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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #5/12

7 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto  #5

Prima che Renzi e Jacopetti giungessero alla villa, il professor Tancredi Girani sin dalle prime ore di quel mattino era impegnato in una discussione con la moglie Valeria e l’unica figlia Eliana. Si era alzato con l’intenzione di chiarire una volta per tutte il comportamento della figlia, studentessa all’università di Pisa.
«È inutile andare in chiesa, babbo, quando non si crede in Dio. » Eliana era diventata la croce di suo padre da quando aveva smesso di frequentare la chiesa.
«Se non credi oggi, sarà la vita a farti credere in Dio. » Il padre chiedeva l’aiuto della moglie, ma costei ogni volta che il marito iniziava una discussione sul comportamento della figlia, restava in disparte, e pareva voler lasciare a lui il compito di intrattenere Eliana su di un argomento come quello. Insomma, si trattava di religione, e non desiderava immischiarsi. Era una bella donna, come del resto bello era anche il marito, ma mentre questi era assorbito quasi interamente dai suoi studi, Valeria era una sognatrice straordinaria. Molto sensuale, non era contenta delle scarse attenzioni che riceveva dal consorte. La discussione spesso animata tra padre e figlia, le procurava un sottile piacere, e leniva un risentimento sordo nei suoi confronti.
Quando fu annunciato l’arrivo del commissario, il professore ebbe un moto di stizza.
«La polizia in casa mia!? » Guardò la moglie, che non si scompose più di tanto.
«Li ho fatti accomodare in biblioteca » disse il domestico.
«Non è solo? »
«C’è un’altra persona con lui. Un tipo molto alto. »
«Di’ loro che li raggiungo subito. » Il domestico uscì dalla stanza situata al primo piano e scese le scale. Il professore tornò a guardare la moglie e la figlia.
«Non ti allarmare così » disse Valeria. «Mi sembri un ragazzino. Che cosa dobbiamo mai temere, se non abbiamo fatto niente? »
«Quando entra in casa la polizia, non è mai un buon segno. Fra poco tutti lo sapranno, e chissà che cosa si dirà di noi. »
«Ti preoccupi sempre di quello che pensa la gente. Ma che t’importa di ciò che pensano gli altri. Fregatene. » Valeria aveva un linguaggio più disinvolto.
«L’opinione della gente, quante volte te lo devo ripetere, è una carta di credito che ti apre molte porte, non devi dimenticarlo. »
«È un’ipocrisia. »
«Valeria, Valeria… » Si stava alzando dalla poltrona, si sistemava la giacca.
«Vedrai, Tan » disse la moglie, che spesso lo chiamava col diminutivo «che quei due poliziotti sono qua per chiederci di Oreste. Gli sarà successo qualcosa. »
«Ormai sono alcune settimane che non si è fatto più vedere. Sparito nel nulla. Forse ho fatto male a seguire il tuo consiglio, e dovevo denunciare la sua scomparsa alla polizia. Ora è la polizia che viene a casa nostra, sollevando un grosso scandalo, vedrai. »
«Oreste si è presa una vacanza, ne sono sicura. Vedi di non drammatizzare. Se ti chiederanno di Oreste di’ semplicemente la verità, e cioè che un giorno è sparito e non ha dato più notizie. Tutto qui. Non devi aggiungere altro. »
«Vedrete, che vorranno parlare anche con voi. »
«Non abbiamo niente da nascondere. Di cosa ci dobbiamo preoccupare? Vai, vai, e non stare ad emozionarti come un ragazzino davanti al professore. Non dimenticare che il professore sei tu. »
«Sì, ma qui si tratta della polizia. »
«Vai, non farli attendere più. » Tancredi uscì dalla stanza, molto esitante e impacciato.
«Tuo padre non lo capisco. Perde il controllo per un nonnulla. Gli manca la spina dorsale. »
«Sei tu mamma, che lo hai ridotto in quello stato. Era diverso prima. »
«È stato sempre così, invece. »
«E allora perché lo hai sposato? »
«È un uomo ricco tuo padre, non lo sai? »
Eliana si alzò dalla poltrona e uscì. Valeria, rimasta sola, accese lo stereo. Tornò a sedersi, poi ad un tratto si mise a camminare. Ogni tanto accennava qualche passo di danza, e dava l’impressione che ciò che stava accadendo in quella casa non fosse affar suo.
Renzi fu trovato dal professore con un libro in mano. Cercò di scusarsi.
«Sono libri così belli… »
«Non deve scusarsi. I libri sono fatti per essere letti, non è d’accordo? »
«È quello che dicevo al mio collaboratore. Mi permetta di presentarci. Sono il commissario Luciano Renzi e questi è il mio collaboratore Alessandro Jacopetti. » Si affrettò a riporre il libro sullo scaffale. Si arricciolò i baffi, mentre Jacopetti si portava la mano sui capelli per lisciarli. Un modo per entrambi di scaricare l’imbarazzo.
«A cosa devo la vostra visita? » Si sedettero.
«Cerchiamo una persona. »
«La conosco? »
«Ci hanno detto che lavora qui. Si tratta di Oreste Ciglioni. »
«È vero, è alle mie dipendenze come autista. »
«Ce lo descriva. »
«Alto un metro e ottanta circa, scuro di capelli, occhi neri. Devo continuare? »
«Età? »
«Venticinque anni, mi pare. Gli è successo qualcosa? »
«Perché? Non è in casa? »
«No. Per la verità, è da oltre un mese che non lo vediamo. Una mattina non si è presentato al lavoro, e da allora non abbiamo avuto più notizie. »
«Lo avete cercato? »
«E dove? Non ha una casa sua. Non ha parenti. Dormiva qui alla villa, in una piccola dipendenza. » Si avvicinò alla finestra. «Laggiù. Venga, commissario. Vede quella piccola casetta? Ecco, dormiva lì. »
«E non vi siete preoccupati di segnalare alla polizia la sua scomparsa? »
«Scomparsa? Perché pensa che sia scomparso. Mia moglie dice che si è presa una vacanza. Lo sa, commissario, come sono fatti i giovani al giorno d’oggi. Hanno solo pretese, e non ringraziano mai nessuno se hanno un lavoro. Non c’è più riconoscenza. E poi, quando hanno fatto il loro comodo, si ripresentano come nulla fosse. Ha motivo di pensare che gli sia accaduta una disgrazia? »
«Ho solo bisogno di scambiare quattro chiacchiere con lui. Se dovesse ripresentarsi, mi faccia il favore di avvertirmi. »
«Se si ripresentasse, non sono così sicuro di riammetterlo al lavoro. Ai giovani, bisogna dare una lezione, se vogliamo che migliorino. Ma l’avvertirò, commissario. »
«Lei non ha tutti i torti, professore. » Era Jacopetti. «I giovani hanno perso il gusto per il lavoro, e il rispetto per chi glielo offre. Sono diventati degli sbandati. »
«Non è tutta colpa loro » brontolò a bassa voce Renzi.
«Sono stati abituati da anni in mezzo alla droga e a ogni sorta di vizio. Se gli si offre un lavoro, non sanno mantenerlo. Creda a me, commissario » disse il professore «io ho perso da un pezzo la fiducia nei giovani. » Si erano allontanati dalla finestra e si stavano avviando alla porta della biblioteca. Li accompagnò lungo tutto il salone fino all’ingresso.
«Se avrò ancora bisogno di lei, professore, tornerò a disturbarla. »
«Venga quando vuole, commissario. »

«Com’è andata? » disse Valeria quando il marito tornò di sopra. La trovò che ancora stava ascoltando musica. Andò lui a spegnere lo stereo.
«Ho detto la verità, come tu mi avevi consigliato. »
«Bravo. » Gli si avvicinò e lo accarezzò come fosse un cucciolone. Gli diede un bacio sulla guancia. «Il mio micione sarà contento. »
«Che Oreste se ne sia andato? Certo, e se ritorna, questa volta lo prendo a calci. »
«Tu!? Ma non mi far ridere. Tu a calci non sei capace di prenderci nemmeno un pallone, figurati Oreste. Grande e grosso com’è, ti ridurrebbe una pappina. »
«Bada a come parli. Sembri una donna di strada. »
«A letto, però, ti piace che io sia così, amoruccio mio. » Stava per baciarlo un’altra volta.
«Finiscila. »
«Finiscila anche tu. Guarda di non scherzare. Ieri ho telefonato in banca, a Lugano, e i soldi che mi avevi promesso non sono ancora arrivati. »
«Arriveranno, ma prima permetterai che voglia essere sicuro. »
«Allora sappi che non si è presa affatto una vacanza. L’ho licenziato. Ti avevo promesso di lasciare Oreste, e ho fatto qualcosa di più, te l’ho levato di torno. L’ho mandato via. Questo non era nei patti. Io però ho voluto rassicurarti lo stesso. E perché tu non sospettassi, l’ho cacciato. »
«Chi mi dice che non lo stai rivedendo da qualche parte? Bada, che non tollero uno scandalo. Se so che lo rivedi, sono capace di fare una pazzia. »
«Uccidermi? Non ne sei capace. Non hai altra scelta che fidarti di me. Del resto 5 milioni di dollari sono una bella somma, e Oreste, credimi, non merita questo sacrificio. »
«Ti sei fatta pagare come una donnaccia per non rivederlo. »
«Di’ pure che ti ho ricattato. E per salvare l’onore della tua famiglia… »
«Della nostra famiglia. »
«Sì, se ti piace sentirtelo dire, della nostra famiglia, sei stato disposto a versare 5 milioni di dollari. »
«Spero che starai ai patti. »
«Ci starò. »
Entrò Eliana.
«Che cosa voleva il commissario? »
«Notizie su Oreste. Gli ho detto che è più di un mese che non si vede. Ci ha lasciati senza dirci una parola. Un mascalzone, ecco. »
«E perché cercava proprio Oreste? »
«Questo non me lo ha detto. Voleva scambiarci quattro chiacchiere. Si è espresso così il commissario. »
«E tu, mamma? »
«E io che cosa? »
«Ci hai parlato col commissario? »
«Non ha domandato di me. Altrimenti avrei detto le stesse cose di tuo padre. Che altro potevo aggiungere? »
«Se avrà bisogno di ulteriori notizie, ha detto che tornerà. »
«Farà un viaggio a vuoto. » Era Valeria.
«Dovrebbe ritornare, invece. Ho paura che a Oreste sia successo qualcosa. Si sarebbe fatto vivo con noi, sennò. » Era Eliana.
«È vero, » disse Tancredi «con noi non si era mai comportato così. Avrebbe dovuto telefonarci, almeno. »
«Fatela finita » disse Valeria andando a riaccendere lo stereo. «Oreste se l’è filata, e chi s’è visto s’è visto. Avrà trovato una bella ragazza, del resto è un bel ragazzo anche lui, e chissà quante lo vorrebbero. » Guardò Eliana. «Ma quando gli sarà passata, busserà alla nostra porta, vedrai, Eliana. »
«Temo che gli sia accaduta una disgrazia, mamma. »
«Non metterà mai più piede in questa casa » disse il professore. «Non sei d’accordo con me, Valeria? » E rivolgendosi a Eliana: «La tua mamma ed io abbiamo deciso di licenziarlo, se dovesse ripresentarsi. È una mancanza di riguardo che non possiamo tollerare. Vero, Valeria? »
«Sì, caccialo via. Te ne occuperai tu direttamente, perché io non voglio più vederlo. »
«Valeria mia » sussurrò Tancredi, avvicinandolesi. E Valeria, fingendo di baciarlo sull’orecchio: «Bada che domani a Lugano arrivino i soldi, sennò… »
 

Unidentified Body #5

Before Renzi and Jacopetti reached the villa, Professor Tancredi Girani had spent the morning in discussion with his wife Valeria and their only child, Eliana, who was a student at Pisa University. He had got out of bed with the intention of resolving the matter of his daughter’s behaviour. Eliana had become a trial to her father ever since she had stopped going to church.
“It’s pointless going to church if you don’t believe in God,” she said.
“You may not believe in God now but life will change that.”
Tancredi looked to his wife for help, but whenever he started to discuss their daughter’s behaviour, Valeria took no part. She appeared to want to leave it to him to discuss a subject like this with Eliana. In any case, the subject was religion and she had no wish to be involved. She was very good-looking, as indeed was her husband, but while he was almost entirely absorbed in his studies, she was a dreamer. She was also very sensuous and Tancredi’s slight attentions did not satisfy her. The discussion between father and daughter became heated now and again. This gave her a subtle pleasure and eased the dull resentment she felt towards them both.
When the arrival of the detective superintendent was announced, Tancredi made a gesture of annoyance.
“The police? In my house?” He looked at his wife who seemed only slightly concerned.
“I’ve shown them into the library,” said the servant.
“Is he alone?”
“There’s one other person with him. He’s very tall.”
“Tell them I’ll be down at once.”
The servant left the room and went downstairs. Tancredi turned to his wife and daughter.
“Don’t be so alarmed,” said Valeria. “You look like a little boy. What’s there to fear if we’ve done nothing wrong?”
“It’s never a good sign when the police come to the house. Everyone will hear about it and heaven knows what they’ll say about us.”
“You’re always worrying about what people will say. But what does it matter to you what other people think? Who gives a toss?” Valeria’s language was more colourful than her husband’s.
“How often do I have to tell you that a good reputation is like a passport? It opens doors. Don’t forget it.”
“That’s hypocrisy.”
“Valeria, Valeria…” He was getting up from his chair and adjusting his jacket.
“Tan,” she said (she often called him that), “these policemen are probably here to ask us about Oreste. Something must have happened to him.”
“It’s weeks since we saw him. He’s disappeared into thin air. Perhaps I was wrong to take your advice. Perhaps I should’ve reported his disappearance to the police. Now the police are here, causing a scandal.”
“Oreste went on holiday. I’m sure of it. Don’t make a drama out of it. If they ask you about Oreste, tell the truth. One day he disappeared and he hasn’t been in touch. That’s it. You don’t have to add anything else.”
“They’ll want to speak to you two as well.”
“We’ve nothing to hide. What do we have to worry about? Go. Don’t hang about getting into a state like a little boy in front of the teacher. You’re the teacher, remember.”
“I know, but we’re dealing with the police here.”
“Off you go and don’t keep them waiting.”
Tancredi left the room, reluctantly and awkwardly.
“I don’t understand your father. He loses control over the slightest thing. He lacks guts.”
“It’s you that’s reduced him to this state, mother. He used to be different.”
“Not at all. He’s always been like this.”
“Why did you marry him then?”
“Your father’s rich. Or didn’t you know?”
Eliana stood up and left the room. Valeria, left on her own, turned on the stereo. She sat down and then suddenly got up and started to walk. Every now and again she did a few little dance steps, as if what was happening in the room below was nothing to do with her.
Renzi had a book in his hand when the professor came in. He began to apologise.
“They’re such beautiful books…”
“There’s no need to apologise. Books are meant to be read, don’t you think?”
“That’s what I saying to my colleague. Allow me to introduce ourselves. I’m Detective Superintendent Luciano Renzi and this is my colleague, Alessandro Jacopetti.”
He hurriedly replaced the book on its shelf. He gave his moustache a twist while Jacopetti passed his hand over his hair. For each of them, it was a way of hiding their embarrassment.
“To what do I owe this visit?”
They sat down.
“We’re looking for someone.”
“Do I know this person?”
“We’ve been told he works here. His name’s Oreste Ciglioni.”
“Indeed. Our chauffeur.”
“Describe him for us.”
“About one metre eighty, dark hair, black eyes. Shall I continue?”
“Age?”
“About twenty-five, I think. Has something happened to him?”
“Why? Isn’t he here?”
“No he isn’t. To tell the truth, we haven’t seen him for over a month. One morning he didn’t turn up for work and since then we’ve heard nothing.”
“Did you look for him?”
“Where? He doesn’t have a house of his own. He has no relatives. He stayed here at the villa, in one of the cottages.” He went to the window. “Down there. Come here, superintendent. See that little house? That’s where he stayed.”
“Didn’t it occur to you to report his disappearance to the police?”
“Disappearance? Why should I think he’d disappeared? My wife says he’s gone on holiday. Superintendent, you know what young people are like these days. It’s all gimme, gimme gimme. They never thank anyone for giving them a job. There’s no gratitude any more. And when they’ve got what they want, they don’t appreciate it. Have you any reason to think something’s happened to him?”
“I need to have a few words with him. If he comes back, will you please let me know?”
“If he comes back, I’m not sure I’ll give him his job back. If we want the young to learn, we have to teach them a lesson. But I’ll let you know, superintendent.”
“There’s something in what you say, professor,” said Jacopetti. “Young people have lost the taste for work and respect for the people who offer it. They’re mixed up.”
“It’s not all their fault,” murmured Renzi.
“For years they’ve been dabbling in drugs and all kinds of bad habits,” said Tancredi. “If you give them a job, they don’t know how to keep it. Believe me, superintendent, I’ve lost faith in young people.”
They had left the window and were making their way to the library door. Tancredi went with the police officers through the drawing room to the front door.
“If I need to, professor, I’ll have to come back and trouble you again.”
“Come when you wish, superintendent.”

“How did it go?” asked Valeria when Tancredi went back upstairs. He found her with the music still on. He went over to turn it off.
“I told them the truth as you advised me to.”
“Well done.” She went up to him and stroked him as if he were a big puppy. She kissed his cheek. “My big mouse will be happy.”
“Because Oreste’s gone away? Certainly. And if he comes back, I’ll give him a kicking this time.”
“You? Don’t make me laugh. You can’t even kick a ball, far less Oreste. He’s so big and strong he’d reduce you to a pulp.”
“Don’t speak like that. You sound like a slut.”
“But you like me like that in bed, my little love.” She made to kiss him again.
“Stop it.”
“Stop it yourself. And no joking. I phoned the bank in Lugano yesterday and the money you promised me hasn’t arrived.”
“It will, but first you must give me time to be sure.”
“Very well. Let me tell you this. Oreste hasn’t gone on holiday. I sacked him. I promised you I’d give him up and I did more than that – I got rid of him for you. I sent him away. This was no part of the agreement but I wanted you to be sure. I threw him out so you wouldn’t have any suspicions.”
“Who’s to say you’re not still seeing him somewhere else? You know I won’t tolerate a scandal. If I find out you’re still seeing him, I could do something desperate.”
“Like kill me? You don’t have it in you. You’ve no choice but to trust me. In any case, five million dollars is a very nice sum of money and, believe me, Oreste isn’t worth losing out on that.”
“You’ve been paid like a whore for not seeing him again.”
“Say it straight out – I blackmailed you. To save the honour of your family…”
“Our family.”
“If you like to hear it said, our family. You were prepared to spend five million dollars to save the honour of our family.”
“I hope you’re going to keep to your side of the bargain.”
“I will.”
Eliana came into the room.
“What did the superintendent want?”
“Information about Oreste. I told him it’s more than a month since we saw him. That he left without a word. A bad lot, in other words.”
“And you, mother?”
“And me what?”
“Did you speak to the superintendent?”
“He didn’t ask for me. If he had, I’d have said the same as your father. What more could I have said?”
“He said if he needs any more information, he’ll be back.”
“It’ll be a journey for nothing.”
“But he should come back,” said Eliana. “I’m afraid something’s happened to Oreste. If not, he would have been in touch with us.”
“It’s true he never behaved like this before,” said Tancredi. “He should at least have phoned.”
“No more,” said Valeria as she went to turn on the stereo again. “Oreste has skipped off and that’s all there is to it. He probably met some lovely young thing. He’s a good-looking boy and no doubt there were lots of girls after him.” She looked at Eliana. “But when it’s over, he’ll come knocking at the door. You’ll see.”
“I’m worried he’s had an accident, mother.”
“He’ll never set foot in this house again,” Tancredi said. “Don’t you agree, Valeria?” Turning to Eliana, he added, “Your mother and I have decided to dismiss him if he comes back. It’s a lack of respect that we cannot tolerate. Isn’t that so, Valeria?”
“Get rid of him. And you take care of it because I don’t want to see him again.”
“Darling Valeria,” murmured Tancredi coming close to her.
And Valeria, pretending to kiss his ear, replied, “Make sure the money arrives in Lugano tomorrow. If not…”

 


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1 commento

  1. Commento by Felica — 28 Luglio 2013 @ 17:53

    If dieting quotes you will starve yourself by suddenly eating 1, 000 calories per day and result in significant weight loss
    over time. I know Poosa loves to climb, but I found myself on the scale my be most of the afternoon.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart