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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #9/12

11 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto  #9

Eliana, in realtà, un conflitto con la madre ce lo aveva e riguardava proprio la droga. Ecco perché si era irritata quando Renzi aveva parlato di Oreste come uno spacciatore. Temeva che il commissario scoprisse il vizio della madre, e questo la terrorizzava più dell’altro vizietto che la madre aveva, quello cioè dell’amante.
In quel pomeriggio, mentre Renzi e Jacopetti si trovavano in città nello studio del professore, Eliana era andata a trovare la mamma in camera sua. Era arrabbiatissima.
«Ci metteremo in un bel pasticcio, e tutto per colpa tua, mamma. » Valeria anche con la figlia si comportava come se fosse una bambina e non sentisse, di ciò che faceva, alcuna responsabilità, come se ogni cosa le fosse concessa e fosse normale.
«Io non ho colpa di un bel niente, piccina mia. »
«Non chiamarmi piccina mia, mamma! »
«E come dovrei chiamarti? »
«Il mio nome è Eliana. Quante volte te lo devo ripetere? »
«Insomma, di che cosa mi rimproveri? »
«Di che cosa ti rimprovero!? Ma non scherzerai mica. »
«Dimmelo tu, se scherzo. »
«Vai a letto con l’autista di casa, e questo ti sembra nulla. Ma ci hai mai pensato a babbo; in fin dei conti è a lui che devi tutta questa agiatezza. Senza di lui, saresti restata una donna senza arte né parte. »
«Questo lo dici tu. Io sono bella, non dimenticarlo. E poi, non ti permetto di parlarmi così. Se non avessi trovato tuo padre, ne avrei trovati altri mille, ricchi come lui. Anzi, anche migliori di lui. Ho sbagliato a scegliere lui. »
«È lui che ha sbagliato a scegliere te. Non lo meritavi. »
«E dove la trovava una donna bella come me? Avrebbe sposato una di quelle figlie di buona società che sono tutte bruttine. Dovresti ringraziarmi che io abbia sposato tuo padre, altrimenti saresti stata bruttina anche tu. Se sei una bella ragazza, non lo devi al sangue di tuo padre, ma al mio. Sei bella, perché è bella tua madre. Dovresti volermi un po’ più di bene. E invece stai a spiare tutto quello che faccio, infischiandotene di sapere se sono o non sono felice. Ma lo vedi com’è tuo padre? Lui non ha in testa altro che i suoi dannatissimi studi. Per lui c’è solo quello, lo studio. Io non conto nulla per lui. »
«Non è vero. Lui ti ama. Me lo dice spesso. »
«A te, ma non a me. Eppoi a me, non mi deve amare con le parole. Io voglio i fatti. A letto, lo sai da quanto tempo non fa all’amore con me? »
«Mamma! »
«No. Devi saperlo. Perché sennò, qui tutte le colpe sono mie. Tuo padre sono mesi che non mi avvicina, la notte. Ed io a fargli le moine, ma poi mi sono stufata. Sono giovane, mica devo supplicare che un uomo più vecchio di me mi desideri. Se lui all’amore non ci bada, io sì. »
«E te lo sei scelto in casa l’amante! »
«Oreste era un bel giovane, lo sai anche tu. Io non ne potevo più di aspettare che tuo padre si decidesse a ricordarsi di me. E così a letto mi ci sono portato Oreste, e siccome a letto era bravissimo, ecco che è diventato il mio amante. Se non ci fosse stato Oreste, sarebbe toccato a qualcun altro. Tua madre, non ci resta senza un uomo, bella mia. È troppo presto alla mia età. Ne devono passare ancora di anni, prima che tua madre si fermi. Io sono fatta per l’amore, Eliana, e per il divertimento. Non voglio avere pensieri, io. Voglio vivere a questo modo, perché sono fatta per vivere nel piacere e senza preoccupazioni. »
«Babbo non ti ha mai fatto mancare nulla. »
«Se parli dei soldi, questo è vero, ma ti ho appena detto che non mi bastano i soldi. Voglio avere accanto a me un uomo, finché sono bella e giovane. Lo capisci questo? »
«Quando lo hai sposato, sapevi che era più vecchio di te. »
«Una cosa è supporre, e un’altra è trovarcisi dentro. Io sono una donna che ha bisogno di avere accanto un uomo che la faccia sentire desiderata. La notte voglio essere amata, Eliana, lo capisci? Se non approfitto di questi anni, poi la vita sarà dura anche con me, come con tutti. Io detesto invecchiare, ma non c’è rimedio. L’unico rimedio è vivere ora la mia bellezza e goderla con un uomo. »
«E la droga, che c’entrava la droga in tutto questo? »
«Oreste, è stato lui. Era un amante straordinario. Prova questa, mi disse una notte. »
«E non ne hai potuto più fare a meno. »
«È così. Ma non sono drogata come credi, figlia mia. Ah, tua madre sa come fermarsi in tempo. »
«Sono chiacchiere. Tutti dicono così. »
«Da quando Oreste è scomparso, anzi dovrei dire morto, io non ho preso più droga. Mi credi? »
«No. »
«E fai male. Sono una donna forte, io, anche se non sembra, e tutti mi credete una mezza svampita, che pensa alla musica, ai balli, ai piaceri, alle vanità. Qui vi sbagliate, cari miei. Io sono una donna forte, faccio quello che voglio, e quando non voglio più, è stop. Stop, ti dico, stop per sempre. »
«Ci stai trascinando in basso. Scoppierà uno scandalo. Babbo crede di riuscire ad evitarlo, ma ormai abbiamo in casa la polizia, che sospetta di noi. Sospetterà anche di me, vedrai. »
«Sei sicura di non esserci andata a letto anche tu? »
«Sei un mostro, mamma. »
«Sono una donna, e Oreste era un bell’uomo. Perché non dovresti essertene innamorata anche tu? »
«Perché io non sono uguale a te, mamma! »
«Con l’amore, non si può fare le schizzinose. Ti prende e ti porta via, nel fuoco ti sbatte. »
«Non parlare così, mi fai paura. »
«Con Oreste, ho conosciuto l’amore, la passione, la follia, la speranza, la felicità! »
«Non hai mai pensato al dolore che davi a babbo, e anche a me? »
«Nemmeno per un istante. L’amore, quando ti prende, ti vuole solo per sé. Guai a spartire i sentimenti. Li vuole tutti dalla sua parte. Ed io ho vissuto solo per Oreste! Quanto l’ho amato! »
«E ora? Che farai ora che non c’è più, che è morto? »
«Non starò certo ferma ad aspettare, se è questo che vuoi sapere. Sono bella, e il mio corpo deve essere desiderato da un uomo. »
«Mi fai paura, mamma. »
«No, piccolina, questa è la vita! »
«Tu sei pazza! »
«Io sono la donna più felice del mondo, perché sono fatta così. Amo me stessa, e amo tutti gli uomini che mi desiderano come sono. »
Per tutto quel tempo, aveva parlato stando sdraiata nel proprio letto. Eliana la schiaffeggiò. La donna ebbe una reazione violenta. Scese dal letto, mezza nuda, con la camicia da notte sbottonata, afferrò il paralume e lo scagliò contro Eliana, senza colpirla, però. Poi staccò un quadro dalla parete e lo scagliò contro i vetri della finestra. Eliana fuggì dalla stanza. Restò nel corridoio ad attendere. Sentì la madre che gridava: «Basta, basta, non ne posso più! », mettendosi a piangere, poi più niente. Dopo un po’, piano piano aprì la porta per spiare. Sua madre era tornata a letto. Dormiva.  

La domenica, Renzi e Jacopetti fecero come avevano concordato, andarono a passeggiare lungo la collina che da Farneta porta alla chiesina di Chiatri. Renzi si era messa la tuta rossa, Jacopetti quella azzurra. Lasciata l’auto ai piedi della salita, cominciarono a camminare lemmi lemmi.
«Che fa, commissario, non se la sente di correre? »
«Per carità! Questa passeggiata mi deve distendere, non affaticare. Voglio sognare, Jacopetti. »
«Anch’io, allora. » Proseguirono per un po’ senza dirsi niente. Passarono davanti alla casa dove abitava un amico del commissario. Questa volta non era in giardino.
«È un commerciante. Anche se c’è la crisi, i commercianti trovano sempre il modo di cavarsela. »
«Non fu così per Ubaldo Torreggiani, se lo ricorda[1]? »
«Certo che me lo ricordo. Finì in mano agli usurai, poveretto. »
«Brutta genìa, contro la quale lo Stato non riesce a fare nulla. »
«L’usura è sempre esistita, come la mafia. »
«Vuol dire che non la sconfiggeremo? »
«Come non sconfiggeremo la corruzione nella politica. Sono piaghe nate con la società. Quando gli uomini si sono riuniti per stare meglio, il demonio ci ha messo lo zampino, e sin da principio ha sparso il suo seme. »
«Possibile che non si possa rigenerare la società per renderla migliore? »
«Sai, Jacopetti, da dove viene il mio pessimismo? »
«Dal lavoro che facciamo, diamine. »
«È vero, ma non solo da quello. »
«Da che cosa, allora? » Avevano cominciato la passeggiata col proposito di tacere e godersi il paesaggio, riflettere in silenzio, ma quando due persone stanno insieme, devono comunicare, è legge di natura.
«Dalla convinzione che nemmeno Dio ha sconfitto il male. »
«Uhm, qui va sul pesante, commissario. »
«No, è molto semplice, invece. La conosci la storia della Creazione? Tutto all’inizio andava bene, e Dio si compiacque di ciò che aveva fatto. Devo presumere che nemmeno Dio immaginasse in quel momento che tutto si sarebbe guastato. E fu così, infatti. Intervenne il male a sciupare la festa, e da allora il male nessuno lo ha più sconfitto, e il perché sta proprio nel fatto che anche Dio dovette arrendersi. »
«Se non c’è riuscito Dio, allora per noi è finita. La sua teoria, commissario, toglie ogni speranza ai volenterosi come noi. »
«Se tentiamo, però, guadagniamo il paradiso. Non ti pare abbastanza? »
«Lei, commissario, mi sta guastando la passeggiata. »
Erano giunti alla curva che gira a destra, sotto la quale si distende la Certosa di Farneta, cui ha dedicato un bel libro lo studioso lucchese Graziano Concioni, intitolato: “Priori, Rettori, Monaci e Conversi nel Monastero Certosino del S. Spirito in Farneta (secc: XIV – XVI)”.
Vi sostarono. Si vedevano le celle una accanto all’altra, che davano una suggestiva immagine al luogo.
«Quei certosini sono riusciti a liberarsi del mondo. »
«È una vita dura, però. »
«E la nostra? Guarda, che se ci rifletti, forse la nostra è ancora più dura, perché lavoriamo tutti i giorni a contatto col male. Siamo più esposti, e quindi assai vulnerabili. Loro, invece, hanno innalzato un muro per difendersi meglio, hanno cancellato il mondo dalla loro mente per stare più vicini a Dio. »
«Mica è facile, però. »
«È vero anche questo. »
«Certo che passeggiare in questi luoghi ci sollecita a ragionare come non si fa normalmente. Che la natura sia un braccio di Dio? »
«Diamine che lo è. Tutto ciò che vedi e che senti, anche nell’anima, appartiene a Dio. »
«Quindi anche la donna… »
«Non tornare su questi discorsi, Jacopetti. Stamani graziami. »
«Esterina non ha dormito tutta la notte, si è voltata e rivoltata. Io le voglio bene, e sentirla inquieta, ha levato il sonno anche a me. Le donne sono una benedizione del Cielo. »
«Finalmente te lo sento dire. Anche Maria si è rigirata, ma lei lo fa quasi tutte le notti. Quando dorme, smuove ogni cosa, mette il cuscino di traverso, si arrotola le coperte sotto la schiena, insomma a me qualche volta pare di dormire non con una donna, ma con un cinghiale. Si gira e si rigira che riesce ad imprigionare anche me tra le lenzuola, e non posso più muovermi, dannazione. Poi quando ha finito di fare questo terremoto e io penso che sia venuto anche per me il momento di addormentarmi, ecco che si mette a russare. Fa certi versi che non ti dico. A volte, quando Manuela e Alberto rientrano tardi a casa, la mattina dopo si fanno due risate alle nostre spalle. Chi sparava cannonate, stanotte, tu babbo, o tu mamma? E giù a ridere e a fare il verso. Lo so io, come russa Maria! Scommetto che Esterina, invece… »
«Se non spara cannonate, fucilate sì. Però dice che russo anch’io. Sarà vero? »
«Mi sa che se lo inventano. Perché anche Maria, quando le dico: russi, lei è subito pronta e mi risponde: russi anche te, e non mi fai dormire. Mica è vero. Ho detto ai figlioli che una sera, quando rientrano tardi, devono affacciarsi in camera nostra e scoprire da chi viene il fracasso. Son sicuro che io dormo come un angelo, ed è la diavolessa che scatena tutto quel pandemonio. »
«Certo che allora una fortuna ce l’abbiamo… »
«E quale, se non si riesce a dormire? »
«Che è meglio che averci i cani da guardia. Col cavolo che un ladro entra in casa nostra, quando sente quei colpi! Pensa che abbiamo arruolato un esercito di soldati a guardia della casa. »
«Hai voglia di ridere, eh? »
«Di piangere no di sicuro, visto che è domenica e siamo qui tutti soli, senza le diavolesse delle nostre mogli. »
«Che ti prepara Esterina a pranzo? »
«Tagliatelle al sugo e una bella bistecca alla fiorentina. »
«A me, tortelli al sugo; mi piacciono da morire. »
«Solo quelli? »
«Con quelli soltanto mi ci sciacquo le budella, Jacopetti. Ma non lo vedi che pancia che ho? Per riempirla non basta la tua bistecca alla fiorentina. A me ne servono due! »
«Lei, commissario, a tavola, con quattro domeniche al mese, deve mangiarsi tutto lo stipendio. E gli altri giorni, allora? »
«Mangio anche gli altri giorni; mangio, mangio… Anche se capisco che mi credi un poveraccio che suda le sette camicie a sbarcare il lunario. »
«Mica intendevo questo, commissario. Non mi permetterei. Lei guadagna un sacco di soldi più di me, e si può permettere di mangiare una bistecca alla fiorentina un giorno sì e un giorno no. »
«E perché non tutti i giorni? »
«Ah, se lo potrebbe permettere? Alla grazia di Sant’Antonio… »
«Perché proprio di Sant’Antonio… »
«È lui, no?, che ci ha il porcellino ai piedi. A me, quando vedo la statua di Sant’Antonio, viene l’acquolina in bocca, a pensare a quelle coscette del maialino. Belle cotte, come sa fare la mia Esterina… »
«Vieni qua, che ti faccio vedere un’altra meraviglia della natura. » Renzi tornò indietro di qualche passo. «Che cosa vedi da quassù? »
«Bello! Che spettacolo! Si vede tutta Lucca con le sue Mura e gli alberi tutti fioriti! »
«E ora girati sulla destra. Che cosa vedi? » La giornata era limpida e Jacopetti si voltò verso il punto dove due monti formano una V e lasciano vedere la pianura che sta al di là.
«Quella è Pisa! »
«Bravo. Hai visto che bel regalo ti ha fatto il tuo commissario? Scommetto che non avevi mai visto nulla di simile. »
«Lucca e Pisa che si vedono quasi con un solo sguardo. Basta muovere un po’ la testa e le abbiamo sotto gli occhi entrambe! È meraviglioso, commissario. »
«Si deve attendere, però, di avere una giornata limpida come questa di oggi. Altrimenti si può vedere Lucca, anche se malamente, ma non si vede Pisa. »
«Ci voglio tornare con Esterina. Resterà a bocca aperta. »
«E allora ti rivelo un’altra cosa, perché sono sicuro che non la sai. »
«Certo che, in confronto a lei, sono proprio un ignorante, e mi vergogno tanto. » Renzi si gonfiò un po’ di vanagloria.
«Allora ascolta e porta a casa. »
«Non è mica un piatto di pastasciutta, commissario… »
«Te, ascolta e porta a casa. È istruzione, è sapere, è conoscenza. Meglio della pastasciutta, perciò. »
«Allora dia qua in abbondanza » e aprì le mani per celia, come se dovesse ricevere un bel piatto ricolmo di quei regali. Renzi con uno schiaffetto, gliele fece ritirare.
«Ora non prendermi in giro. Se no, ti lascio ignorante. »
«Non sia mai che mi avvicini alla fonte della saggezza, e manchi di dissetarmi. »
«Ma da dove ti vengono queste frasi idiote? »
«Dal cuore, visto che il cervello mi manca, secondo lei. »
«Non ti vengono nemmeno dal cuore, ma dal c… »
«Non lo dica, commissario. Per carità, non   mi mortifichi. »
«Allora finiscila di fare lo spiritoso. Lo sai che con me non la puoi spuntare. »
«Lo so, lo so. »
«C’è una specie di leggenda che narra che da questo punto Venere e Apollo, in viaggio sulla Terra per offrire a Giove la donna più bella del mondo, videro per la prima volta la città di Lucca. Apollo non voleva visitarla, ma fu la bella Venere a convincerlo a scendere anche lì, e a cercare tra le donne di Lucca.[2] »
«E la trovò? »
«Secondo te? »
«Secondo me sì. »
«E sennò che ci stava a fare la leggenda? Se non la trovava, mica ci si scriveva una leggenda. »
«Io, per la verità, è la prima volta che la sento raccontare. »
«La donna più bella del mondo si chiamava Lavinia, ed era lucchese, caro Jacopetti. Ma aveva un’altra qualità, che onorò e onora le donne di Lucca. »
«Sapeva fare all’amore. Che altro, sennò. »
«Pensi sempre a quello, tu. Ci devi avere il seme dentro la testa. »
«È possibile. Dio deve avercelo dimenticato, o me ne ha versato una dose abbondante. »
«L’altra qualità è che restò fedele al marito, un certo Tiberio, e rifiutò di giacere con Giove, anche se ciò le avrebbe meritato una grande fortuna. »
«Bella scema! »
«Ah, è così che la pensi. Se al posto di Lavinia ci fosse stata Esterina, e al posto di Tiberio, un certo Jacopetti? »
«Beh, allora… »
«Pensaci,   prima di sputare sentenze. Lavinia fu una donna esemplare, oltre che bella. Era addirittura più bella di Venere, e lo ammise la stessa dea, vedendola. »
«Non c’è la possibilità di un miracolo che converta la mia Esterina nella bella Lavinia? »
«Ognuno ha a fianco la donna che merita. »
«Allora, lei ed io dobbiamo valere ben poco agli occhi del Padreterno… »
«Penso proprio di sì. »
Si allontanarono dal punto e tornarono per un po’ a contemplare la Certosa.
«Quei frati, non la conosceranno nemmeno loro, la leggenda » disse Jacopetti.
«Eppure, chissà che certe notti, guardando dalla cella, qualche frate non riesca a rivedere Venere e Apollo… »
«A me, al pensiero che proprio qui, si sia fermata Venere, ed abbia posato i piedi dove li ho posati io, sa, commissario, fa venire certi brividi. È come se me la sentissi sotto di me, sentissi quei suoi piedini che mi riscaldano. »
«Dài, ecco che ti monta il ruzzo, Jacopetti. »
«Converrà allontanarsi da qui, o io non rispondo più di quel che dico. »
«È da un pezzo che non ne rispondi più. Si vede che con Venere ci dormi, senza accorgertene. »
«Sìiii, ora, secondo lei, se dormissi con Venere non me ne accorgerei? Dormo col diavolo, invece, peloso e ispido. »
«Non parlare così male di Esterina, non se lo merita. »
«Mica voglio dire che è tanto brutta… Ma certo che se penso a Venere… »
«Intanto, Venere è un frutto della fantasia. »
«Questo lo dice lei, commissario. Potrebbe anche esistere… »
«Non bestemmiare. »
«Io non bestemmio, ragiono. Non si può ragionare? »
«Sentiamo. »
«Una volta, e per molti secoli, si credeva che non ci fosse un solo Dio. Poi si è cambiato. Ma siamo sicuri che oggi diciamo bene e ieri si sbagliava? Io direi di no. E aggiungo che tutto quanto l’uomo ha pensato e creduto nel passato, e penserà e crederà nel futuro, va rispettato e considerato. Per me, tutto è possibile, anche che domani l’uomo ritorni a credere alla esistenza degli dèi. »
«Ti dà di volta il cervello. »
Camminavano lemmi lemmi, come prima che si fermassero.
«La potremmo incontrare anche qui, stamani, su questa strada. Che farebbe, commissario, se se la trovasse di fronte? »
«Chi? Venere? »
«E chi altri sennò, Maria? »
«Maria Maria? La mia Maria? »
«Non ci vede la differenza tra Venere e Maria? »
«Ce la vedo sì! Con Maria ci faccio all’amore e con Venere, invece, ci faccio solo i discorsi a bischero con te. »
«Commissario! »
«Jacopetti, quando ci vuole ci vuole. Lasciala in pace quella benedetta Venere, e accidenti a me, e a quando ti ho raccontato quella leggenda. »
«Era così bella, però. »
«Che cosa? La leggenda? »
«No, no. Venere… » E nel dire questo, mise gli occhi di traverso, come se svenisse. Il commissario gli diede una pacca sulla testa.
«Svegliati, Jacopetti. E ricordati che domani devi essere in forma. Guai ad avere per la testa Venere. Domani devi essere vispo e scattante, e senza grilli per il capo. »
«Sarò come mi vuole, sempre agli ordini, pronto a ubbidir tacendo. »
«Non fare il bischero. »

[1]Si veda “L’usuraio”.
[2]Si veda il racconto “Le mura di Lucca” in: Lucca racconta.

Unidentified Body #9

Eliana had quarrelled with her mother over drugs and that was why she’d been angry when Renzi had mentioned that Oreste was a dealer. She was afraid the superintendent would find out that her mother used drugs and this terrified her more than her mother’s other little bad habit, namely, her lover.
      That afternoon, while Renzi and Jacopetti were in the professor’s study in Lucca, Eliana had gone to see her mother in her bedroom. She was in a rage.
      “We’re going to find ourselves in big trouble and it’s all your fault, mother.”
      Even with her daughter, Valeria acted as if she was a child with no sense of responsibility for what she did, as if everything was allowed and normal.
      “I’m not to blame for anything, little one.”
      “Don’t call me that, mother!”
      “What should I call you then?”
      “My name’s Eliana. How often do I have to tell you?”
      “So what are you scolding me for?”
      “How can you ask? Surely you can’t be joking.”
      “You tell me then, if I’m joking.”
      “You go to bed with the chauffeur and think nothing of it. You’ve never thought about father. You owe all this wealth to him. Without him, you’d have been a nobody.”
      “So you say, but don’t forget I’m beautiful. In any case, I can’t allow you to speak to me like that. If I hadn’t met your father, I’d have met plenty of others, just as rich as him. Better than him, what’s more. I made a mistake when I chose him.”
      “He was the one who made a mistake when he chose you. You didn’t deserve him.”
      “And where would he have found someone as beautiful as me? He’d have married one of those society girls and they’re all plain. You should thank me for marrying your father because otherwise you’d have been plain too. You’re a lovely girl and you owe it to my blood, not your father’s. You’re beautiful because your mother’s beautiful. You should love me a little more. Instead you spy on everything I do and you don’t give a damn if I’m happy or not. You can see what your father’s like. Nothing in his head except his damned research. That’s all. I don’t mean anything to him.”
      “That’s not true. He loves you. He often tells me that.”
      “He tells you but not me. In any case, I don’t want to be loved with words. I want action. In bed. Do you know how long it is since he made love to me?”
      “Mother!”
      “Don’t look like that. You should know. If you don’t, I get all the blame. Your father hasn’t been near me at night for months. I try to get him in the mood, but then I get irritated. I’m young, there’s no reason why I should be begging an older man to want me. He may not care about love but I do.”
      “And the lover you chose for yourself was in the house!”
      “Oreste was a handsome young man, as you well know. I couldn’t wait any longer for your father to decide to take notice of me. So I took Oreste to bed and since he was good at it, he became my lover. If it hadn’t been Oreste, it would have been someone else. Your mother, my dear, must have a man. At my age, it’s too soon not to. It’ll be years before your mother draws a halt. I’m made for love and fun, Eliana. I don’t want to think. I want to live that way because I’m made to live for pleasure, with no worries.”
      “Father has never let you lack for anything.”
      “That’s true if you’re talking about money, but I’ve just told you money isn’t enough for me. As long as I’m young and beautiful, I want a man at my side. Don’t you understand that?”
      “You knew he was older than you when you married him.”
      ” It’s one thing to imagine something and another to live with it. I’m a woman who needs to have a man who makes her feel desired. At night I want to be loved, Eliana, understand? If I don’t make the best of these years, then life will be hard for me, as it is for others. I hate the idea of growing old but there’s no way out of it. The only thing to do is to enjoy my beauty now and enjoy it with a man.”
      “What about the drugs? What did drugs have to do with it?”
      “That was Oreste. He was a wonderful lover. Try this, he said to me one night.”
      “And you couldn’t resist.”
      “That’s right. But I’m not addicted as you suppose. Your mother knows how to stop in time.”
      “That’s just words. Everyone says that.”
      “Since Oreste disappeared, died I should say, I haven’t taken any drugs. Do you believe me?”
      “No.”
      “Well, there you’re wrong. I’m strong, even if I don’t seem to be. You all suppose I’m a frivolous kind of person that thinks only about music and dancing, pleasure, vanity. But you’re mistaken, my friends. I’m a strong woman and I do what I want and when I don’t want it any more, I stop. Stop, I tell you, I stop forever.”
      “You’re dragging us all down. There’s going to be a scandal. Father thinks we can avoid it, but the police are already in the house, suspecting us. They’ll suspect me too, just wait and see.”
      “Are you sure you didn’t go to bed with him yourself?”
      “You’re a monster, mother.”
      “I’m a woman and Oreste was a handsome man. Why shouldn’t you be in love with him as well?”
      “Because I’m not like you, mother.”
      “You can’t play about with love. It takes hold of you and carries you away, throws you into the flames.”
      “Don’t talk like that. You frighten me.”
      “With Oreste I knew love, passion, hope, happiness.”
      “Didn’t you ever think of the pain you gave father and me too?”
      “Not for a single moment. When love takes you, it wants you all for itself. You can’t share your emotions – that just brings trouble. Love wants them all. I was living only for Oreste. How I loved him!”
      “And what now? What are you going to do now he’s gone, now he’s dead?”
      “I’m not going to hang about waiting, if that’s what you’re wondering. I’m beautiful and I need to be desired by a man.”  
      “You frighten me, mother.”
      “No, little one, this is life.”
      “You’re mad.”
      “I’m the happiest woman in the world because I’m made like this. I love myself and I love all the men who want me as I am.”
      All this time, as she talked, she had been lying on the bed. Eliana slapped her. Valeria reacted violently. She got up, half naked with her nightdress unbuttoned, seized the lampshade and threw it at Eliana, but missed her. Then she pulled a picture from the wall and flung it at the window. Eliana ran from the room. She stopped in the corridor and waited. She could her mother shouting, “I can’t stand this any more, I can’t stand this any more!” and starting to cry. Then there was silence. After a little while, Eliana quietly opened the door and peeped in. Her mother had gone back to bed. She was sleeping.  

      On Sunday, Renzi and Jacopetti did as they had agreed and set off for a walk on the hill that goes from Farneta to the little church in Chiatri. Renzi was wearing his red tracksuit and Jacopetti his blue one. They parked the car at the foot of the hill and began walking very slowly.  
      “What are you doing sir? Don’t you feel like running?”
      “Good grief! This walk is so I can relax, not tire myself out. I want to dream, Jacopetti.”
      “Me too, then.”
      They went on for a while without speaking. They passed the house where a friend of Renzi’s lived but he wasn’t in his garden.
      “He’s a shopkeeper. Shopkeepers always find a way of coming out on top even when things are going badly.”
      “Remember Ubaldo Torreggiani[1]? It wasn’t like that for him.”
      “Of course I remember him. Finished up at the mercy of loan sharks, poor soul.”
      “A bad lot and the government can do nothing about them.”
      “There have always been loan sharks, like the mafia.”
      “Does that mean we’ll never stamp them out?”
      “Just as we’ll never stamp out corruption in politics. They’re evils innate in society. When men began to live together to make life better, the devil stuck his paw in. He’s been making trouble from the start.”
      “You mean there’s no chance of improving society?”
      “Do you know where my pessimism comes from, Jacopetti?”
      “From the work we do, of course.”
      “That’s true, but it’s not just that.”
      “What then?”
      They had set out with the intention of not talking, enjoying the scenery and reflecting in silence, but when two people are together they communicate, it’s a law of nature.
      “From my conviction that not even God has defeated evil.”
      “Hmm, you’re getting a bit too deep for me, sir.”
      “No, no, it’s quite simple. You know the story of the Creation. At the beginning, everything was fine and God was well pleased with what He had done. I presume that at that point not even God imagined that it would all be ruined. But it was. Evil crept in to spoil the party and since then, evil has never been defeated and the reason is that even God had to put His hands up.”
      “If God didn’t succeed, then that’s it for us. Your theory leaves no hope for people of goodwill like ourselves.”
      “If we try, however, we go to heaven. Is that not enough for you?”
      “You’re ruining our walk, sir.”
      They had reached the bend to the right, under which lies the Carthusian Monastery of Farneta, about which the Lucchese scholar Graziano Concioni wrote an excellent book called Priors, Rectors, Monks and Lay Brothers in the San Spirito Carthusian Monastery in Farneta, 14th-15th centuries.
They stopped. They could see the cells, side by side, making the place an evocative sight.
      “These monks have managed to free themselves from the world.”
      “It’s a hard life though.”
      “What about ours? If you think about it, maybe ours is even harder, because we’re in touch with evil every day in our work. We’re more exposed to it and so we’re much more vulnerable. But they’ve built a wall to defend themselves. They’ve removed the world from their minds so as to live closer to God.”
      “It’s not exactly easy.”
      “That’s true too.”
      “Walking here certainly makes you think in a different way from usual. Do you think nature is a force of God?”
      “Of course it is. Everything you see and hear, even in your soul, belongs to God.”
      “So women too…”
      “Don’t bring that up again, Jacopetti. Do me that favour this morning.”
      “Esterina hardly slept all night. She was tossing and turning. I’m fond of her and hearing her so restless kept me awake too. Women are a blessing from heaven.”
      “I never thought to hear you say so. Maria was restless as well but she’s like that almost every night. When she’s sleeping, she shifts everything around, the pillow’s across the bed and the covers are rolled round her back. There are times when I feel I’m sleeping with a wild animal, not a woman. She turns this way and gets me trapped between the sheets so I can’t move, dammit. Then when she’s finished being an earthquake and I’m thinking it’s my turn to go to sleep, that’s when she starts snoring. I can’t tell you the noise she makes. Sometimes Manuela and Alberto get home late and the next morning they giggle behind our backs. Did you hear the thunderstorm last night? Was it you, dad? Or was it mum? And then they fall about laughing and making snoring noises. I know how Maria can snore. But I bet Esterina…”
      “Not exactly thunder, more like distant rumbling. She says I snore as well. Can that be true?”
      “I reckon they’re making it up. When I tell Maria she snores, she always says I snore too and she can’t get to sleep. It’s not true. I’ve told the children to look into the room when they come in late and see where the noise is coming from. I know I sleep like an angel and it’s the she-devil that lets all hell break loose.”
      “Mind you, there is this advantage…”
      “What? Not being able to get to sleep?”
      “That it’s better than having a guard dog. No thief’s going to come into our house when he hears the noise. He’d think we’d got an army to guard the place.”
      “It makes you laugh, does it?”
      “Certainly not cry, since it’s Sunday and we’re here alone without our she-devil wives.”
      “What’s Esterina making for your lunch?”
      “Tagliatelle with tomato sauce and a nice T-bone steak.”
      “We’re having tortelli with tomato sauce. I love that.”
      “Is that all?”
      “That’s scarcely enough to get the juices going, Jacopetti. Look at the belly I’ve got. Your T-bone steak wouldn’t be enough to fill it. I need two.”
      “Sir, with four Sundays in a month, you must eat your entire salary. What do you do on the other days?”
      “I eat. I just keep on eating. Though I know you think I’m a poor soul sweating blood to make ends meet.”
      “I didn’t mean that, sir. I wouldn’t say such a thing. You earn much more than I do and you can allow yourself a steak every second day.”
      “Why not every day?”
      “Would that be allowed? Thanks to St Anthony…”
      “Why him precisely?”
      “Isn’t it him that has the piglet at his feet? When I see a statue of St Anthony, my mouth waters thinking of those little legs of pork. Nicely cooked as Esterina does them…”
      “Come here so I can show you another of nature’s wonders.” Renzi took a few steps back. “What do you see down there?”
      “Wow! What a sight! The whole of Lucca and the Walls and the trees in bloom.”
      “And now turn to the right. What do you see?”
      It was a clear day and Jacopetti turned towards the point where two mountains make a V and the plain beyond can be seen.
      “That’s Pisa.”
      “Well done. See what a nice present your boss has given you. I bet you’ve never seen anything like it.”
      “You can almost see Lucca and Pisa at the same time. You just have to move your head a little to see them both at once. Wonderful, sir.”
      “It has to be a clear day like this, however. Otherwise you can make out Lucca but you can’t see anything of Pisa.”
      “I must come back some time with Esterina. She’ll be amazed.”
      “Now I’m going to show you something else, because I’m sure you don’t know about it.”
      “Compared with you, I’m an ignoramus. It makes me ashamed.”
      Renzi puffed up a little with vanity.
      “Now listen and take it home.”
      “Surely it’s not a plate of pasta, sir…”
      “You, listen and take this home with you. It’s instruction, it’s knowledge. Better then pasta, therefore.”
      “OK, give me lots,” said Jacopetti and leant forward with his hands held out, as if he was about to be given a big plateful of gifts. Renzi cuffed him and made him draw back.
      “Don’t make fun of me or I’ll leave you in ignorance.”
      “Surely you wouldn’t lead me to the fount of wisdom and then leave me thirsty.”
      “Where on earth do get these daft things you say from?”
      “From the heart, I suppose, since I don’t have a brain, according to you.”
      “Not from the heart, but from your ar…”
      “Don’t say it, sir. Don’t embarrass me, for goodness’ sake.”
      “Well, stop fooling around. You know you can’t get the better of me.”
      “I know, I know.”
      “There’s a kind of legend that says that Venus and Apollo were travelling round the world looking for the most beautiful woman in the world to take back to Jupiter. Well, from this point they saw Lucca for the first time. Apollo didn’t want to go there but the lovely Venus persuaded him to go down and look amongst the women of Lucca.[2]”
      “And did they find her?”
      “What do you think?”
      “I think they did.”
      “Of course they did. How else would there be a legend? If they hadn’t found her, they’d hardly have written a legend.”
      “To tell the truth, that’s the first time I’ve heard it.”
      “The most beautiful woman in the world was called Lavinia and she was from Lucca, my dear Jacopetti. But she had another quality that did honour to the women of Lucca and still does.”
      “She knew how to make love. What else?”  
      “That’s all you think about. You’ve got sex on the brain.”
      “Possibly. God must have given me a special dose of it.”
      “The other quality she had was that she was faithful to her husband Tiberio, and refused to go to bed with Jupiter even though she would’ve got a huge amount of money for doing so.”
      “What a fool!”
      “Ah, that’s how you think. But if it had been Esterina instead of Lavinia and a certain Jacopetti instead of Tiberio, what then?”
      “Well…”
      “Think before you speak. Lavinia wasn’t just beautiful, she was an example. She was actually more beautiful than Venus and the goddess admitted as much when she saw her.”
      “Is there any possibility of a miracle that would turn Esterina into Lavinia?”
      “We all have the woman we deserve.”
      “In that case, you and I can’t be worth much in the eyes of the Almighty…”
      “I think that must be right.”
      They left their vantage point and went back to look at the monastery for a while.
      “I don’t suppose the monks know anything about the legend,” said Jacopetti.
      “And yet, who knows, maybe on certain nights, some monks look out of their cells and see Venus and Apollo…”
      “The thought that Venus was here and stood right where I’m standing, gives me the shivers, sir. It’s as if I can feel her under me, feel her little feet warming me.”
      “That’s enough, Jacopetti. Your imagination’s running away with you.”
      “You’d better get me away from here or I won’t be responsible for what I say.”
      “You haven’t been making sense for a while. I can see you sleep with Venus, without noticing.”
      “What? You think I wouldn’t notice if I slept with Venus? Actually, I sleep with the devil, all hairy and bristly.”
      “Don’t talk about Esterina like that. She doesn’t deserve it.”
      “I don’t mean she’s ugly, but when I think of Venus…”
      “Come on, Venus is a figment of the imagination.”
      “So you say, sir. But she might exist…”
      “Don’t be sacrilegious.”
      “I’m not being sacrilegious. I’m thinking. Am I not allowed to think?”
      “Let’s hear it.”
      “At one time, for centuries, people didn’t believe in a one and only God. Then things changed. But can we be sure that now we’re right and yesterday we were wrong? I’d say we can’t. I’d also say that everything man has thought and believed in the past and will think and believe in the future is to be respected and taken account of. In my opinion, everything’s possible, even that man will go back to believing in the existence of the gods tomorrow.”
      “You’re going off your head.”
      They walked on very slowly, as they had before they stopped.
      “We might even meet her here, this morning, on this road. What would you do, sir, if you found yourself face to face with her?”
      “Who? Venus?”
      “Who do you think? Maria?”
      “Maria, Maria. You mean my wife?”
      “Don’t you see any difference between Venus and Maria?”
      “Of course I do. I make love with Maria but as for Venus, I just talk bollocks with you.”
      “Sir!”
      “Jacopetti, sometimes needs must. Leave poor Venus alone and more fool me for telling you about the legend.”
      “Beautiful, though.”
      “Beautiful what? The legend?”
      “No, Venus…” As Jacopetti spoke, he rolled his eyes as if he was fainting.
      Renzi gave him a smack on the head. “Wakey, wakey, Jacopetti. Remember you’ve got to be in top form tomorrow. Any mention of Venus and you’ll be in trouble. Bright-eyed and bushy-tailed and no nonsense.”
      “I shall be as you desire, always at your command and ready to obey without a word.”
      “Don’t be such a dickhead.”

[1] See L’Usuraio.
[2] See the story “The Walls of Lucca” in Tales told in Lucca.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart