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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #6/12

8 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto  #6

Nel pomeriggio, Renzi e Jacopetti si recarono a Collodi. I genitori dell’operaio, che si chiamava Donato, abitavano proprio nel centro antico, che, come un presepio, scende lungo il monte con le sue casupole da fiaba. Da questo magnifico paese, che un tempo apparteneva alla provincia di Lucca, Carlo Lorenzini, che vi abitò nell’infanzia, trasse lo pseudonimo con il quale tutto il mondo conosce l’autore di Pinocchio.
Guidava, come al solito, Jacopetti. Il traffico, sulla Pesciatina, dopo la località di Borgonovo, si dirada, e recarsi a Collodi è come fare una passeggiata. Non c’è rischio e si può anche conversare senza alcun patema.
«Perché, commissario, non ha detto ai signori Girani che è stato trovato un cadavere, e che potrebbe essere proprio quello di Oreste Ciglioni? »
«Le indagini le fai tu, o le faccio io? »
«Le fa lei, diamine. Io, però, glielo avrei detto. »
«Che è stato trovato un cadavere sotto le Mura, i Girani lo sanno benissimo. Leggono i giornali anche loro. »
«E perché allora non lo hanno messo in relazione alla scomparsa del loro autista? »
«Perché ritengono molto improbabile che gli possa essere accaduta una disgrazia simile. »
«Lo conoscevano dunque così bene? »
«Così ritengono, credo. »
«E lei che ne pensa? Potrebbe essere il cadavere dell’autista? »
«I dati forniti dal professore corrispondono. L’altezza soprattutto, e la razza. Si tratta di un bianco, proprio come Oreste. »
«Allora dovremo ritornare alla villa… »
«Una cosa alla volta. Prima parliamo con i genitori dell’operaio. Non stiamo andando a Collodi proprio per questo? »
«L’operaio si chiama Donato Lorenzini. Mica sarà parente dello scrittore? »
«Sai quanti ce ne sono di Lorenzini, anche a Lucca. È un cognome comune. »
Giunsero nella piazza del paese, oltrepassate la chiesa e la casa dove abitò l’autore di Pinocchio. Chiesero informazioni, e poiché non era affatto agevole recarsi nel centro del paese antico con l’auto, la parcheggiarono e s’incamminarono a piedi. Renzi, dopo un po’, ansimava.
«Non ce la fa, commissario? »
«Pensa a te, Jacopetti. »
«Se vuole, ci fermiamo. Mica ci corrono dietro. » Si sedettero su di un muricciolo che delimitava un cortiletto. Le case erano linde e graziose. Una giovane ragazza uscì da una porticina e rimase sorpresa nel vedere i due. Li squadrò, poi prese il motorino che teneva appoggiato al muro e se ne andò.
«Quella si è meravigliata che siamo riusciti ad arrampicarci fin quassù » disse Jacopetti.
«Manca poco che schianto. »
«Certo lei, commissario, respira come se gli mancasse l’aria. Sembra un mantice. La sentono anche a distanza. Ma è sicuro di voler proseguire? »
«E se non ci andiamo noi, chi ci deve andare dai Lorenzini… »
«Potrei lasciarla qui e avviarmi da solo. »
«Ma va là… »
«Pensa che non sappia interrogarli? Mica è difficile. C’è solo da domandare se hanno prestato al figlio i soldi. Tutto qui. »
«Bella figura che mi faresti fare. »
«E perché? »
«Ti conosco sai, vecchio volpone. Poi andresti a raccontare a tutti che sono scoppiato e che se non c’eri tu il viaggio sarebbe andato a vuoto. Ti conosco bene. Bla, bla, bla, il commissario qui, il commissario là. Se non ci fossi stato io… Oramai il commissario non può fare a meno di me, e così via… »
«Mica voglio prendere il suo posto. »
«E chi lo sa. »
«Ma davvero pensa questo di me? » Era un po’ mortificato.
«Oh, ma con te mica si può scherzare. Le bevi proprio tutte. Su, ora muoviamoci, se no qui ci si fa notte. »
La strada continuava in salita, stretta e ripida. Domandarono. Suonarono il campanello. Era una casetta piccola piccola, con finestre basse, ben tenuta.
«Se non fosse vissuto qui, Carlo Lorenzini non avrebbe potuto scrivere Pinocchio. Non è d’accordo con me, commissario? »
Dalla casa vicina, si affacciò una donna.
«Cercate la famiglia Lorenzini? »
«Vuol dire che non sono in casa? » Renzi si lasciò prendere dallo sgomento. Se ne accorse subito Jacopetti.
«Non ci dica che abbiamo fatto tutta questa strada per nulla » commentò anche lui.
«No, no. Non voglio dire questo. Li troverà nel campo, lassù. »
Non mancava molto alla cima.
«Abbiamo fatto novanta, faremo cento » disse Renzi, abbozzando un sorriso. Lo spavento se n’era andato.
«Certo che questo viaggio ce lo ricorderemo per un pezzo » disse Jacopetti.
«Vedi di chetarti. » Renzi era tornato a sbuffare e si capiva che era in difetto di ossigeno.
«Venga che la spingo » disse Jacopetti, facendo l’atto di mettersi dietro a lui, ma scherzava e Renzi non ci cascò.
Due signori, un uomo e una donna, sui sessant’anni, stavano segando, con una macchinetta elettrica ciascuno, i rovi che si erano sparpagliati per tutto l’oliveto.
Il commissario si fermò sul bordo della strada e domandò ad alta voce:
«Siete voi, i signori Lorenzini? »
«Non vi sento » rispose l’uomo, fermando l’attrezzo.
«Siete voi la famiglia Lorenzini? »
Anche la donna si era fermata e avvicinata all’uomo. Annuirono. Renzi e Jacopetti entrarono nel campo.
«Donato Lorenzini è vostro figlio? »
«Che gli è successo? » domandò la madre, subito in apprensione.
«Vostro figlio sta bene. Non vi dovete preoccupare. »
«E perché allora siete qui? » disse l’uomo, che era piccolo di statura, ma dava l’impressione con la sua magrezza di essere un tipo forte.
«Sì, glieli abbiamo prestati noi i soldi » disse, rispondendo alla domanda di Renzi.
«Vi chiede spesso del denaro? »
«Era da molto tempo che non lo faceva. Ora ha un lavoro fisso, guadagna. »
«Vi ha detto il motivo per cui aveva bisogno di quel denaro? »
«Aveva prestato dei soldi ad un amico, che non glieli ha restituiti. Così si è trovato ad avere un piccolo debito in banca. La banca gli telefonava tutti i giorni, come se, senza quel denaro, dovesse fallire. Le banche si accaniscono solo sui poveri. È venuto da noi, e che cosa si poteva fare? Noi non nuotiamo nell’oro, quelle ottocentomila lire ci avrebbero fatto comodo, ma nostro figlio ci sembrava disperato. Lei che cosa avrebbe fatto? »
«Esattamente come voi. »
«Nostro figlio è implicato in qualcosa di poco pulito? » domandò ancora il padre.
«Vi ha dato già qualche pensiero, non è così? » prese al volo Renzi.
«E chi non ha figli che non dànno pensieri ai genitori? Solo quando si va all’altro mondo, ci liberiamo dei figli. »
Donato Lorenzini, quindi, non era uno stinco di santo, al contrario dei genitori, che erano gente dabbene.
Renzi e Jacopetti presero a scendere lungo la strada ripida che avevano già fatto all’andata, questa volta però senza fatica, anzi Renzi doveva stare attento a dove metteva i piedi per non ruzzolare giù come una palla.
«Gli vengo davanti, commissario, e la tengo, se dovesse ruzzolare. » Fece anche questa volta la mossa, e Renzi finse di dargli uno scapaccione.
«Temo che ci siamo fatti questa faticaccia per nulla, commissario. »
«Per nulla no davvero. Avrò smaltito un paio di chili, venendo quassù. »
«Ce ne ha ancora di troppo, commissario. Qualche tempo fa era un po’ più magro. Mica di tanto, però… »
«Ero dieci chili di meno. Vuoi sfottermi? »
«Maria le dice nulla? »
«A proposito di che? »
«Che ingrassa. Dovrebbe badarci anche Maria. »
«Quella mangia più di me. »
«Esterina, invece, mi tiene sotto controllo. Si vede che le piaccio magro così. »
«Magro o grasso, le donne cercano una sola cosa, non me lo hai insegnato tu, Jacopetti? »
«Stamani ho litigato con Esterina. »
«Io non le conto le volte che ho litigato con Maria. Le donne, quando ci si mettono, te le levano proprio di sotto. »
«Che cosa? »
«Le sberle. Non mi dire che qualche sberla non l’hai rifilata alla tua Esterina. »
«Io mai! Perché, lei lo ha fatto? »
«Ti farebbe scandalo, Jacopetti? »
«No, scandalo no, ma lei non mi pare un tipo manesco. »
«Maria ha una lingua, guarda, che se ci si mette, leverebbe la pazienza anche al Padreterno. »
«Se è per questo, anche Esterina. Del resto, la conosce, commissario, Esterina non si tiene in pancia niente. Se ha un rospo sullo stomaco, lei lo sputa fuori senza tanti riguardi. »
«E fa bene. Mi piacciono più le donne che dicono pane al pane e vino al vino, che quelle che fanno scena muta, quando non dovrebbero. Per esempio, se qualche volta mi capita di dire una parola di traverso a Maria, sai cosa fa? »
«Mette il muso. »
«Perché, anche Esterina? »
«Le donne si somigliano, commissario. Sono tutte fatte con uno stampo solo. Sembrano diverse, ma è tutta apparenza. Gliel’ho detto che sono tutte figlie del diavolo. Il diavolo le ha fatte diverse nell’aspetto per confondere gli uomini, ma dentro sono uguali spiccicate. Sa perché stamane ho litigato con Esterina? Proprio perché mi è scappata una parola di troppo, e lei si è subito immusonita. Non ha detto più niente. Ed io a cercare di cavarle una parola di bocca. Quasi mi sono scusato ma poi, visto che insisteva, me ne sono andato sbattendo la porta. »
«Allora sono davvero tutte uguali. Sono state fatte per togliere la pace a noialtri uomini, se no si stava troppo bene sulla Terra. »
«Non fu Eva a mangiare la mela? »
«Che sbaglio, che sbaglio ha fatto il Padreterno! » Senza avvedersene Renzi si portò la mano sulla fronte, con un gesto che apparve infantile in un uomo grosso come lui.
Quando arrivarono al commissariato, Renzi non aveva voglia di rinchiudersi in ufficio.
«Ma non è stanco, commissario? »
«Vado a fare due passi in città. Bada tu all’ufficio. Intanto, mi schiarisco le idee. Se non succede un miracolo, questo caso lo risolve solo il Padreterno. »
«Per me, invece, comincia ad essere tutto chiaro. L’unica pista percorribile è quella che apparve già al momento del ritrovamento del cadavere. Che cosa dicemmo, se lo ricorda? Dicemmo che, viste le modalità dell’omicidio, non poteva trattarsi che di un delitto di mafia. E questa resta l’ipotesi più accreditata, non pare anche a lei? »
«Ma un nome a questo sconosciuto dovremo pur darglielo. Possibile che nessuno si è fatto vivo a distanza di tante settimane? »
«Glielo do io il nome a quel disgraziato. »
«Tu!? Sentiamo. E chi sarebbe, di grazia? »
«Via che lo sa bene anche lei. »
«Navigo nel buio, Jacopetti. Tu sei la mia luce. Forza, illuminami. »
«Diamine, è Oreste Ciglioni. Non mi dica che non ci ha pensato. »
«Ci ho pensato sì. Ma come ci è finito nella rete della mafia, uno che era l’autista di una famiglia come quella dei Girani. »
«Come ci è finito non lo so. Ma le strade che portano alla mafia sono infinite, come quelle che portano a Roma. Facciamolo identificare dai Girani, e così avremo un punto in più per formulare qualche ipotesi. »
«Ma il cadavere è irriconoscibile, lo sai. Quello sconosciuto potrebbe essere chiunque. »
«Intanto sappiamo che era alto come Oreste Ciglioni, e che aveva grosso modo la stessa età. Venticinque anni. Non le sembrano coincidenze importanti? Non le possiamo trascurare. »
«Lasciami andare, Jacopetti, sennò m’inchiodi qui e addio passeggiata. Ne ho bisogno come l’aria che respiro. »
«Vada, vada, commissario, e quando torna vedrà che avrà risolto il caso. »
«Te l’ho già detto. Se non lo risolviamo, ti ci mando te dal Questore. »
«Per me il caso è bell’e risolto. Fosse per me, stenderei già le conclusioni. Oreste Ciglioni, delitto di mafia. »
«E il nome degli assassini? Ci mancano i nomi. »
«Ma nei delitti di mafia, mica servono i nomi. Quelli lo sa bene che non si trovano mai. I delitti di mafia sono casi risolti sempre a metà. Solo un miracolo può far identificare i nomi degli assassini, o solo se qualche mafioso pentito si decide a rivelarceli. Altrimenti finiscono in archivio a ricoprirsi di polvere. »
«È facile risolvere i casi a questo modo. Se è un delitto di mafia, dobbiamo trovare i colpevoli. Anche se c’è la mafia di mezzo, io vado fino in fondo, lo sai bene. »
«Lo so bene sì, però anche le altre volte, mica ci abbiamo fatto delle belle figure[1]. »
«Sarà bene che vada, Jacopetti. »
«Vada, commissario, e stia tranquillo. All’ufficio ci bado io. »  

[1]Episodi contenuti nei gialli di questa raccolta.
 

 Unidentified Body #6

In the afternoon, Renzi and Jacopetti went to Collodi. Donato Lorenzini’s parents lived in the centre of the town where the little old fairytale houses spread over the hill like a nativity scene. Carlo Lorenzini, who lived there when he was a child, took the name of this magnificent village as the pseudonym by which all the world knows the creator of Pinocchio.
      As usual, Jacopetti was driving. After Borgonovo, the traffic on the Pescia road thins out and going to Collodi becomes an easy drive. There’s no danger and you can chat without worrying.
      “Sir, why didn’t you tell the Giranis a body had been found and that it might be Oreste Ciglioni’s?”
      “Are you conducting this investigation or am I?”
      “You, of course, but I would have told them.”
      “The Giranis know perfectly well a body was found under the Walls. They read the papers.”
      “So why haven’t they connected it with the disappearance of their chauffeur?”
      “Because they think it’s unlikely such a thing could’ve happened to him.”
      “Did they know him so well?”
      “I believe they think so.”
      “And what do you think? Could it be the chauffeur?”
      “The description the professor gave tallies. The height, in particular, and the colour. The dead man was white, like Oreste.”
      “Then we should go back to the villa.”
      “One thing at a time. First we’re going to talk to Donato’s parents. Isn’t that what we’re going to Collodi for?”
      “Donato Lorenzini. Do you think he could be related to the writer?”
      “Do you know how many Lorenzinis there are there? In Lucca as well. It’s a common surname.”
      They reached the village square and drove past the church and the house where the author of Pinocchio lived. They asked for directions and, since they couldn’t drive into the old centre, they parked the car and began to walk. After a little while, Renzi was panting.
      “Too much for you, sir?”
      “You look after yourself.”
      “We can stop if you like. No one’s going to be chasing us up.”
      They sat down on a low wall round a little courtyard. The houses were clean and pretty. A girl came out of a door and seemed surprised to see the two of them there. She looked them up and down, got on the scooter that was leaning against the wall and drove off.
      “She’s amazed we’ve got as far as this,” said Jacopetti.
      “I’m just about collapsing.”
      “You’re do sound a bit out of breath, sir. Really gasping. People over there can hear you. Are you sure you want to go on?”
      “And if we don’t, who’s going to talk to the Lorenzinis?”
      “I could leave you here and go on by myself.”
      “Huh.”
      “Do you think I don’t know how to interview them? It’s not exactly difficult. We only have to ask them if they lent the money to their son. That’s all.”
      “You’d make a proper fool of me.”
      “How?”
      “I know you, you old fox. You’d go round telling everyone I was all puffed out and if you hadn’t been here, the journey would have been for nothing. I know you well. Blah, blah, blah, superintendent here, superintendent there. If I hadn’t been there… The super can’t do without me these days, and so on.”
      “I’m not after your job.”
      “Hmm, who knows?”
      “Is that what you really think of me?” Jacopetti was a little mortified.
      “You can’t take a teasing. You take everything too seriously. Come on, let’s a get a move on or we’ll be spending the night here.”
      The road continued to go up, steep and narrow. They asked for the house. They rang the bell. It was a very small house, with low windows and well looked after.
      “Carlo Lorenzini wouldn’t have written Pinocchio if he hadn’t lived here. Don’t you think so, sir?”
      A woman looked out of the house next door.
      “Are you looking for the Lorenzinis?”
      “Do you mean they’re not in?”
      Jacopetti noticed Renzi sounded quite dismayed. “Don’t tell us we’ve come all this way for nothing,” he said.
      “No, no. I don’t mean that. You’ll find them in the field up there.”
      It wasn’t far to the top.
      “We’ve come thus far so we can go a bit further,” said Renzi, with a slight smile. His anxiety had gone.
      “We’ll certainly remember this trip for a while,” said Jacopetti.
      “Try and keep quiet.” Renzi had started to pant again and he was feeling a little faint.
      “Come on, I’ll give you a push,” said Jacopetti. He made as if to get behind him, but he was joking and Renzi didn’t fall.
      Two people, a man and a woman in their sixties, each with an electric saw, were cutting the brambles that were growing over the olive trees.
      Renzi stopped at the side of the road and called, “Are you Mr and Mrs Lorenzini?”
      “I can’t hear you,” said the man and switched his saw off.
      “Are you Mr and Mrs Lorenzini?”
      The woman had stopped working as well and gone to stand beside the man. They nodded. Renzi and Jacopetti went into the field.
      “Is Donato Lorenzini your son?”
      “What’s happened to him?” asked the mother, immediately alarmed.
      “He’s fine. There’s no need to worry.”
      “Then why are you here?” asked the man, who was small but gave the impression there was strength in his wiriness.
      “Yes, we lent him the money,” he said in answer to Renzi’s question.
      “Does he often ask for money?”
      “It’s a long time since he asked. He’s got a steady job now, he’s earning.”
      “Did he tell you why he needed the money?”
      “He’d lent money to a friend who hadn’t paid it back. So he had a small overdraft at the bank. The bank was phoning him every day, as if it would fail without his money. Banks only go after the poor. He came to us and what could we do? We’re not rolling in money and that 800,000 lire would’ve been useful but our son seemed desperate. What would you have done?”
      “Exactly the same.”
      “Is our son involved in anything wrong?” asked the father.
      “He’s already given you some worries, has he?” guessed Renzi.
      “Whose children don’t give them worries? It’s only when we go to the next world we’re free of our children.”
      Donato Lorenzini was no saint, therefore, unlike his parents who were clearly good people.
      Renzi and Jacopetti set off down the same steep road, this time, however, without difficulty. Renzi, in fact, had to be careful where he put his feet to avoid tumbling down the hill.
      “I’ll go in front of you, sir, and catch you if you start rolling.” Once again he made as if he were going to move and Renzi pretended to give him a clout.
      “I’m afraid we’ve given ourselves all this trouble for nothing, sir.”
      “Certainly not. I’ll have a lost a couple of kilos coming up here.”
      “Still too heavy, sir. Not so long ago you were a bit thinner. Not much, however…”
      “I was ten kilos lighter. Are you taking the mickey?”
      “Doesn’t Maria have anything to say about it?”
      “About what?”
      “About you putting on weight. Maria should watch herself too.”
      “She eats more than I do.”
      “Esterina keeps an eye on me. You can see she likes me thin.”
      “Fat or thin, women want only one thing. Wasn’t it you told me that?”
      “I quarrelled with Esterina this morning.”
      “I’ve lost count of the times I’ve quarrelled with Maria. When women get started, they ask for it.”
      “Ask for what?”
      “To be hit. Don’t tell me you’ve never hit your wife.”
      “Never! Have you?”
      “Would you be shocked, Jacopetti?”
      “Not shocked, but you don’t seem like the hitting type to me.”
      “I’m telling you, Maria has some tongue in her head. Once she gets going, she’d try the patience of God Almighty.”
      “Esterina’s the same. She’s not one for bottling things up, as you know. If something’s bothering her, she says so straight out.”
      “She’s right. I prefer women who say what they think to those who go off in a huff when there’s no need. For example, if I say a wrong word to Maria, guess what she does.”
      “She sulks.”
      “How do you know? Does Esterina do that too?”
      “Women are all alike, sir. They all come out of the same mould. They seem different but that’s just appearances. I’ve told you before they’re all the devil’s daughters. They devil made them look different to confuse us men but inside they’re tarred with the same brush. Do you know why I quarrelled with Esterina this morning? Just because I said something out of turn. She immediately went off into a sulk and wouldn’t say another thing. I tried to get something out of her. I almost said sorry but she carried on, so I left the house and banged the door.”
      “So they really are all the same. They were created to spoil our peace and quiet so we wouldn’t be too happy on this earth.”
      “Wasn’t it Eve who ate the apple?”
      “Oh what a mistake God made!” Without noticing what he was doing, Renzi put his hand to his brow. The gesture seemed childish in such a big man.
      When they got to the police station, Renzi didn’t feel like shutting himself up in his office.
      “Aren’t you tired, sir?”
      “I’m going for a little walk. You look after the office. Meantime, I’m going to clear my thoughts. If a miracle doesn’t happen, only the Almighty can solve this case.”
      “Actually, I think everything’s starting to come clear. The only course we can follow is the one that seemed obvious when we found the corpse. Don’t you remember what we said? We said, given the modus, it could only be a mafia crime. And this is still the most likely theory. Doesn’t it seem that way to you?”
      “But we have to give this unknown person a name. How can it be that no one’s come forward after all these weeks?”
      “I’ll give you a name for him.”
      “You will? Let’s hear it. Who is it, if you please?”
      “Go on, you know who it is.”
      “I’m in the dark, Jacopetti. You’re my light. Come on, shine on me.”
      “Heavens above, it’s Oreste Ciglioni. Don’t tell me you haven’t thought of that.”
      “Of course I have. But how did someone who was chauffeur to a family like the Giranis end up in the clutches of the mafia?”
      “That I don’t know. But an awful lot of roads lead to the mafia, like the roads leading Rome. We’ll get the Giranis to identify him and then we’ll be a step further forward in formulating some hypothesis.”
      “But the body’s unrecognisable. You know that. It could be anyone.”
      “But we know he’s the same height as Oreste Ciglioni and roughly the same age. Twenty-five. Do these not seem important coincidences to you? We can’t ignore them.”
      “Let me go, Jacopetti, or you’ll keep me here and then there’ll be no walk. I really need a walk.”
      “Off you go, sir, and when you get back I’ll have solved the case.”
      “I’ve already told you. If we don’t solve it, it’ll be you I send to the prosecutor.”
      “It’s solved as far as I’m concerned. I’d be drafting the report if it was up to me. Oreste Ciglioni, mafia crime.”
      “And the killers’ names? We don’t have any names.”
      “Names don’t count in mafia crimes. You know very well they’re never found. Mafia crimes are always only half-solved. We only get the killers’ names by some miracle or if some mafioso changes sides and decides to speak up. Otherwise the cases are filed and left to gather dust.
      “It’s easy to solve cases that way. If this is a mafia case, we still have to find the perpetrators. Even if the mafia’s involved, I’m going to get to the bottom of it. You know that.”
      “Yes I do, but there’ve been times when we didn’t exactly cover ourselves with glory[1].”
      “It’d be better if I left now.”
      “On your way, sir, and don’t worry. I’ll look after the office.”

[1] This refers to episodes in other detective novels by the author.

 


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart