiring than working.”
“It’s because we have so few days like this. The truth is that a break clears my thoughts and my mind floats free. You won’t believe it, sir, but when I’m relaxed, I get all sorts of ideas in my head and hundreds of images. I slip from one to the other without trying and I have a feeling of beatitude.”
“You see, superintendent, my husband becomes a philosopher when we’re out for the day. Now don’t start being stupid, Sandro, or we’ll all laugh at you right here and now.”
The barman had finished filling the little cups on the coffee machine and was now putting them on the bar. The strong aroma wafted upwards. The men let the women help themselves first and Jacopetti was quick to ask Maria how much sugar she would like. Esterina usually took her coffee without sugar.
“How can you drink it like that, Esterina?” asked Maria, sipping her own and watching her friend lift the steaming cup to her lips. “I couldn’t.”
“I think you get the flavour better this way.”
“Do you know why Esterina prefers her coffee without sugar, sir? Because she isn’t sweet herself. Isn’t that right, dear?”
“Stop right there, Sandro, and it’ll be better for you. Otherwise I’ll tell the superintendent what you’re really like. You see,” she said turning to Renzi, “with you he’s humble and accommodating but if you only knew what he’s like with me. He treats me like a slave. Esterina do this, Esterina do that. He can’t even go and get a hanky for himself when he needs one. He makes me go and find one for him. And usually I’ve just sat down that very moment. Let’s face it, men who respect women are few and far between. Hardly anything’s changed since the Middle Ages. Times have changed outside the house but at home, the woman is where she’s always been. Maybe the Bible’s right that we’re born from Adam’s rib. The Almighty did us a great favour there!”
Jacopetti thought of the conversations he’d had with his boss about women, that they were the devil’s daughters rather than Adam’s rib. That was a nonsense invented by priests to conceal the real truth about the women that men were obliged to live with.
“Listen to her, sir. What a way to talk! She thinks she has a hard time but it’s me that’s dead tired when I get home from work. You tell her, sir, how tiring our days are. Women. They think they’re the only ones who work hard and they expect us to feel sorry for them when we get home. Us! Feel sorry for them!”
“Let’s get back into the car, Jacopetti. Otherwise we’ll be here all day.”
Renzi went and put his cup and saucer on the bar. Maria gulped down the last few drops and one after the other, Jacopetti and Esterina did the same.
“How much?” asked Jacopetti, putting his hand into his pocket to get his wallet.
“Put it away. I’ll pay.”
“But sir…”
“Put it away. I caused you the bother with the car, so it’s my turn.”
“That’s no reason. You know it’s no bother.”
“Do what the superintendent says and stop making a fuss,” said Esterina, going towards the door.
Maria waited as Renzi got out the money and put it on the bar.
Instead of going towards Brancoli, they crossed the bridge over the Serchio and took the Ludovica road. They preferred it. It has to be said, however, that both roads, which meet up again at Ponte di Campia before the climb to Castelnuovo di Garfagnana, have wonderfully beautiful views. Jacopetti kept turning his head to look at everything that caught his eye.
“Watch where you’re going.” Esterina was keeping a close eye on Sandro while she chatted with Maria.
“Do you hear her, sir? She’s a pain in the neck. Is there no getting away from it, sir? You know all the laws in the world. Sometimes I understand people who end up dumping their wife.”
“I can just see you darning your socks. You can’t even shave if I’m not there beside you.”
“Now what? You’re being outrageous this morning, Esterina. Anyway, if I dumped you, that’s not to say I’d be on my own. Rest assured I’d find someone else to darn my socks.”
“Well, that would be another wife.”
“Yes, but you have to admit that at the beginning…”
“Beginning! Beginning of what? What are you getting at?” Esterina was leaning towards him from behind and the expression on her face showed that a storm was gathering.
“I could easily find another woman and then leave her just as easily. I mean, when there’s no more excitement, in other words, almost immediately, i.e., after the beginning, then obviously I’d dump her too.”
“This husband of mine, superintendent, would be capable of having an affair. He seems like a goody-goody but underneath, he’s nothing but trouble. Any woman who turned his head would soon find that out, for sure.”
“Esterina,” said Maria, “all men are the same. Lecherous beasts. Even Luciano. Some days, or nights rather, I can see he’s thinking about women and being unfaithful to me. It’s true, isn’t it, Luciano. You think I don’t notice when you’re thinking about women. He looks at them during the day, little tarts that walk around with hardly any clothes on, and at night he thinks dirty thoughts about them. The ones he sees on TV as well. Yes, even the ones on TV, putting stupid ideas into men’s heads. Those little tarts, they’re nothing but witches, ugly little witches. They drive me mad.”
“You can call them witches if you like, Maria,” said Jacopetti, “but we know if they’re witches or something else, don’t we, sir?”
“If I find you’re at it with someone else you’d better watch out. You’ll have me to deal with. Superintendent, keep an eye on Sandro. He could cause trouble.”
“Sandro’s good at talking, Esterina, that’s all. You can sleep soundly. In our business we come across as many good-looking women as you like but Sandro’s a man you can trust.”
“If you say so…”
“Surely you don’t believe what my husband says,” exclaimed Maria. “You’re too gullible. Those two are as thick as thieves. Do what I do. Don’t take those things too seriously. It caused me grief but I’ve already taken that possibility into account. If I sometimes feel a bit low, it’s nothing to do with anything my husband’s getting up to.”
“Do you hear that, Jacopetti? That’s what we get for being faithful. We thought we were doing well but we were just being taken for fools.”
“What shall we do, sir? Give them something to think about?” said Jacopetti, bursting out laughing. He was in his element talking about such things.
“And I’ll blow your brains out,” retorted Esterina. “You give me something to think about and I’ll blow that ugly skull of yours clean off your shoulders.”
She rapped him on the head and Jacopetti swerved to the left.
“Hey, what are you up to?” said Renzi. “Watch your driving, Jacopetti.”
A car was overtaking them and the driver sounded his horn. There were two young men in the car and the one who was driving leaned over, put his arm out of the window and gesticulated rudely.
“The same to you and your wife,” muttered Jacopetti.
Jacopetti drew up just before the dam, got out and took his rod out of the boot. He wanted to be the first into the river.
“I’ll find the place, sir, and then I’ll call you.”
“I can find it for myself, Jacopetti. We’ve been here before, don’t you remember? This isn’t my first time.”
“OK then, let’s go, but I’d take care if I were you.”
They were wearing full-length waders and their clumsy movements made them look very odd. They fancied they were fishermen but anyone watching would have laughed out loud. “Those two are going to fall in and drown,” they might have thought to themselves. Renzi stopped on the bank while Jacopetti slowly waded out to the middle of the river.
“Watch out for the current, Jacopetti. It can be dangerous.”
“Where do you think you’re going?” Esterina shouted at him.
She was sitting on a stone in a sunny spot and had heard Renzi’s warning. Maria was still standing, looking up at the sky. She was motionless. It was clear the women had come to sunbathe. If it had been wartime with bombs falling, they would have sat there in the sun, getting brown.
“Don’t be an idiot,” Esterina continued. “I didn’t come here to be angry. If you play the fool, the current’ll carry you away.”
“It’s you it’ll carry away. And stop shouting. You’ll scare the fish away. I should’ve left you at home.”
In fact, a few years earlier, the dam had opened and two fishermen had been swept away to their death.
Maria sat down on the grass. “Get the deckchairs out of the boot,” called Jacopetti. “Then you’ll be more comfortable.”
“The first sensible thing I’ve heard you say,” remarked Esterina.
There were fish in the river but none were biting. Every now and again the men reeled in their lines and cast them in a different place.
“Watch what you’re doing, Jacopetti,” shouted Renzi suddenly, when Jacopetti’s line passed within a hand’s breadth of his face. “You surely didn’t come up here to catch me!”
They laughed. The women didn’t laugh, however. They were relaxing in the warmth of the sun, sitting on two brightly coloured deckchairs that Jacopetti had obviously bought brand new the previous evening, to impress. Meanwhile, some people had stopped on the road to watch them.
“What bait are you using?” one of them asked, noticing that there were fish there but neither of the fishermen had caught any.
Renzi growled something at him and the man growled back. As he got back on to his bike, he said, “You’re a couple of fools. If you’re not careful, it’ll be the river that catches you.”
He said this as he rode away, however, and nobody heard him.

[1]An episode in I coniugi Materazzo.


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1 commento

  1. Commento by Trinidad — 7 Agosto 2013 @ 07:52

    This is the dreaded ‘yo-yo’ dieting for teens syndrome.
    But for women on the Zone diet, the intake of a particular nutrient then it will be a long journey
    until you are cured and you can get started today if you apply the following.

    When you’re dieting for teens and exercising. Don’t take
    low blood sugar lightly, it can be very difficult to stick to a diet plan most people ultimately just give up,
    renew your mind about the your new eating habits. Any meal that you eat put it on the small saucer plate as well.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
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